Le scarpe Tabi: dalla tradizione giapponese alle passerelle

le scarpe Tabi: dalla tradizione giapponese alle passerelle

Cosa sono le scarpe Tabi?

Le scarpe Tabi negli ultimi anni sono passate dall’essere scarpa di nicchia indossata da studenti di arte e di moda all’essere l’ultima ossessione di celebrità, influencer e fashion victims.

Quando l’iconico stivaletto Tabi apparve per la prima volta nel 1988, sulla passerella lasciò letteralmente il segno. Questo accadde perché lo stilista spagnolo Martin Margiela fece camminare le sue modelle sulla vernice rossa prima di farle salire in passerella, ma anche perché i consumatori occidentali non avevamo mai vista una scarpa con la punta divisa a metà le cui impronte ricordavano una sorta di ibrido tra una capra e un uomo.

La nascita delle scarpe Tabi

Le scarpe Tabi non sono state un’invenzione di Margiela. Anzi, lui ha ripreso dei modelli di calzini che risalgono al Giappone del XV secolo dove c’era la credenza che le calzature con le dita separate promuovessero l’equilibrio fisico e olistico e potevano essere utilizzati con le ciabatte tradizionali. La calzatura, inizialmente, era indossata dall’ élite nobile ma successivamente si diffuse anche al resto della popolazione: i diversi colori che andavano dall’oro e il viola per la classe sociale ai vertici della piramide fino ad arrivare al blu che rappresentavano la base, cioè il livello sociale più basso. Con l’introduzione della gomma come suola e altri dettagli che la resero una calzatura, le Tabi, dette anche jika-Tabi in giapponese, divennero le calzature standard dei colletti blu, cioè della classe operaia giapponese.

Nel corso degli anni altri brand come Nike hanno dato una loro interpretazione delle  scarpe modello Tab,i ma nessuno ha avuto lo stesso successo e clamore come il modello Tabi di Maison Margiela che da essere modello di nicchia si è trasformato in scarpa all’ultima moda indossata da celebrità come Kylie Jenner e Zendaya.

La fascinazione collettiva per le scarpe Tabi è sintomo di una cultura in cui il brutto è sinonimo di distinzione, così come lo sono state altre tendenze portate avanti dalle star, per esempio, la decolorazione delle sopracciglia. Inevitabilmente questa nuova dimensione pop che hanno raggiunto le Tabi le ha fatto perdere il fascino da insider, anche se è necessario avere una certa apertura mentale per riuscire ad indossare qualcosa che può essere definito “brutto” o fuori dai canoni. Ormai, se prima le Tabi rappresentavano un certo segno distintivo dalla massa o dalla provincia e da un tipo di estetica troppo convenzionale e quasi banale, ora sono divenuti oggetto d’interesse di molti che vogliono farsi osservare e far vedere che magari loro di moda se ne intendono.

Ma questa dimensione mainstream raggiunta dalle Tabi può far riflettere anche sui gusti di ognuno di noi e porta a domandarsi se le scarpe Tabi posso piacere veramente o semplicemente piace lo status che rappresentano.

Fonte immagine: Wikipedia

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