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Eroica Fenice

Libri

La violenza del mio amore, l’ultimo romanzo di Levantino

Con La violenza del mio amore Dario Levantino aggiunge un altro tassello all’intensa e sofferta storia di Rosario Altieri, un giovane che lotta disperatamente per emergere dalla condizione di emarginazione cui ineluttabilmente lo condanna il suo quartiere di nascita. Il romanzo, pubblicato per Fazi Editore il 2 settembre 2021, segue i primi due successi di Levantino, Di niente e di nessuno e Cuorebomba, condividendone il protagonista e regalandoci un altro autentico e crudo spaccato di una Brancaccio rassegnata e sottomessa ai capricci del suo boss. Sullo sfondo di una Brancaccio dove la speranza di riscatto sociale sembra aver definitivamente abbandonato anche l’ultima pietra, Rosario rivede la sua Anna in una sera d’estate e nel suo ventre scopre un fotogramma della famiglia che formeranno. Partita per dimenticare Rosario, Anna è ritornata a Brancaccio con in grembo un pezzo dell’amore che si sono scambiati prima del suo viaggio. Da quel momento Rosario e Anna intraprendono un duro e solitario viaggio nel tentativo di sottrarsi al destino di povertà ed emarginazione che la dura legge di Brancaccio e i moniti dei genitori di lei hanno già vaticinato. Armati di una incrollabile fiducia nella forza del loro amore, Rosario e Anna cercano giorno dopo giorno di conquistarsi un pezzo di felicità, un lavoro dignitoso con cui sostenersi, una casa popolare in cui crescere la loro famiglia, il diritto di sperare in un futuro migliore attraverso lo studio. Ma a Brancaccio non è permesso a nessun di sognare senza l’autorizzazione di Totò Mandalà, il boss del rione che comanda come un feudo il suo quartiere; tutto a Brancaccio è deciso dalla famiglia dei Mandalà e anche l’assegnazione delle case popolari passa attraverso il consenso del boss Totò. Dinanzi all’inesorabilità di questo potere, Rosario sarà più volte tentato di cedere alla totale sottomissione nel tentativo di proteggere la sua famiglia dagli ostacoli che la dura realtà di Branciaccio pone sul loro cammino. Come in una discesa agli inferi, Rosario lotta contro l’indifferenza delle istituzioni, che non sono in grado di offrire a Rosario e Anna nè cure adeguate per la nascita prematura della loro figlia nè un alloggio per sottrarsi ad una condizione misera e degradante. Animato dalla promessa di riscatto fatta alla madre, Rosario lotta ancora contro l’iniquità di un sistema scolastico che non è in grado di offrire strumenti concreti di emancipazione sociale. Ma ad ogni sconfitta, in questa disperata ed estenuante lotta, Rosario trova nell’amore la forza per non arrendersi; un amore estremo che nella sua violenta forza infonde in Rosario il coraggio per compiere estremi gesti. La violenza del mio amore parla di un amore struggente in grado di sopravvivere alla crudeltà e iniquità del vivere, di sentimenti puri che nella loro forza riescono a superare tutti gli attacchi che la vita muove loro, ma è anche un romanzo che parla della durezza del vivere dal lato dei vinti, di coloro che non possono permettersi neanche di sognare una condizione migliore. Senza indulgere in pietosismi, Levantino descrive una realtà rassegnata all’immutabilità della […]

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Teatro

Controvento, gli eroi eretici di Gennaro Esposito

Con “Controvento – Quattro pezzi eretici” si chiude la rassegna Storie al Verde un progetto di Teatro TRAM e compagnia Teatro dell’Osso che ha coniugato la magia del teatro con l’incanto dei più iconici giardini di Napoli. Lo spettacolo inedito, scritto e diretto da Gennaro Esposito, è andato in scena il 27 e 28 Luglio all’Orto Botanico di Napoli, ospite dell’ormai consueta rassegna Brividi d’Estate organizzata da Il Pozzo e il Pendolo. “Controvento”, attraverso la formula dei monologhi già sperimentata nelle precedenti storie della rassegna Storie al Verde, mette a nudo l’anima e le vicende di quattro personaggi che hanno rinunciato a tutto per inseguire il loro sogno di libertà e giustizia. Protagonisti di “Controvento” sono quattro anime perdute nella coraggiosa quanto disperata difesa di un ideale, quattro eroi ed eroine che hanno consacrato la loro vita alla scienza, alla libertà e all’affermazione di principi di uguaglianza ma che hanno visto i loro ideali infrangersi sotto i colpi del pregiudizio e dell’intolleranza. La prima scena rivela la solitaria prigionia di una presunta Janara, interpretata da Angela Bertamino, che ignara del proprio destino rivolge le sue parole ad uno sconosciuto ospite. Il dialogo con il silenzioso interlocutore darà alla giovane la possibilità di ripercorrere la sua storia, rimettendo insieme i pezzi che l’hanno portata lontana dalla strada tracciata dalla tradizione e vicina alla sua vera e indomita natura. La scena si sposta all’interno dello studio di Giambattista Della Porta (Antonio D’Avino) dove il filosofo rimugina sul senso dell’estrema rinuncia a cui è stato costretto dalla Santa Inquisizione, cancellare con l’abiura tutto quello in cui ha creduto e a cui ha dedicato i suoi studi e la sua passione. Ma andiamo avanti ancora di quasi due secoli per ritrovarci a spiare Eleonora Pimentel Fonseca (Federica Flibotto) alle prese con la stesura di un nuovo articolo in cui si interroga sul senso della parola libertà. La concitata e appassionata scrittura riporta a galla tutti i dubbi che attanagliano lo spirito di Eleonora, si dipana attraverso le sue parole il conflitto tra la convinzione della necessità di un nuovo mondo e di nuove forme di potere per ristabilire i principi di uguaglianza e fratellanza e il senso di disapprovazione verso la violenza e l’arbitrarietà che sembra dominare anche le scelte dei suoi alleati. E’ infine un giovane Giordano Bruno, interpretato da Giuseppe Di Gennaro, a chiudere il viaggio di “Controvento”; seppur ancora acerbi i dubbi e le sue curiosità scuotono l’animo del filosofo che rivolgendo direttamente a Dio le sue perplessità sembra già preannunciare il destino che lo attende. Al culmine delle loro vicende, ad un passo dalla loro estrema ora o perduti ormai nell’oblio cui sono stati costretti dall’ordine costituito, i protagonisti di “Controvento” si rivelano in tutta la loro umanità condividendo con lo spettatore passioni e ideali che hanno guidato le loro azioni, ma anche delusioni e sconfitte che hanno spezzato i loro passi. Ma seppur vinti dalla storia che ha in riservo per tutti loro destini di solitudine e sofferenza, gli […]

