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Eroica Fenice

Food

FaceFood, tra social, risate e gusto

È stato presentato venerdì 21 settembre FaceFood, nuovo interessante format che punta sul binomio eccellenze gastronomiche – spettacolo Dall’esperienza decennale della giornalista ed esperta di food Laura Gambacorta e dal genio di uno dei comici partenopei più amati, Lino D’Angiò, nasce FaceFood, un concept rivoluzionario che punta sui social e sui suoi strumenti di condivisione e streaming per regalare ai clienti dei ristoranti dove verrà ospitato un’esperienza culinaria fuori dagli schemi. Il suo funzionamento è semplice quanto innovativo. Nelle serate FaceFood il ristorante si trasforma, attraverso una serie di telecamere e di sofisticati software, in uno studio televisivo virtuale che vedrà padroni di casa la giornalista e lo showman col il suo enorme bagaglio di personaggi e parodie che volta per volta “disturberanno” il programma. Tra i vari sketch, ideati ad hoc per ogni serata così da essere sempre coerenti con le peculiarità del locale ospitante, non mancheranno gag e rubriche che vedranno protagonisti, tra gli altri, Maurizio Costanzo, che si cimenterà in improbabili ricette per la sua Maria, un sempre affamato Carlo Ancelotti e un irriverente ed accattone Presidente De Laurentis. Ci sarà poi l’imitazione di Antonino Cannavacciuolo, trasformato dal mattatore di TeleGaribaldi e Made in China, nel divertentissimo “Caccavacciuolo” con il suo show “Cucino da incubo”. Diretta dopo diretta, lo spettacolo in divenire, trasmesso in diretta Facebook, coinvolgerà i titolari del locali, gli chef ma anche il pubblico da casa che potrà interagire a suon di like e di commenti allo streaming. FaceFood, non solo “dirette”  FaceFood è intrattenimento, quindi, ma anche – e qui entra in gioco l’esperienza di Laura Gambacorta – food di qualità, marchio di fabbrica degli eventi organizzati dalla giornalista. Un binomio particolare, una coppia tutta da sperimentare, certo, ma che potrebbe rivoluzionare un mercato saturo di proposte ma povero di idee. Queste sono le nostre prime impressioni sul format che è stato presentato alla stampa e agli addetti ai lavori venerdì 21 settembre alla Locanda del Profeta (Vico Satriano 8c), dove abbiamo avuto il privilegio di testare in prima persona le potenzialità del format e poi di assaggiare alcune splendide creazioni dello Chef Simone Profeta. Questo è il menù che ci è stato gentilmente offerto, che rispecchia l’inventiva e il talento del suo patron: Finger Spaghetti di zucchine con spuma di provolone del Monaco e centrifuga di basilico Pancetta, vellutata di friarielli e mandorle tostate Patata quadrata, alici, ricotta di bufala al limone e lattuga di mare Antipasto Cupola di gamberi blu della Nuova Caledonia ripiena di tartara di tonno, mozzarella, olive verdi e salsa di blu curacao Primo Tagliolini, burro e tartufo nero Secondo Cotoletta alla milanese Dolce Babà sferico con zuppetta di frutta esotica Vini Pietrafumante caprettone spumante metodo classico Casa Setaro Primitivo since 1923 Torrevento I panini e i grissini contenuti nel cestino del pane vengono impastati con acqua di mare purificata Steralmar

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Concerti

Fabrizio Moro, il concerto all’Arenile è un successo!

Dopo aver inaugurato il Pizza Village, Fabrizio Moro torna a Napoli: sabato 28 luglio 2018 il cantautore romano si è esibito a Coroglio, nello splendido Arenile Reload, per l’ennesima tappa di una tournée che lo sta portando in giro per l’Italia. Fabrizio Moro, accompagnato dalla sua consolidata band di talentuosi musicisti, ha cantato per i fan – in uno spettacolo di oltre due ore – i suoi più grandi successi, tratti da ben 12 fortunati album di una carriera in crescendo, iniziata ormai più di 20 anni fa. Brano di apertura è stato “Tutto quello che volevi“, tratto da “Pace“, raccolta di brani in cui il cantautore racconta sé stesso, le sue paure e le angosce che attanagliano l’umanità intera, portate alla luce anche nel singolo “Sono anni che ti aspetto“, canzone tanto apprezzata dal pubblico. Ma il romano ha portato sul palco anche le sue gioie e le sue aspirazioni che si ritrovano specialmente nella canzone più bella di Sanremo del 2017, “Portami via”, nella quale prega la figlia di essere condotto per mano dall’amore, “da qui all’eternità“. Altro storico pezzo eseguito, simbolo del suo impegno sociale e civile, è “Pensa“, dedicato alle vittime di Mafia e Camorra, con il quale ha vinto la cinquantasettesima edizione del Festival di Sanremo nella categoria Giovani, e che ieri è stato cantato a squarciagola da tutti; L’attualità è al centro dei suoi testi, così come appare evidente in “Fermi con le mani“, che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, morto in circostanze ancora poco chiare durante la custodia cautelare al carcere Regina Coeli, e “Non mi avete fatto niente“, denuncia nuda e cruda della condizione esistenziale che la società post attentati sta affrontando, che gli ha permesso di trionfare ancora, insieme con il cantautore Ermal Meta, al Festival. Fabrizio Moro e il suo viaggio all’Arenile di Napoli Un concerto, quello di ieri sera, intimo e suggestivo, un viaggio che scava sia nelle fragilità costitutive dell’essere  sia nei nodi problematici della realtà che vengono dipanati e portati alla luce nelle sue strofe con semplicità ed efficacia. Fabrizio Moro, che punta a diventare un riferimento per la musica italiana così come Ligabue e Vasco Rossi, non è solo politica e impegno. Ma anche amore, gioia e rock. Un cantante e un autore che non si inserisce – per sua fortuna – nell’attuale offerta musicale nazionale dove prevale la banalità e la ricerca del rapido quanto inutile successo commerciale a “tempo determinato”, avvicinandosi, invece, alla grande tradizione cantautorale italiana. Il viaggio di ieri sera si è concluso con la canzone “Pace” appartenente all’omonimo album, che ci restituisce il riflesso di chi è oggi Fabrizio Moro. “Cerco solo il modo di trovare la Pace che non ho“, bisbiglia mentre la cerca ma nel contempo vaga. “Ho programmato la mia dieta e gli impegni/che da domani avrò/Faccio la spesa dentro a un centro commerciale/mentre osservo la bellezza e mi ripeto/dovrei approfondire quello che non so”. Ma senza pace interiore non si va da nessuna parte, non si […]

