Lo scorso 23 novembre, a Corato (BA, Puglia), si è svolta la Festa Agricola. Anche quest’anno ha avuto luogo questa giornata di socialità e musica dal vivo, inedita e sperimentale, tradizionale e artigianale. Si tratta di una vera e propria festa, spontanea e partecipata, per celebrare la rivoluzione gioiosa che artisti e amanti della musica e delle tradizioni agricole portano avanti ormai da diversi anni.
La Festa Agricola, ideata dal direttore artistico Peppe Leone, si tiene ogni anno a Corato (presso la Cantina Sociale Terra Maiorum – Sala Bianca 184, via Castel del Monte) e lo scorso novembre ha compiuto il suo quarto anno. La giornata del 23 novembre è stata la prima organizzata dall’associazione culturale Obá Obá, di recente fondata dalla presidente Laura Nitto, che è anche la direttrice di produzione e la direttrice tecnica della Festa.
Indice dei contenuti
Dettagli e protagonisti della festa agricola
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Luogo e organizzazione | Corato, Cantina Sociale Terra Maiorum, associazione Obá Obá |
| Direzione artistica | Peppe Leone |
| Concetto chiave | Unione tra musica, socialità, resistenza contadina e buon vino |
| Ospiti principali | Mimmo Epifani, Lavinia Mancusi, Marco Ghezzo Balkan Band, Battista Salvio band , Irene Lungo |
Peppe Leone, cantautore e percussionista, ha ideato questa giornata di festa all’insegna della rivoluzione musicale e agricola, mescolando tutti gli elementi primordiali della vita umana: resistenza contadina, socialità, genuinità, buon vino e concerti dal vivo con esecuzione di brani tradizionali e originali.
Un luogo di smistamento culturale e purezza di suoni ed emozioni

È difficile immaginare, dopo aver visitato e vissuto diversi festival musicali, la possibilità di trovarsi a esplorare un mondo dove il tempo si ferma, dove il come arriva prima del quando o del dove.
L’aria è tenue, la macchina va per noi che veniamo da Benevento. Il viaggio è la scoperta di un mistero, l’incredibile armonia tra le terre sannite e pugliesi, legate dal sogno contadino, punto fermo da cui tutto parte.
Siamo accolti da una realtà festosa, piena di gioia per il giorno che sta per incontrare i suoni, fino alla sera e al buio, da cui nasce, più chiara di una candela, la figura di Mimmo Epifani, meraviglioso mandolinista, considerato tra i migliori conoscitori e musicisti della musica etnica internazionale. Sono il suo spirito, il suo umore, il suo sguardo, gli occhi, a renderlo un tutt’uno con la musica di cui si veste, come se fosse appartenuto da sempre a un tempo senza forma, a un ritmo che è quello di chi sa esattamente ciò che sta creando. Genera, insieme agli altri, un coro univoco e rituale, un vero e proprio movimento collettivo.
Festa ha una radice etimologica che deriva da fanum, ovvero luogo sacro. Dunque, una festa ha bisogno della sua identità – qui chiaramente agricola – e del suo luogo sacro, che per questa celebrazione è la cantina Terra Maiorum, situata a Corato.
La Festa Agricola si configura, quindi, come una celebrazione di musica, convivialità, piaceri, rapporti, anime. È un’esplosione di suoni che appartengono alle nostre tradizioni e agli elementi che costituiscono il collante tra ciò che qui attraversiamo (lo spazio di una cantina) e ciò che è al di là (la terra, l’acqua, il sole, la luna). L’insieme delle tradizioni e delle componenti naturali dà inizio a un viaggio vivificante tra sogno e realtà. Ci troviamo in un contesto bucolico e immaginifico dove l’umanità, l’ascolto, l’esserci trovano posto in primo piano.
Veniamo accolti dai musicisti che terminano il soundcheck e dagli irriducibili volontari, che allestiscono lo spazio insieme alle persone del pubblico, anche loro intente ad aiutare: segno della crescente comunità attiva che si sta formando e di uno spirito di trasparente amicizia e ospitalità. Prima di entrare nella cantina si può fare una passeggiata, infatti, tra i ricchi mercatini di artigiani locali.
Terminato il soundcheck, comincia il pranzo comunitario, servito in portate da condividere. Ci si siede in tavolate casuali, senza distinzioni tra pubblico e artisti. Viene chiesto alle persone di portare il coperto da casa per evitare qualsiasi impatto ambientale. Al termine del convivio, in un’atmosfera assolutamente spontanea, si comincia a suonare, sancendo il rapporto familiare che viene a crearsi tra musicisti professionisti e non.
