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Sigieri di Brabante, filosofo della doppia verità?

Sigieri di Brabante, filosofo della doppia verità

Nella Divina Commedia, Dante incontra Sigieri di Brabante in Paradiso (Canto X), nel Cielo del Sole, tra gli Spiriti Sapienti. Una collocazione che ha generato un secolare dibattito: perché un filosofo condannato per dottrine ritenute eretiche si trova in Paradiso, elogiato proprio dal suo grande avversario, San Tommaso d’Aquino?

«Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,
è ‘l lume d’uno spirto che ‘n pensieri
gravi a morir li parve venir tardo:
essa è la luce etterna di Sigieri,
che, leggendo nel Vico de li Strami,
silogizzò invidiosi veri. »
(Paradiso, Canto X, vv. 133-138)

Scopriamo chi era Sigieri di Brabante, il cui pensiero audace affascinò lo stesso Dante.

Chi era Sigieri di Brabante: la biografia

Filosofo fiammingo, Sigieri di Brabante nacque tra il 1230 e il 1240. Divenne “maestro d’arti” presso la Facoltà delle Arti di Parigi, dove insegnò tra il 1266 e il 1277. Furono anni produttivi ma difficili. Sostenitore di un’interpretazione radicale di Aristotele, fu condannato per le sue posizioni una prima volta nel 1270 e poi di nuovo, in modo più severo, dal vescovo Étienne Tempier nel 1277. Citato in giudizio dall’inquisitore di Francia, Sigieri si appellò al papa e si recò presso la corte pontificia a Orvieto. Qui, in attesa di giudizio, fu assassinato da un suo chierico, forse intorno al 1282.

Il pensiero filosofico: l’Averroismo latino

Sigieri fu il principale esponente di quella corrente definita dai suoi oppositori “Averroismo latino“. Come spiegato da fonti autorevoli come l’enciclopedia Treccani, non si trattava di un movimento organizzato, ma di una tendenza dei maestri delle Arti a leggere Aristotele attraverso i commentari del filosofo arabo Averroè, traendone conclusioni in netto contrasto con la dottrina cristiana. I due capisaldi del suo pensiero sono l’unità dell’intelletto e la cosiddetta “doppia verità”.

L’unità dell’intelletto (monopsichismo)

Seguendo Averroè, Sigieri sostiene che l’intelletto non è una facoltà individuale dell’anima, ma una sostanza unica, separata, immateriale ed eterna, comune a tutta la specie umana. L’intelletto “opera nel corpo” di ogni singolo uomo per pensare, utilizzando le immagini fornite dai sensi, ma non appartiene all’individuo. Questa tesi, detta monopsichismo, negava di fatto l’immortalità dell’anima individuale, un pilastro della fede cristiana. Contro questa dottrina, Tommaso d’Aquino scrisse il suo trattato De unitate intellectus contra averroistas.

La teoria della “doppia verità”

La “doppia verità” non fu una dottrina affermata da Sigieri, ma la constatazione di un conflitto insanabile tra le conclusioni della filosofia (ragione) e le verità della teologia (fede). Egli si limitò a esporre ciò che la ragione, seguendo rigorosamente Aristotele, era costretta a concludere, anche se ciò contraddiceva i dogmi cristiani.

Concetto filosofico Verità di Ragione vs Verità di Fede
Eternità del mondo Ragione (Aristotele): il mondo è eterno, non ha avuto inizio. Fede (Cristianesimo): il mondo è stato creato da Dio dal nulla.
Natura dell’anima Ragione (Averroè): l’intelletto è unico per tutti gli uomini e immortale; l’anima individuale è mortale. Fede (Cristianesimo): ogni uomo ha una propria anima individuale e immortale.

Il suo intento non era contrapporre una verità alternativa a quella di fede, ma difendere l’autonomia della ricerca filosofica, anche quando le sue conclusioni risultavano “invidiosi veri”, cioè verità scomode che attiravano l’odio dei teologi.

Perché Dante colloca Sigieri in Paradiso?

La scelta di Dante rimane oggetto di dibattito. Molti critici ritengono che Dante, pur non condividendone le conclusioni, ammirasse in Sigieri il coraggio e la coerenza intellettuale. Collocandolo in Paradiso, Dante potrebbe aver voluto riabilitare la figura di un filosofo che considerava un martire del libero pensiero, un uomo che cercò la verità con rigore e onestà, anche a costo della persecuzione. La dualità tra ragione e fede che tormentò Sigieri fu, in fondo, la stessa che visse anche il giovane Dante.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia.

Articolo aggiornato il: 10/09/2025.

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