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Culturalmente

Emilio Salgari, un approfondimento sul padre del pirata Sandokan  

Nell’Italia di fine 800’, divisa tra analfabetismo e i salotti buoni della Bell’epoque, uno scrittore veronese catalizzò l’attenzione del pubblico con i suoi romanzi d’avventura. Dotato di una fantasia senza pari, Emilio Salgari non è soltanto tra gli autori più prolifici e letti della letteratura italiana ma il padre di eroi immortali che ancora affascinano, stupiscono nel loro difendere con tenacia e vigore un mondo e i suoi valori che sembrano ormai scomparsi. Numerosi sono gli aspetti che il veronese ci lascia in analisi. Il laboratorio salgariano è quanto mai ricco di suggestioni, idee e intuizioni che hanno dato vita a un corpus che, seppur uniforme dal punto di vista stilistico, è incredibilmente vario per quanto riguarda personaggi, vicende, ambientazioni. Dal Golfo del Bengala alle coste dell’oceano Pacifico, da Mompracem al Polo Nord, numerose sono le location, esotiche e non, nelle quali l’azione si svolge. Nessuna di esse era mai stata visitata in realtà dall’autore che non conseguì mai l’agognato brevetto di ‘Capitano di gran cabotaggio’, anche se lasciò intendere di esserne in possesso. Era, tuttavia, un gran sognatore e un ottimo giornalista tale da ricordare ogni minimo particolare di ciò che leggeva che lasciava poi trasudare nelle sue pagine di vivido realismo. Disegnate con maestria sulle fredde indicazioni di atlanti, enciclopedie e diari di viaggio, queste ambientazioni sono in perfetta simbiosi con i suoi personaggi, eroi vinti in cerca di perenne riscatto che, seguendo le passioni più istintive e veraci, combattono furiose battaglie. La gloria, l’onore, e il rispetto, Sandokan, Yanez, Treamail Naik rispettano un codice etico che non deve essere violato e che va difeso ad ogni costo. Gli invasori delle loro terre, le sette religiose, i ribelli voltagabbana, invece, sono i nemici che hanno violato il patto, il cui unico scopo è arricchirsi e conquistare, distruggendo, così, quelle oasi in cui regnava sovrano l’equilibrio tra uomo e natura. L’instancabile penna dell’autore veronese trasmette questi dissidi con una semplicità disarmante e con la vibrante passione di chi non è mai cresciuto davvero. Le sue opere, che rappresentano un unicum nel panorama letterario italiano di fine 800’, sono difficili da inquadrare. Estraneo al verismo, alle questioni sulla lingua e al romanzo di formazione, il mancato capitano impegna tutte le sue energie su un genere che in pochi avevano praticato prima, il romanzo d’avventura, e in cui si predilige la forza espressiva ad uno stile ricamato. Gli echi classici, le illustri citazioni, la complessità psicologica dei personaggi e delle vicende lasciano, così, il posto alla spasmodica ricerca dello stupore sensoriale del lettore che tramite le sue descrizioni riesce a viaggiare pur rimanendo seduto in poltrona. Queste scelte tematiche e una scrittura non sempre impeccabile lo hanno relegato, nel corso degli anni, ai margini della letteratura, tra gli scrittori d’appendice o per l’infanzia, con un dibattito critico tendente molte volte a sminuirne il corpus. Solo nell’ultimo ventennio di studi, a ottanta anni dal suo macabro suicidio, Salgari comincia ad essere pienamente apprezzato e il tesoro di opere lasciato da lui lasciate […]

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Teatro

Scappa Napoli: tra danza, musica e denuncia a Suggestioni all’Imbrunire

Dopo “Le parole note”, “A Nudo”, “Vento D’etere” e “La solita cena”, la decima edizione della rassegna “Suggestioni all’Imbrunire” non smette di stupire. Protagoniste assolute della quinta serata sono state – così come è ormai prassi di questo splendido festival – musica e danza. Dopo il debutto il 20 marzo al Piccolo Bellini, la Compagnia Malaorcula in sinergia con il 44 Quartet ha dato nuova linfa a Scappa Napoli, uno spettacolo di denuncia che pone al centro della sua drammaturgia il ruolo del napoletano nell’economia morale e culturale della sua città in forte decadenza. Napoletano la cui scelta di rimanere in quel di Partenope non può essere casuale e passiva ma deve necessariamente scatenare un circolo virtuoso di intenti, azioni, e – perché no?! – rivoluzioni. Con quattro danzatrici, quattro musicisti e due cantanti, la recita è una gioia per gli occhi e per le orecchie, un tripudio di talento che si mette in gioco – in coerenza con gli intenti della rassegna –  per lanciare un forte messaggio sociale. Accompagnate da arpe, contrabbassi, tammorre e cajon, le coreografie acquisiscono una particolare gravitas che ne enfatizza il substrato comunicativo. Il marcio, le ingiustizie, le iniquità, sono rappresentate passo dopo passo in un allestimento scenografico che ricorda la quotidianità dei bassi, cuore pulsante e profondamente lacerato di Napoli. Scappa Napoli, danza e musica al Pausilypon  Scappa Napoli, accolto, accompagnato e salutato da scroscianti applausi, si inserisce, come accennato, perfettamente in questa importantissima kermesse, curata dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus, con la direzione artistica di Serena Improta, d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, che ogni anno tenta di ridare dignità e lustro ad uno dei più importanti siti archeologici della città. E grazie ad essa, grazie al riscontro del pubblico, agli sponsor come Ferrarelle e ai partner, come Consorzio Tutela Vini Vesuvio e Le Arcate, due importanti zone, il Calidarium – oggetto di approfondimento nella trasmissione SuperQuark – e l’Odeion, sono già state quasi del tutto recuperate. Per il futuro si prospetta, invece, l’apertura al pubblico delle cisterne così da creare nuovi percorsi di visita e rendere il parco – così come è accaduto con la Gaiola – una delle attrazioni centrali della zona di Posillipo. “Suggestioni all’Imbrunire”  si chiuderà il 28 luglio con “ARIA DI MARE” con Orchestra Acustica del Pausilypon e Stella Gifuni (arpa) mentre la settimana prima, il 21 luglio, andrà in scena “IL BACIAMANO” con Susy Del Giudice, Giulio Cancelli, Giovanni Esposito, Catello Tucci (violoncello), Elio Manzo (chitarra).  —————————————- Scappa Napoli con la Compagnia di danza Malaorcula e i 44 Quartet: Arcangelo Michele Caso (violoncello), Gianluca Rovinello (arpa), Osmani Artiga Cairo (cajon), Marta Carbone (voce e percussioni), e Mariateresa Carbone (seconda voce e tammorra). Coreografia di Marcella Martusciello – Regia di Manuela Barbato

