Narghilè: un viaggio tra storia, cultura e tradizione

Quando si parla di narghilè, o anche di shisha o hookah, ci si riferisce a molto più di un semplice oggetto per fumare. Parliamo di storia, di cultura, di tradizioni! Le sue radici, infatti, si perdono in un passato lontano e affascinante. Pensa che è considerato un simbolo di ospitalità e convivialità in diverse regioni del mondo. Uno strumento che ha viaggiato attraverso i secoli e i confini, mantenendo intatto tutto il suo fascino. E, la cosa incredibile, è che questo fascino non accenna a diminuire. Ora, ti va di ripercorrere insieme il suo percorso? Andremo a svelare i segreti del suo funzionamento. Scopriremo le diverse varianti con cui è conosciuto nel mondo. E se sei alla ricerca di un prodotto affidabile, dai un’occhiata alla selezione di shisha e narghilè.

Sinonimi e nomi del narghilè nel mondo

Termine Area geografica di diffusione
Narghilè Italia, Turchia, Paesi arabi
Shisha Paesi arabi (spec. Egitto, Nord Africa)
Hookah India, Paesi anglofoni
Qalyan Iran
Kalyan Russia, Europa dell’Est

Le origini del narghilè: dall’India alla Persia

Anche se l’atto di fumare è diffuso da tempi remoti in Medio Oriente e nel mondo islamico, le prime tracce di uno strumento simile al narghilè risalgono alla seconda metà del 1500. Fu in quel periodo che il tabacco giunse in India e in Persia, e i sovrani locali iniziarono a cercare nuovi modi per godere di questa pianta appena scoperta. Secondo il viaggiatore francese Louis Rousselet, il primo a inventare l’odierno narghilè fu il medico persiano Hakim Abu-l Fath Gilani, che lo presentò alla corte dell’imperatore Akbar il Grande.

L’influenza di Hakim Abu-l Fath Gilani

La storia racconta che Hakim Abu-l Fath Gilani, preoccupato per la salute dell’imperatore, ideò un sistema innovativo per “purificare” il fumo. Come? Semplice, facendolo passare attraverso un piccolo recipiente pieno d’acqua. Un’idea geniale. L’invenzione divenne subito popolare, diffondendosi rapidamente in tutto il regno. Poi, oltre i confini, conquistò il mondo arabo, persiano e turco. In poco tempo, il narghilè si trasformò in uno status symbol, un oggetto prezioso e ricercato dalle élite.

La diffusione del narghilè nell’Impero Ottomano

In queste regioni, l’usanza di fumare aveva già radici profonde. Ma attenzione, il narghilè fu concepito proprio per il tabacco, una pianta che a quei tempi non era presente da quelle parti! Prima, infatti, era molto diffuso il consumo di cannabis, con strumenti come il chillum o il sebsi. Ecco perché si può dire che l’introduzione del narghilè segnò un vero e proprio cambiamento epocale. La sua popolarità crebbe a dismisura, soprattutto nelle Case del caffè, dove divenne un’icona, importante quanto il caffè stesso. C’è un dipinto che ritrae Karim Khan Zand, sovrano persiano del XVIII secolo, mentre si gode il suo qalyan. In Persia ci fu un iniziale divieto, introdotto per limitare il consumo di tabacco. Ma la diffusione del narghilè divenne inarrestabile! Shah Abbas II, addirittura, ne fece un oggetto di lusso. Ordinò la creazione di narghilè artigianali con vetri pregiati, come quello veneziano, e istituì squadre dedicate alla sua preparazione e manutenzione. Da quel momento, il suo viaggio verso occidente fu una strada in discesa, e lo portò fino in Europa e nelle Americhe.

Narghilè tradizionale
Esempio di narghilè tradizionale

I mille nomi del narghilè nel mondo

Narghilè” è il termine che usiamo più spesso in italiano. Esistono molte altre varianti, però. Ogni cultura ha il suo modo di chiamarlo: un mosaico di nomi che riflette proprio la sua diffusione globale.

Narghilè, shisha e hookah: le varianti più diffuse

Ad esempio, nel subcontinente indiano e nei paesi anglofoni si usa soprattutto il termine “hookah“, che va pronunciato “huqqa”. Invece, in gran parte del mondo arabo e dell’ex Impero Ottomano, oltre a “narghilè” (نارجيلة), “nagile” e “arghilè” (أرجيلة), è molto diffuso il termine “shisha” (شيشة). C’è una foto del 1905 che ritrae un gruppo di persone intente a fumare il narghilè a Istanbul. Una testimonianza della sua diffusione nell’Impero Ottomano.

Altri nomi del narghilè tra Oriente e Occidente

E non è finita qui. In Iran, Russia, Bielorussia e Ucraina è conosciuto come “qalyan” (قلیان) o “kalyan” (Кальян). “Chilim” in Uzbekistan, “Jajeer” in Kashmir e “Guduguda” alle Maldive. Questa varietà di termini mette in evidenza come il narghilè si sia radicato in diverse culture, assumendo sfumature e significati unici.

Come funziona un narghilè?

Il concetto alla base del narghilè è tanto semplice quanto geniale. Il fumo non viene aspirato direttamente, ma passa prima attraverso l’acqua contenuta nell’ampolla. Viene raffreddato e filtrato. Il risultato? Una fumata più leggera e gradevole. Ma, ti chiederai, come funziona nella pratica?

Il ruolo dell’acqua nella purificazione del fumo

L’acqua, ecco l’elemento chiave. Sembra che sia stata proprio un’idea di Abu l-Fath Gilani, per soddisfare il desiderio dell’imperatore di avere un fumo “fresco e purificato”. Un fumo, cioè, meno aggressivo rispetto a quello prodotto da altri strumenti dell’epoca. Il carbone, posto sopra al braciere, scalda il tabacco o la melassa. I vapori prodotti vengono poi aspirati attraverso il tubo, passando nell’acqua, e giungendo infine alla bocca del fumatore.

Componenti principali e loro funzione

Oltre all’ampolla, che contiene l’acqua, un narghilè è composto da altri elementi. C’è il braciere, dove vengono posizionati tabacco e carbone. Poi c’è un tubo che collega il braciere all’ampolla. Una valvola di sfiato, per eliminare il fumo stantio. Infine, un tubo flessibile con un bocchino, da cui si aspira il fumo. Ogni componente ha una funzione specifica e contribuisce a creare l’esperienza unica offerta dal narghilè.

Il narghilè oggi: consigli e curiosità

Al giorno d’oggi, il narghilè è diffuso in tutto il mondo. Ormai non è più soltanto un modo per fumare. È un rito sociale, un momento di relax da condividere con gli amici. Scegliere il narghilè giusto, però, può non essere semplice. Ce ne sono di diverse forme, dimensioni e materiali. Si va dai modelli più tradizionali, realizzati in ottone o rame, a quelli più moderni, in vetro o acciaio inox. Dipende tutto dai gusti personali e dall’uso che se ne vuole fare.

Come scegliere il narghilè più adatto

Per chi è alle prime armi, si può optare per un modello semplice e di dimensioni contenute. Se invece si prevede di utilizzarlo spesso, meglio puntare su un narghilè di qualità superiore, che sia più resistente e duraturo. Anche gli accessori sono importanti, ovviamente. Esistono carboncini specifici per narghilè, che garantiscono una combustione ottimale. E poi ci sono diversi tipi di tabacco e melassa, con una vasta gamma di aromi tra cui scegliere.

Fonte: Pixabsy

Articolo aggiornato il: 11/01/2026

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