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Labio de liebre di Orjuela (Teatro Mercadante) | CTF

Labio de liebre di Orjuela (Teatro Mercadante) | CTF

Prosegue l’edizione 2026 del Campania Teatro Festival: in scena dal 21 al 22 giugno Labio de liebre di Orjuela (Fabio Rubiano) al Teatro Mercadante di Napoli.

Da anni ormai il Campania Teatro Festival dimostra di avere un’apertura verso gli spettacoli internazionali, dimostrando un’attenzione, nonché una volontà di confronto, imprescindibili. E parimenti si tratta di rappresentazioni accolte con curiosità dal pubblico: vale anche per Labio de liebre di Orjuela, andato in scena in lingua spagnola e con i sottotitoli sia in italiano sia in inglese, garantendo come sempre una fruizione accessibile attentamente studiata. Scritta e diretta da Fabio Rubiano Orjuela, la pièce teatrale assume le sembianze di una favola macabra con le interpretazioni della compagnia del Teatro Petra, tra cui di Marcela Valencia (Alegrìa de Sosa, la madre della lepre), Liliana Escobar (Roxi Romeo, la giornalista), Jacques Toukhmanian (Granado Sosa, la lepre), Juanita Cetina (Marinda Sosa, la sorella della lepre), Jorge Ivàn Rico (Jerònimo Sosa, il fratello della lepre), Fabio Rubiano (Salvo Castello, l’uomo nel territorio bianco).

Dettaglio spettacolo Informazioni principali
Titolo opera Labio de liebre (venganza o perdón)
Drammaturgia e regia Fabio Rubiano Orjuela
Location e rassegna Teatro Mercadante (Napoli), Campania Teatro Festival
Compagnia teatrale Teatro Colón de Bogotá e Teatro Petra
Lingua della messa in scena Spagnolo con sovratitoli in italiano e inglese
Labio de liebre di Orjuela (Teatro Mercadante) | CTF
Salvatore Castello ed i suoi fantasmi

Labio de liebre di Orjuela: quattro vittime in cerca dell’assassino

Labio de liebre di Orjuela parte da vicende di criminalità organizzata realmente accadute, che dalla Colombia hanno turbato e riguardato una strisciante criminalità in tutto il mondo. Salvo Castello – l’assassino protagonista, interpretato proprio da Fabio Rubiano – è lo pseudonimo di Mancuso Gomez, el mono (trad. la scimmia): un ex paramilitare le cui mani si sono macchiate di molteplici omicidi. Ha agito nel nome di una missione politica, nel nome di un’ideologia di ripristino del territorio dai guerriglieri protestanti. Ma il sangue è stato versato e pagato anche da vittime innocenti, persino da animali, come se la violenza fosse una macchia d’olio scura senza distinzioni.

Perciò Labio de liebre di Orjuela si ambienta in un mondo metaforicamente incantato, dove le persone indossano sembianze animalesche. Ad assistere alla rappresentazione sembra di addentrarsi in una favola, allegoria delle stragi commesse. In realtà, sono tutti i fantasmi delle vittime alla ricerca del loro assassino, o meglio, alla ricerca di un suo riconoscimento consapevole. Si affollano nella vita reclusa del loro carnefice e chiedono soltanto una cosa: che elenchi a voce i loro nomi, che li identifichi, affinché possano lasciarsi andare a una morte finalmente legittimata e serena.

La banalità del male e la favola della criminalità invisibile

Stava solo eseguendo gli ordiniSalvo Castello ammette le sue colpe ma, allo stesso tempo, rivela gli ingranaggi di un sistema di potere invisibile, eppure presente costantemente agli occhi di tutti. Labio de liebre di Orjuela apre il palcoscenico alla banalità del male, quel concetto coniato da Hannah Arendt che, sebbene in due contesti storici diversi, trova una traduzione spietata nei fatti. Ovvero, apre le tavole di legno del Teatro Mercadante al racconto della favola di una criminalità priva di scrupoli umani: il fatto che le vittime pretendano di essere riconosciute nella morte dal loro carnefice, significa rivelare gli ingranaggi di una realtà subdola ma esistente. È giustizia, è un atto politico di ammissione e una responsabilità di memoria.

Labio de liebre di Orjuela (Teatro Mercadante) | CTF
Salvatore Castello sconta la pena

Labio de liebre di Orjuela da dieci anni fa a oggi

Fabio Rubiano mette in scena il suo testo da ormai quasi dieci anni a questa parte insieme alla sua compagnia. Labio de liebre di Orjuela, quindi, si è evoluto nel tempo, ha cavalcato la storia di un teatro cresciuto insieme al suo pubblico: di volta in volta, ha accolto le denunce, i risentimenti altrettanto come i pregi trasformandoli in una crescita continua. Il drammaturgo e regista mette subito in evidenza in questo senso come il fattore più modificato nel tempo sia stato l’ironia, un elemento che continua a caratterizzare la verve della pièce ma che è stata ridimensionata per certi aspetti.

Il punto di questo cambiamento sta nel concentrarsi maggiormente sulle vittime, su quella loro tragica richiesta, le stesse «che non vengono mai idealizzate ma restituite nella loro complessità umana». Si inserisce qui quell’atto politico di Labio de liebre di Orjuela: nell’andare oltre un sistema e rivelarlo attraverso gli ingranaggi, percorrendo le conseguenze orribili ed i segni lasciati da una furia omicida assetata di potere. A quel punto si spezza l’incanto, la favola non finisce con un lieto fine ma con una morale, nel senso di una riflessione inquieta e quanto mai attuale.


Labio de liebre (venganza o perdón)

  • Attori: Marcela Valencia (Alegría de Sosa, la madre della lepre), Liliana Escobar (Roxi Romero, la giornalista), Jacques Toukhmanian (Granado Sosa, la lepre), Juanita Cetina (Marinda Sosa, la sorella della lepre), Jorge Ivàn Rico (Jerònimo Sosa, il fratello della lepre), Fabio Rubiano (Salvo Castello, uomo in territorio bianco)
  • Scritto e diretto da: Fabio Rubiano Orjuela
  • Direttore tecnico: Adelio Leiva
  • Composizione musicale e disegno sonoro: Camilo Sanabria
  • Direzione artistica: Laura Villegas
  • Disegno luci: Adelio Leiva, Leonardo Murcia
  • Disegno video: Carlos Pérez, Diego Andrés Forero
  • Trucco e acconciature: Alejandro Restrepo
  • Ingegnere del suono: John Romero
  • Realizzazione costumi e accessori: Servando Díaz, William de Jesús
  • Realizzazione scenografia: Visual Sacs e Hygstudios
  • Direttore di scena: Henry Alarcón
  • Assistente di produzione: Derly Neira
  • Macchinisti: Giuliano Barra, Wilson Acosta, Filippo Alarcón
  • Produzione: Teatro Colón de Bogotá e Teatro Petra

Teatro Mercadante
21 giugno, ore 21:00
Replica 22 giugno, ore 19:00

Lingua spagnolo – sovratitoli in italiano e inglese.

Fonte immagini e immagine di copertina: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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