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Food

Sfogliata fredda, la nuova delizia di SfogliateLab

Una torta gelato al gusto di sfogliatella. Questa è la novità estiva di SfogliateLab, splendida fucina del gusto sita a pochi passi dalla stazione di Napoli. Vincenzo Ferrieri, figlio di Salvatore, storico proprietario del marchio, ha tirato fuori dal cilindro un’altra imperdibile creazione che farà felici la sua folta quanto affezionata clientela. Dopo le SfogliaCampanella (la sfogliatella con il cuore di babà, una delle golosità più ricercate e imitate in città, che è disponibile in ben 13 declinazioni: classica, al caffè, al croccantino, al panettone, al pistacchio, all’arancia, al cioccolato bianco, al gusto bacio, e nelle versioni estive al limone, alla pesca, ai frutti di bosco, al cocco e alla fragola), è tempo della “Sfogliata fredda”: una sfogliatella scomposta (gli ingredienti sono gli stessi del dolce tanto amato in tutto in mondo) che si  presenta come una torta (sia in formato monoporzione che in formato classico di diverso peso) e va consumata rigorosamente fredda (quindi va conservata in frigo come se fosse un gelato). Per quanto concerne gli ingredienti, essa ha di base un Pan di Spagna ricoperto da uno strato di ricotta aromatizzato gli agrumi, sopra cui troviamo uno strato si sfogliata sbriciolata, un altro strato di ricotta e un secondo strato croccante. Per concludere in bellezza, sulla parte superiore, è stata collocata una sfogliatella classica in versione mignon. La sfogliata fredda è un piccolo capolavoro Abbiamo avuto il piacere di provarla ieri sera in anteprima, nel corso di un evento riservato alla stampa organizzato da Maria Consiglia Izzo e Grazia Guarino, e ce ne siamo subito innamorati. Si tratta di un dolce particolare perché racchiude in sé più consistenze e ciò gli permette di non essere stucchevole – come sarebbe un semplice gelato al gusto di sfogliatella, ad esempio – e tutti gli ingredienti sono distinguibili e per ben percepibili al palato. Insieme alla monoporzione di torta e ad un drink come aperitivo, c’è stata servita una “Pupetta”, un dolcetto (base di Pan di Spagna farcita con una mousse composta da latte, ricotta e panna, e poi rifinita con l’ingrediente corrispondente al gusto specifico) dedicato alle donne e che sarà protagonista ad ottobre – mese per la prevenzione oncologica – di un altro imperdibile evento.

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Food

Habitué, la Belle Epoque nel cuore di Nola

L’Habitué di Nola appartiene a quella categoria d’elite di ristoranti in grado di fondere, con armonia e classe, estetica, gusto e ricerca. Figlio delle idee e della ambizioni di Fabio Coppola, Giuseppe Vetrano e Vincenzo Cangemi, che hanno voluto investire nel comune bruniano e nel suo spirito di rivalsa, questo locale, nonostante sia di recente apertura, vanta già una folta quanto selezionata clientela. La location è curata nei minimi dettagli e ricorda con la sua mise en place, i motivi floreali e le luci soffuse, un salottino parigino degli anni ’20. Il ristorante, che si trova in una posizione privilegiata, in un antico palazzo nobiliare del ‘700 che affaccia su Piazza Duomo, propone una cucina fusion negli ingredienti e nelle modalità di preparazione dei piatti che hanno sentori e fragranze giapponesi e – in coerenza col mood degli ambienti e con la formazione del suo chef, Raffaele Dell’Aria – francesi. Habitué, le specialità Tra i più piatti più originali, pensati e realizzati strizzando l’occhio ai giovani clienti, troviamo, ad esempio, il battuto di manzo con foie gras, gel di agrumi e mayonese di senape, gli gnocchi con salsa di peperoncini verdi, crudo di gamberi rossi, aglio nero di Voghiera, gli spaghettoni alla Nerano con sashimi di capasanta, il petto d’anatra con marmellata di kumquat e il cipollotto nocerino alla griglia e asparagi croccanti. Tra i dolci, invece, spiccano il gelato al Baileyes e il tiramisù rivisitato con choco ball al cioccolato fondente, crumble al savoiardo, spuma al marsala, caffè espresso. Non mancano specialità riservate ai vegetariani e agli amanti dell’aperitivo che potranno sorseggiare i deliziosi cocktail al banco oppure nella riservatezza del privè. Lunedì sera abbiamo avuto il piacere di essere invitati alla serata stampa organizzata dalla giornalista Federica Riccio e provare alcune delle specialità che ne contraddistinguono menù e carta dei vini. Questo è ciò che ci è stato servito: l’ostrica con spuma di gin lemon, gli gnocchetti con salsa di peperoncini verdi, crudo di gamberi rossi e aglio nero di Voghiera, polpo arrosto con patate in tre consistenze, un fresco predessert “Anguria Orient Express” e la creme brulèe all’arancia con gelato alla Vodka e lampone sour. I piatti sono stati accompagnati dallo Champagne prodotto dalla Maison J.H. Quenardel.

