Robert Doisneau sarà in mostra al Museo del Genio di Roma fino al 19 luglio. Tra gli scatti esposti, anche Le Baiser de l’Hôtel de Ville.
In un quartiere della ville Lumiére
Dove fa sempre buio e manca l’aria
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Lei era sulle scale Lui accanto a lei e lei accanto a lui
Faceva notte
C’era un odore di zolfo
Perché nel pomeriggio avevano ucciso le cimici
E lei gli diceva “È buio qui Manca l’aria”
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Il sole del buon Dio non brilla da noi
Ha fin troppo lavoro nei quartieri ricchi.
Jacques Prévert lo scriveva, Robert Doisneau lo fotografava. Il sole del buon Dio dei quartieri non ricchi, si intende. Dei ricchi loro non si intendevano, non si interessavano. Prévert e Doisneau divennero amici nel 1947 e si dedicarono ritratti e versi.
| Informazioni chiave: Mostra Robert Doisneau a Roma | |
|---|---|
| Sede Espositiva | Museo del Genio, Roma |
| Date della Mostra | Fino al 19 luglio 2026 |
| Curatori e Organizzazione | Atelier Robert Doisneau, Gabriele Accornero / Arthemisia |
| Costo Biglietti | Da 13,00 € a 17,00 € (Audioguida inclusa) |
Indice dei contenuti
La mostra di Robert Doisneau al Museo del Genio di Roma
Fino al 19 luglio 2026 il Museo del Genio di Roma ospita la grande mostra “Robert Doisneau”, uno dei fotografi più iconici del Novecento, diventato famoso con la foto di un bacio (non) rubato tra due ragazzi, nel mezzo del caos della Parigi del dopoguerra. La mostra accende i riflettori anche su altri scatti meno noti della produzione di Doisneau, in un percorso che valorizza la profonda umanità del fotografo francese accanto alla sua sagace ironia.
Prodotta e organizzata da Arthemisia, la mostra, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma, è curata dall’Atelier Robert Doisneau e Gabriele Accornero ed è tra le iniziative inserite nella celebrazione del 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi.
Robert Doisneau: Il fotografo dell’imperfetto
“È sempre all’imperfetto dell’obiettivo/che coniughi il verbo fotografare”, scrisse Prévert, condensando in poche parole l’essenza vera del fotografo parigino. L’imperfetto è il tempo della nostalgia e del racconto, il tempo del pensiero narrativo, che inizia in un’epoca indefinita e continua ad avere effetti nel presente. È il tempo che non si conclude, non si interrompe, che semplicemente continua. È una fotografia all’imperfetto quella di Doisneau, che dilata il tempo e lo spazio, mette in dialogo il passato e il presente e ritrova nella sola Parigi tutto il mondo; una fotografia imperfetta, in tutti i sensi, in cui l’animo di chi scatta plasma la realtà che ha davanti.
In una concierge ritratta davanti a una casa (La concierge aux lunettes), con lo sguardo infastidito, c’è tutta la sintesi dell’umano carattere del mondo, filtrato attraverso l’ottica della sua Rolleiflex.
Biografia di Robert Doisneau e la fotografia umanista

Nato a Parigi nel 1912, è stato uno dei maggiori esponenti della fotografia umanista francese del dopoguerra. I suoi scatti sono, per la maggior parte, in bianco e nero; una scelta non soltanto artistica, ma anche economica, perché «il bianco e nero costa meno». Doisneau, infatti, prende le distanze dal prototipo dell’artista giramondo e mondano e anche dallo stile di vita di quelli che pure furono suoi grandi amici, come Henri Cartier-Bresson. Pochissimi i lavori all’estero, un portfolio pubblicato quasi a sua insaputa, e – accanto alle scene di vita comune – anche alcuni ritratti a celebrità di sua conoscenza, come Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Juliette Binoche e Sabine Azema, legata a lui da profonda e lunga amicizia.
Tutti lavori svolti su commissione, per Vogue, per Life o per altre riviste, al fine di continuare a vivere del suo lavoro. Doinseau, però, ha sempre preferito dedicarsi alla periferia, alle comparse in cui si imbatteva nelle sue giornate da flâneur e ai nipotini, spesso ritratti nei bigliettini di auguri che inviava ad amici e parenti.
