Risposte rapide: storia e origini del tè
- Dove e quando è nato il tè? Le origini del tè risalgono alla Cina (in particolare nello Yunnan), con le prime attestazioni certe intorno alla fine del III secolo a.C., sebbene la leggenda dell’imperatore Shennong ne collochi la scoperta causale a quasi 5.000 anni fa (circa 2737 a.C.).
- Come si è diffuso il tè in Asia? Inizialmente consumato in ambito medico, il tè fu portato in Corea e in Giappone nel X secolo grazie ai monaci buddhisti zen, come Eisai, che lo usavano per restare svegli durante la meditazione.
- Quando è arrivato in Europa? Il tè giunse in Occidente nel XVII secolo tramite i marinai olandesi e portoghesi. Successivamente, la Gran Bretagna ne monopolizzò il commercio, scatenando per il suo controllo le note Guerre dell’Oppio.
- Quali sono i principali tipi di tè? Dalla pianta Camelia Sinensis derivano 5 categorie principali: tè nero (il più diffuso in Occidente), tè bianco, tè verde, tè oolong (o blu) e il raro tè giallo.
- Chi ha inventato le bustine di tè e il tè freddo? Le bustine di tè furono inventate per caso nel XX secolo dal commerciante newyorkese Thomas Sullivan, mentre il tè freddo fu introdotto nel 1904 da un commerciante inglese che aggiunse cubetti di ghiaccio per combattere il caldo.
Il tè, ad oggi, ha una storia molto lunga ed è diventata la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. Funge non solo da bibita rinfrescante, ma può essere anche la base di riti divinatori e molto altro. Ma da dove trae la sua origine? La storia del tè è molto antica e le prime attestazioni certe generalmente risalgono alla fine del III secolo a.C. in Cina, ma la diffusione su scala globale è avvenuta solo da pochi secoli. Gli alberi più antichi si trovavano nella zona meridionale del paese, in particolare nello Yunnan. Oggi è coltivato in più di 40 paesi in tutto il mondo: la maggior parte delle 2,5 milioni di tonnellate prodotte ogni anno proviene dai Paesi asiatici. Questo è il risultato della costruzione di un impero su larga scala: è strano, quindi, che la bevanda inglese per eccellenza abbia dovuto inizialmente essere importata a caro prezzo e fatica dalla Cina (basti pensare che la Cutty Sark inglese dal 1870 al 1878 fece 8 viaggi di successo in Cina per la ricerca del tè).
| Periodo storico | Evento chiave nella storia del tè |
|---|---|
| 2737 a.C. (circa) | Scoperta leggendaria e causale da parte dell’imperatore Shennong in Cina. |
| 758 d.C. | Pubblicazione del Canone del Tè ad opera del monaco cinese Lu Yu. |
| X Secolo | Arrivo del tè in Giappone tramite il monaco buddhista zen Eisai. |
| XVII Secolo | Primi arrivi in Europa grazie ai marinai portoghesi e olandesi. |
| XIX Secolo | Guerre dell’Oppio e inizio della massiccia coltivazione in India. |
| 1904 | Invenzione del tè freddo ad opera di un commerciante inglese. |
Indice dei Contenuti
Le origini del tè: la leggenda dell’imperatore Shennong
Di certo stabilire con certezza una datazione precisa della primissima pianta di tè risulta molto complicato, ma, per saperne di più della sua storia, si possono prendere in considerazione le numerose leggende legate ad essa. La leggenda narra che sia stato scoperto per caso in Cina dal mitico imperatore Shennong (o Shen Nong) quasi 5.000 anni fa (2737 a.C. circa). Si narra, infatti, che fosse stato proprio lui ad utilizzare per primo, anche se per puro caso, le foglie di tè; secondo la leggenda queste sarebbero cadute dall’albero apposito sotto il quale stava riposando, finendo nel suo bicchiere che conteneva acqua bollente ed emanando un profumo piacevole e invitante. L’imperatore, bevendolo, lo trovò rinfrescante ed energizzante, dando subito l’ordine di coltivare piante da tè nei giardini del suo palazzo. Da qui l’usanza di immergere le foglie di tè fresche in acqua calda si diffuse rapidamente.