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Notizie curiose

Il decalogo dei saldi

Anche questa estate è arrivato il tanto atteso momento dei saldi: ufficialmente iniziati il 7 luglio, avranno poi termine il 30 agosto. C’è dunque tutto il tempo per lanciarsi a caccia delle migliori occasioni presentate sia dai negozi fisici, sia dagli shop online. Le previsioni fatte dagli studi di settore confermano che, anche questa volta, si tratterà di un’estate bollente in quanto a rapporto fra italiani e saldi. Lo sostiene l’ultimo report di Confesercenti, secondo cui gli italiani spenderanno circa 165 euro a testa. Inoltre, l’85% degli italiani si dimostra interessato agli sconti proposti dai saldi: solo il 34% sa già per certo che comprerà durante questo periodo, mentre il 51% dei consumatori prenderà questa decisione solo in base alle occasioni che troverà. La maggior parte degli appassionati di saldi punteranno al low cost: al contrario, il 28% punterà esclusivamente sulla qualità della merce. Dove e come fare shopping? Lo shopping conosciuto dai più è quello che si rende accessibile attraverso gli acquisti presso gli shop fisici: è un grande classico che non passerà mai di moda, in quanto fa oramai parte delle tradizioni delle famiglie italiane. Di contro, saranno tantissimi gli italiani che approfitteranno dei saldi via Internet: non va infatti dimenticata la convenienza degli acquisti online, ancora maggiore in periodo di saldi. È la soluzione perfetta per chi vuole evitare di andare in giro con questo caldo, risparmiando anche parecchi soldi: non a caso, ci sono tanti siti web di abbigliamento online, come ad esempio YOOX, che in questo periodo offrono sconti fino al 70% e merce in esposizione di grandissima qualità. Poi, volendo, è possibile sfruttare le nuove tecnologie per avvantaggiarsi ancor di più: si parla nello specifico delle app utili per i saldi. Shopsavvy, ad esempio, permette di reperire gli sconti migliori su un singolo prodotto, tramite la scansione del codice a barre. Esistono  anche app più classiche come DoveConviene: un vero e proprio raccoglitore di sconti. Inizio saldi estivi, come evitare le truffe? I saldi vengono regolati in Italia da una vera e propria normativa, che agisce a tutela dei consumatori: il DL 114/98. Per evitare le truffe, però, si consiglia di informarsi e di prendere spunto dai migliori consigli del Codacons. Ad esempio, il consumatore dovrebbe sempre stare attento alle scontistiche eccedenti il 50%: come spiegato dal Codacons, spesso si tratta di capi non di fine stagione, dunque più vecchi e di un valore molto basso. Si consiglia poi di verificare il prezzo di partenza, anche informandosi in rete: alcuni negozianti approfittano dei saldi per gonfiare questo prezzo, e per rendere più attrattivo il successivo sconto. Un altro suggerimento utile è il seguente: mai buttare lo scontrino, perché anche i prodotti acquistati in saldo possono essere cambiati o rimborsati. Infine, attestate sempre l’affidabilità di un e-commerce prima di approfittare dei saldi online.

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Comunicati stampa

Simona Molinari, stasera il live al Teatro Antico di TAORMINA

Dopo il successo del suo ultimo singolo “Maldamore”, SIMONA  MOLINARI oggi, domenica 8 luglio alle ore 21.30, si esibirà in concerto al Teatro Antico di TAORMINA per celebrare i 10 anni di carriera discografica. Sono attesi grandi ospiti che, accompagnati dalla fantastica Orchestra Jazz Siciliana, saliranno sul palco per interpretare i successi dell’artista e i meravigliosi classici del repertorio jazz. Ecco il cast completo che affiancherà SIMONA MOLINARI durante tutta la serata: AMARA, GIOVANNI CACCAMO,CARMEN, SILVIA APRILE, SERENA BRANCALE. Lo spettacolo sarà aperto dai contributi artistici della pianista e compositrice Roberta Di Mario e da Giovanni Sciabbarrasi. Biglietti disponibili sul sito www.ticketone.it Cantautrice e musicista jazz tra le più apprezzate del panorama musicale italiano, SIMONA MOLINARI  ha collaborato e duettato con artisti di fama mondiale tra i quali citiamo Al Jarreau, Gilberto Gil, Peter Cincotti, Andrea Bocelli, Ornella Vanoni, Lelio Luttazzi, Renzo Arbore, Massimo Ranieri, Fabrizio Bosso, Franco Cerri, Stefano Di Battista, Dado Moroni, Roberto Gatto, Roy Paci e Danny Diaz. In Italia è maggiormente nota al pubblico per la hit radiofonica In cerca di te e per le due partecipazioni al Festival di Sanremo nel 2009 con il brano Egocentrica e nel 2013 in coppia con il jazzista newyorkese Peter Cincotti con il brano La Felicità che ha raggiunto il Disco d’Oro. L’artista è stata inoltre coinvolta nella colonna sonora del Film “Tiramisù” di Fabio De Luigi ed è stata impegnata in una lunga tournée che ha superato 100 concerti in Italia e nel mondo: dal Blue Note di New York al Teatro Estrada di Mosca, dall’Arena di Umbria Jazz al Premio Tenco solo per citarne alcuni.  “MALDAMORE” è il primo singolo estratto del nuovo lavoro discografico di SIMONA MOLINARI.

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Eventi/Mostre/Convegni

Casa Librincircolo, al via le cene letterarie

Con la “Cena leopardiana” Casa Librincircolo inaugura una nuova serie di appuntamenti culturali. Ma poco seri. Il primo evento è dedicato a Giacomo Leopardi, di cui ricorre in queste settimane l’anniversario di duecentoventi anni dalla nascita. Ne abbiamo parlato con Rita Raimondo, una delle socie dell’associazione. Con quali intenti nascono le “cene letterarie”? Le cene letterarie di Librincircolo nascono dall’idea di smontare l’immagine del salotto letterario classico, abitualmente serioso e francamente un po’ noioso, per proporre una formula più fresca e divertente. Durante la serata, l’autore in questione verrà comunque presentato e omaggiato, ma allo stesso tempo rivisitato e riproposto in chiave semiseria. Anche gli assaggi culinari saranno ispirati, volta per volta, unicamente al tema della serata. Quali ospiti sono previsti? Librincircolo è una grande rete di amanti della letteratura e della cultura in generale. Ecco perchè Casa Librincircolo, la nostra nuova sede operativa in Salita Pontecorvo 60, accoglierà in tutti i suoi eventi contributi creativi di associati e non. Anche altre associazioni culturali avranno spazio negli eventi di Librincircolo. Quindi, durante le cene letterarie sono previsti più interventi da parte di attori, musicisti, scrittori amici della associazione. Qual è lo spirito che anima “Casa Librincircolo”? Casa Librincircolo nasce per dare un luogo a chi vuole di esprimere le proprie idee e realizzare le proprie proposte. Si tratta di un punto di aggregazione, di uno spazio aperto a chiunque ne voglia usufruire. L’obietto principale, ancora una volta, è quello di creare una rete e di mettere in piedi un calendario di eventi sempre stimolanti, interessanti e originali. Progetti futuri? Come tanti sanno, Librincircolo è coinvolta nella organizzazione della Fiera del Libro di Napoli “Ricomincio dai Libri” insieme alle associazioni amiche La bottega delle Parole, Parole Alate e Sepofà. Questo è sicuramente il progetto più ambizioso che troverà realizzazione all’inizio di ottobre presso la Galleria Principe di Napoli e presso il Museo Archeologico (il MANN). Come sempre, poi, sarà impegnata nella realizzazione di corsi di formazione, come quello di editoria, di scrittura creativa e laboratori vari. Resta sempre un appuntamento fisso quello del BookMOB. Casa Librincircolo e la Cena leopardiana La serata prevede un menù di degustazione di tre portare realizzate ad hoc: -Spaghetti all’Infinito -Patate alla Silvia -Odorosa Ginestra A fine cena sarà servito uno “shottino” di Sterminator Vesevo. Durante la cena, ci saranno momenti – chiaramente poco seri di intrattenimento culturale, ovviamente a tema leopardiano. “Cena leopardiana”. Quota di partecipazione: 15 euro. L’evento è a numero chiuso, la prenotazione è obbligatoria infocasalibrincircolo@gmail.com – 329 626 44 29 25 luglio – ore 20:30