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Libri

Helga Glaesener, l’ultimo romanzo: L’eredità della Papessa

L’eredità della Papessa è l’ultimo romanzo della scrittrice tedesca Helga Glaesener pubblicato da Newton Compton Editori; la matematica prestata alla narrativa storica ci regala una nuova avvincente avventura che affonda le radici nell’antica leggenda medievale della Papessa Giovanna, la leggendaria donna di origini inglesi che, grazie ai suoi abili travestimenti, avrebbe occupato il soglio pontificio dal 853 al 855 d.C. con il nome di Papa Giovanni VIII. Protagonista del romanzo di Helga Glaesener è una giovane schiava di nome Freya che vive in Danimarca insieme alla sorella, a seguito del rapimento della madre da parte dei Vichinghi danesi. Ma Freya non si rassegna al suo triste destino e decide di fuggire verso sud insieme alla sorella alla ricerca del nonno Gerold, l’unico che possa offrire loro protezione e strapparle alla misera condizione di schiavitù. Il viaggio riserva alle due giovani innumerevoli avversità e l’amara delusione di scoprire, una volta giunte a Dorstadt, che il nonno materno è partito da tempo alla volta di Roma dove è diventato comandante della guardia pontificia al servizio di Papa Giovanni VIII. Freya si rimette, dunque, in cammino, questa volta senza la compagnia della sorella, e sotto mentite spoglie riesce a raggiungere la città eterna e a ritrovare il nonno Gerold. Il ricongiungimento con il nonno materno è tuttavia per Freya un effimero successo; poco dopo aver ritrovato Gerold, Freya è infatti costretta ad assistere al suo assassinio. Papa Giovanni VIII e Gerold vengono aggrediti e assassinati dalla folla durante una processione e la vera identità del Santo Padre viene svelata: il Papa è in realtà una donna che al momento dell’assassinio aspettava un figlio dall’amante Gerold. Ancora una volta Freya sarà costretta a prendere in mano le redini del suo destino e, sola contro un potere più forte di lei, cercherà di smascherare il vero volto degli assassini di suo nonno e della Papessa Giovanna. L’eredità della Papessa è un romanzo avvincente che accompagna il lettore in un viaggio rocambolesco e avventuroso, sulle tracce di personaggi sospesi a metà strada tra storia e leggenda. Con la sua abile e intensa narrazione, Helda Glaesener riesce mirabilmente nell’intento principe di ogni scrittore di romanzi storici: quello di far rivivere con intensità e realismo atmosfere lontane nel tempo, scenari perduti e personaggi mitici. Ne L’eredità della Papessa si percepisce ad ogni pagina il segno dei tempi che fanno da sfondo alle avventure della giovane Freya: gli intrighi e l’atmosfera cupa di una Roma medievale sconvolta da tumulti e lotte di potere, il tragico destino di personaggi mitici, la violenza dei vincitori e la caparbietà di quanti, seppur nati sotto il segno dei vinti non si arrendono inermi all’ineluttabilità del loro destino.   Fonte immagine: Newton Compton Editore

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Teatro

Il Sogno di una notte di mezza estate firmato Demiurgo

C’è tutto quello che si può chiedere al teatro in questa domenica sera di fine giugno, il calore del giorno che lascia un po’ di tregua e preannuncia una serata di allegria e leggerezza, il mare che si intravede dietro i raggi del sole e gli archi del porticato, uno scenario magico e sospeso nel tempo come solo il Miglio d’oro può regalare e una compagnia di giovani attori che ci hanno ormai abituato alla sorprendente modernità dei grandi classici. In un’atmosfera così non può che essere meraviglioso vivere questa originale e frizzante riproposizione di Sogno di una notte di mezza estate che la compagnia il Demiurgo porta in scena al Romitaggio di Villa Campolieto. Nella rivisitazione che Franco Nappi, regista e interprete, e la compagnia del Demiurgo ci regalano la scena è spostata alla corte di re Ferdinando di Borbone alla vigilia delle sue nozze con Maria Carolina d’Asburgo, interpretata da Sara Missaglia. Il timido e diffidente incontro tra il re Lazzarone e l’austera regina austriaca segna l’inizio di un sogno in cui si alternano personaggi e intrecci ben noti del capolavoro shakespeariano riproposti sotto una luce nuova, più autentica anche se non per questo meno onirica. Ritroviamo così la compagnia strampalata di attori che preparano uno spettacolo per le nozze dei sovrani, le due coppie di amanti i cui alterni amori si sciolgono e si riannodano seguendo i magici intrecci del folletto Puck e infine Oberon e Titania, re e regina del regno delle fate ai cui contrasti si intrecciano le vicende di tutti i personaggi. Il risultato è un’atmosfera onirica nella quale si muovono esseri magici dai contorni reali e personaggi storici circondati da un’aura di magia. L’ambientazione di Sogno di una notte di mezza estate nella Napoli del ‘700 dà a Franco Nappi il pretesto per una trasposizione del testo in una nuova chiave linguistica; ma il Sogno che la compagnia del Demiurgo ci regala non si limita alla definizione di nuove forme e sonorità per le parole del bardo, bensì investe tutti i personaggi di una luce più moderna e vicina ai nostri sogni. Il sogno del Demiurgo è un sogno popolato di personaggi buffi e surreali, ma allo stesso tempo vivi e animati da passioni forti, un sogno sospeso a metà tra realtà e dimensione onirica, un sogno che prende in prestito dalla realtà parole ed emozioni colorandole della magia che solo i sogni sanno regalare ma restituendole infine agli spettatori vive e autentiche.   Fonte immagine: Il Demiurgo

