Spazio Schengen: cos’è e quali paesi ne fanno parte?

Spazio Schengen: Cos'è e quali Paesi ne fanno parte?

Lo Spazio Schengen è una zona di libera circolazione che comprende gran parte d’Europa, permettendo a più di 400 milioni di persone di viaggiare tra i Paesi membri senza controlli sistematici alle frontiere interne. Questo progetto europeo facilita gli spostamenti di milioni di persone per motivi di lavoro, studio o turismo, rappresentando uno dei risultati più tangibili dell’integrazione europea. La sua efficacia si basa su un delicato equilibrio tra libertà interna e sicurezza alle frontiere esterne comuni.

Storia e Paesi membri dello Spazio Schengen

Il progetto nasce il 14 giugno 1985 con l’Accordo di Schengen, firmato nell’omonimo villaggio in Lussemburgo da cinque Paesi dell’Unione Europea: Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. L’Italia ha aderito nel 1990. Oggi lo Spazio Schengen comprende 29 Paesi. Di questi, 25 sono Stati membri dell’UE e 4 sono Paesi associati dell’EFTA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).

La Croazia è entrata a far parte a pieno titolo il 1° gennaio 2023. Per quanto riguarda Romania e Bulgaria, dal 31 marzo 2024 i controlli alle frontiere aeree e marittime interne sono stati eliminati, ma persistono i controlli alle frontiere terrestri. Gli unici Paesi UE che non fanno parte di Schengen sono Cipro e l’Irlanda, che ha un opt-out. Per una panoramica ufficiale, è possibile consultare le informazioni del Consiglio dell’Unione Europea.

Paesi Schengen: chi è dentro e chi è fuori

Status di appartenenza Paesi
Membri sia di Schengen che dell’UE Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. (Bulgaria e Romania parzialmente).
Membri di Schengen ma non dell’UE Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera.
Membri dell’UE ma non di Schengen Cipro (obbligato ad aderire in futuro), Irlanda (con clausola di opt-out).

Come funziona: frontiere interne ed esterne

I Paesi che fanno parte di quest’area non effettuano controlli sistematici alle loro frontiere interne. In compenso, hanno rafforzato i controlli alle frontiere esterne comuni secondo un insieme di regole condivise. La gestione dei flussi migratori alle frontiere esterne è coordinata dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex). La sicurezza interna è supportata dal Sistema d’informazione Schengen (SIS), un database condiviso per la segnalazione di persone o oggetti ricercati.

Requisiti per l’adesione all’area Schengen

Per diventare un membro dello Spazio Schengen, uno Stato deve soddisfare diverse condizioni:

  • Prendersi la responsabilità del controllo delle frontiere esterne per conto di tutti gli altri Paesi membri.
  • Applicare l’«acquis di Schengen», l’insieme comune di norme su visti, controlli e cooperazione di polizia.
  • Collaborare efficacemente con le forze dell’ordine degli altri Paesi Schengen.
  • Collegarsi e utilizzare il Sistema d’informazione Schengen (SIS).

Il ripristino dei controlli in caso di minaccia

In presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, un Paese membro può reintrodurre temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne. Lo Stato deve informare la Commissione Europea e gli altri Paesi membri. Questa misura, che non richiede l’approvazione del Consiglio, è stata utilizzata da diversi Paesi tra il 2020 e il 2022 a causa della pandemia di Covid-19 e in precedenza, nel 2015, in risposta ad attacchi terroristici e all’aumento dei flussi migratori. L’Unione Europea sta lavorando a un aggiornamento del codice frontiere Schengen per rendere l’area più resiliente a future crisi.

Per ulteriori informazioni, è possibile consultare risorse dettagliate come Schengen.News.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 25/09/2025

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