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Don Vincenzo Cimatti: il Don Bosco del Giappone

Non tutti saranno a conoscenza della figura di Don Vincenzo Cimatti, considerato generalmente il Don Bosco del Giappone, ma credo vivamente che la sua sia una figura interessante e di ispirazione per molti. Oltre che sacerdote missionario, fu anche un grandissimo compositore, escursionista e collezionista di reperti di biologia e archeologia. Attualmente Venerabile, si è ancora in attesa di un suo miracolo perché possa diventare Beato, come la sorella Maria Raffaella Cimatti. Figura poliedrica e padre generoso, fece breccia nei cuori delle persone intorno a lui, sia in Italia sia nel continente asiatico, che conquistò a suon di pianoforte e omelie.

La vita in Italia: le origini di un missionario

Archivio Personale: foto scattata nel museo di Don Vincenzo Cimatti a Tokyo.
Vetrata che rappresenta il primo incontro di Vincenzo Cimatti con Don Bosco (Archivio Personale: scattata nel museo di Don Vincenzo Cimatti a Tokyo.)

Nacque a Faenza il 15 luglio 1879 e a soli tre anni ebbe la fortuna di conoscere Don Bosco, un evento che ricorderà per sempre nonostante la giovanissima età. A 17 anni si fece salesiano e da lì iniziò a conseguire moltissimi traguardi, tra cui le numerose lauree in conservatorio, agraria, filosofia e, come seguace spirituale di Don Bosco, in pedagogia.

A 24 anni iniziò a lavorare come professore e poi preside nella scuola di Valsalice, tuttavia sentiva che quell’occupazione non facesse per lui. In molte delle sue lettere ai confratelli esprimeva la volontà di partire in missione, “invidiando” chi vi fosse già riuscito: «Sai anche tu che a me piace ascoltare molto e imparare da voi missionari, dai vostri sacrifici; dal vostro lavoro c’è tutto da imparare da noi specialmente fossilizzati a Valsalice». (Lettera 25).

La missione in Giappone

Quando compì quarantasei anni, la sua richiesta fu accolta dal rettor maggiore Filippo Rinaldi, che lo inviò in Giappone. Partì il 29 dicembre 1925 con altri otto salesiani. Sbarcarono a Miyazaki, nel Kyūshū, l’8 febbraio, dopo un viaggio di circa 40 giorni in nave.

Da subito cercò di ambientarsi e imparò (approssimativamente) la lingua studiando libri di testo delle scuole elementari, pieni di poesie che trasformò in trentuno canzoncine per i bambini dell’oratorio. A settembre, a Kagoshima, iniziò una lunga carriera come musicista con il primo dei suoi oltre duemila concerti. Con i suoi modi buffi, che riprendevano molto dalla gioiosa follia di Don Bosco, attirava tantissimi spettatori, che lui però vedeva come possibili anime da conquistare a Dio.

Come tutte le esperienze missionarie, anche questa non mancava di ostacoli e difficoltà, prima fra tutte la lingua: «Per la lingua si va avanti con lenti, ma sicuri progressi. Non si può fare diversamente perché (salvo la pronuncia che è già molto), è tutta una nuova super costruzione. Abbiamo fatto una pazzia.» (Lettera 166), ma riuscì a non demordere.

Il trasferimento a Tokyo e la chiesa di Chōfu

Archivio Personale: foto scattata nel museo di Don Vincenzo Cimatti a Tokyo.
Bara di Don Vincenzo Cimatti nella cripta della chiesa di Chofu (Archivio Personale)

Nel 1938 nacque l’Ispettoria salesiana del Giappone, della quale fu posto a capo come Ispettore, ruolo che accettò con difficoltà, data la sua intenzione di continuare a lavorare come sempre, in pieno spirito missionario. Concluse questo incarico nel 1949, per essere poi “declassato” (cosa inaccettabile per un anziano, secondo un giapponese, ma non per un uomo di chiesa) a bibliotecario, insegnante dello studentato e confessore nella chiesa di Chōfu a Tokyo. Nonostante tutto il lavoro, anche in età avanzata, si sentiva in difetto e “disoccupato”, quasi fuori dalla grazia divina, pur riconoscendo il progetto di Dio.

Morì nel 1965 tra l’affetto dei confratelli, tra cui alcuni italiani che tutt’oggi vivono nella struttura di Chōfu (Don Giovanni Marsilio e Don Gaetano Compri). Fu sepolto proprio lì e ora la sua salma riposa nella cripta della chiesa, che si può liberamente visitare.

Ulteriori informazioni possono essere trovate sul sito della chiesa e del museo.

Fonte immagine in evidenza: sito dell’agenzia Info Salesiana

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