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Teatro

Medea per me, al CTF il melodramma tragico di Lina Sastri

In scena al Giardino Paesaggistico Pastorale di Capodimonte il dramma Medea per me di Lina Sastri Debutta al Campania Teatro Festival il melodramma tragico Medea per me di Lina Sastri, in scena il 19 giugno nella magica cornice del Giardino Paesaggistico Pastorale di Capodimonte. L’atteso spettacolo dell’artista partenopea porta in scena con modernità e autentica passione uno dei drammi più struggenti della tragedia greca e ad accompagnarla in questo viaggio nel dramma di Medea solo l’essenziale: un danzatore che attraverso le sue sinuose movenze esprime la passione che lega Medea a Giasone, le parole della corifea che fanno eco allo straziante dolore della protagonista e la musica che lega tutte le passioni annullando la distanza temporale che ci separa dall’eroina di Euripide. Invocata dalle funeste parole della corifea (Federica Aiello), Medea fa il suo ingresso in scena avvolta in cupe vesti mentre con incedere grave si avvia lungo un percorso illuminato da sacrali luci. L’immagine della donna tradita e della madre addolorata si confondono nel volto e nella voce di Medea, che appare al pubblico come una sacerdotessa di un tempio vuoto che invano custodisce un amore già perduto, una vestale di un focolaio spento e oltraggiato. Il tradimento è già avvenuto e il destino di Medea sembra ormai segnato: lei, donna straniera in terra straniera, fuggita dalla sua patria dopo aver tradito la sua famiglia per amore di Giasone, è ora costretta ad un nuovo esilio, questa volta non volontario e lontano dall’uomo per cui arde di passione. Ma tutto quello che potrebbe piegare l’umano cuore di un’altra donna in Medea scuote una passione e un’ira tragiche e terribili. Nelle parole di Medea esplode tutto il dolore della donna innamorata e umiliata: Medea parla alla corifea e attraverso lei parla al popolo e al pubblico, urla il suo amore oltraggiato, il suo cieco dolore che per un amore immenso è disposto a sacrificare l’amore più grande. È una Medea divina e umana quella che porta in scena Lina Sastri, una Medea che parla a cuore aperto del suo lacerato cuore. Nei concitati dialoghi con la corifea, cadenzati dall’eco del testimone che ribadisce e sancisce il dramma, sentiamo crescere l’atroce dilemma tra il desiderio di vendetta per l’amore tradito e l’amore di una madre. Nelle struggenti note del pianoforte che accompagnano e amplificano il dolore e nelle sinuose movenze di Giasone (Raffaele De Martino) si percepisce il turbinio di passioni che portano il dolore di Medea alle estreme conseguenze. Ancora nel volto straziante della Medea per me di Kojocinsky che stringe i suoi figli al petto troviamo la certezza di riconoscere e comprendere il dolore di Medea. Fonte immagine: https://campaniateatrofestival.it/

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Teatro

I Barbari residui di Melchionna a Villa Campolieto

In scena dal 28 maggio al 6 giugno nella meravigliosa cornice di Villa Campolieto, Barbari Residui è l’ultimo spettacolo ideato da Luciano Melchionna su testi di Shirley Jackson che impreziosisce il ricco programma del festival Racconti per Ricominciare. Il festival, alla sua seconda edizione sotto la direzione artistica di Giulio Baffi e Claudio Di Palma, propone un eccellente connubio tra incantevoli ambientazioni, memoria storica dell’eccellenza artistica ed architettonica partenopee e campane, e innovativi percorsi teatrali. In piedi protetti e quasi abbracciati dal colonnato di Villa Campolieto, mentre il sole si accinge a tramontare e la brezza marina ci ricorda che il mare è lì a due passi invisibile e impassibile, osserviamo osservati un uomo silenzioso che si aggira tra volti sconosciuti. Si muove in maniera scomposta e, con movenze che allo stesso tempo regalano inquietudine e curiosità, invita a seguirlo, accompagnandoci con tono rude e perentorio in un viaggio nell’orrore e nella barbarie che è in fondo ad ogni essere umano. Come un silente Caronte, il barbaro vettore, interpretato da Antonio Lollo, ci conduce verso l’inferno degli orrori umani, un viaggio fatto di terribili e ineluttabili destini, un viaggio di vittime e carnefici ugualmente e malamente camuffati da maschere e rituali borghesi. Così uno dopo l’altro incontriamo i barbari dannati di Shirley Jackson riconoscendo nelle loro vicende e nei loro volti i residui di quella ferina barbarie che sopravvive nell’animo di ogni essere umano. Condannati a giocare il loro ruolo di vittima e carnefice, inchiodati al loro destino, i barbari residui prendono corpo e vita nelle scene di Melchionna e ci mostrano tutte le ossessioni e le perversioni che possono agitare l’animo umano spingendolo ad impietose efferatezze. Nelle voci del marito ossessionato dell’infedeltà della moglie (Raffaele Ausiello), della moglie insofferente alla monotonia coniugale (Irene Scarpato) e della donna destinata a perpetuare antiche tradizioni popolari (Federica Carruba Toscano), sentiamo l’eco di oscure e barbare pulsioni, riconosciamo quei mostri che spesso si incontrano fuori la porta di casa o più semplicemente guardandosi allo specchio. Sono mostri dal volto gentile, mostri celati da maschere imperturbabili e schemi sociali infrangibili, sono esseri privi di pietà e allo stesso tempo vittime pietose che cercano invano e senza convinzione di sottrarsi alla loro natura. Guardarli ci ricorda quanta crudeltà può celarsi dietro i gesti dell’uomo, sentire le loro storie arma le nostre mani e ci sorprende carnefici e complici della stessa impietosa barbarie. Barbari residui è un viaggio crudo e sincero dritto al cuore della cattiveria umana, un viaggio tra complici che alla fine restano nudi e privi delle maschere che abitualmente indossano, un viaggio senza giudizio universale ma che lascia totalmente privi di alibi.   Fonte immagine: https://www.vesuvioteatro.org/