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Nerd zone

Il mondo delle startup raccontato da Jeff Bezos ed Eric Lies

Prima di fondare una startup tecnologica e aspirare un giorno a diventare un miliardario della tech è necessario imparare a comprendere e a riconoscere i sistemi della tecnologia, le nuove tendenze dei consumatori nativi digitali, in quale parte del ciclo economico ci si trova e soprattutto contro quali sistemi e modelli fondamentali ci si sta per scontrare. Per fare questo ci vengono in aiuto alcuni libri anche molto pratici che introducono le principali metodologie da utilizzare per concretizzare o rivedere nuove idee e modelli di business e per creare nuovi prodotti tech. Pochi sanno che circa il 90% di queste aziende falliscono, perché se è vero che il mondo delle startup è affascinante, è altrettanto chiaro che si tratti di una fetta di mercato spietata. Per chi possiede già una propria realtà imprenditoriale e ha deciso di buttarsi nel digitale o per aspiranti startupper, questo articolo potrà dare una visione d’insieme grazie alla presentazione di 2 libri, uno più biografico e l’altro più tecnico per l’apertura di una newco digitale o di e-commerce. Vendere tutto: la storia di Amazon e di Jeff Bezos Questo libro è considerato la migliore biografia di Jeff Bezos e dell’incredibile storia di Amazon. “Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon” è un libro in formato digitale che narra della rapida scalata al successo di questa società tech e del suo illuminato e carismatico fondatore. Bezos anche se con una personalità molto diversa da quella dei popolari Bill Gates, Steve Jobs o Larry Ellison, fa parte di quei milionari che si “sono fatti da sé” e che in pochissimo tempo sono riusciti a raggiungere un patrimonio personale a nove zeri. Un’analisi molto dettagliata su questo tema è stata realizzata grazie ai dati Forbes e Bloomberg, rielaborati da Betway Casinò sottoforma di infografiche in cui si delinea la classifica delle 100 personalità più ricche al mondo, differenziando coloro che con la propria start up hanno raggiunto il miliardo più velocemente e gli imprenditori che sono arrivati ai nove zeri dopo anni di duro lavoro. Non ci si stupisce trovando Jeff Bezos sul gradino più alto del podio con un patrimonio da 90 miliardi, inseguito da Bill Gates e Warren Buffett. Grazie alla sua idea rivoluzionaria di creare un negozio digitale globale, con un assortimento illimitato e a prezzi iper concorrenziali, Bezos ha inventato una nuova idea di cultura aziendale basata su elementi distintivi che vengono rivelati durante la lettura del libro, ricco di interviste a familiari e conoscenti e di testimonianze dirette di dipendenti ed ex dipendenti di Amazon. Si tratta di un vero must letterario dedicato ai giovani imprenditori che sognano di aprire una startup di successo in Italia, con utili consigli pratici per inquadrarla e valutarla nel contesto del mondo imprenditoriale dell’e-commerce. Partire leggeri di Eric Lies La maggior parte delle nuove startup sembra destinata al fallimento a causa degli errori di valutazione da parte degli imprenditori e dall’instabilità dei mercati, ma molti di questi insuccessi si possono prevedere ed evitare. Nella lettura “Partire […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Concerto al buio, un viaggio intimistico alla Galleria Borbonica

La sirena. Piedi che si affrettano sulla precaria rampa di scale. Urla. Pianto. Terrore. La Galleria Borbonica durante il periodo bellico è stata rifugio e testimonianza del non senso che porta con sé la guerra. Un non senso coperto da un cumulo di spazzatura e detriti, sversati ogni notte con il beneplacito del vecchio custode del Parcheggio Morelli, fin quando nel 2008, dopo interminabili lavori, che tuttora proseguono, fu riaperta al pubblico e restituita alla comunità grazie a Gianluca Minin, Enzo De Luzio e i loro collaboratori. Ma al di là dei percorsi, tra cui spiccano quello “speleo” e quello “avventura” a bordo di una zattera, e delle attività pensate per le scuole, questo incredibile luogo, impregnato di vicende, aneddoti e racconti che si nascondono dietro ogni angolo, è diventato ora un importante polo di attrazione culturale. Spettacoli teatrali, rassegne jazz e mostre. Il tufo della Galleria Borbonica non trasuda solo storia ma anche di arte. Forse uno degli esempi più belli, proprio perché in estrema antitesi con cioè che è accaduto durante il secondo conflitto mondiale, è il concerto di violino e piano, andato in scena ieri sera. Dopo il sold-out registrato dai precedenti appuntamenti, la magica commistione di buio e musica ha nuovamente inebriato gli spettatori che, dopo una breve visita per gli ambienti simbolo della Galleria, sono stati accompagnati nella più grande cisterna, che privata della luce artificiale viene completamente inghiottita dalle tenebre. Qui il violino di Edo Notarloberti e il pianoforte di Martina Mollo si sono inseguiti, alternati, presi per mano, suscitando un caleidoscopico vortice emotivo che ha travolto i presenti, i quali, dopo i selfie di rito, si sono trattenuti nello shop per discutere dell’incredibile esperienza appena vissuta. Una esperienza difficile da raccontare perché estremamente intima e personale. Privati della vista, si rimane da soli, assaliti da pensieri, sensazioni e ricordi. La musica, in certi momenti, è delicata come un abbraccio, in altri, prorompente come un pugno. E ciò che meglio esemplifica il viaggio emotivo a cui questo concerto conduce sono le lacrime di gioia di una delle spettatrici, che echeggiavano nell’oscurità. Il concerto al buio alla Galleria Borbonica Concerto al Buio è frutto della simbiosi di Localemotions.com – piattaforma online finalizzata a mettere in contatto la domanda con l’offerta di esperienze – e Galleria Borbonica, un binomio che si sta dimostrando vincente, sia nei numeri che nei feedback estremamente positivi. Tutte le repliche, anche quelle nell’antica basilica di San Crisogono a Roma e nell’Arsenale della Repubblica in Piazza Flavio Gioia ad Amalfi, infatti, sono state premiate in termini di pubblico – anche ieri non c’erano sedie vuote – e hanno ricevuto commenti estremamente positivi sui social. Tra gli altri interessanti eventi che il portale propone segnaliamo: “lezione di pizza”, un corso veloce e divertente dove saranno svelati ai partecipanti i segreti per una pizza napoletana perfetta, e “visita vini e vigneti”, un tour dei vigneti alle pendici del Vesuvio, una piacevole passeggiata (a cui segue un pranzo) tra gli odori ed i sapori tipici dell’Ars Vinearia campana.

