“Roma Sotterranea” è il nuovo docufilm nato da un’idea di Massimo My che racconta la realizzazione della nuova tratta di linea C della metropolitana, e i reperti archeologici che i lavori hanno portato alla luce. Dal 15 dicembre su History Channel, sarà sui canali Rai a gennaio 2026.
Il cinema The Space Moderno di Roma, nel cuore di Piazza della Repubblica, ha accolto la conferenza stampa di presentazione di “Roma Sotterranea“, il docufilm targato MyMax Edutainment, nella figura di Massimo My, prossimo a messa in onda anche sulla Rai. L’opera, nata da un soggetto dello stesso My e Bettina Hatami e realizzata grazie alla scrittura e alla regia di Laurent Portes racconta l’evoluzione del progetto di costruzione delle nuove stazioni sulla Linea C della metropolitana, ormai di prossima apertura, e le sorprese che gli scavi hanno di volta in volta riservato. Alla proiezione del documentario è seguito l’intervento di parte dei protagonisti coinvolti, dai coproduttori agli stessi archeologi e ingegneri, alcuni dei quali compaiono anche nel corso del film.
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“Roma sotterranea”: il docufilm
Il concetto alla base di “Roma Sotterranea” è tanto semplice quanto efficace. Ribaltare voci e borbottii riguardo un’opera che ha richiesto tempi lunghi e cambi di programma per la sua realizzazione e restituirne pieno senso alla collettività, nell’attesa che essa stessa si confronti con la sua utilità sul piano pratico.
Così, anche grazie agli interventi di ingegneri e archeologi che hanno lavorato duramente in questi anni e a riprese (spesso tramite drone-shots) profondamente suggestive del centro di Roma, si delinea la nuova tratta, in aggiunta a quella pre-esistente che da Pantano porta a San Giovanni, con le stazioni di Porta Metronia, Colosseo – Fori Imperiali e (Piazza) Venezia. Non solo, però, perché il documentario racconta bene il viaggio parallelo che ha scalfito le riprese. I ritrovamenti e le sorprese che ogni scavo ha riservato, dato che a Roma andare sottoterra significa ogni volta togliere uno strato di polvere dal passato.
Gli storici urbanisti come Anthony Majanlahti ci aiutano a dare una dimensione più professionale a questo concetto, mentre i professionisti del settore che hanno seguito il progetto della Metro C nel dettaglio, da Andrea Sciotti (ingegnere e direttore tecnico di Roma Metropolitane) a Antonella Rotondi, Alfonsina Russo ed Elisa Cella (Parco Archeologico del Colosseo) e altri ancora, sono in grado di affascinarci con ciò che hanno trovato, e non si tratta solo di difficoltà.
Le fogne dell’epoca di Domiziano, gli Auditoria di Adriano a Piazza Venezia, la caserma militare a Porta Metronia, la Cloaca Maxima e i templi di Largo Argentina, che hanno tra l’altro impedito la realizzazione della stazione inizialmente prevista in zona, sono solo alcuni dei monumenti che i lavori per un’opera urbanistica e destinata al progresso tecnico e della comunità hanno restituito all’immenso mosaico della storia di Roma.
Di cosa parla il documentario?
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Titolo | Roma sotterranea |
| Produzione | Mymax edutainment |
| Messa in onda | 15 dicembre (history channel), gennaio 2026 (rai) |
| Tema principale | Scavi metro c e scoperte archeologiche |
Le dichiarazioni dei protagonisti
Massimo My, produttore e autore del soggetto di “Roma Sotterranea“, ha presentato il docufilm successivamente alla proiezione e introdotto gli ospiti in sala, definendosi come “un napoletano, ma innamorato di Roma“. Il tema principale, il fil rouge che tiene insieme il racconto, è immediatamente riassunto in poche parole da Giorgio Trabucco, consigliere all’assemblea capitolina: “Cultura e sviluppo sono compatibili“; si può progredire come città e allo stesso tempo rimanere fedeli e dare peso e lustro alla propria storia.
Un’idea cui ha fatto eco anche l’ingegnere Andrea Sciotti, che ha parlato di “grande condivisione nella pianificazione del lavoro tra tecnica, arte e ingegneria“. L’obiettivo di questo documentario è quindi “portare questa condivisione anche all’esterno del perimetro del cantiere“, tra le persone che quotidianamente si uniranno al microcosmo costituito dalle singole stazioni. Porta Metronia diventerà per l’occasione anche un museo, così che i reperti emersi dagli scavi, in particolare legati alla già citata caserma, possano essere fruibili per tutti i visitatori, che si tratti di turisti o di cittadini romani, magari intenti o reduci da una giornata di lavoro. “Le stazioni così raccontano la storia di quella porzione di territorio” ha detto Simona Morretta, responsabile della Caserma romana di Porta Metronia.
Dal 15 dicembre il docufilm sarà visibile su History Channel, mentre poco dopo approderà sui canali Rai, e così dopo il video saluto (anche in italiano) di alcuni dei coproduttori sono intervenuti Daniele Giuliani in nome del primo e Luigi Del Plavignano, direttore di Rai Documentari. Giuliani ha parlato di “progetto rigoroso […] che riesce a restituire un forte elemento valoriale“, mentre Del Plavignano ha definito la metropolitana come “la metafora di un viaggio nella storia di Roma“, sottolineando poi l’importanza di dare anche ai giovani “l’importanza di capire le nostre radici e la nostra identità primordiale“. Infine, spazio per un saluto anche da parte di Gianluca Curti, presidente dell’area Cinema e Audiovisivo di CNA, e Salvatore Scarico, che ricopre la stessa carica in ITA.C.A, realtà che hanno partecipato alla realizzazione di un progetto nato oltre tre anni fa.
Fonte immagini: Youtube – Massimo My

