In Italia le startup innovative iscritte al registro speciale sono oggi oltre 14.000 e il tessuto imprenditoriale continua a crescere, ma tra idea e impresa resta spesso un salto difficile: competenze, rete e accesso a risorse non sono distribuiti in modo uniforme. È anche per questo che il concetto di startup, al di là della retorica, non coincide con una semplice “buona idea”, ma con un processo rigoroso: trasformare un’intuizione in un modello sostenibile, testabile e pronto al mercato. È precisamente in questo spazio — quello tra slancio iniziale e costruzione concreta — che si inserisce INNOVALIA25.
Cos’è Innovalia25 e il modello campus venture building
| Caratteristica | Dettagli del modello Innovalia25 |
|---|---|
| Modello operativo | Campus venture building multidisciplinare in remoto a impatto zero. |
| Fase di intervento | Pre-prodotto: costruzione dell’idea insieme al soggetto. |
| Durata incubazione | Dai 6 ai 36 mesi. |
| Team | 25 professionisti per l’analisi collettiva dei progetti. |
| Obiettivo finale | Creazione di imprenditori strutturati e realizzazione di imprese. |
Indice dei contenuti
INNOVALIA25 è una start up factory nata nel 1990 che, negli anni, si è proposta come riferimento per chi desidera fare impresa con ambizione e metodo. L’obiettivo dichiarato è accompagnare chi ha un’idea nella sua trasformazione in progetto, senza barriere legate all’origine, alla condizione sociale o al percorso personale: seminari e percorsi formativi vengono presentati come strumenti orientati a opportunità concrete, fino all’accesso a fondi e capitali.
L’impianto del progetto ruota attorno a un modello che INNOVALIA25 definisce “Campus Venture Building”, costruito sulla sinergia di un team multidisciplinare che lavora in remoto a impatto zero e su una rete di investitori qualificati. Alla base, c’è una diagnosi netta del contesto: «qui non mancano le idee, manca un ecosistema per trasformarle in vere imprese.» È una constatazione che nasce dall’osservazione di un blocco ricorrente: molte persone, anche competenti, restano ferme perché «isolamento, mancanza di criterio e totale assenza di accesso ai fondi» finiscono per spegnere la spinta iniziale.
Il processo di trasformazione da idea a impresa
Nella loro visione, il punto critico è anche un altro: l’offerta esistente tende a premiare chi è già strutturato, lasciando ai margini chi parte davvero da zero. Il tema viene posto con una domanda che suona quasi come una provocazione: «ma per chi parte da zero, chi ha avuto un fallimento, chi ha un passato particolare?» È in quel vuoto che, spiegano, «Noi nasciamo proprio per colmare quel vuoto», con un sistema che non si limita a “validare” le intuizioni, ma le costruisce insieme alle persone, partendo dalle competenze per trasformarle in un progetto sostenibile. Per questo, precisano, «INNOVALIA25 non nasce per finanziare startup… ma per creare imprenditori coscienti, strutturati e pronti al mercato.»
La differenza rispetto a molte startup factory, secondo INNOVALIA25, sta soprattutto nella fase di intervento. Dove spesso si selezionano progetti già avanzati, qui l’attenzione si concentra sul “prima”, quando l’idea non è ancora un prodotto: «Diverse startup Factory selezionano progetti… già in fase molto avanzata. Noi lavoriamo principalmente prima, perché costruiamo l’idea unitamente ad essi.» Il percorso viene descritto come immersivo e personalizzabile:
- non è solo mentoring;
- è un percorso mirato;
- dall’analisi del soggetto fino all’incubazione e accelerazione.
A sostenere questa struttura, dichiarano, c’è un lavoro collegiale: «Siamo un Team 25 professionisti… Ogni singolo progetto viene analizzato collettivamente», con una fase di incubazione che può estendersi «dai 6 ai 36 mesi», durante la quale il progetto viene sperimentato e validato prima di essere presentato ai finanziatori. La sintesi, nelle loro parole, è diretta: «Non vendiamo… percorsi di formazione, ma realizziamo imprese.»
Creazione di imprenditori e riduzione del rischio
Per chi teme di non avere risorse economiche o accesso ai finanziamenti, l’approccio parte da un ribaltamento della logica: «non partiamo dal reperimento dei fondi, ma dal concetto se l’idea regge.» Prima viene la solidità del progetto, poi il capitale. Il percorso, spiegano, include:
- validazione dell’idea;
- costruzione del business plan;
- analisi di mercato;
- definizione del modello dei ricavi e posizionamento.
In parallelo, si lavora su come presentare correttamente il progetto a investitori e partner: «prepariamo come presentare esattamente un progetto agli investitori… e strumenti di finanza, ma quella agevolata.» E non si tratta solo di “trovare soldi”: «spesso il vero capitale non è solo finanziario, ma professionale», perché collegare competenze e risorse può ridurre il rischio e rendere più credibile l’iniziativa: «ridurre il rischio… per aumentare la veridicità dei progetti.»
Impatto sociale e reinserimento negli istituti penitenziari
Un elemento distintivo, infine, è l’impegno sul reinserimento sociale: INNOVALIA25 realizza percorsi gratuiti negli istituti penitenziari italiani, autorizzati dal Ministero della Giustizia e dai Provveditorati. Anche qui la chiave è precisa e non assistenziale: «non è un atto di assistenza, ma una tattica di incombenza economica e sociale.» L’esperienza, raccontano, coinvolge persone provenienti da contesti di marginalità e con storie complesse, e mette in luce un dato costante: «quando si offre criterio, responsabilità e vere opportunità, la risposta è meravigliosa.» I risultati non vengono descritti soltanto come economici, ma soprattutto come educativi e identitari: «riacquisiscono la propria dignità professionale… e preferiscono costruire valore», smettendo di restare ai margini.
Il futuro di Innovalia25: protocolli replicabili e riscatto
Guardando al futuro, INNOVALIA25 intende rendere questi percorsi ancora più solidi e replicabili: «creare protocolli replicabili ed appassionare investitori sensibili al tema di impatto sociale.» L’obiettivo finale è trasformare l’idea di seconda opportunità in un modello strutturato: «mutare l’idea di “seconda opportunità”, in un modello imprenditoriale unico… e totalmente sostenibile.» Perché, come concludono, «l’inclusione… quando è strutturata bene, produce riscatto.»

