La Crocifissione di Masaccio al Museo di Capodimonte

Crocifissione di Masaccio

La Crocifissione di Masaccio è sicuramente una delle opere d’arte più famose al mondo, e non importa che sia rimasta impressa nella nostra memoria come simbolo di bellezza artistica o come l’unica pagina studiata per l’interrogazione di Storia dell’Arte; la sua importanza rende impossibile dimenticarla.

L’artista

Tommaso di Ser Giovanni Cassai, più famoso come Masaccio (soprannome guadagnato, secondo alcuni studiosi, per i suoi modi sciatti e noncuranti), nacque il 21 dicembre del 1401 in provincia di Arezzo. Trasferitosi con la famiglia a Firenze, il giovane Masaccio nel 1422 inizia gli studi come pittore, che lo porteranno ad essere uno dei pilastri dell’arte in Italia. Influenzato dallo stile di Giotto, Brunelleschi e Donatello, lo stile di Masaccio presenta infatti fin dalle prime opere elementi di naturalismo e attenzione per la geometria: ne è un chiaro esempio Sant’Anna Metterza, opera realizzata in collaborazione con Masolino, artista con cui lavorerà ad altre importanti opere.

La Crocifissione di Masaccio: l’opera

Commissionato da Giuliano di Colino degli Scarsi come parte di un polittico destinato alla cappella di famiglia nella Chiesa del Carmine a Pisa, La Crocifissione è adesso conservata al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli. Il dipinto mostra la scena più famosa della cristianità, a cui Masaccio ha però saputo dare nuovo spessore, conferendo alla figura del Cristo un’identità umana tramite il volto che si mostra con gli occhi semichiusi, segnato da una contenuta espressione di dolore. Anche la postura si dimostra vicina al reale tramite l’uso del chiaroscuro, che scolpisce il corpo prossimo alla morte. Il collo appare incassato nelle spalle per motivi di prospettiva legati alla sua iniziale collocazione nel polittico, dando così allo spettatore l’impressione che il Cristo sia realmente posto su di un piano rialzato. La drammaticità della scena è espressa soprattutto dai tre personaggi posti ai piedi della croce: la Madonna è posta nel lato sinistro del dipinto, con lo sguardo rivolto verso il Cristo e le mani giunte; San Giovanni, sull’estrema destra, è posto frontalmente rispetto allo spettatore, dando la possibilità di poter comprendere il suo dolore dal volto esterrefatto e sgomento e dalla postura rigida e ricurva. Il culmine del dramma è rappresentato dalla Maddalena, di cui possiamo ammirare solo la veste dal colore acceso e i lunghi capelli biondi. Nonostante il volto non sia visibile, la Maddalena riesce ad esprimere meglio degli altri personaggi il suo struggente dolore: le braccia alzate rivolte verso la croce e il capo chino sono gesti al contempo naturali ed emblematici, rivelandosi come vera protagonista dell’opera. L’intera scena gode inoltre di uno sfondo dorato, chiara influenza dell’arte bizantina, che riesce tuttavia a risaltare la plasticità dei corpi.

Anche il simbolismo trova posto nel dipinto, rappresentato con l’albero posto al di sopra della croce: larbor vitae che, come si intuisce dal nome, è l’emblema del principio di rinascita e resurrezione, elementi fondamentali del Cristianesimo.

Fonte foto:https://www.thearteller.com/5-opere-al-museo-di-capodimonte-di-napoli/

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