Cinquemila anni fa, il tè veniva prescritto per ridurre il rischio di tumori allo stomaco e alla pelle, e per rafforzare ossa e denti. Il primo impiego che il tè trova è infatti in ambito medico, dove veniva utilizzato comunemente per curare i problemi di indigestione; successivamente viene considerato un elemento artistico al cento per cento: da qui si cominciano a delineare una serie di regole rigorose per servirlo e consumarlo. A questo proposito non si può non citare il cosiddetto Canone del Tè, o Classico del Tè, pubblicato da Lu Yu, monaco cinese, nel 758; in questo testo sono racchiusi metodi di coltivazione e preparazione (tra cui bollitura, infusione o frullandolo). Gli europei, tuttavia, assaggiarono il tè per la prima volta solo durante la dinastia Ming, circa 4.000 anni dopo la sua scoperta.
Tipologie differenti di tè
Nonostante ci siano tantissime varietà di tè, tutte derivano dalla Camelia Sinensis, pianta locata nella Cina sud-occidentale. Ci sono cinque categorie diverse di tè a cui si fa riferimento:
- Tè nero, che presenta un sapore forte ed è tra quelli che contiene maggiori quantità di teina, è sicuramente la tipologia più diffusa e ne fa parte anche il Darjeeling, che è il tè preferito dagli inglesi.
- Il tè bianco, del Fujian, è molto prezioso e pregiato (definito nella storia come il tè dell’Imperatore), ha un sapore decisamente più leggero rispetto alle altre categorie; il motivo per cui viene definito “bianco” deriva dai germogli della pianta che presenta lanugine del medesimo colore, la bevanda però assume un colore tendente al giallo.
- Il tè verde, originario dello Jiangnan, mantiene il colore naturale poiché non viene fermentato, ma trattato con il calore; è una varietà molto leggera e presenta proprietà diuretiche.
- Il tè oolong (drago scuro), chiamato anche tè blu, è originario del Guangdong e di solito ha un sapore particolarmente fruttato e aromatico.
- Come ultima categoria parliamo del tè giallo, tipico dello Hunan; tra tutti è forse il meno diffuso e, per certi aspetti, è molto simile al tè verde: entrambi hanno proprietà antiossidanti molto forti, in più il processo di lavorazione di questi due è abbastanza simile.
Processo di diffusione: la storia del tè nel mondo
Fino al VII secolo il tè rappresentava una peculiarità esclusiva della cultura e storia cinese, venne poi esportato in Corea e in Giappone nel X secolo con il ritorno dalla Cina del monaco buddista zen Eisai. Era consumato dai monaci zen che lo utilizzavano come stimolante per restare svegli durante le lunghe e faticose sessioni di meditazione. Successivamente, divenne una bevanda apprezzata anche dall’aristocrazia, per poi diffondersi tra le popolazioni. Era utilizzato inizialmente come medicinale, ma nel XII-XIII secolo le cerimonie del tè cambiarono in Giappone e divenne una sorta di attività sociale: era, infatti, molto comune leggere poesie, studiare calligrafia e pitturare mentre si sorseggiava tè. Ciò favorì una larga diffusione del tè in questi territori, che portò alla concezione dell’idea che esso fosse qualcosa di armonioso e divino, sviluppando anche qui utilizzi artistici di quest’ultimo.
L’Europa, le Clipper e le Guerre dell’Oppio
In Occidente, invece, bisognerà aspettare fino al XVII secolo quando i marinai olandesi e i portoghesi introdussero il tè, come bevanda, in Europa commerciando con la Cina. All’inizio del XVII secolo nessuno beveva tè in Inghilterra, ma a fine XVII secolo diventò quasi un’usanza. Appena arrivato sul suolo inglese, c’erano i birrai, i dottori e il clero che non approvavano questa nuova bevanda, così tutti loro convinsero il governo ad imporre tasse alte sul tè, rendendolo molto costoso al punto tale da essere accessibile solo per i nobili. Nel XX secolo, però, superato questo primo momento di negazione, divenne una delle bevande più economiche. Era molto costoso in origine anche perché si impiegavano due anni per affrontare il viaggio di andata e ritorno in Cina via mare e i cinesi, che erano molto protettivi nei confronti del tè, non permettevano agli europei di scoprire come o dove si coltivasse.