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Napoli e Dintorni

Il tour solidale di Cenando sotto un cielo diverso

Giunge alla seconda edizione il tour solidale di “Cenando sotto umn cielo diverso”, organizzato dall’associazione Tra cielo e mare in collaborazione con il circuito delle mense sociali della provincia partenopea. L’idea nasce in un momento delicato in cui è più forte la necessità di trovare nuove sinergie per la solidarietà e punta a canalizzare le energie di chef ed imprenditori locali verso il mondo delle mense sociali, accendendo i riflettori sul silenzioso ma incessante lavoro di volontari e associazioni. Il tour solidale si svolgerà nei giorni 26, 28 e 30 aprile rispettivamente a Torre del Greco (mensa della parrocchia di S. Antonio di Padova), Ercolano (centro Don Orione) e Napoli (centro polifunzionale Binario della solidarietà). All’iniziativa parteciperanno gli chef Domenico Iavarone, Michele De Leo e Peppe Aversa e il pasticcere Vincenzo Mennella. Ad introdurci nello spirito dell’iniziativa l’ideatrice Alfonsina Longobardi, che ha condiviso con noi opinioni e curiosità sull’evento. Il tour solidale di “Cenando sotto un cielo diverso” è alla sua seconda edizione ma come nasce l’idea? Il Tour di Cenando sotto un cielo diverso si rifà all’omonima manifestazione, ormai giunta alla 13° edizione e in programma per il prossimo settembre. L’idea è nata lo scorso anno durante il lockdown: stanca di stare a casa e vedere tante situazioni di indigenza, ho deciso di attivarmi per le persone in difficoltà. Cosi ho fatto un giro di telefonate a chef, produttori e vip, ai quali va il mio ringraziamento per la disponibilità dimostrata ed ecco creato il TOUR. Quali realtà associative partecipano all’organizzazione dell’iniziativa “Cenando sotto un cielo diverso”? L’associazione che organizza il tour solidale è “Tra cielo e Mare “ e ci colleghiamo alle realtà parrocchiali e alle mense sociali. L’iniziativa di quest’anno coinvolgerà gli chef Iavarone, De Leo e Aversa e prevede la collaborazione di Vincenzo Mennella. Come si articolerà il tour e come si svolgerà la serata? Gli chef, persone eccezionali e di gran cuore, andranno a sostituire i volontari che tutti i giorni collaborano in queste realtà; il pranzo ovviamente sarà d’asporto. La distribuzione dei pasti verrà svolta da 2 vincitori di Mister Italia, Ciro Torlo e Giuseppe Moscarella, due ragazzi gentili e disponibili ad aiutare. In un momento complesso come quello che stiamo vivendo dove ogni iniziativa solidale deve rispettare rigorosi protocolli sanitari, quanto è stato difficile organizzare l’evento affinchè tutto si svolga in sicurezza? Volere è potere, rispettare il protocollo sanitario ad oggi non è cosi difficile. Lo abbiamo già fatto lo scorso anno quindi siamo preparati a rispettare tutte le norme perché le conosciamo bene. Quale è il messaggio che questa iniziativa vuole trasmettere e che riscontro sta trovando nelle comunità vicine ai luoghi dove si è svolto e si svolgerà il tour? Il messaggio che vogliamo trasmettere è l’aiuto comune, chi può deve aiutare chi è meno fortunato; sono convinta che siano necessari molti gesti di solidarietà, perché il 2021 è un anno ancora più difficile di quello appena trascorso. Infine un pensiero al difficile momento che stiamo vivendo: quanto sono importanti iniziative […]

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Libri

La profezia perduta di Giordano Bruno, di Ciai e Lazzeri

Dopo il successo de La guerra dei papi, Roberto Ciai e Marco Lazzeri ci regalano un nuovo intenso romanzo ispirato alle vicende del filosofo nolano Giordano Bruno. La profezia perduta di Giordano Bruno, edito da Newton Compton Editori, ripercorre gli ultimi momenti della vita del filosofo e i misteri che avvolgono la sua caduta e la sua drammatica fine. Siamo ad una manciata di giorni dal 1600 e uno sparuto gruppo di soldati fa visita al capitano John Corso per portargli un ordine di Sua Maestà la regina Elisabetta I d’Inghilterra. John Corso, ex guardia personale della regina, è ormai un uomo deluso e schivo che cerca rifugio e oblio nella cittadina di Reading, lontano dalle glorie e dagli intrighi della corte inglese. Ma il suo debito di obbedienza a sua Maestà non si è ancora estinto e i soldati sono venuti ad esigerlo in nome della Regina portando al Capitano Corso una missiva inviata dal cerusico Cesare Scacchi alla regina. La lettera chiede a Sua Maestà di intercedere per salvare la vita del frate domenicano Giordano Bruno da Nola, rinchiuso nelle prigioni del Sant’Uffizio a Roma e in attesa di giudizio presso il Tribunale della Santa Inquisizione. La Regina, debitrice al cerusico Scacchi della sua vista, decide di accoglierne la richiesta e ordina al Capitano Corso di occuparsene. Dietro la minaccia di radere al suolo il villaggio di Reading, il Capitano Corso è costretto a partire per Roma dove incontrerà il filosofo in attesa di salire al rogo. I tentativi di Corso di salvare Giordano Bruno dal suo tragico destino si scontreranno con l’ostinazione del filosofo che, nascondendo ben più gravi e drammatici segreti, rifiuta di fuggire. Ripercorrendo gli ultimi giorni dell’esistenza del visionario quanto misterioso filosofo, gli autori hanno costruito un romanzo ricco di pathos e di mistero, un romanzo che tiene il lettore con il fiato sospeso ricostruendo davanti ai suoi occhi la fitta rete di intrighi e tradimenti di cui sarà vittima Giordano Bruno. La profezia perduta di Giordano Bruno restituisce intatti e tangibili l’atmosfera e gli eventi di quella che è una pagina di storia tristemente nota e più volte riproposta, il tentativo della Chiesa di opporsi al progresso della scienza affinché questo non mini il potere che essa esercita sulle masse. Come altri prima e dopo di lui, Giordano Bruno è una vittima necessaria alla conservazione degli equilibri di potere; in un momento storico in cui la Chiesa Cattolica affronta duri attacchi che provengono da più parti in Europa, il lume della conoscenza non può contribuire ad indebolire il potere ecclesiastico e la Profezia perduta di Giordano Bruno riesce a far rivivere con intensità tutta la drammaticità del secolare scontro tra Chiesa e Scienza.   Fonte immagine: Newton Compton Editori

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Musica

Teresa, il nuovo album di Marcello Giannini

Il 12 marzo è uscito l’album Teresa, quarta opera da solista di Marcello Giannini, disponibile in digitale e presto anche in versione vinile. L’album, prodotto da NoWords, è anticipato dall’omonimo singolo, in uscita con un video, curato da Loredana Antonelli, che tocca le corde giuste, malinconico senza mai essere triste, suggestivo ed evocativo come le note che accompagna. Teresa segue a distanza di un anno, che potrebbe tranquillamente contenerne dieci, l’uscita dell’album Delirium tremens ed è innanzitutto un omaggio alla nonna Teresa; ma Teresa è anche una sfida, un grido di vitalità nel forzoso silenzio dei palcoscenici, una sfida a tutte le restrizioni e costrizioni che da ormai un anno hanno fatto calare il sipario su tutte le forme di manifestazione artistica e culturale. Con Giannini c’eravamo lasciati un anno fa all’Auditorium Novecento, accalcati e festaioli, come in un’altra vita, a festeggiare un compleanno e un album che regalava grandi promesse, non ultima la promessa di rincontrarci presto ad ascoltarne le note con la stessa voglia di festa e buona musica. Ci ritroviamo dopo un altro compleanno con molta meno voglia di festa, o forse di più secondo gli umorali punti di vista, ma senza dubbio con una sete inappagata di creatività e speranza. E Giannini mantiene le sue promesse regalandoci un nuovo album che scorre coraggioso e cristallino come un rivolo tra impervie alture; perché coraggioso e faticoso è scrivere musica in un anno in cui tutto il mondo dell’arte è stato messo a tacere. Teresa aggiunge un nuovo tassello al percorso artistico di Marcello Giannini, che dopo e oltre le esperienze corali degli Slivovitz, dei Nu Guinea e dei Guru, ha ormai fatto molti passi attraversando poliedriche sperimentazioni e arricchendosi di preziosi spunti creativi. Con Teresa il sound di Giannini si allontana un po’ dalle sonorità jazzrock ed elettroniche per convergere verso strutture musicali più semplici ed essenziali, molto più vicine allo schema canzone ma sempre fedeli a quella cura e raffinatezza che è la cifra stilistica di Giannini. Tutti i brani hanno come genesi comune una traccia di batteria che si arricchisce attraverso la sovrapposizione di strati di melodie, ispirati alle sonorità rock e blues e sovrapposti senza mai alterare l’essenzialità della composizione. Non mancano le sperimentazioni e le contaminazioni di frammenti elettronici, così come è evidente in ogni traccia il tentativo di restituire la sensazione e il gusto di una composizione corale. Ed ecco che in ogni traccia trovano spazio ancora una volta strumenti e strumentisti diversi, dalle batterie di Marco Castaldo, Andrea De Fazio e Stefano Costanzo, alle percussioni di Michele Maione, il sax di Pietro Santangelo, l’armonica di Dereck di Perri, il violino di Riccardo Villari e ancora il contrabbasso di Paolo Petrella, nonché una traccia di basso elettrico di Stefano Mujura Simonetta. E allora non ci resta che lasciarci avvolgere dalle note di Giannini, nella speranza di rivederlo e rivederci presto dal vivo tra molto meno di un altro anno, accalcati e pieni di voglia di fare festa come un anno fa. https://www.facebook.com/marcello.giannini.1

