La laurea è da sempre uno dei passaggi più simbolici verso l’età adulta e l’ingresso nel mondo del lavoro, ma rimane anche un indicatore spia di come sta evolvendo il Paese: mobilità sociale, competitività, divari territoriali, domanda di competenze. Negli ultimi anni i segnali sono misti: da una parte cresce lentamente la quota di giovani con titolo terziario, dall’altra l’Italia continua a rimanere nelle ultime posizioni in Europa. E mentre università e imprese parlano sempre più di competenze digitali e mismatch, le famiglie continuano a festeggiare come un tempo: brindisi, corona d’alloro e bomboniere di laurea personalizzate.
Un Paese con più laureati, ma ancora indietro rispetto all’Europa
Il dato che fotografa meglio la situazione è la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni. Nel 2024 l’Italia è arrivata al 31,6%, un valore in crescita rispetto agli anni precedenti, ma ancora lontano dal target europeo e soprattutto dalla media UE (dati Almalaurea). Il confronto con l’Unione Europea è eloquente: secondo Eurostat, nel 2024 circa il 44% dei giovani 25–34enni nell’UE ha completato l’istruzione terziaria. Questa distanza non dipende solo dalle scelte individuali, pesano fattori economici, disponibilità di servizi, orientamento scolastico e, soprattutto, il contesto familiare. Un’analisi che riprende dati ufficiali evidenzia quanto la condizione socio-economica di partenza incida: quando i genitori non hanno il diploma, aumenta la probabilità di abbandono precoce e solo una quota minoritaria arriva alla laurea.
In parallelo, le università continuano a produrrenumeri importanti di laureati. L’indagine AlmaLaurea sul profilo dei laureati, riferita al 2024 e presentata nel 2025, considera 305.256 laureati provenienti da 80 atenei aderenti: una base ampia che permette di leggere trend e composizione della popolazione universitaria.
L’effetto laurea sul lavoro: premio alto, ma non identico ovunque
Se guardiamo al rapporto tra titolo di studio e occupazione, la laurea continua a offrire un vantaggio netto. Nel 2024, il tasso di occupazione dei laureati 25–64enni in Italia raggiunge l’84,7%, contro il 74,0% dei diplomati e il 55,0% di chi ha al massimo la licenza media; la disoccupazione tra i laureati è indicata al 3,2% (dati ISTAT). Resta però un gap con l’Europa: l’ISTAT segnala che il tasso di occupazione dei laureati nell’UE27 è superiore (indicando 87,8% per i laureati 25–64). Conta anche dove si vive. Sempre l’ISTAT evidenzia un divario Nord–Mezzogiorno che, pur riducendosi nel tempo, resta rilevante: tra i laureati 25–64enni la differenza è ancora di 11 punti (con valori più alti al Nord rispetto al Mezzogiorno). E il tema non è solo geografico: c’è un divario di genere persistente. Nel 2024 le donne risultano mediamente più istruite, ma con tassi di occupazione più bassi rispetto agli uomini, a conferma di un nodo strutturale del mercato del lavoro italiano.
Guardando ai neolaureati, AlmaLaurea offre un’altra lente: nel 2023 (rilevazione a un anno dal titolo), il tasso di occupazione è indicato al 74,1% per i laureati di primo livello e 75,7% per i laureati di secondo livello, con una lieve flessione rispetto all’anno precedente secondo la sintesi diffusa nel 2024. È un segnale importante: la laurea resta un moltiplicatore di opportunità, ma non immunizza dalle oscillazioni economiche e dalle difficoltà di inserimento in alcuni settori o territori.
Scelte di studio, nuovi riti e aspetti culturali
Accanto ai macro-dati, però, c’è la dimensione culturale. In Italia la laurea è una festa di comunità: famiglia, amici, colleghi di corso. E qui si inserisce una tendenza cresciuta negli ultimi anni: le bomboniere di laurea. Se un tempo ci si limitava a confetti e bigliettino, oggi molte celebrazioni includono piccoli oggetti ricordo (spesso utili o decorativi), con confezioni in rosso, iniziali, data della proclamazione e riferimenti alla facoltà. In particolare, stanno tornando in auge le bomboniere artigianali o con materiali percepiti come di valore (metallo, ceramica, lavorazioni manuali), perché la laurea viene vissuta come traguardo che merita un simbolo durevole, non solo un gadget.
Le lauree in Italia raccontano un Paese che avanza, ma con freni evidenti: la quota di giovani laureati cresce, però resta sotto la media europea; la laurea continua a offrire un premio occupazionale forte, ma persistono divari territoriali e di genere. Nel mezzo, università e mercato del lavoro cercano un nuovo equilibrio tra formazione e competenze richieste. E mentre i numeri disegnano scenari complessi, le persone continuano a dare senso ai traguardi anche con i riti: dalla corona d’alloro alle bomboniere di laurea, piccoli oggetti che trasformano un risultato accademico in un ricordo condiviso.

