“Mercurio” di Luna Cenere e Antonio Raia al Mercadante di Napoli | Recensione

Due corpi – uno vestito di nero e l’altro nudo – emergono dalla luce che filtra attraverso la nebbia che invade la sala. In scena il 14 e 15 maggio al ridotto del Teatro Mercadante di Napoli c’è Mercurio, una performance che nasce dall’incontro tra la coreografa e performer Luna Cenere e il compositore, improvvisatore e sassofonista Antonio Raia. I due sembrano osservarsi e – posizionati uno di fronte all’altro – si studiano a vicenda come dinanzi ad uno specchio. Gli strumenti – analogici ed elettronici – fanno da scenografia e imitano il contrasto tra il bianco pelle della performer e il nero indossato invece da Raia, in cui il primo emerge come marmo vivo staccandosi anche dal nero assoluto del fondale. È un inizio che gioca sulla sottrazione dove, attraverso il buio, la luce scolpisce le sagome dei due. La nudità si fa qui – come spesso avviene nei lavori della danzatrice e coreografa napoletana classe 1987 – espressione di fragilità e potenza al tempo stesso – e nel farlo incarna in sé il femminile e il maschile.

Quali sono i dettagli dello spettacolo Mercurio?

Elemento artistico Dettaglio della performance
Titolo Mercurio
Coreografia e danza Luna Cenere
Musiche Antonio Raia
Disegno luci Nicola Mancini
Durata 55 minuti

Mercurio: il punto di partenza per uno scambio inter artes

Mercurio
I due corpi di Antonio Raia e Luna Cenere dialogano in scena in un momento della performance

Lo spettacolo – andato in scena per la prima volta a Bolzanodanza nel 2024 – aveva riscosso il favore di pubblico e critica. Successivamente ospite del Festival La Democrazia del Corpo di Firenze lo scorso marzo e in SpazioKörper lo scorso aprile, ha ricevuto però un’accoglienza un po’ tiepida dal pubblico del Ridotto. L’assolo di sassofono – il cui fulcro drammaturgico sta nel respiro – apre la performance/concerto attraverso un atto non più soltanto fisiologico, ma anche capace di generare una narrazione sospesa e metafisica, nonché un racconto sonoro e celeste che scaturisce direttamente dalla drammaturgia intrinseca del corpo nudo stesso. «I am beyond time, beyond space, I am abyss of the universe», sono i versi che risuonano nello spazio, mentre la voce prosegue e conclude: «I am everywhere…I am without form, space» quasi a voler invocare una fusione panica. Luna Cenere a terra, esegue una partitura di micromovimenti precisa e puntuale con cui disegna traiettorie invisibili. Ogni falange sembra esplorare lo spazio come un radar, mentre le anche assecondano un movimento ondulatorio, fluido e viscerale.

Suggestioni cosmiche tra theremin e waterphone

Le suggestioni della messa in scena si espandono verso l’orizzonte cosmico, ma sconosciuto e alieno, dello spazio profondo, evocato grazie alle frequenze metalliche del theremin e dell’atonale waterphone – quest’ultimo suonato anche dalla performer – e l’uso strategico e interessante di due microfoni ad asta posizionati sul fondo della scena. Un espediente che mira alla spazializzazione del suono che circoscrive e delimita il pubblico in Mercurio. A fare da contraltare a questo dinamismo sonoro, quasi claustrofobico, interviene soprattutto il disegno luci di Nicola Mancini. Sebbene la scelta luminosa possa apparire, a un primo sguardo, troppo statica, la sua apparente fissità si rivela una precisa scelta funzionale, poiché contribuisce a edificare un’atmosfera di sospensione volutamente atemporale, un limbo percettivo e capace di inscrivere i corpi dei performer in uno spazio via via sempre più rarefatto.

Un denso rituale percettivo e atemporale

Eppure la performance si configura come un denso rituale percettivo, la cui rigorosa complessità richiede una costante tensione cognitiva e sensoriale non da tutti condivisa, poiché i due corpi in scena non si limitano ad occupare lo spazio, ma lo interrogano e lo abitano, costringendo il pubblico in sala ad assumere una postura analitica e poetica allo stesso tempo.

Crediti dello spettacolo Mercurio

  • MERCURIO: di e con Luna Cenere e Antonio Raia
  • coreografia e danza: Luna Cenere
  • musiche: Antonio Raia
  • disegno luci: Nicola Mancini
  • foto: Andrea Macchia
  • produzione: We-Start, Centro di Produzione Piemonte Orientale, Bolzano Danza | Tanz Bozen, OperaEstate Festival e FDE Festival Danza Estate Bergamo
  • in collaborazione con: Bergamo Jazz Festival nell’ambito del progetto BoNo!
  • con il sostegno di: puntozerovaleriaapicella e il sostegno pre-produttivo di Movimento Danza – Napoli
  • produzione esecutiva: Zebra Cultural Zoo
  • durata: 55 minuti
  • biglietti: disponibili qui

Fonte immagini: Ufficio Stampa

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