La Festa Agricola è uno spazio sospeso, che «sembra un’isola» fuori dal tempo, in cui si respira l’atmosfera ancestrale delle feste popolari – con la musica tradizionale di tamburi a cornice, mandolino, cupa cupa e chitarra battente – e la modernità di suoni contemporanei come quelli della chitarra elettrica e del basso elettrico.
Nei giorni precedenti alla Festa, artisti provenienti da ogni dove si riuniscono in una residenza artistica per dare forma a L’Orchestra Agricola, di natura mobile e, al contempo, salda nella ricerca di un’autenticità che è prima umana e poi artistica. Così, ogni anno L’Orchestra Agricola si compone di musicisti nuovi e veterani, creando una commistione di strumenti e sonorità che infine riesce a dare vita a un’esibizione irriproducibile, venuta fuori dal miracolo dell’immediatezza e dall’ebbrezza dell’incoscienza, ma anche dalla grande professionalità di tutti gli artisti presenti, che padroneggiano il loro strumento al punto tale da riuscire, nell’incontro con l’altro, a trascendere le norme e le partiture.
Alla Festa Agricola, dopo aver degustato i formaggi artigianali della Pastora di Altamura, il bulgur di verdure cucinato da Rita Darbasani (cuoca palestinese), le lasagne di carne e lo spezzatino (anche in variante vegana e vegetariana), con prodotti offerti da Granoro, si può sparecchiare tutti insieme le lunghissime tavolate al centro della cantina per dare inizio alla Festa.
La Festa Agricola: artisti e ospiti
Sul palco della Festa non è possibile distinguere i grandi ospiti dai membri de L’Orchestra, perché il concerto non segue uno svolgimento consueto, che prevederebbe il susseguirsi di gruppi con identità e generi definiti, nei tempi prestabiliti dalla produzione. Agli artisti ospiti – Mimmo Epifani, Lavinia Mancusi, Battista Band, Marco Ghezzo Balkan Band – viene riservato il loro spazio, in cui hanno la possibilità di far conoscere la loro musica.
Mimmo Epifani ci diletta con il suo mandolino, cullandolo tra le braccia come un bambino e, insieme, pizzicando le corde con veemenza, tirando fuori tutti i possibili suoni che lo strumento racchiude; Lavinia Mancusi, con la sua chitarra, ora compie i suoi atti di salvazione cantandoci una ninnananna, ora risveglia in noi il desiderio di lotta con la militanza dei suoi testi e il potere delle parole estirpate dal silenzio di chi non può più pronunciarle.
Alla fine delle loro esibizioni, però, gli ospiti non possono riposarsi, perché sono invitati a suonare con L’Orchestra Agricola e a contaminarsi con gli altri (Bruno Tomasello, Marco Ghezzo, Gino Semeraro, Michele Marrulli, Emanuele Calvosa, Giuseppe Volpe, Battista Salvio e ovviamente Peppe Leone), plasmando insieme un corpo unico che va in una sola direzione: vivere un’esperienza orgiastica con il pubblico.
Tra gli artisti ospiti della Festa Agricola c’è Bruno Tomasello (sassofonista, polistrumentista, compositore e arrangiatore) che, a fine serata, si esibisce con il suo progetto Call Me Ishmael, ispirato al protagonista di Moby Dick. Con la sua valigia di strumenti (sax contralto, chitarra battente, ciaramella, basso, tamburi a cornice, mantoura e fiati vari) e una loop station, compone dal vivo improvvisando. Tomasello ci trasporta tra le onde del Mediterraneo, ci fa danzare balli popolari e, un attimo dopo, ci fa pogare, creando un ponte di suoni tra folklore ed elettronica. Viviamo un’esperienza immersiva in cui siamo testimoni dell’abbattimento di qualsiasi muro di suono per creare un tappeto di intrecci sonori che vibrano dentro ognuno di noi e riecheggiano nello spazio circostante.
Dopo la Festa, il direttore artistico Peppe Leone si ferma a parlare un po’ con noi e ci confessa: «Per me la musica è relazione, mi interessa fare quello che mi piace e farlo insieme ad altri artisti con i quali condivido la stessa traiettoria. Era da tempo che sognavo di costruire una batteria agricola e quest’anno ci siamo finalmente riusciti: ho chiesto a Michele Marrulli di realizzarla. Dirigere è importante: quando stai preparando un concerto e stai mettendo insieme tanti strumenti è fondamentale avere un’idea chiara di cosa stai facendo – come quando sei in una sala operatoria e hai bisogno di un chirurgo che ti operi e, quindi, ti aspetti da lui che sappia precisamente come deve muoversi – ma poi sul palco accade l’impossibile, e anche quello è il bello».
