Arte di strada e politica: incontri e scontri

Arte di strada e politica: incontri e scontri

L’arte di strada, più comunemente nota nel suo corrispettivo inglese street art, comprende tutte le attività creative messe in atto in strada dagli artisti. Inizialmente nata come mezzo per esprimere la propria individualità e identità attraverso tag e messaggi scritti sui muri, si evolve sempre di più fino a diventare una vera e propria manifestazione artistica, alla stregua di un’opera d’arte che veicola un significato, che tocca il fruitore dell’opera. Arte di strada e politica sembrano due parole antonimiche. Ma la street art, soprattutto quella impegnata, non mira a stupire colui che la osserva per la sua bellezza, ma per il messaggio che veicola.

Esempi iconici di Street Art politica

Artista / Opera Messaggio Politico Luogo
Jorit (Ahed Tamimi) Resistenza palestinese Betlemme (Muro di separazione)
Dmitri Vrubel (Il bacio fraterno) Critica al blocco sovietico Berlino (East Side Gallery)
Obey Giant (Hope) Sostegno elettorale a Obama USA (Manifesti virali)
Jorit (Julian Assange) Libertà di stampa e informazione Mosca (e altri tentativi in Europa)

Il rapporto che lega l’arte di strada e la politica

Essendo un’importante forma di espressione, tant’è che si dice “muri puliti, popoli muti”, s’intreccia con la politica generando talvolta incontri e talvolta scontri.

L’arte spesso si scontra con la politica, soprattutto in quei paesi che ospitano regimi in cui la libertà di espressione, di tutta la popolazione o di una parte di essa, è messa seriamente a rischio. Jorit, è uno street artist napoletano, nel 2018 è stato arrestato a Betlemme mentre creava il murales per Ahed Tamimi, ragazza palestinese di 17 anni, arrestata da due soldati israeliani.

La guerrilla art è una forma di arte di strada che consiste nel sovvertire le caratteristiche principali di un’opera d’arte, dunque dev’essere: anonima, non contenuta da margini e dunque non trasportabile da un museo all’altro; al contrario si fonde con l’ambiente circostante, con la superficie su cui è stata impressa ed il suo messaggio è strettamente legato all’environment in cui si trova.

Casi celebri: Jorit, Julian Assange e il Muro di Berlino

Questo collegamento, stretto tra il messaggio veicolato e il luogo di espressione e fruizione, è spesso vincolato dalla politica e dalle istituzioni. Un esempio è il murales di Jorit per Julian Assange rifiutato in moltissimi paesi d’Europa e del mondo, accettato solo dalla Russia, si trova su un palazzo di Mosca e rende omaggio al creatore di Wikileaks. Quest’ultimo ha rivelato a tutto il mondo documenti secretati degli Stati Uniti e da quattro anni si trova in carcere in Gran Bretagna, in attesa di essere estradato negli Stati Uniti, dove vivrà un estremo isolamento, in condizioni carcerarie considerate dall’ONU alla stregua di tortura.

Un esempio più noto è il murales presente sul muro di Berlino, lo abbiamo visto tutti almeno una volta nella vita, che sia in foto o dal vivo. L’immagine rappresentata è il bacio tra Breznev ed Honecker del 1979, all’epoca rispettivamente presidenti dell’Unione Sovietica e della DDR, la scritta sottostante recita “Dio mio, aiutami a sopravvivere a questo bacio della morte”. Il bacio era una pratica, diventata ormai usuale ai tempi di Breznev, utilizzata per sugellare un accordo e per sottolineare la solidarietà e il legame tra i paesi socialisti. Il murales fu fatto nel 1990 e ridipinto nel 2009, il luogo in cui si trova e la scritta riportata danno al bacio un significato tutt’altro che fraterno e solidale.

Quando la politica usa l’arte: il caso Obey

La politica non è sempre in combutta con l’arte di strada, in alcune circostanze si è creata un’armonia tra le due, creando una dinamica di mutuo sostegno. È quello che è avvenuto con i poster di Obey Giant, ringraziato da Obama, che raffiguravano il volto dell’ex presidente associato a parole quali “hope” e “progress”. Questi hanno favorito la campagna elettorale di Obama, grazie alla rilevanza dell’impatto mediatico che hanno generato, paragonabile solo al famoso manifesto propagandistico dello Zio Sam

Fonte immagine: Archivio personale

Articolo aggiornato il: 26 Gennaio 2026

Altri articoli da non perdere
L’arte nucleare, la paura dell’atomo su tela
arte nucleare

La seconda guerra mondiale e gli orrori della bomba atomica su Nagasaki e Hiroshima hanno lasciato una cicatrice profonda nell'umanità. Scopri di più

Illustratore: chi è, cosa fa e come diventarlo
Illustratore: chi è, cosa fa e come diventarlo

Intraprendere la carriera di illustratore oggi è un sogno per molti giovani talentuosi. Trasformare una passione in un lavoro, però, Scopri di più

Mito di Aracne: la storia della sfida con Atena e il peccato di Hybris
il mito di aracne

Il mito di Aracne è uno dei racconti più noti della mitologia greca e latina, rivisitato da autori come Apuleio Scopri di più

La scuola eristica: l’arte della disputa e della persuasione
affresco vaticano accademia filosofi scuola di atene

La scuola eristica è il nome con cui viene designata l'evoluzione della Prima Sofistica, i cui principali esponenti furono Protagora e Gorgia. La Scopri di più

L’arte concettuale: concetti e idee come forma espressiva
arte concettuale

Dopo l'esaurimento delle avanguardie storiche come il Dadaismo, il mondo artistico vide la nascita delle Neoavanguardie. Sorte tra gli anni Scopri di più

Arte etrusca: periodi, caratteristiche e influenze
L'arte etrusca: un patrimonio unico

L’arte etrusca, prodotta dall'antico popolo stanziato in Etruria, rappresenta una delle espressioni artistiche più originali dell'Italia preromana. Sviluppatasi tra il Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Marika Burani

Mi chiamo Marika, sono nata a Napoli il 13 Aprile del 2000. Ho frequentato il Liceo delle Scienze Umane ''Eleonora Pimentel Fonseca''. Attualmente studio Mediazione Linguistica e Culturale all'Università degli studi di Napoli ''L'Orientale''. I miei interessi sono la Storia, la Musica, il Cinema e la Politica. Nel mio tempo libero creo vestiti all'uncinetto e ai ferri e gioielli in alluminio e rame.

Vedi tutti gli articoli di Marika Burani

Commenta