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Attualità

Quinta di copertina, la prima piattaforma di edutainment

Dal 10 marzo è operativa la prima piattaforma multimediale ed interattiva di edutainment Quinta di Copertina (www.quintadicopertinateatro.com). La piattaforma, nata da un’idea di Giorgio Rosa e prodotta dalla cooperativa Mestieri del Palco, propone l’utilizzo dell’attività teatrale come strumento di integrazione e potenziamento dell’attività didattica e si rivolge alle scuole secondarie di I e II grado. L’idea è semplice ed innovativa e punta ad un duplice obiettivo. Da un lato si propone uno strumento di supporto all’attività didattica che renda la proposta formativa più innovativa ed accattivante: in quest’ottica gli strumenti propri delle dinamiche teatrali veicolano i contenuti formativi interdisciplinari stimolando la creatività degli studenti e lo spirito di collaborazione. Allo stesso tempo si punta ad una sensibilizzazione degli studenti nei confronti dell’arte teatrale educandoli ad essere fruitori consapevoli e a loro volta produttori di spettacoli teatrali. L’offerta di Quinta di copertina include numerosi percorsi didattici adattati alle esigenze multidisciplinari dell’offerta formativa scolastica e composti da “Tea-lezioni”, vere e proprie lezioni teatralizzate trasmesse in formato video. La strutturazione delle “Tea-lezioni”, veicolata da esperti di formazione nell’ambito teatrale, sfrutta strategie educative differenti, quali cooperative learning, peer-education, brainstorming, problem solving, role playing e didattica laboratoriale, tutte compatibili sia con la didattica in presenza che con quella a distanza. L’intera struttura dell’iniziativa è studiata per essere compatibile con le peculiarità organizzative del sistema scolastico. Ogni percorso è, infatti, accompagnato da una scheda di certificazione delle competenze che riporta il dettaglio degli obiettivi formativi raggiunti, delle attività svolte e delle competenze acquisite durante il percorso. Sono inoltre a disposizione degli insegnati delle singole discipline “schede di programmazione per competenze” che consentono la definizione di obiettivi, abilità e conoscenze nonché la descrizione di attività, metodologia e tempi previsti per ciascun percorso. Nell’ottica di un coinvolgimento maggiore degli studenti alla partecipazione al mondo teatrale, accanto ai percorsi disciplinari sono disponibili percorsi di approfondimento dedicati alla dizione, improvvisazione teatrale, lettura espressiva e regia. Un’anticipazione dell’offerta formativa di Quinta di Copertina sarà disponibile il 28, in orario serale, e il 29 Marzo, in orario scolastico, con la messa in scena in live streaming dello spettacolo “Così è (se vi pare)”. In un momento storico che ha avuto un impatto drammatico sul mondo della scuola e su quello dell’arte, costringendo la prima ad adattarsi rapidamente a nuove forme e strumenti di comunicazione e facendo calare il sipario a tempo indeterminato sulla seconda, il progetto di Quinta di Copertina indica una possibile strada per la rinascita nella mutua collaborazione. Con Quinta di Copertina l’arte teatrale presta i suoi strumenti per valorizzare il lavoro degli educatori, ma allo stesso tempo accorciare le distanze tra il teatro e i giovani fruitori.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/quintadicopertinateatro

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Libri

Giorgio Lupo e il suo libro di esordio: La tana del polpo

Ambientato nella sua città natale, la Tana del polpo è il romanzo d’esordio dello scrittore termitano Giorgio Lupo, edito da Augh! Edizioni nella collana Ombre. Un giallo avvincente e sorprendente che ci regala il ritratto di un insolito commissario di Polizia alle prese con i pezzi di un rompicapo dai contorni agghiaccianti e i brandelli di una vita da ricostruire. Placido Tellurico è un commissario di Polizia in fuga da se stesso. Ritornato nella tranquilla Termini Imerese, cerca disperatamente di confondersi tra le trame di una monotona routine; lo inseguono i fantasmi di un passato di gloriosi successi che gli sono valsi il temibile soprannome di u mazzolu (il martello) ma si sono infranti in una maledetta notte di cieca e ostinata arroganza. Lo tormenta l’ossessivo ricordo della donna amata che ha abbandonato lui e la figlia Frida per inseguire un altro amore. Da quell’errore e da quella perdita Placido non si è più ripreso e, rintanato nella sua città natale, vive in una dimensione sospesa priva di prospettive e di aspettative. L’imperturbabile monotonia è però improvvisamente interrotta dal ritrovamento del cadavere decapitato di una donna. Un orrore che assume contorni via via più macabri ed inquietanti man mano che i ritrovamenti si ripetono dando forma al sospetto di un assassino seriale. Il senso di dovere e il desiderio di protezione saranno la molla che rimetterà in movimento gli ingranaggi arrugginiti dell’investigatore. Questa volta però non sarà una sfida in solitaria: guidato dal suo intuito, Tellurico ricomporrà poco a poco i pezzi del puzzle spalleggiato da una squadra di singolari coprotagonisti. La tana del polpo di Giorgio Lupo è un ritratto di un uomo e di una terra piena di contraddizioni in cui tutto appare il contrario di quello che realmente è. Di stridenti contrasti è intrisa l’intera storia, a cominciare dal nome del personaggio principale, un ossimoro che rappresenta a pieno la natura stessa del protagonista e della terra che fa da scenario alle sue vicende. Placido è un uomo in collera con se stesso e con la vita, un uomo capace di gesti eclatanti animati da un personale senso del dovere e della giustizia. Un animo tumultuoso ma imprigionato dal senso di colpa che lo spinge a nascondersi nel tentativo di mimetizzarsi in una routine di ordinaria e tranquillizzante normalità. Ma Placido è ancora un uomo in grado di credere nella verità e nella giustizia, Placido è ancora un uomo che ha un amore da perdere e per quel senso di giustizia e per la protezione di quell’ultimo saprà far riemergere dalle ceneri la sua sopita determinazione. Immagine: Augh! Edizioni

