Codice Rosso è il primo podcast italiano dedicato al soccorso in ambulanza, nato dall’esperienza diretta di due soccorritori volontari. Ogni episodio del podcast racconta una storia vera, vissuta in prima persona: interventi notturni, rapidi e momenti di umanità che spesso restano lontani dai riflettori. In occasione dell’uscita del primo episodio, venerdì 20 novembre, abbiamo intervistato i due autori per capire come è nato questo progetto e approfondire il mondo del volontariato nel soccorso.
Indice dei contenuti
| Dettaglio progetto | Caratteristiche chiave |
|---|---|
| Format | Narrazione di storie vere in ambulanza |
| Autori | Due soccorritori volontari |
| Approccio | Empatico e privo di sensazionalismo |
| Produzione | Indipendente e autentica |
1) Come è nata l’idea di realizzare il podcast Codice Rosso?
Siamo entrambi due grandi appassionati di podcast: durante le notti in ambulanza ci è capitato diverse volte di confrontarci e di scoprire che ci piacevano gli stessi, quelli che entravano più nel lato umano dei racconti, nell’intimo delle storie che raccontavano. Abbiamo pensato che il podcast potesse essere il giusto strumento per raccontare gli interventi che facevamo in ambulanza, rispettando tutti coloro che avevamo incontrato: paziente, parenti, passanti, forze dell’ordine e, ovviamente, anche i nostri colleghi.
Il podcast arriva solo con la voce, i suoni, i silenzi, le pause. L’ascoltatore ha spazio per immaginare, per vivere, per rendere suo quello che ascolta, associando esperienze personali, emozioni, ricordi, speranze. Tutto ciò si avvicina molto al nostro modo di vivere questa forma di volontariato in cui, oltre all’aspetto tecnico, vogliamo anche offrire il nostro massimo supporto empatico alle persone che incontriamo.
2) Quali criteri avete usato per selezionare le storie da raccontare?
Ogni intervento che facciamo potrebbe essere un episodio di questo podcast, perché dietro ogni intervento c’è la storia di persone: quelle che chiamano e quelle che rispondono alla chiamata. Scegliamo le storie che più ci hanno colpito, cercando di cogliere vari aspetti, diversi modi di affrontare il dolore e la paura da parte dei pazienti e di chi li soccorre. Non cerchiamo il sensazionalismo: vogliamo raccontare la vita in ambulanza così com’è.
Ci siamo interrogati a lungo sul rischio di spettacolarizzare la sofferenza dei pazienti, ma pensiamo di non averlo fatto: i racconti del podcast seguono il fluire delle nostre azioni e delle nostre emozioni durante gli interventi, in cui il focus principale è aiutare chi sta male in quel momento. Ogni episodio nasce quindi da domande semplici: Questa storia ci ha emozionato? Può far riflettere? Può far capire cosa significa essere soccorritori e cosa significa essere soccorsi?
3) Il vostro obiettivo è raccontare il soccorso nella sua durezza ma anche nella sua bellezza: cosa significa per voi “trovare la bellezza” in un intervento d’urgenza?
Parlare di bellezza in situazioni drammatiche, a volte estreme, in momenti di dolore, solitudine e paura, può sembrare un controsenso, forse anche una parola irrispettosa. La bellezza di cui parliamo non è nei traumi o nel dolore, ma nei gesti che li attraversano. È nel sorriso di un bambino che stringe un guanto trasformato in palloncino, nella mano che rassicura, nella parola che calma. È la bellezza di appartenere a un’umanità che resiste anche quando tutto sembra crollare. È anche la bellezza di sentirsi parte di una squadra, con cui si lavora e si condividono emozioni uniche. È proprio nei momenti più difficili che le persone sanno dare il meglio di sé (a volte anche il peggio). Il vicino che sopperisce alla mancanza dei familiari, il poliziotto che diventa per qualche minuto un padre o un figlio o una spalla a cui appoggiarsi, una figlia che diventa genitore amorevole della sua stessa mamma diventata di nuovo bambina, un soccorritore che condivide le emozioni di chi soccorre per dividerne il peso. Raccontare questa bellezza significa ricordare che, dietro ogni codice, ci sono persone e non numeri.
Il podcast ha un messaggio per le persone che, purtroppo, hanno avuto bisogno di un’ambulanza. In quel momento sono stati esposti come non mai, perché persone sconosciute entrano all’improvviso nelle loro emozioni e nella loro intimità: magari sono nudi in bagno, con la casa disordinata, coperti di vomito. Quando si sta male succede anche questo. Con questo podcast vogliamo dire loro che qualsiasi cosa sia accaduta eravamo lì per loro, che li abbiamo accompagnati, puliti, sostenuti volendo loro bene e superando, magari anche inconsapevolmente, dei nostri limiti.
Ci vogliamo rivolgere anche a chi, per fortuna, non conosce l’emergenza, spiegando che dietro a sirene, scene concitate, luci adrenaliniche delle scene viste in tv, c’è molto di più: un mondo umano che chi fa il volontario ha il privilegio di poter vivere in tutte le sue espressioni.
Poi ci rivolgiamo a noi stessi, ai nostri colleghi, quasi in un processo catartico. Scegliere di aiutare gli altri ci espone a carichi emotivi importanti, che possono lasciare ferite, dubbi e domande profonde. Attraverso il racconto, queste esperienze possono riaffiorare e trasformarsi, trovando una dimensione più sopportabile.
4) Come avete lavorato alla produzione tecnica del podcast, visto che si tratta di un progetto totalmente indipendente?
Il nostro studio di registrazione è una cantina, con delle pesanti coperte sulle pareti per migliorare la registrazione, la tecnica è figlia di tutorial su YouTube. Il risultato non è probabilmente perfetto ma è vero, come sono veri i contenuti. Non abbiamo grandi mezzi, ma abbiamo storie potenti e la voglia di farle arrivare. Curiamo ogni dettaglio dell’audio e della narrazione con ore di lavoro volontario. È un progetto indipendente, sì, ma proprio per questo autentico: ogni episodio è frutto di dedizione, creatività e di due persone che credono nel valore di ciò che raccontano.
5) Avete già in mente sviluppi futuri o una possibile seconda stagione?
Assolutamente sì. Le storie non finiscono mai: ogni turno in ambulanza è un mondo da raccontare. Stiamo già raccogliendo nuovi spunti e pensiamo a una seconda stagione che possa esplorare sempre nuovi aspetti del soccorso, magari coinvolgendo voci e persone diverse. Il nostro sogno è far crescere Codice Rosso senza perdere la sua anima: quella di un racconto vero, che nasce dalla strada e arriva al cuore.
Ringraziamo gli autori di Codice Rosso per la disponibilità e per aver condiviso con noi il loro progetto e la loro esperienza.
Dove ascoltare il podcast Codice Rosso:
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Contatti del podcast:
[email protected]
http://www.codicerossopodcast.com
Fonte immagine in evidenza: ufficio stampa