L’ultimo brano che tutti gli artisti insieme suonano sul palco è Bar Conchiglia, una canzone scritta da Peppe Leone che è la fotografia di un istante, un momento semplice e quotidiano: guardare il tramonto in un posto che si chiama Bar Conchiglia, al porto di Barletta, da dove il Gargano sembra un’isola. Musicisti e pubblico si fondono in un’unica voce: sotto il palco ci abbracciamo tutti formando un grande cordone umano, come se fossimo in esilio volontario su un’isola governata da musica e poesia.
Festa Agricola: un modo nuovo di concepire un giorno di festa
La Festa Agricola inaugura una nuova abitudine: incentiva vari artisti ad unirsi in band nate durante la residenza artistica. Un esempio è Marco Ghezzo con la sua Balkan band ideata insieme a Nino Conte (fisarmonicista), Irene Lungo (cantante dall’energia balcanica) e Michelle Marrulli al cajon. Il concerto è un tripudio di suoni celebrativi e rituali impressi nel tempo e capaci di riscaldare l’intera cantina.
L’incontro tra gli artisti crea un’atmosfera ancestrale, già anticipata dalla gioia dei balli della tradizione: la tarantella di Montemarano della Battista Salvio band. A richiamare la nostra attenzione non è solo una danza, ma un senso d’identità e di comunità e soprattutto un rito, dove corpi e suoni si uniscono in una sincronicità impalpabile al ricordo: da vivere per credere.
I rami d’uva contornano l’asta del microfono, lo inseguono trasformandolo in uno strumento ancora più potente: un corpo vivente, destrutturato, privo di qualsiasi definizione e quindi potenziato, che passa di voce in voce, dalla potenza di Mimmo Epifani, alla rivoluzione di Lavinia Mancusi, fino al canto originario di Peppe Leone.
Al centro del palcoscenico c’è L’Orchestra Agricola, ideata dal direttore artistico Peppe Leone. Si tratta di un’Orchestra in continua trasformazione, forse discendente moderna dei cammini di quegli artisti che, con semplici mezzi, si spostavano di contrada in contrada, alla ricerca attenta di chi potesse prendere parte a quella grande famiglia e avventurarsi con loro alla scoperta dell’ignoto.
All’interno della composizione de L’Orchestra si intravede uno strumento che contiene la magia della ruralità, formato da più elementi, propri del mondo contadino, riciclati e pronti all’uso musicale. La batteria agricola, con la sua inconfondibile zappa, suonata da Michele Marrulli, completa una formazione assurda, che vede nella riformulazione dei canoni e degli usi comuni la sua forza più tangibile.
Ci troviamo di fronte a un’apoteosi di suoni e di armonie, con le canzoni scritte e interpretate da Peppe Leone, artista non solo per mestiere, ma come stile di vita. È, infatti, totalmente calato nei suoni, nella ricerca dell’inesprimibile magia delle ibridazioni. I suoi pezzi sono opere vive animate da uno spirito genuino. Peppe Leone costituisce un corpo unico e vivo con il suo tamburello: uno strumento che diventa specchio visionario, contagioso e irreplicabile, oggetto sinestetico di un salto pindarico.
Peppe Leone e Laura Nitto rappresentano l’identità della Festa Agricola, che è, infine, un luogo in cui ognuno trova il proprio spazio, dove l’umano si trasforma in un vortice espressivo che, almeno per un giorno, ci restituisce una speranza.
Questa giornata diventa una spinta per incontrare l’altro e fare di questo incontro la forza con cui la ragione lascia spazio alla percezione. Per questo tutti i protagonisti della Festa Agricola sono anime necessarie e urgenti.
Non basta saper suonare uno strumento, bisogna sentire, avere il coraggio di credere, stabilire una connessione con il suono indefinibile, e a quel punto anche le rughe sulla membrana plastica di un tamburello faranno intravedere le prodigiose gesta del suo Dio. E se queste sono le conseguenze, ben vengano eventi di questa natura.
In una Festa in cui al centro c’è l’agricoltura, l’invito è quello di continuare impavidi a coltivare il sogno della vita che dai tempi dei tempi si muove a ritmo di musica.
fonte foto: Giuseppe Formiglio
Articolo aggiornato il: 28/12/2025