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Attualità

Sportello psicologi S.P.UN.TO: intervista agli ideatori

Sportello Psicologi UNiti sul TerritoriO! S.P.UN.TO è un’iniziativa che unisce le professionalità di un gruppo di giovani psicologi decisi a mettere la loro esperienza al servizio della collettività per fronteggiare uno dei lati più oscuro che un’emergenza drammatica come quella del COVID-19 si porta dietro, il senso di smarrimento e di fragilità psicologica che deriva dal prolungato isolamento sociale e dalla perdita di certezze materiali e ideali. La diffusione del coronavirus ha stravolto l’esistenza di moltissime persone colpendole nella sfera sociale ed economica quanto in quella emotiva e personale; la perdita o l’allontanamento forzato dalle persone care, le difficoltà economiche e la distanza sociale hanno amplificato le fragilità portando con sé conseguenze emotive che spesso vengono coperte da più clamorose urgenze materiali. Per offrire supporto alle persone in difficoltà un gruppo di giovani psicologi ha unito le forze per aprire uno sportello psicologi gratuito e aperto a tutti. Attraverso le parole dei suoi ideatori proviamo a farvi conoscere e vivere il loro progetto. Intervista agli ideato dello Sportello Psicologi UNiti sul TerritoriO La pandemia ha amplificato in maniera drammatica le fragilità sociali e psicologiche degli individui ad ogni latitudine, in un contesto così delicato e in un territorio, come quello campano, contraddistinto da criticità pregresse, a chi si rivolge l’iniziativa di S.P.UN.TO e quali obiettivi si prefigge? Come hai giustamente osservato, il territorio campano presenta già forti criticità per quanto riguarda l’accesso all’assistenza psicologica pubblica e gratuita. Con l’impatto che la pandemia ha avuto sul benessere mentale di molti la richiesta di assistenza è aumentata e il servizio pubblico non ce la fa sempre ad offrire supporto, perciò spesso rivolgersi ai privati resta l’unica soluzione. Il problema è che un percorso di supporto psicologico nel privato ha un costo che molti non riescono a sostenere. S.P.UN.TO quindi vuole rivolgersi a chiunque senta di aver bisogno di un supporto psicologico ma non ha grandi disponibilità economiche per intraprenderlo. Noi non abbiamo come obiettivo quello di eliminare una criticità presente, anzi, i problemi nella gestione della salute mentale, e in senso più generale nella sanità pubblica, restano e sono stati indubbiamente amplificati dalla pandemia. Noi vogliamo che questi problemi siano ben visibili perché è arrivato il momento che la politica se ne faccia carico. Iniziative come la nostra o come quella di tanti sportelli di supporto psicologico gratuito che stanno nascendo in questo periodo non possono bastare da sole. Non si può ancora una volta delegare tutto alla buona volontà di singoli, gruppi o associazioni. Serve una presa in carico collettiva e globale, soprattutto a livello governativo. Il nostro obiettivo è semplicemente quello di fornire una terza alternativa a chi sta vivendo un momento difficile e ha come uniche due alternative quella di rivolgersi a un professionista con costi relativamente elevati oppure di non rivolgersi a nessuno. Chi c’è dietro S.P.UN.TO e come nasce questa collaborazione che ha portato all’ideazione di un’iniziativa così importante? Dietro c’è un gruppo di giovani psicologi dislocati su tutto il territorio campano. Ci siamo conosciuti tra i […]

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Libri

Lo Specchio e la luce chiude la trilogia di Hilary Mantel

Con Lo specchio e la luce si chiude la trilogia che Hilary Mantel ha dedicato alla carismatica figura di Thomas Cromwell. Il romanzo della Mantel, pubblicato lo scorso Ottobre per Fazi Editore, ci porta nuovamente alla corte di Enrico VIII descrivendo gli ultimi anni della vita di Thomas Cromwell, segretario particolare del re, e la fitta rete di intrighi politici che hanno segnato la storia inglese del XVI secolo. Il racconto riprende dal maggio 1536 e più precisamente dal giorno della decapitazione di Anna Bolena, seconda moglie del re Enrico VIII, ormai divenuta un personaggio troppo scomodo per poterne consentire la presenza alla corte inglese. Ad assistere all’esecuzione c’è Thomas Cromwell, artefice tanto dell’ascesa al trono inglese di Anna Bolena quanto della sua rovinosa caduta. Ma un attimo dopo che la lama si è abbattuta sul collo della Bolena, la cruenta fine della regina è già archiviata come un piccolo incidente di percorso nell’inarrestabile scalata al potere che Cromwell porta avanti fin da quando, giovane figlio di un umile fabbro, era fuggito in Italia ed era finito al servizio della famiglia Frescobaldi prima e del Cardinale Wolsey in seguito. Archiviata per sempre la pagina della Bolena, il re convola a nuove nozze con Jane Seymour che gli regalerà finalmente il tanto desiderato erede. Ma a piccoli e grandi successi si alternano grandi tumulti che scuotono profondamente il regno inglese segnando inesorabilmente il destino dello spietato consigliere del re. Nel giro di quattro anni dalla decapitazione di Anna Bolena, Thomas Cromwell seguirà una parabola politica tanto gloriosa nel consolidamento del suo potere quanto vertiginosa nella sua caduta. Dal ristabilito controllo sulle contee del nord al consolidamento della separazione tra la Chiesa Cattolica di Roma e quella Anglicana, Cromwell consolida il suo potere imponendo il suo controllo sulle vicende politiche inglesi ed europee. Ma il desiderio di vendetta dei tanti nemici che Cromwell ha disseminato lungo il suo cammino troverà soddisfazione nell’improvvisa caduta in disgrazia del controverso consigliere del re. Fatale gli sarà l’errore nella scelta della quarta moglie del re Enrico VIII, la tedesca Anna di Clèves, verso la quale il re, ormai divenuto una paranoica e capricciosa ombra del carismatico uomo politico che fu, proverà un profondo e ricambiato disprezzo. L’occasione non verrà mancata dai nemici di Cromwell per costruire un macchinoso castello di accuse inducendo il re a decretare l’incarcerazione del suo fedelissimo consigliere e la sua condanna a morte. Lo specchio e la luce chiude magistralmente una delle più fortunate e apprezzate saghe storiche degli ultimi anni, che è valsa all’autrice la vittoria di due Booker Prize per i primi due capitoli della trilogia. Con una scrittura sapiente e raffinata, la minuzia dei dettagli e un’attenta ricostruzione di fatti e personaggi, Lo specchio e la luce ci riporta indietro nel tempo donando ad un’epoca tanto lontana nel tempo la vitalità della cronaca e la suspense del thriller. Ma a colpire ed avvincere totalmente il lettore, ancor più che gli intrighi politici e amorosi di una delle corti più […]