Nel XVI secolo i cinesi erano la civiltà più avanzata al mondo, sia tecnologicamente che nel campo delle invenzioni (avevano inventato la bussola e creato la polvere da sparo). Quando gli europei arrivarono alle trattative di commercio con la Cina, essa non era interessata a nessuno dei beni che l’Europa aveva da offrire. Tutto ciò che volevano era oro e argento. La storia del tè non è stata priva di peripezie, infatti, durante il regno della regina Elisabetta I, gli inglesi controllavano le importazioni di tè, ma il commercio cinese era notevolmente rigido, quindi dovevano scambiare oro e argento per avere questa preziosa bevanda. Con l’aumento della domanda del tè in Gran Bretagna, la compagnia iniziò a esaurire l’argento e l’oro necessari per trattare con i cinesi. Scoprirono, però, che i cinesi consumavano l’oppio, che credevano facesse bene allo spirito. I commercianti britannici approfittarono della situazione iniziando a contrabbandare enormi quantità di oppio coltivato nell’India Britannica e in Cina. In tal modo vendettero l’oppio ai cinesi al posto di oro e di argento. Tutto questo, però, era illegale in Cina e alla fine quest’ultima perse la pazienza iniziando a confiscarlo. Fu così che lo scambio tra Cina e Gran Bretagna di tè ed oppio sfuggì di mano, culminando nelle due drammatiche Guerre dell’Oppio (1839-1842; 1856-1860), dove il commercio fu interrotto.
Arrivati a questo punto, gli inglesi dovevano capire da dove poter ottenere il tè, sostituendo la Cina. Prima che tutto ciò accadesse, essi avevano giocato d’astuzia e, di nascosto, fecero delle ricerche su come i cinesi producessero il tè e, una volta identificato il tipo di pianta, riuscirono a diffonderne la produzione iniziando a coltivare in India (dal 1848) grandi piantagioni di tè, il quale divenne ancora più popolare di quello cinese. In seguito l’esportazione si estese anche in Sri Lanka (dal 1860 circa) e in Nepal, nel medesimo periodo. Alla fine del diciannovesimo secolo l’esportazione di tè indiano era salita a quasi 100 tonnellate: l’India, infatti, rimane il principale produttore e consumatore al mondo con il 23% della produzione mondiale. Inoltre, per aggirare i ritardi marittimi, nel 1849 gli inglesi avevano introdotto delle navi molto più veloci, le Clipper, così da Hong Kong a Londra si impiegavano solo 97 giorni. Nella classifica globale del tè, la presenza imperiale britannica è ancora oggi molto visibile.
Influenze sulla società e curiosità sul tè
Le signore che nel XVII secolo potevano permettersi il tè erano attratte dalle porcellane bianche e dalla ceramica rossa che arrivavano in Gran Bretagna con le navi del tè, quindi c’era una grande richiesta di ciotole, piatti e bicchieri dalla Cina. All’inizio del XIX secolo, il tipo di porcellana Bone China, che era realizzata con ossa di animali macinate, veniva trasformata in elaborate porcellane da tè. La stessa celebre tradizione del tè pomeridiano è stata creata dalla settima duchessa di Bedford, Annamaria, durante l’età vittoriana.
Le bustine di tè sono la più grande invenzione della storia del tè, in particolare nel XX secolo: l’inventore Thomas Sullivan era un commerciante di tè di New York che aveva l’abitudine di inviare campioni in bustine di seta bianca ai suoi clienti e questo prodotto rivoluzionario incuriosì al tal punto da spopolare e diventare uno dei metodi che ancora oggi si utilizzano di più per preparare del tè. Nel 1904, un commerciante inglese introdusse invece il tè freddo; a causa del caldo non riusciva a vendere il suo tè, così ebbe l’idea geniale di metterci dei cubetti di ghiaccio. A Taiwan, in tempi ben più moderni, hanno ideato una propria versione del tè freddo definita Bubble Tea. Infine, a livello di pregio, molto famoso è il tè Pu Erh che costa fino a 300 dollari al grammo. È così speciale per il modo in cui viene preparato: una volta che il tè si è essiccato viene cotto a vapore e pressato a forma di disco. Questo metodo è stato pensato centinaia di anni fa per facilitarne il trasporto e gli permette anche di migliorare con il tempo, proprio come un buon vino.
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Il tè, dunque, è un importante tratto culturale della civiltà cinese che non solo riesce a soddisfare i gusti di tutto il mondo, ma conferisce effetti benefici tangibili per la salute del corpo e dello spirito.
Articolo aggiornato il: 06/07/2026
A cura della Redazione
(compendio di articoli dei tirocinanti Unior)
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