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La compagnia del sonno, di Roberto Alajmo | Recensione

La compagnia del sonno, di Roberto Alajmo | Recensione

La compagnia del sonno al Teatro San Ferdinando

Va in scena al Teatro San Ferdinando dal 13 al 23 aprile La compagnia del sonno, dal testo di Roberto Alajmo diretto da Armando Pugliese e con l’interpretazione attoriale di Nando Paone, Giorgio Morra, Stefania Blandeburgo, Claudio Zappalà e Angela Bertamino. Lo spettacolo porta in scena una sorta di «farsa psicanalitica» durante la quale si prova a immaginare un “dietro le quinte” dei sogni di ciascuno di noi, come se fosse una costante prova generale di un evento atteso. Infatti, il tutto inizia da un piccolo manipolo in cui ci sono il capocomico, la prima donna e le giovani promesse.

La recensione

La compagnia del sonno, come si è accennato poco sopra, viene presentata come una vera e propria compagnia che lavora per realizzare i sogni, allestendo il tutto come se fosse uno spettacolo da portare in scena. E, allora, ecco il capocomico che dirige, la prima donna che mette in campo il suo talento e due giovani attori promesse future. Tra le loro mani, canovacci di sogni ormai più che vissuti e provati con serie difficoltà talvolta materiali e pratiche, con la conseguenza di un certo malcontento tra gli attori ma anche tra il pubblico, rappresentato metaforicamente dall’idea di colui che sogna che, infatti, non compare mai veramente in scena pur partecipando come parte fondamentale e attiva. A questo punto, già viene da chiedersi: quella del testo di Alajmo è una lingua che si discosta così tanto dal descrivere il mondo del teatro odierno?

In questa situazione paradossale, La compagnia del sonno mette in scena una vera e propria parodia allucinata di tutto un sistema di produzione teatrale in cui ci sono, insomma, condizioni difficili in cui lavorare, come per esempio ritardi nella consegna del materiale, assenza di riferimenti precisi o salari bassi. Ma non solo, perché la struttura gerarchica della stessa compagnia che viene descritta pare fare riferimento a un assetto teatrale ormai passato, eppure ancora resistente al giorno d’oggi, nonostante ci si autodescriva come spazi contemporanei, circa il quale viene da chiedersi se possa avere ancora la sua efficacia. Pertanto, La compagnia del sonno appare rinchiusa in un circolo vizioso da cui non riesce a uscire, né tantomeno a trovare una via di fuga per trarne ossigeno. L’unica attesa che dà apparentemente uno spiraglio di luce è la venuta di un famoso e temutissimo regista dei sogni, ma che pure alla fine si rivela disillusa e disincantata, una banale apparenza nascosta dietro a un nome.

Allora, La compagnia del sonno è una critica morbida ma puntuale nei confronti di un panorama teatrale attuale che ha spesso e volentieri vincoli con catene passate, incastrato in una gabbia di bulimia di spettacoli triti e ritriti,  di nomi di chissà quali profeti tanto attesi che poi diventano, ahimè, spesso omologati alla massa e privi di sostanza, con drammaturgie spettacolari ma poco profonde. E la stessa drammaturgia di La compagnia del sonno ha momenti di monotonia coadiuvata da effetti sorprendenti, con personaggi sfiorati e una narrazione che sembrerebbe ripetitiva. Un modo per esteriorizzare e, dunque, denunciare parodisticamente un modus operandi del teatro attuale, oppure anche La compagnia del sonno è un altro spettacolo vittima di un sistema che spettacolarizza ma non costruisce?

Fonte immagine: Teatro di Napoli

 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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