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Teatro

Trapanaterra al Piccolo Bellini: odissea di emigranti

Con Trapanaterra, atto unico di Dino Lopardo in scena dal 22 al 25 Ottobre, riparte la programmazione del Piccolo Bellini e prende il via la sfida del Piano Be nel suo ambizioso tentativo di ripensare l’esperienza teatrale e la partecipazione del pubblico. Sulla scia dello spirito di collaborazione artistica che da sempre ha caratterizzato il prestigioso teatro partenopeo, la nuova stagione teatrale vedrà il palcoscenico del Piccolo Bellini ospitare eccezionalmente la programmazione di due giovani realtà teatrali, Il Nuovo Teatro Sanità e Mutamenti/Teatro Civico 14 di Caserta. Apre questo ciclo di collaborazioni uno spettacolo che affonda le radici nella meridionalità affrontando uno dei suoi volti più duri, il legame con la terra natia e il doloroso dualismo di chi parte alla ricerca di un futuro migliore e chi resta a lottare. La scena si apre su una giornata qualunque di un operaio, in una raffineria assordante di rumori metallici e maleodorante. Siamo al sud, in una terra che si riconosce immediatamente per la trappola travestita da opportunità e bonus idrocarburi in cui è caduta. La pausa pranzo di un operaio è interrotta dall’arrivo del fratello emigrante che ritorna festante al nido, cingendo tra le mani un organetto. Torna da bohémienne pieno di nostalgia verso la sua terra e la sua casa, verso quegli affetti che si è lasciato alle spalle quando è partito in cerca di miglior fortuna. Il ritorno a casa è però un ritorno amaro, la terra natia non è più quella che l’emigrante ha lasciato anni addietro. I volti familiari riemergono confusamente nei ricordi d’infanzia dei due fratelli, molti di loro non ci sono più. Tutto è cambiato, l’aria che si respira, i rapporti umani e le abitudini, tutto è stato sacrificato in nome di una promessa di riscatto tradita dal malaffare. Non c’è più allegria ad alleviare il sacrificio di chi è rimasto, non c’è più musica ad allietare le feste di paese, solo un odore nauseante che rende l’aria irrespirabile e rumore di trivelle che copre ogni altra musica. L’incontro-scontro tra i due fratelli, interpretati con intensità e ironia da Dino Lopardo e Mario Russo, è un alternarsi di dolci ricordi d’infanzia e aspre accuse di abbandono e tradimento. Nei loro diversi destini i due fratelli portano dentro un dolore ugualmente grande. È immenso il dolore di chi è andato via portando dentro di sé la nostalgia e il ricordo degli affetti lontani, delle relazioni umane autentiche e genuine, dell’allegria delle feste, ma che ora ritorna in una terra completamente stravolta. È struggente il dolore di chi è rimasto, rinunciando a tutto quello che il mondo può offrire lontano dalla amata maledetta terra natale ed è rimasto inerme a guardare tutte le speranze infrangersi. L’uno nell’abbraccio dell’altro, i due fratelli si riscoprono figli di quella stessa terra che ha dato loro radici troppo forti da sradicare e rami troppi piccoli per poter crescere e progredire. Trapanaterra è un viaggio verso e dentro il sud, è una ricerca che si addentra tra le pieghe di quell’identità […]

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Libri

Il segreto del castello, il nuovo giallo di Mariagrazia Giuliani

Uno scenario mozzafiato, un antico castello arroccato sul promontorio che domina il Golfo di Pozzuoli e una storia ricca di intrighi e misteri sono gli ingredienti de Il Segreto del Castello, ultimo romanzo della scrittrice campana Mariagrazia Giuliani. Il romanzo, pubblicato lo scorso febbraio per Valtrend Editore, fa rivivere le stanze del meraviglioso castello aragonese di Baia animandole di misteriosi echi e inquietanti segreti. Una storia che regala brividi e scuote la coscienza lasciando al lettore profondi interrogativi etici, ma allo stesso tempo una maledetta voglia di vedere con i propri occhi quegli stessi panorami e toccare con mano quelle stesse pietre. Il segreto del castello, trama Alessandro Donati è un giovane fotografo impegnato nella preparazione della sua prossima mostra personale a Parigi dedicata alla sua terra natia. Il suo arrivo al castello di Baia ha, dunque, un obiettivo ben preciso, trovare un luogo ritirato e tranquillo dove soggiornare durante la preparazione della sua mostra fotografica sui Campi Flegrei. L’impatto con il castello di Baia è da subito fortissimo e dominato da sensazioni contrastanti; le terrazze a picco sul mare e le possenti mura arroccate sul promontorio offrono, all’occhio curioso e attento del giovane fotografo, scorci mozzafiato su un golfo acceso dai colori di inizio autunno, ma sono anche scenario di inquietanti e misteriose apparizioni notturne. La vita tranquilla del castello, dove oltre a Donati soggiorna un nutrito gruppo di giovani in cerca di serenità per studiare o lavorare, viene improvvisamente turbata da un furto nella residenza della contessa Sofia Giardino, proprietaria del castello, e un’aggressione al burbero direttore del hotel. Gli episodi segnano l’inizio di una serie di efferati crimini e spettrali apparizioni che turberanno la quiete notturna degli ospiti del castello delineando i contorni di un mistero inquietante in cui restano confusi i confini tra reale e surreale, legittimo e criminale. L’innata curiosità di Alessandro e la sua attenzione ai dettagli lo spingeranno ad addentrarsi a fondo nelle ragioni di quel mistero che notte dopo notte appare più oscuro e terribile. Nell’ordine naturale che domina le vicende umane ogni pedina ritroverà il suo posto scegliendo da che parte della barricata schierarsi, ma il giudizio finale su quale sia la scelta giusta e sul senso stesso della sua giustizia resterà al lettore. Conclusioni Il segreto del castello è un romanzo avvincente che sorprende il lettore con i suoi colpi di scena e con misteriosi intrecci nei quali diventa labile il confine tra la giustizia del diritto e quella delle legittime reazioni. Ma è anche un romanzo che cerca, attraverso la minuziosa descrizione di incantevoli paesaggi e segreti scorci, di rendere giustizia a un luogo magico come il castello di Baia; una costruzione che ha visto muoversi la storia tra le sue mura resistendo orgogliosamente ai suoi colpi, ma che oggi mostra con più evidenza i segni del tempo. Il segreto del castello è, quindi, l’abbraccio affettuoso di una scrittrice alla sua amata terra e un grido accorato per salvare le sue preziose gemme dall’oblio e dall’abbandono, immaginando per esse […]

