Maria Verde alla regia di Stoccolma al Teatro TRAM

Maria Verde

Dopo il successo di Salomè, il Teatro TRAM prosegue la sua stagione con la ricerca di regie al femminile. Questa volta, viene presentato sulla scena Stoccolma, un testo di Antonio Mocciola interpretato da Antonio De Rosa e Antonio Ciorfito, con la scenografia di Bruno Garofalo, e diretto da Maria Verde, regista cinematografica che per la prima volta si confronta con il teatro. Lo spettacolo, tanto provocatorio quanto perturbante, è finalista del Premio Drammaturgia Carlo Annoni 2021.

«Lo spettacolo Stoccolma appare inizialmente come la sintetica immagine di un thriller d’autore, dove primeggia l’affermazione di uno spirito di rassegnazione e di rinuncia al vero. Il rosso desiderio di vendetta, l’intimo dolore e l’insana paura di non essere all’altezza, accecano la ‘ratio’ e la sensibilità di un animo giovane, gettando un’ombra funesta sulla verità e la bellezza, connaturate nella sua stessa esistenza. Il respiro vitale di una età matura e socialmente affermata, ottenebrato da disattese evoluzioni di relazioni familiari, descrive l’incapacità di una esistenza serena e di un inadeguato proporsi nei rapporti interpersonali e professionali. Due anime che lottano per opporsi e contrastare un sentire, che non appartiene alla autenticità della bellezza della verità di una vita ‘normale’. Gli estenuanti e umilianti tentativi di sottomissione da un lato, e l’apparente accondiscendenza dall’altro, in cui il pudore e la vergogna quasi si annullano, conducono pian piano, vittima e carceriere nudi, uno di fronte all’altro, come davanti ad uno specchio virtuale, in cui ognuno di loro, diviene soggetto e riflesso. Il “ritorno”, l’alleanza e la solidarietà… Un “filo” sottile che, si attorciglia e tesse una tela che incatena, unisce e rinvigorisce il desiderio di andare oltre ogni identificazione con la manifestazione umana, oltre il dolore, oltre la paura, oltre la mente» spiega Antonio Mocciola, l’autore del testo di Stoccolma.

Stoccolma, diretto da Maria Verde, è uno spettacolo al quale non manca di certo il coraggio di mostrarsi nudo e crudo, come d’altronde i suoi stessi personaggi. Infatti, inizia in medias res con uno studente che, bocciato per l’ennesima ingiusta volta all’ultimo esame, tardando continuamente di conseguenza la laurea in Giurisprudenza, perde definitivamente la ragione: rapisce il professore interrandolo in un seminterrato poco illuminato e, dopo averlo privato dei suoi indumenti, inizia a seviziarlo sia fisicamente che psicologicamente. Il professore se ne sta lì ammanettato, nudo e sporco come se fosse stato sottoposto con la forza a espiare i propri peccati, costretto a subire le violenze dello studente, il suo carnefice-giudice. Stoccolma, allora, è un ribaltamento dei ruoli: se prima era il professore nella posizione di carnefice e giudice, adesso lo è il suo studente; ma, alla fine di questo terribile gioco di poteri, la scena cambia nuovamente con il professore che pare riassumere il controllo. In realtà, tra i due personaggi si instaura una vera e propria Sindrome di Stoccolma – da cui il titolo dello spettacolo diretto da Maria Verde -, entrambi scoprono e toccano a vicenda il loro dolore sepolto nell’intimità, cedendo alla fine a una resa sfinita e logorante.

Stoccolma è un testo e uno spettacolo, pensato e concepito per la scena, coraggioso, diretto, disturbante perché esprime iperbolicamente il dolore di certe ferite che in fondo ci riguardano, dando finalmente una novità sorprendente e intensa alla stagione attuale del TRAM. Ma, allo stesso tempo, si inserisce perfettamente nella linea scelta per quest’ultima: a partire dalla regia che è di donna per finire con i personaggi, fluidi nel loro genere e nella loro identità sessuale, cogliendo questioni umane e sociali quanto mai attuali nel panorama culturale odierno.

Fonte immagine di copertina: Teatro TRAM

Altri articoli da non perdere
Mi hanno rapito gli zingari, un romanzo in cui il pregiudizio si ribalta
Zingari

  “Mi hanno rapito gli zingari” è un romanzo di Christian Scorrano e Marina Pirulli, edito da AUGH! Edizioni, che Scopri di più

Spaccanapoli times di Ruggero Cappuccio: tra umorismo e malattia
Spaccanapoli times

Spaccanapoli Times di Ruggero Cappuccio (scenografie di Nicola Rubertelli), andato in scena per la prima volta nel 2015, è un’opera Scopri di più

Qualcuno volò sul nido del cuculo | Recensione
Qualcuno volò sul nido del cuculo | Recensione

Dal riadattamento a cura di Maurizio de Giovanni e per la regia di Alessandro Gassmann, Qualcuno volò sul nido del Scopri di più

Sette arti di libertà al CTF | Recensione
Sette arti di libertà

Per il Campania Teatro Festival dal 26 Settembre al 2 Ottobre va in scena nella Reggia di Portici Sette arti Scopri di più

La quasi storia di Romeo e Giulietta al Piccolo Bellini
la quasi storia di Romeo e Giulietta

  Recensione di La quasi storia di Romeo e Giulietta Ritornano in scena con La quasi storia di Romeo e Scopri di più

Il Gelo al Piccolo Bellini | Recensione
Il Gelo al Piccolo Bellini

Dal 18 al 27 marzo va in scena al Piccolo Bellini Il Gelo, da e. De Filippo, di e con Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

Vedi tutti gli articoli di Francesca Hasson

Commenta