La Cupa, il Bellini riparte con il capolavoro di Borrelli

La cupa

Una nuova stagione teatrale ha inizio e il Bellini ha deciso di inaugurarla con il capolavoro di Mimmo Borrelli: La Cupa – Fabbula di un omo che divinne un albero sarà in scena al Bellini dall’8 Ottobre al 13 Novembre ed è un inizio che lascia profondi graffi sul cuore.

Un palcoscenico che squarcia la platea catturando inesorabilmente l’attenzione dello spettatore, luci ed atmosfere tetre ma accecanti, suoni cupi che incatenano l’udito e scuotono l’anima; La Cupa accoglie così il suo pubblico ed è un incontro senza scampo, una tempesta di emozioni e passioni che si impossessa del teatro intero. La Cupa è un viaggio in un mondo oscuro, un anfratto, lontanissimo e vicinissimo nell’immaginario dell’autore, dove prendono vita le più inconfessabili aberrazioni umane, un taglio nella roccia che nasconde le più cupe miserie dell’animo umano.

Eppure si apre sulle note di una storia d’amore questa melodia, con i suoni forti e acuti di due giovani innamorati, Maria delle papere e Vicienzo Mussasciutto, che lottano per difendere la loro unione contrastata. E sembra quasi celare una speranza questa storia, mentre l’unione di Maria e Vicienzo si fa strada tra gli odi e le ostilità dei familiari come un bene necessario. Ma piano piano che i personaggi calano le loro maschere, si dipinge un quadro dalle tinte fosche, il quadro di un’umanità senza speranza, un’umanità accecata dall’odio e dal livore che si contorce nel peccato sommando sofferenza a sofferenza senza sosta e senza scampo.

Eppure Maria e Vicienzo sono figli di presunti amici, Giosefatte Nzamamorte e Tummasino Scippasalute.

Il primo ha tentato di sotterrare il dolore per la violenta perdita della moglie e dei figli costruendo un regno di pietra e polvere popolato da una corte di miseri individui; il secondo ha covato un rancore sordo e soffocante per tutta una vita tentando di diluirlo nel dolore che ripetutamente infligge al prossimo. Quel che resta al fondo di una finta amicizia fondata su immondi traffici sono stracci di sofferenza pura, brandelli di incubo che tengono unita una comunità sull’inganno e la sofferenza.  

A fare da grimaldello in questa porta, spalancandola sull’abisso della degenerazione umana, è il ritorno di Innocente Crescenzo; la sua figura quasi ascetica tenta di ridare un senso a quella parola che sembra aver definitivamente abbandonato la cupa, la giustizia. In suo nome Crescenzo cerca di ricostruire i cocci di esistenze svuotate di umanità ma è un tentativo senza speranza perché non si può arginare un dolore così cupo solo con la verità.

La Cupa è un viaggio nella sofferenza attraverso suoni e immagini che sembrano creati apposta per rappresentarla. La Cupa è una tragedia intensa e autentica, come solo in versi di antiche lingue si riescono ad immaginare.

La Cupa è un’esperienza che non potete perdere.

Versi, canti, drammaturgia e regia Mimmo Borrelli

con Maurizio Azzurro, Dario Barbato, Mimmo Borrelli, Gaetano Colella, Veronica D’Elia, Rossella De Martino, Renato De Simone, Gennaro Di Colandrea, Paolo Fabozzo, Enzo Gaito, Geremia Longobardo, Stefano Miglio, Roberta Misticone

scene Luigi Ferrigno
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Cesare Accetta
musiche, ambientazioni sonore composte ed eseguite dal vivo da Antonio Della Ragione
foto di scena Marco Ghidelli

Fonte Immagine: Teatro Bellini

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A proposito di Rossella Siano

Napoletana di nascita e per vocazione. Appassionata di letteratura e scrittura nonostante la scelta di una professione molto poco poetica. Provo ad aggiungere poesia attraverso la condivisione di pensieri ed emozioni in queste pagine.

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