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Recensioni

E Cammarere, le identità reiette di Di Gesto

E Cammarere, spettacolo di Fabio Di Gesto liberamente ispirato a “Le Serve” di Genet, chiude la IX edizione del Teatro alla Deriva, anche quest’anno ospitata dalle Terme Stufe di Nerone. La rassegna teatrale, ideata da Ernesto Colutta e Giovanni Meola, chiude i battenti insolitamente ad ottobre con l’intensa interpretazione di Francesca Morgante e Maria Claudia Pesapane. E Cammarere di Di Gesto trasforma la zattera del laghetto circolare delle Stufe di Nerone in un tipico vascio napoletano, una buia tana affacciata su uno dei tanti vicoli dove la vita si svolge notte e giorno senza che i raggi del sole arrivino a scandirne il tempo. Due sorelle, due umili popolane, due donne sole consumano la loro misera esistenza in una dimensione di esclusione ed emarginazione. Nelle loro vesti si incarnano due esistenze reiette, due destini rifiutati da una comunità caotica e chiassosa che non si manifesta mai in scena, se non attraverso le ferine invettive delle protagoniste. Le due sorelle, due esistente senza nome nè identità, si scambiano freneticamente i ruoli alternandosi nell’impersonare la padrona di casa dispotica e crudele e la sciagurata serva. Prende vita così un gioco crudele e sadico in cui l’identità della padrona, identificata in una scura pelliccia e una parrucca, passa di mano in mano tra le due sorelle in un vortice di ossessione e disperazione che le porterà all’autodistruzione. Ma le due donne non sono veramente due cameriere e la padrona di casa è solo una presenza irreale, un feticcio che si manifesta a tratti negli sporadici attimi di lucidità delle due protagoniste a rimarcare la distanza di entrambi da uno status di emancipazione e accettazione sociale. L’immagine della padrona è dunque un podio, un traguardo che le due protagoniste anelano raggiungere; in quell’immagine sono racchiusi tutti segni di un’esistenza piena e viva, la femminilità, l’indipendenza, l’affermazione di sé, la sessualità e l’erotismo, una condizione che è totalmente preclusa alle due sorelle. La padrona è tutto ciò che le due sorelle non saranno mai, e questa crudele verità si accende ad intermittenza nel buio cieco delle loro coscienze interrompendo, e allo stesso tempo esasperando, il crudele gioco al massacro che le vede protagoniste. Nella trasposizione di Di Gesto , E Cammarere, il testo di Jean Genet, pur conservando l’idea drammatica, è totalmente riscritto in un napoletano duro e ancestrale, una lingua densa di antichi detti e parole arcaiche che contribuiscono ad identificare la condizione sociale e culturale nella quale le protagoniste si dibattono. Una lingua fatta di parole e ritornelli che, con drammatica musicalità, scandiscono il tempo della follia accompagnando le protagoniste verso il tragico epilogo. Fonte immagine: Comunicato Stampa Teatro alla Deriva

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Libri

Tutto il tempo del mondo di Thomas Girst

Tutto il tempo del mondo, edito da ADD editore e tradotto da Daniela Idra, è un regalo che Thomas Girst fa a sé stesso e ai lettori descrivendo 28 storie che indagano il senso e il valore profondo del tempo. Manager culturale di BMW, critico d’arte e scrittore, Girst si interroga sul tempo e sulla nefasta influenza che tale variabile, nelle sue differenti velocità, può avere sulle nostre vite. In un’epoca dominata dal concetto di velocità e immediatezza, dove ogni esperienza mira ad annullare le distanze nel tempo e nello spazio raggiungendo tutti gli utenti in un intervallo temporale impercettibile, si corre il rischio di confondere la possibilità di riempire il tempo di innumerevoli ed effimere emozioni con la capacità di viverlo in maniera profonda e piena. Da questo equivoco e dal tentativo di dipanarlo Girst trae la sua ispirazione per una ricerca minuziosa e accurata di storie che hanno sfidato il tempo sottraendosi alle sue leggi e viaggiando a una velocità completamente diversa da quella verso cui tende tutto il resto del genere umano. Scorrendo le pagine di Tutto il tempo del mondo scopriamo personaggi ed esperienze che puntano a una dimensione ultra-temporale, esperienze che incarnano la lentezza e la cura dei dettagli dimostrando che il tempo può essere infinito non solo nella somma dei suoi secondi, ma anche tra un secondo e il seguente. Dal postino Ferdinand Cheval, che in 33 anni costruisce un monumentale castello fatto di pietre e conchiglie raccolte nei sui giri quotidiani, agli esperimenti sulla caduta delle gocce di pece passando per l’opera di Cage che viene continuamente eseguita dal 1987 ad Halberstadt e si concluderà nel 2640, sono tutte storie in cui il tempo non viene vissuto come un’incontrollabile variabile bensì come un’opportunità di fruizione e creazione. Il messaggio di Tutto il tempo del mondo si riassume nella consapevolezza, che Girst riconosce al genere umano, di astrarsi dalla dimensione temporale attraverso l’ingegno e la creatività realizzando opere ed esperienze in grado di superare i confini dell’immediato e attuale. L’intento di Girst non è, quindi, quello di elogiare l’esercizio vacuo della lentezza, bensì è un invito a utilizzare in maniera intensa il tempo affinché si possa godere del piacere che le cose fatte con cura sono in grado di trasmettere. Le storie che Girst raccoglie sono meravigliose ed impressionanti non solo perché superano la dimensione dell’oggi, ma anche perché utilizzano tutto il tempo a disposizione per dedicarsi all’esaltazione dei dettagli e alla ricerca delle emozioni che in essi si celano. E proprio attraverso l’utilizzo attento del tempo le storie di Girst riescono a superarne i confini trasformandosi in messaggi proiettati verso il futuro. Immagine copertina: ufficio stampa

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