Cempasúchil: la storia del fiore del Día de los Muertos

Cempasúchil: la storia del fiore del Día de los Muertos

Il Cempasúchil è il fiore emblematico del Día de los Muertos, festività messicana celebrata il 2 di novembre in onore dei defunti. I petali del fiore vengono utilizzati per creare dei sentieri e guidare le anime verso le proprie ofrendas, ovvero gli altari commemorativi. Le ofrendas, grazie ai loro colori vivaci, servono ad accogliere e ricordare gli antenati, celebrandoli come se fossero ancora in vita. 

Cempasúchil: la storia del fiore del Día de los Muertos
Ofrenda, altare del Día de los Muertos, (Pexels, Chris Luengas)

Le origini del Día de los Muertos

Per le civiltà preispaniche del Messico, come gli Aztechi e i Toltechi, la morte era considerata una fase naturale del ciclo della vita: essi credevano, infatti, che essa rappresentasse il passaggio verso un altro mondo, e tale passaggio viene oggi celebrato nel Día de los Muertos. Il Día de los Muertos è il risultato della fusione tra la tradizione preispanica e le celebrazioni cattoliche, grazie ai colonizzatori spagnoli durante il XVI secolo. Tale fusione ha dato vita ad una festività che non solo onora gli antenati, ma al tempo stesso ne celebra la vita.

La storia del Cempasúchil in epoca preispanica

La parola Cempasúchil deriva dal termine in nahuatl (antica lingua della civiltà azteca) “Cempaxòchitl“, ovvero “fiore dai 20 petali“, e veniva utilizzato in epoca preispanica  per via del suo colore molto acceso poiché ricordava un Sole splendente; veniva collocato al di sopra delle tombe e, grazie al suo aroma, era in grado di guidare le anime dei defunti. Inoltre, si utilizzava per sporcare il volto dei condannati a morte per evitare che provassero dolore durante il processo.  Con il passare del tempo, il fiore è diventato il simbolo stesso del Día de los Muertos, rendendo un giorno solitamente angosciante, più gioioso e pieno di luce.

La leggenda del fiore

La leggenda narra che Xóchitl e Huitzilin fossero due giovani innamorati: i due si conoscevano fin dall’infanzia, e dalla loro amicizia ben presto sbocciò un amore tenero e puro.  Si amavano talmente tanto che decisero di salire su una collina, dimora del dio del Sole Tonatiuh per chiedere la sua benedizione; egli, commosso dal loro amore, decise di concedergliela. Ma ben presto la situazione precipitò: il giovane Huitzilin fu chiamato in guerra e durante lo scontro perse la vita. Xóchitl, disperata per la morte dell’amato, chiese al dio Sole un modo per ricongiungersi con Huitzilin. Fu così che il dio la tramutò in un germoglio, non ancora sbocciato. Ben presto un colibrì fu attratto dal suo profumo e decise di posarsi al di sopra del germoglio; il fiore immediatamente sbocciò, mostrando il suo colore giallo-arancio simile ad un Sole. La ragazza riconobbe immediatamente il suo amato, che aveva chiesto al dio di prendere le sembianze del colibrì per poterle fare visita. 

Da allora il fiore ha assunto un valore simbolico: si crede infatti che il suo colore racchiuda il calore del Sole, e che quindi sia in grado di illuminare il percorso dei defunti e di ricongiungerli con i loro cari.

 

Fonte Immagine in evidenza: Wikimedia Commons (fotografato da Aruna)

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