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Food

Coroglio ha un nuovo punto di riferimento: il Post – Aperitif

Nelle roventi notti della movida estiva napoletana, sempre più persone cercano un posticino tranquillo dove rilassarsi, bere cocktail di qualità e chiacchierare con gli amici davanti a qualche specialità etnica. Da mercoledì scorso, a Coroglio c’è un nuovo locale che risponde a queste esigenze “premium” di condivisione. Il “Post – Aperitif Club” – il nome fa riferimento alla zona di Bagnoli, post industriale, appunto, oltre a quanto viene pubblicato sui social -, che conta già migliaia di ingressi e una programmazione di primissimo piano, è nato dagli stessi soci del Drop con l’intento di fornire una esperienza originale e multisensoriale ai propri ospiti. Per questo, si sono affidati per il food a Marco Iavazzo, giovanissimo chef napoletano che fa della cucina fusion la sua arma vincente, e al bar catering “40 volumi” nelle persone di Carmine Nasti (con la collaborazione di Viviana Garofalo) per quanto riguarda i cocktail. Nel corso della splendida cena organizzata da Maria Consiglia Izzo e Grazia Guarino per stampa e foodblogger, abbiamo avuto il piacere di parlare sia con il cuoco che con uno degli addetti al bar, Marco Esposito. Post – Aperitif Club, una perla incastonata a Coroglio Quali sono le specialità del locale? Cucina fusion, con varie etnie coinvolte. Partiamo dalla Spagna con il gazpacho e le falafel per arrivare in Argentina con le empanadas. Non trascuriamo anche l’ottima cucina nostrana con gli spaghetti al riccio e la possibilità di assaggiare la burrata. Sperimentazione e tradizione, quindi, che sono andate a braccetto anche nel menù offertoci ieri sera al “Post” di Coroglio, che prevedeva tre tapas di carne, tre di pesce e un dolce: Polpo al curry e quinoa Keftetes cn tzatziky Nuggets con harissa Panzanella Tonno in olio cottura con maionese al finocchietto Cous cous con agnello Tartelletta lemon crud e aria di limone (dolce) In abbinamento alle portate, abbiamo degustato quattro drink. Drink abbinati alle tapas di carne: – RAISIN (alcolico): vino rosso, succo di lime, succo d’arancia, zucchero liquido , succo di mirtillo con  more e lime pestati; – DALY (analcolico): succo di ananas al curry. Drink abbinati alle tapas di pesce: – ARIA (alcolico): Gin Bombay, pezzetti di lime, Lemongrass, albume; – SANTIAGO (analcolico): soda, zucchero di canna, foglioline di menta e lime pestato. A proposito di beverage, abbiamo avuto il piacere di parlarne con Marco Esposito a cui abbiamo chiesto riguardo questa collaborazione e lui ci ha risposto:”40 volumi è una società di bar catering  itinerante che ha il piacere di collaborare con importanti enti come il museo Madre, Bosco di Capodimonte e il Noisy Naples Festival. Qui abbiamo base fissa e siamo guidati da Carmine Nastri, un maestro, un genio, creatore di cocktail di fama internazionale. Convincerlo a collaborare con noi e soprattutto tornare dietro al bancone è stato difficile ma ne è valsa assolutamente la pena e i nostri clienti te lo potranno confermare. Il nostro intento, in ogni caso, è quello di accostare i drink ai piatti, non solo per sapori ma anche per filosofia e storia, una pratica […]

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Teatro

“Sei”, da Pirandello a Spiro Scimone al NTF

Era il 1921 quando Luigi Pirandello scioccò la platea del Teatro Valle di Roma con una commedia anomala, assurda, che superava l’idea stessa di avanguardia. La scontro dialettico tra personaggi e attori, con conseguente rottura della quarta parete, confuse il pubblico che non era abituato ad operazioni simili. Sono passati quasi cento anni, ma la sensazione di stupore che  questa drammaturgia metateatrale così ricca di spunti è in grado di regalare non è mutata. Cambiano gli interpreti, le compagnie e i palcoscenici ma la profondità del teatro è tale da potervi ancora attingere, e ancora, e ancora. Un’ulteriore conferma si è avuta ieri sera al Teatro San Ferdinando di Napoli dove la Compagnia Scimone Sframeli ha debuttato, per il Napoli Teatro Festival, con “Sei”, adattamento leggermente ridotto della prima opera teatrale dell’autore de “Il fu Mattia Pascal”. L’intento è chiaro fin dalla prima scena. Spiro Scimone e il registra Francesco Sframeli hanno fuso il linguaggio pirandelliano con il loro, così da dare nuova linfa al testo e alla sua conseguente riproposizione scenica. L’impianto drammaturgico non ne è risultato particolarmente intaccato, i (pochi) cambiamenti sono stati funzionali ad una maggiore comprensibilità e attualizzazione delle situazioni e dei personaggi. “Sei”, una regia di Francesco Sframeli  Elemento cardine della famosissima commedia è il teatro, visto nella sua interezza ma nel contempo analizzato frammento dopo frammento. Il rapporto tra i personaggi e gli attori è sicuramente uno dei passaggi più interessanti. Pirandello si domanda se sia effettivamente possibile mettere in scena una qualsiasi dramma data la dicotomia che sussiste tra il personaggio e chi lo interpreta. L’ego, il carattere, la formazione dell’attore modifica inevitabilmente i tratti dei personaggi  che spesso nascono dalla penna di autori diversi dal drammaturgo della compagnia. Essi però non possono vivere se non attraverso quello scambio di abiti da cui dipende la loro sopravvivenza ad di là della storia in cui sono intrappolati e che a cui vorrebbero disperatamente dar voce. In questa diatriba senza reale via d’uscita se nell’inevitabile compromesso, entra in gioco l’autore – che i personaggi di Pirandello cercavano con ansia – che, a sua volta, si arroga il diretto di apportare tutte le modifiche necessarie per realizzare uno spettacolo che lo rispecchi e che piaccia al suo pubblico. La compagnia Scimone Sframeli, come Luigi Pirandello nel 1921, hanno portato quindi in scena paradossi, contraddizioni e assurdo. Assurdo che ancora oggi piace, stupisce e viene accolto e salutato da fragorosi applausi. SEI di Spiro Scimone adattamento dei Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco, Michelangelo Zanghì, Miriam Russo, Zoe Pernici regia Francesco Sframeli scena Lino Fiorito costumi Sandra Cardini disegno luci Beatrice Ficalbi musiche Roberto Pelosi regista assistente Roberto Bonaventura direttore di scena Santo Pinizzotto assistente ai costumi Carolina Tonini produzione Compagnia Scimone Sframeli, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Théâtre Garonne-scène européenne Toulouse in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia Teatro San Ferdinando 23 giugno ore 21.00 24 giugno ore 19.00 25 giugno ore 21.00 durata […]

