Il Problema: l’Alzheimer raccontato al Bellini | Recensione

“Il Problema”: l’Alzheimer raccontato al Bellini | Recensione

In scena dall’1 al 6 Febbraio al Piccolo Bellini, Il Problema di e con Paola Fresa arriva in punta di piedi – come, dopotutto, la malattia di cui parla – per poi esplodere negli occhi e nel cuore degli spettatori.

Il testo – che non a caso è stato giudicato “teatralmente implacabile” nel ricevere la Menzione Speciale Premio Platea 2016 – scritto da Paola Fresa, racconta in modo preciso ed equilibrato lo squilibrio del “Problema”: la malattia di Alzheimer. L’autrice stessa, infatti, ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza sconvolgente che questa sindrome genera nelle famiglie e negli ammalati stessi, portando un resoconto che diventa spietato agli occhi di chi, probabilmente, non ha mai realmente prestato attenzione a questa malattia devastante.

La scenografia nera e vuota, presenta al centro una gabbia nera illuminata da led che cambiano colore, simbolo della malattia, che rappresenta una prigione non solo per il protagonista Michele (Franco Ferrante), ma anche per sua moglie Anna (Nunzia Antonino) e sua figlia (Paola Fresa). Il nucleo familiare diventa il cuore di una guerra contro una malattia che degenera non solo l’identità del malato, ma anche quella dei suoi familiari. Il percorso, tracciato da titoli di un attore (Michele Cipriani) che rappresenta il mondo esterno, nasce dall’ingenua incomprensione e non accettazione della malattia, dalla scissione di una figlia dalla propria madre, un momento fortissimo in cui si comprende quanto, a volte, si pecca di non voler comprendere l’altro per paura che la verità faccia troppo male a noi stessi.

Michele Cipriani nella pièce simboleggia, con tre personaggi diversi, come il mondo si approccia alle famiglie che convivono con il Problema, prima dottore, poi simpatico badante ed infine un impiegato dell’INPS: personaggi tragicomici, ma che fungono da specchio inesorabile per lo spettatore che, come l’impiegato dell’INPS, si sarà trovato a provare un sentimento perturbante di pena misto a ribrezzo dinanzi alla degenerazione che porta la malattia nelle persone che la vivono, utilizzando l’arma dell’insensibilità per fuggire al terrore che genera la vista della morte.

La vita del nucleo familiare viene portata in scena senza esagerazioni, rendendo ancora più potenti i momenti di sconforto che si possono affrontare in questa lotta senza armi, in cui si arriva a star male per la felicità altrui e si inveisce contro un Dio che sembra essere assente, a cui si dà la colpa di essere troppo arbitrario. Anna, la moglie, è sicuramente la persona che più resta colpita dalla malattia, che ritrova nelle sembianze di suo marito una persona ormai estranea, ma continua a vivere per quei pochi momenti di lucidità che la malattia ancora può portare. Ed è in questo frangente che un’azione quotidiana come quella di una doccia, diventa un commovente e prezioso ricordo, un momento di intimità perduta e ritrovata, un attimo che permette di sentire ancora la presenza della persona che sta lentamente svanendo dietro la malattia.

In due momenti  chiave si mostra il Michele dietro l’Alzheimer, un uomo intrappolato in una vita che non è la sua, il cui unico desiderio è vivere la propria vita e che i familiari siano felici. Un’introspezione nella malattia, che avrà il suo exploit nel finale.

Nonostante la delicatezza della tematica affrontata, la sensibilità con cui viene messa in scena è sublime, diventando estremamente toccante per il pubblico in sala, a cui resta comunque un inno alla vita, alla valutazione della bellezza e a non lasciarsela sfuggire. 

Photo Credit: Teatro Bellini

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A proposito di Chiara Leone

Zoomer classe '98, studentessa della scuola della vita, ma anche del corso magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane all'Orientale. Amante dell'America intera, interprete e traduttrice per vocazione. La curiosità come pane quotidiano insieme a serie tv, cibo, teatro, libri, musica, viaggi e sogni ad occhi aperti. Sempre pronta ad esprimermi e condividere, soprattutto se in lingue diverse.

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