Alice nelle fogne delle meraviglie nasce dall’intersezione tra racconto, monologo e performance teatrale e dalla penna di Angela Dionisia Severino, unica e bravissima interprete in scena presso la Sala Assoli di Napoli dal 12 al 15 marzo, per la regia di Lauraluna Fanina. Un pubblico d’ogni età si accinge a fare il suo ingresso in Sala Assoli, che è già di per sé una discesa verso il basso e verso quel palco – nudo, poiché privo di quinte e sipario – su cui a poco a poco prende forma l’azione. Incontriamo subito la nostra Alice, una bambina fuori dagli schemi e lontana dall’immaginario disneyano che pure traeva le sue origini dal celebre romanzo di Lewis Carroll, pilastro della letteratura fantastica mondiale scritto nel 1865.
Indice dei contenuti
Riepilogo dello spettacolo: Alice nelle fogne delle meraviglie
| Elemento | Dettaglio Informativo |
|---|---|
| Autrice e Attrice | Angela Dionisia Severino |
| Tematiche | Marginalità, sorellanza, critica sociale e urbana. |
| Premi e Menzioni | Menzione Speciale Premio Serra 2023, Premio Eco-scena 2024. |
| Costumi | Dario Biancullo (Fashion is Binary). |
Una fiaba intersezionale in Sala Assoli

Attraverso un tombino e non uno specchio Alice, prima bambina curiosa e poi trentenne che frequenta la scuola serale, vive un corto circuito in cui il sotto diventa sopra e viceversa. Nel mondo sotterraneo i topi – o i suricilli e le zoccole, come li chiama la protagonista – finiscono per proclamarla, non senza una buona dose di ironia, la regina delle zoccole. Un’investitura improbabile e perfettamente coerente al tempo stesso con quel mondo sottosopra in cui ella ha finalmente riportato la luce, della luna (ovvero, il grande formaggio) del sole e le stelle.
Al centro del primo monologo emerge la presunzione umana: quella che ci ha portato ad arrogarci il diritto di decidere quale posto nel mondo dovessero occupare tutte le altre specie animali. A colpire anche il costume dalle fini e finte trasparenze, trasversalmente attraversato dalla ripetizione della parola sorellanza, che si fa mantra ed esortazione esasperata al contempo, nonché ricerca di un fronte comune e partecipato. I costumi, tutti creati da Dario Biancullo – designer, attivista e artista multidisciplinare attivo sul territorio napoletano, che avevamo avuto occasione di apprezzare già lo scorso anno al Napoli Queer Festival con il progetto Fashion is Binary – includono anche quello da “re dei topi”, evidente richiamo alla figura di Tchaikovskyana memoria.
Il testo di Alice nelle fogne delle meraviglie mescola in modo molto abile dialetto, italiano e suoni onomatopeici, arrivando dritto al cuore dello spettatore, in cui suscita riflessione e risata. Il popolo dei suricilli è stato da tempo scacciato dalla superficie e costretto dagli uomini a vivere nel sottosuolo, nelle fogne, ma qualcosa cambia quando Alice cade in un tombino dando origine ad un’avventura senz’altro singolare.
Alice nelle fogne delle meraviglie è un vero e proprio elogio del margine

È uno spettacolo sull’imparare a vivere ai margini, e su ciò che significa abitare gli interstizi della società contemporanea, in cui il margine non è soltanto luogo di esclusione, ma anche spazio da cui osservare il mondo da una prospettiva rovesciata, capace dunque di rimettere in discussione gerarchie e centralità presunte. In questo universo capovolto, ciò che normalmente resta sotto – nascosto, ignorato o respinto – emerge attraverso le buche nell’asfalto sintomo di incuria, che si trasformano in squarci nel finto cielo dei suricilli e di una Napoli stravolta da un turismo troppo spesso sfrenato e fuori controllo.
Gli squarci nell’asfalto partenopeo diventano veri e propri luoghi di interesse turistico. In una buca si allestisce allora un info point, mentre un’altra viene destinata al luggage storage per turisti stranieri. Un’immagine che mette in luce la celebre capacità di arrangiarsi del popolo napoletano e una certa immobilità che spesso accompagna questo stesso atteggiamento, creando quella tensione da tragicommedia che trova una sua emblematica espressione nel teatro eduardiano. Allora quei vuoti nell’asfalto finiscono per diventare il simbolo di una più ampia dinamica: la mercificazione del disagio.
Alice tra sogno, profezia e realtà: riflessioni finali
Forse allora la misura della nostra umanità risiede proprio nella capacità di prenderci cura degli altri, in particolare delle minoranze e dei più deboli e vulnerabili. Siano esse minoranze etniche, bambini o intere popolazioni oppresse da guerre. Il teatro favorisce quello scambio e quell’inversione di prospettiva che è oggi un esercizio profondamente necessario per guardare il mondo a partire dal basso, dai margini, dagli ultimi e da quei luoghi che restano invisibili e ignorati.
E se fossimo noi stessi i topi che, alla cieca, nel buio, avanzano alla ricerca di un po’ di luce e di chiarezza, costretti a vivere in un sistema alienante e labirintico che sembra non lasciare spazio all’umanità? A questa e a tantissime altre riflessioni ci conduce Alice nelle fogne delle meraviglie, uno spettacolo ben scritto e ben interpretato, che è un viaggio emozionale nel mondo sotterraneo degli esclusi.

🎭 Scheda Tecnica e Biglietteria
REPLICHE E ORARI:
12 marzo ore 20:30 | 13 marzo ore 20:30 | 14 marzo ore 20:30 | 15 marzo ore 18:00
PREZZI BIGLIETTI:
Intero: 18,00 €
Ridotto (Under 30, Over 65, Convenzionati): 15,00 €
CREDITI COMPLETI:
Di e con: Angela Dionisia Severino
Regia: Lauraluna Fanina
Assistente alla regia: Simona Batticore
Drammaturgia musicale: Teresa Di Monaco
Costumi: Dario Biancullo
Disegno luci: Sebastiano Cautiero
Consulenza sound design: Paolo Montella
Voci registrate: Lauraluna Fanina
Durata: 50 minuti
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Fonte immagini: ufficio stampa