Fotografie di vita comune, per mettere in primo piano sempre quello che vive al margine, con discrezione, lontano dai riflettori che distraggono le masse. Per passare inosservato e catturare la realtà così come si presenta alla vista, mentre passeggia per la città, Doisneau scatta con una Rolleiflex a pozzetto, che permette di scattare tenendo la macchina all’altezza del petto, senza dare nell’occhio.
I soggetti, in questo modo, non si sentono osservati e non simulano pose artefatte.
Il suo è uno “sguardo laterale” che guarda senza lasciarsi vedere, che sceglie di catturare, del mondo, soltanto il bello, il gentile, l’umano illudendosi di poter cancellare tutto il resto attraverso l’obiettivo. «Il mondo che cercavo di far vedere – diceva – era un mondo dove stavo bene, dove la gente era gentile e dove trovavo la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie fotografie volevano dimostrare che un mondo del genere poteva esistere». Si definiva un falso testimone in risposta a chi lo etichettava come fotografo umanista: «È fotografia, non realtà. Le fotografie non sono mai immagini oggettive».

E in effetti non lo erano. Spesso si trattava di siparietti costruiti magistralmente, con l’aiuto di attori teatrali, o di scene realmente accadute, ma filtrate attraverso un’ottica sua parziale ed emotiva. Fotografare è per lui raccontare del mondo soltanto quello che lui vorrebbe vedere e provare a piegare la realtà al servizio dell’immaginazione.
Lo spettatore non è chiamato a stupirsi o a restare impressionato dalla tecnica, è chiamato a fare un pezzetto di strada con i protagonisti delle scene, a proseguire con loro per scoprire che cosa c’è dietro l’angolo. Se tutti i passanti guardano in una direzione, Robert Doisneau si concentra sul dettaglio nella direzione opposta che nessuno ha notato.
È lui, infatti, l’autore de Le regarde oblique, la serie di fotografie che immortalano la reazione di alcuni passanti a un nudo femminile esposto in una vetrina di una galleria d’arte. Il risultato è una collezione di sguardi, più o meno imbarazzati, più o meno intriganti di fronte a una scena sessualmente esplicita, tutti obliqui, deviati rispetto al focus della foto e catturati da Doisneau che si era nascosto all’interno della bottega. Ironia, maestria e grande curiosità nei confronti delle debolezze umane. Una spontaneità creata ad arte, proprio come quella della sua foto più famosa, Le Baiser de l’Hôtel de Ville.
La storia de Le Baiser de l’Hôtel de Ville
Era il 1950. La rivista Life aveva commissionato a Robert Doisneu un reportage sull’amore nella Parigi post-bellica. Il fotografo decise di coinvolgere due giovani attori teatrali, due studenti di teatro, Françoise Bornet e Jacques Carteaud per riprodurre, con studiata spontaneità, la scena di un bacio appassionato in mezzo alla frenesia della città. La foto divenne un’icona successivamente, soltanto dopo che – con la demolizione delle Halles – il profilo di Parigi cambiò radicalmente e quella città del dopoguerra divenne un ricordo lontano, nostalgico, trasfigurato dalla dimensione romantica della nostalgia. Quel bacio era la rivincita del romanticismo e della leggerezza dopo un periodo oscuro. Una spontaneità non rubata, ma riprodotta con arte, sullo sfondo di una strada appena sfocata e che, nella cornice del bacio, è mero contorno.
«I ragazzi che si amano», citando Prevert, «non ci sono per nessuno/ed è soltanto la loro ombra/che trema nel buio/suscitando la rabbia dei passanti».
Informazioni Pratiche: orari e biglietti
Orario apertura
Lunedì chiuso
Dal martedì al venerdì 10.00-17.00
Sabato e domenica 10.00-20.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti mostre + Museo del Genio
Intero € 15,00
Ridotto € 13,00
Open € 17,00
(audioguida inclusa nel costo del biglietto)
Per info e biglietti: Sito ufficiale Arthemisia
Foto: archivio personale
Articolo aggiornato il: 27 Marzo 2026

