Home | Culturalmente | Conversare con i bambini: come si fa nel mondo?

Conversare con i bambini: come si fa nel mondo?

Conversare con i bambini: come si fa nel mondo?

Il dibattito sull’acquisizione del linguaggio da parte dei bambini si concentra sia su fattori innati che socialmente-condizionati. Elinor Ochs e Bambi Schieffelin ritengono che lo sviluppo grammaticale dei piccoli debba essere associato al modo in cui le diverse culture socializzano il linguaggio: conversare con i bambini va oltre il gesto superficiale e diventa un modo di sondare le capacità comunicative dei piccoli e la loro comprensione linguistica. La socializzazione linguistica studia i motivi, le pratiche ed il processo di trasformazione del linguaggio utilizzato a seconda del ruolo sociale degli interlocutori in una speech community, nel nostro caso specifico i bambini. Si è scoperto che le pratiche differiscono molto a seconda del gruppo etnico-sociale e linguistico considerato.

Differenze nell’atto di conversare con i bambini tra culture

Aspetto Comunicativo Società Occidentali (Europee/Americane) Altre Società (Kaluli, Amerindie, Samoane)
Approccio alla Semplificazione Riduzione morfologica, sintattica e strutturale marcata. Semplificazione minima (spesso limitata alla ripetizione).
Ruolo del Bambino Interlocutore attivo sin dalla nascita. Overhearer (spettatore) di discorsi complessi.
Obiettivo dell’Adulto Essere compresi e ricevere risposta immediata. Preservare l’integrità del linguaggio.

La semplificazione linguistica nelle diverse culture

Istintivamente lo scopo di ogni conversazione umana è quello di comunicare un messaggio all’interlocutore: perciò, un primo metodo per facilitare la ricezione ai bambini potrebbe essere quello di semplificare le strutture linguistiche. Quindi, conversare con i bambini per molte società implica una serie di adattamenti specifici:

  • Una riduzione dei nessi consonantici;
  • La reduplicazione di certi sintagmi specifici;
  • Un’impostazione prosodica iperbolizzata;
  • Un dettato lento delle parole;
  • Estrema brevità e concisione dei periodi ridotti al minimo sintattico;
  • Marcata referenza temporale e spaziale;
  • Ripetizione e parafrasi.

Questo succede soprattutto nelle civiltà occidentali, dove in generale i genitori cercano di conversare con i loro bambini sin dalla loro nascita e sono desiderosi di essere compresi e risposti: perciò, reclutano i piccoli come interlocutori sin da subito anche per scambi basilari passando molto tempo insieme durante la loro crescita e formazione. In altre società, l’atto di conversare con i bambini non viene semplificato così tanto: se abbiamo visto che nella maggior parte di quelle europee ed americane le variazioni sono morfologiche, sintattiche e strutturali; per altre popolazioni amerindie, afroamericane e samoane la semplificazione non va oltre la ripetizione per preservare l’integrità del linguaggio.

Necessità della conversazione diretta: il modello Kaluli

Nella società Kaluli, i bambini non vengono forzati a partecipare attivamente alle conversazioni da subito, invece vengono socializzati come overhearers, ossia ascoltano dall’esterno delle conversazioni che non li inquadrano come ricevitori principali delle informazioni. Perciò, sono spettatori di discorsi complessi senza alcun tipo di semplificazione, e vengono interpellati in maniera matura solo quando i membri della comunità hanno una prova evidente di una loro produzione linguistica spontanea. Sembra, comunque, che il risultato sia lo stesso: attraverso entrambe le tecniche il bambino riesce ugualmente ad acquisire competenze grammaticali e comunicative entro il secondo compleanno senza complicazioni.

Gestione delle incomprensioni e intenzionalità del bambino

Conversare con i bambini può risultare difficile nel momento in cui i piccoli pronunciano qualcosa di poco chiaro. Ci sono tre reazioni principali:

  1. L’Ignorare quel contenuto linguistico;
  2. Rendere evidente al bambino che quell’espressione era incomprensibile;
  3. Presentare al bambino un candidato di interpretazione riformulata verbalmente.

Prima di decidere quale sia il comportamento migliore, bisogna prima chiarire se si considera il bambino capace di conversare in maniera intenzionale: alcune culture, come la nostra occidentale, romanticizzano molto anche le prime immature espressioni del bambino come intenzionali affibbiando ad esse significati socio-normativi. Questo succede spesso, come quando si chiede al bambino di salutare o ringraziare, ed egli produce un suono sconnesso, che magari partiva da uno stimolo diverso, ma che viene erroneamente espanso linguisticamente e semanticamente dagli adulti per rispecchiare il contesto situazionale; o semplicemente quando si cerca di far dire «mamma» (o qualsiasi altra) come prima parola ripetendogliela, così che egli possa emulare il suono senza intenzionalmente intendere il significato.

Quindi, una volta chiarita la posizione autoriale del bambino come speaker intenzionale, è possibile procedere con la correzione: si deve rendere noto l’errore al piccolo, e poi cercare di comprendere al meglio cosa volesse comunicare chiedendo direttamente, o se il dubbio rimane, fornendo più candidati di interpretazione. Conversare con i bambini è sicuramente appagante, ma c’è bisogno di responsabilità nell’indirizzarli verso un utilizzo appropriato delle strutture e delle implicazioni della lingua che rispecchi i loro desideri comunicativi.

Fonte immagine di copertina: Freepik

Articolo aggiornato il: 01/02/2026

Altri articoli da non perdere
Snorri Sturluson e la sua importanza nella cultura scandinava
Snorri Sturluson e la sua importanza nella cultura scandinava

Snorri Sturluson è una delle figure più monumentali della letteratura norrena e della storia medievale islandese. La sua influenza sulla Scopri di più

Esplorazioni dell’africa medievale: rotte e regni
esplorazioni dell’africa medievale: rotte e regni

Il continente africano è sempre stato oggetto d'interesse da parte delle potenze mondiali per ampliare la propria influenza e sfruttare Scopri di più

Chi era Sacagawea: la donna che aiutò Lewis e Clark
Chi era Sacagawea: la donna che aiutò Lewis e Clark

Tra il 1804 e il 1806, gli esploratori Meriwether Lewis e William Clark guidarono una spedizione attraverso gli odierni Stati Scopri di più

Andreuccio da Perugia, analisi della novella di Boccaccio
Andreuccio Da Perugia, analisi di una novella di Boccaccio

Andreuccio da Perugia è la quinta novella della seconda giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Narra il percorso di formazione Scopri di più

Sciamanesimo in Corea, origini e rituali
Sciamanesimo in Corea, origini e rituali

Con una storia che risale ad almeno 5000 anni fa, lo sciamanesimo coreano, noto come Muism (무교, Mugyo) o Sinism Scopri di più

Effetto farfalla (Butterfly Effect): significato, esempi e benefici
Effetto farfalla: significato e benefici

«Il battito d'ali di una farfalla può provocare un uragano dall'altra parte del mondo». Una semplice frase, tratta dal film Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Eleonora Sarnataro

Studiosa di inglese e Giapponese, i suoi migliori amici da sempre sono carta e penna, per mettere nero su bianco emozioni, resoconti e pareri riguardo i più disparati stimoli culturali.

Vedi tutti gli articoli di Eleonora Sarnataro

Commenta