Autografo inedito di Leopardi identificato a Napoli

Autografo inedito di Giacomo Leopardi identificato a Napoli

Un autografo inedito di Giacomo Leopardi è stato identificato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, dopo un lungo studio. Il manoscritto, di notevole importanza e spessore culturale, rivela nuovi particolari del percorso letterario di Giacomo Leopardi.
Nelle stanze che furono dei Borbone, la Biblioteca Nazionale svela la storia della letteratura italiana, attraverso un faldone nel quale sono racchiusi elementi inediti relativi al celebre poeta recanatese.

Un autografo inedito di forte spessore culturale

Si tratta di un – quadernetto – mezzi fogli piegati in due sui quali sono annotati citazioni, e appunti, lette e rilette fino ad individuare il testo esatto dal quale esse provengono. Pagine e pagine di appunti riempite dalla penna di Giacomo Leopardi, a soli sedici anni. Attraverso otto facciate viene fuori l’essenza dello studio matto e disperatissimo che caratterizzò l’esistenza del poeta: si tratta di fogli di formazione ma soprattutto la premessa al poeta che sarà. A ciò che è divenuto poi Leopardi, con il trascorrere del tempo.
L’autografo inedito, a lungo studiato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, contiene una lista alfabetica di autori antichi e tardo antichi (circa 160 i lemmi), ciascuno dei quali seguito da una serie di riferimenti numerici (oltre 550 nel complesso).
Secondo quanto dichiarato dagli studiosi Marcello Andria e Paola Zito, che hanno “scovato” l’autografo, al suo interno è chiaro un riferimento a Giuliano l’Apostata che cita se stesso (“Iulianus se ipsum nominat”). Questa annotazione ha aperto un mondo. Quella lista di autori antichi era riferita proprio all’Opera omnia di Giuliano imperatore, nell’edizione di Ezechiel Spanheim, apparsa a Lipsia nel 1696 e custodita nella biblioteca di Recanati ancora oggi.

Giuliano l’Apostata fu ultimo sovrano latino dichiaratamente pagano, una figura per molto tempo offuscata, fino alla metà del XVI secolo e riscoperta solo nel Settecento ad opera soprattutto degli illuministi. Anche per questo motivo, l’inedito leopardiano ritrovato nella Biblioteca Nazionale di Napoli, riveste un ruolo ancora più importante.
L’inedito ritrovato a Napoli sottolinea ancora una volta l’importanza della poetica napoletana di Leopardi, vastamente carica e densa si suggestione, bellezza ed emozione.

È importante ricordare che il primo contatto di Leopardi con Napoli non risale al momento preciso del suo arrivo nella città partenopea nell’ottobre del ’33, ma, sia pure in forma indiretta, già ai suoi primi due soggiorni a Firenze, dal 21 giugno al 9 novembre 1827, e fra il 1830-31, quando ebbe modo di conoscere alcuni esuli napoletani. Un contatto importante per il poeta, soprattutto dal punto di vista prettamente letterario: si trattava di intellettuali di origine napoletana gravitanti intorno al circolo del Vieusseux che in un certo senso “avvicinarono” il poeta al contesto culturale prettamente napoletano.
Il ritrovamento dell’inedito è una tappa importante nel lavoro di ricostruzione del legame di Giacomo Leopardi con Napoli, ma anche un approfondimento di notevole spessore che sottolinea il vero significato del binomio tra il poeta recanatese e l’Apostata.
All’interno del grande quadernone studiato per anni spicca anche un elemento piuttosto particolare, relativo alla personalità, o per meglio dire, alla quotidianità del Poeta: si tratta della lista dei piatti preferiti, al cui primo posto si legge “Tortellini di magro”, per poi proseguire con ben quarantanove pietanze che Leopardi amava gustare.

La passione per la lettura e per lo studio fu stimolata dalla ricca biblioteca di famiglia che comprendeva circa 16000 volumi, tra i quali emergevano quelli dei classici latini e greci.

Una vera e propria dedizione allo studio quella di Leopardi, testimoniata dalle tantissime opere pervenute fino ad oggi e di cui anche l’autografo ritrovato alla Biblioteca Nazionale di Napoli è testimonianza.
Poesie, appunti, opere di immensa bellezza che non smettono mai di sorprendere e soprattutto sottolineando la grandezza di Leopardi anzitutto studioso e poi poeta.
Sicuramente l’inedito ritrovato alla Biblioteca Nazionale di Napoli rappresenta una scoperta di primissimo rilievo, soprattutto per i tanti appassionati e studiosi del poeta.

 

Immagine in evidenza: https://www.newtoncompton.com/autore/giacomo-leopardi

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