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Food

White Ice Summer, le eccellenze del gelato a Napoli

Gelati. Bollicine. Una location da favola e un Dj set di caratura internazionale. White Ice Summer, l’elegante serata di giovedì 21 giugno tutta dedicata al gelato. è stata questo e molto altro. Nel marasma di party improvvisati e ritrovi dell’ultimo secondo,  gli eventi organizzati da Serena Maggiulli, General Manager di Città del gusto Napoli Gambero Rosso, sono una sicurezza. E l’evento ideato per il solstizio d’estate non ha fatto eccezione, e non poteva che essere così dato il prestigio degli ospiti invitati. Ad allietare i presenti con le loro specialità c’erano, infatti, i gelatai premiati con i “Tre Coni” sulla guida Gelaterie d’Italia 2018 del Gambero Rosso.  . White Ice Summer, gelati e non solo «Negli ultimi anni il gelato sta vivendo una sorta di rinascimento, un fermento che coinvolge l’intero settore, da Nord a Sud, dai grandi maestri ai precursori del nuovo. Un fermento che abbiamo voluto mettere nero su bianco nella Guida Gelaterie d’Italia 2018 del Gambero Rosso. Gli ispettori hanno rifatto il giro della Penisola, scoperto nuovi locali, individuato tendenze, ma soprattutto registrato un dato incontrovertibile: tra i maestri del brivido c’è un grande fermento. Nascono nuove associazioni, che si danno delle regole, fissano procedimenti e diciture. Si lavora per colmare vuoti legislativi, per far chiarezza sullo scottante tema dell’artigianale, ma soprattutto per mettere in carapina o in sorbettiera un gelato sempre più pulito». Così Sara Bonamini, curatrice della guida 2018 Gelateria d’Italia, ha raccontato, ai microfono del Messaggero, quali stati sono gli intenti e le premesse alla base di questa enciclopedia del gelato, che ha visto primeggiare l’Emilia Romagna, rappresentata  a White Ice Summer da Stefano Guizzetti. Per la Campania, invece, c’era Raffaele Cuomo che da poco è stato anche ospite di “Festa a Vico” con un Cremoso gelato di robiola con mostarda piccante di agrumi Vicani. Tra le tante proposte, ci hanno sorpreso quella di Alessandro Scian con il suo “gelato all’orzo, con datteri marinati al marsara e crumble di liquirizia” e l’“insalata” di Dario Rossi. Gelato, si è detto, ma non solo. Anche lievitati e formaggi l’hanno fatta da padrone. Il Maestro Pasticcere Salvatore Gabbiano e il panificatore Gennaro, dell’azienda casearia Aurora ci hanno fatto degustare rispettivamente il “Panbabà” e una focaccia con burrata, alici ed erba cipollina. Dopo “Berebene 2018”e “Tre bicchieri 2018”, Palazzo Caracciolo (Via Carbonara 112) è tornata ad essere la cornice di quella che è stata una vera e propria festa del gusto. Gusto mai banale, studiato e di assoluta eccellenza, come il dj-set dei Lunare Project che con special guest in consolle Roberto Barone “Heart” Director di Radio YACHT, hanno creato l’atmosfera lounge ideale per la conversazione dei presenti, tutti o quasi, in bianco, come da dress code.

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Altri

Riardo, al via Borghi Incantati Choir Festival V edizione

Riardo, tutto pronto per la festa dei cori. L’Associazione Culturale “Note di Cultura”, con il patrocinio del Comune di Riardo, organizza “Borghi Incantati Choir Festival V edizione”. L’evento, che ospiterà Cori di diverso genere musicale e provenienti da diverse zone geografiche del Sud Italia, si svolgerà sabato 16 giugno 2018 alle ore 20:30 nel suggestivo borgo medievale di Riardo in Piazza Marconi. Con alle spalle l’atmosfera magica e incantata creata dal castello medievale, saranno presentati brani che abbracciano stili e generi variegati, spaziando dall’elaborazione vocale più pura alle colonne sonore più conosciute, dalla musica tradizionale al pop internazionale, senza tralasciare il Gospel dei musicisti contemporanei, grande protagonista della serata. Il Soulshine Gospel di Riardo, ideatore e anima dell’evento da sempre, sotto l’attenta Direzione Artistica del M° Maria Nunzia Piscitelli, si riconferma promotore per il quinto anno di un evento teso innanzitutto alla rivalutazione artistica e culturale del territorio dell’Alto Casertano. Chi sono i Soulshine Gospel di Riardo? Soulshine Gospel di Riardo (CE) è un progetto nato da un gruppo di musicisti dell’alto casertano con la voglia e l’entusiasmo di trasmettere la gioia del far musica attraverso il canto. Il coro nasce nel 2010 con il nome The rhythm of the Spirit, ma già nel corso del primo anno di vita intraprende un percorso evolutivo sempre crescente perseguito con grande determinazione, grazie alla comune passione dei componenti per la musica corale e all’intenzione di trasmettere un forte messaggio di fede. La formazione è una corale mista costituita da un gruppo di circa 15 elementi, diretti dal M° Maria Nunzia Piscitelli. Il coro si avvale della collaborazione al pianoforte di Roberta Menditto e in varie occasioni della partecipazione di una band composta da sax, batteria, percussioni, chitarra, basso. Il Soulshine Gospel offre un repertorio che comprende brani a cappella e brani strutturalmente più ricchi, gospel tradizionale e contemporary gospel e brani di musica pop e blues. L’attività del coro spazia da concerti in chiese, teatri e piazze all’animazione di celebrazioni religiose. Il coro ha partecipato a manifestazioni, rassegne, notti bianche, mercatini di Natale, festival, flash-mob e ha tenuto numerosi concerti, tra cui i tour natalizi denominati ChristmaShineTour. Inoltre ha collaborato con vari cantanti del panorama pop, poeti, attori. Nell’ottobre 2014 ha partecipato all’evento culturale Itinerario d’arte in Terra di Lavoro presso il Borgo Medievale di Riardo (CE). Ha partecipato come ospite in vari eventi come Telethon e nella trasmissione televisiva Anja Show, in onda su Italiamia, con cui ha inciso un CD di brani natalizi. Ha realizzato nel Natale 2016 con V-Group International Social Art Association di Napoli un flash-mob nel cuore di Napoli dal titolo From Naples to Peace, ripreso da molte testate giornalistiche tra cui Repubblica.it. Nel giugno 2017 ha lavorato ad un CD dal titolo ONE. Organizza, in sinergia con l’Associazione Culturale Note di Cultura, colonna portante del coro stesso, Borghi Incantati Choir Festival nel Borgo Medievale di Riardo (CE). Il Festival corale  ha l’obiettivo di valorizzare i beni artistici, culturali ed ambientali del territorio dell’Alto casertano e vede protagonisti […]

