Sazietà semantica: definizione e ambito di appartenenza

Sazietà semantica: definizione e ambito di appartenenza

La sazietà semantica indica un concetto molto importante, seppur apparentemente difficile da comprendere.
Si tratta di un fenomeno psicologico che indica la ripetizione di una parola o frase che provoca una perdita temporanea destinata al pubblico e che percepisce il discorso come una sequenza di suoni ripetuti ma senza significato.
Il concetto di sazietà semantica è stato descritto per la prima volta da E. Severance e M.F. Washburn in L’American Journal of Psychology nel 1907.

Sazietà semantica, definizione

Leon James, professore di psicologia presso il College of Social Sciences dell’Università delle Hawaii, ha coniato il termine nel 1962.
“È una specie di fatica”, dice James. “Si chiama inibizione reattiva quando una cellula cerebrale si accende, richiede più energia per accendersi la seconda volta, e ancora di più la terza, e infine la quarta volta non risponde nemmeno se non si aspetta qualche secondo. Questo tipo di inibizione reattiva, che era nota come effetto sulle cellule cerebrali, mi ha attirato l’idea che se si ripete una parola, il significato della parola continua a essere ripetuto, e quindi diventa refrattario, o più resistente a essere sollecitato ancora e ancora”.

Solo successivamente il concetto di sazietà semantica è stato espresso in termini scientifici e prettamente linguistici da vari studiosi, anche italiani.

La sazietà semantica si esprime in alcuni contesti giocosi, durante i quali la ripetizione di una parola permette di rafforzarne il significato, scatenando una sensazione nuova.
Ovviamente il fenomeno in questione si verifica anche in ambito scolastico, secondo dogmi prettamente linguistici. Alcuni insegnanti infatti, sottolineano l’abitudine da parte di qualche studente di ripetere determinate parole per esprimere sicurezza, intendendolo come un termine “erudito”. Secondo i linguisti, dopo aver ripetuto più volte una parola, quest’ultima si blocca, perché il termine in sé diventa ridondante, cacofonico e perde di significato e talvolta, in ambito prettamente linguistico e morfologico, anche il cosiddetto significante viene a mancare.
Ripetere una parola ripetutamente e quindi la sazietà semantica, genera un senso di estraniazione e fa sì che la realtà cominci a sfuggire.

Ovviamente, secondo gli psicologi che continuano ad analizzare il fenomeno della sazietà semantica, si tratta di un’esperienza cosciente, che non riguarda solo i singoli neuroni, ma la mente in ogni sua parte.
E proprio in riferimento a ciò, è stato appurato che tale fenomeno psicologico e linguistico, sia un caso di inibizione reattiva, che porta a un deterioramento dell’efficacia di una determinata azione se ripetuta in modo continuativo nel tempo.
Oggigiorno tale “tecnica” è utilizzata dai logopedisti per ridurre la glossofobia nelle persone balbuzienti; inducendo la sazietà semantica attraverso la ripetizione, diminuisce l’intensità delle emozioni negative innescate dal parlare. Alcuni linguisti hanno dichiarato che secondo quanto è stato studiato fino ad oggi, la ripetizione ossessiva di alcune parole, di per sé elevatissime dal punto di vista semantico, le abbia ridotte ad una semplice successione di suoni, prive di significato.

Immagine in evidenza: Pexels

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