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Teatro

“Il Seme della Tempesta” di Cesare Ronconi, tra giuramento e ribellione

“Questo chiedo: avere in me il seme della tempesta. Spazzare via la calma apparente della generazione mia destare la rivolta”. Riscoprire la forza evocatrice e catartica del teatro attraverso la solennità di parole, musica e danza. “Il seme della tempesta” di Cesare Ronconi, il secondo spettacolo andato in scena per il Napoli Teatro Festival, è un inno vitalistico, violento e magnetico, che ha turbato – e a tratti shockato – gli spettacoli accorsi al Teatro Bellini. Il tessuto spirituale e drammatico che imperniava l’esperimento scenico celebra l’assunto che ci possa ancora essere un ritorno alle origini della vita. Scandagliata attraverso un ricerca che vede centrale il tempo e il nostro caotico muoversi in esso, l’esistenza riacquisisce la sua basalità ferina ed è pronta a stipulare un nuovo e più sincero giuramento. Giuramento verso il mistero, un patto di fede stretto con l’ignoto, ma soprattutto con le arti, che da sempre sono il collante dell’umanità in toto. Il tempo e il teatro secondo Cesare Ronconi “Spaccare voglio questa convinzione di concretezza, la dittatura dell’apparenza, della misura, della materia dominante, del vendere e acquistare. Dell’avere. Quell’agio superiore che ripete “è tutto qui, cosa vai a cercare”. Lo spettacolo, che vede un allestimento scenico che prende tutto il palco e sottopalco, è diviso in tre parti contigue e senza interruzioni. La prima, Non ancora, è incentrata sul potenziale, sull’attimo che antecede e prepara la tempesta (e il pubblico all’attenzione). Il concerto di Enrico Malatesta alle percussioni e Attila Faravelli al suono, e le immagini che si proiettano sui due pannelli sul palco, quindi, scandagliano nel non verbale, nel pre verbale, così da permettere una maggiore esasperazione a ciò che seguirà.  Discorso ai vivi e ai morti non è altro che il testamento di una figura arcaica (Mariangela Gualtieri) che è costretta a rifugiarsi nel mistero, nelle inquietanti braccia di un angelo dall’anima nera, abbandonando, suo malgrado, le certezze del presente. La terza e ultima parte, Giuramenti, sintetizza, invece, l’esplosività emotiva e creativa che il teatro è in grado di emanare. 32 tra attori, danzatori, cantanti e allievi, hanno invaso la scena e celebrato, infine, con i loro corpi impetuosi, spogliati di cliché e abitudini, le loro voci ruggenti ma intonate, e con passi leggeri e perfettamente ritmati, l’anima primordiale del teatro. Teatro che, con “Il seme della tempesta” di Cesare Ronconi, ha toccato vette di rara altitudine.

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Eventi/Mostre/Convegni

Alla scoperta del Palazzo Salerno di Napoli con Medea Art

Palazzo Salerno apre le sue porte per il percorso organizzato da Medea Art: domenica 27 maggio alle 10.30 in piazza del Plebiscito abbiamo visitato quella che è ora sede del comando militare Difesa del Sud Italia. Circa cinquanta i partecipanti a questo tour ideato dall’associazione culturale che opera già da diversi anni sul territorio e che è costituita da archeologi, storici dell’arte, architetti, geologi e conservatori che insieme, con le loro conoscenze, organizzano escursioni nella città di Napoli, soprattutto proponendo aree, luoghi, monumenti e palazzi storici poco conosciuti o totalmente sconosciuti agli stessi cittadini. Palazzo Salerno, dai Borbone all’Esercito Esempio lampante è proprio l’edificio che è stato oggetto di visita stamattina: Palazzo Salerno. Il palazzo, che deve il suo nome a Leopoldo Giovanni Giuseppe di Borbone principe di Salerno, venne costruito nel 1775 per volere di re Ferdinando IV. Divenne, inizialmente, caserma per il battaglione di Cadetti poi, dopo la ristrutturazione ad opera di Francesco Securo, la prima residenza del ministro John Acton. In seguito fu affidato a Ministeri borbonici mentre oggi invece è, come anticipato, sede del Comando Forze di Difesa Interregionale Sud. Siamo stati, per questo, muniti di badge all’entrata e scortati, stanza dopo stanza, dalle forze armate oltre che dalle preparatissime guide. Questo binomio è in coerenza con la missione dell’associazione di far conoscere location che nonostante siano occupate dalle istituzioni sono, tuttavia, monumenti Storici e fanno parte della nostra cultura. Per quanto concerne il palazzo, la cui facciata ammira con discrezione Piazza del Plebiscito, esso ha una evidente impronta neoclassica, riscontrabile nell’arredamento, nei fregi dello scalone monumentale, nelle stanze – come della quella del camino –  e nel giardino pensile. Il nostro è stato, quindi, un viaggio nell’arte del 18° secolo tra dipinti di battaglie e scene mitologiche provenienti da Capodimonte e dalla Reggia di Caserta, antiche specchiere, sete di San Leucio e porcellane. Ci è stata anche concessa la possibile di accedere ai rigogliosi giardini con fontane e piscine, oggi “appartamenti vip” contigui, che evocano la memoria storica del settecento napoletano, senza dubbio un’epoca d’oro. Infine, con i visitatori e soci di Medea, accompagnati da Padre Roberto di Giuseppe, Cappellano Militare, ci siamo recati alla Chiesa di Santa Croce dove abbiamo potuto ammirare lo splendore della stessa, nella quale, in epoca angioina, fu seppellita Sancha, moglie di Roberto d’Angiò. La visita si è conclusa nel migliore dei modi: con un raffinato Vin d’Honneur in Terrazza Plebiscito. Prossimi eventi Medea Art: https://www.facebook.com/pg/medeart.eu/events/?ref=page_internal

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