Gennaro Madera, classe 1998, è un giovane scrittore, poeta e presidente dell’associazione culturale PoeMARE originario di Cariati, una città della Calabria ionica. Laureatosi in Scienze filosofiche e dell’educazione all’Università degli studi di Ferrara, Gennaro Madera si esibisce come slammer in poetry slam e open mic in tutta Italia (tra cui spicca la vittoria al BAM Community Talent di Milano nel 2025). È autore di diversi libri, tra cui Come le onde del mare (2016, 2018), Crescere (2018) e Hai Vent’anni (2020), pubblicati tramite Amazon KDP. Nel 2025 ha partecipato allo spettacolo teatrale La Genovese con Davide Avolio e svolge attività di consulenza editoriale per giovani scrittori indipendenti. Infine, tra le sue attività, è d’obbligo menzionare il festival Poetry Slam – Dalla parola scritta all’atto poetico svoltosi presso l’Officina Teatrale Ac_tuar a Ferrara tra il 2024 e il 2025.
Scheda biografica e opere di Gennaro Madera
| Informazione | Dettaglio |
|---|---|
| Anno di nascita | 1998 |
| Luogo di origine | Cariati (Calabria) |
| Formazione | Scienze filosofiche e dell’educazione (Ferrara) |
| Libri pubblicati | Come le onde del mare, Crescere, Hai Vent’anni |
| Associazione | PoeMARE (Presidente) |
Indice dei contenuti

Le origini della scintilla per il poetry slam e la nascita dell’associazione culturale PoeMARE
Cominciamo la nostra intervista con le seguenti domande: come è scoccata la scintilla per il poetry slam e cosa ti ha spinto, insieme agli altri soci, a fondare l’associazione PoeMARE?
La scintilla per il poetry slam è nata, principalmente, da un’esigenza: quella di portare in uno spazio dal vivo, su un palco, le poesie e le cose che scrivevo. Tutto è partito in Calabria, dove ho iniziato a praticare una sorta di slam poetry senza conoscerla, attraverso gli spettacoli con PoeMARE, come Incanto d’estate. Quest’ultimo è nato con i fondatori e miei amici Alessio Baratta, Davide Santoro, Assunta Scorpiniti, Viviana Amata, Lucrezia Passarelli e Domenico Berardi, che hanno costituito il direttivo dell’associazione. Cercavamo spazi in cui esporci, ed io ero quello che più si avvicinava a questa corrente pur ignorandone il nome.
Spostandomi a Ferrara, ho deciso di mettermi in gioco dopo aver scoperto il genere sui social. Ricordo i video di Giuliano Logos (Date loro fuoco) e la performance di Simone Savogin a Italia’s Got Talent. Contattai il mio amico e scrittore Alessandro Burbank, che mi segnalò i primi eventi. Il mio debutto è avvenuto a Cesena, presso il VOXEL, in un evento organizzato da VoceVersa. Da lì è nato il nucleo ferrarese di PoeMARE, che gestisco personalmente con il supporto di vari collaboratori.

Risiedi a Ferrara da diversi anni, dove hai organizzato molti eventi di poetry slam e open mic. Hai percepito un’evoluzione nel pubblico locale e dell’interesse per eventi di questo genere?
Assolutamente sì. Il pubblico è cresciuto costantemente. Inizialmente potevo contare su una base di follower online, ma poi si è creato un vero nucleo locale. I primi eventi si sono svolti all’EGO’ Lounge, per poi spostarsi al Korova Milk Bar, il cuore centrale degli open mic ferraresi. Con il tempo la semplice curiosità si è trasformata in una vera comunità. Figure come la poetessa Anna Pazzi, passata da spettatrice a collaboratrice attiva, ne sono la prova. Vedere l’Arci Bolognesi pieno con un centinaio di persone paganti è stato un traguardo inizialmente impensabile. La sfida a Ferrara è la dimensione ridotta della città, ma l’interesse è ormai consolidato.

Gennaro Madera ci presenta i temi della sua poetica e ci racconta la sua formazione accademica
Se dovessi tracciare una mappa dei temi che abitano i tuoi versi, quali sarebbero i tuoi punti cardinali?
Ti rispondo con quattro tematiche fondamentali. La prima è l’amore, inteso in modo estremamente personale e specifico: credo sia l’unico modo per scriverne oggi senza cadere nel già detto. La seconda è quella delle radici, il dualismo tra Nord e Sud, tra il mare e la nebbia. Seguono i legami, scissi tra rapporti familiari (genitori e nonni) e amicizie. Se dovessi riassumere tutto in una parola, questa sarebbe incontro. Senza l’incontro con l’altro non esiste poesia; è per questo che amo il teatro e il poetry slam.
Hai studiato Filosofia all’Università degli studi di Ferrara. In che modo quel percorso accademico ha plasmato il tuo sguardo sul mondo e sulla tua scrittura?
Mi ha dato tantissimo in termini di approccio e metodo. Anche se non ho insegnato Filosofia nei licei, ho utilizzato la laurea in Scienze filosofiche dell’educazione per insegnare alle elementari. Come racconto nella mia poesia Fuori corso, l’accademia mi ha dato una postura rigorosa: la capacità di fare ricerca sui libri, andando oltre Google. Questo piano di studio rigoroso è stato fondamentale per arrivare alla mia attuale libertà di lettura e scrittura.
Quale sarà il futuro del poetry slam in Italia?
In merito alla diffusione dei poetry slam in Italia, credi che questo formato possa davvero spingere le nuove generazioni ad avvicinarsi alla poesia?
È un tema che mi sta a cuore. Il poetry slam offre un modo diverso di fruire la poesia, privilegiando l’oralità. Spero che questo porti le persone anche verso la poesia scritta. Nelle mie performance inserisco spesso riferimenti letterari, come in Alloro, dove rielaboro i versi di Pedro Salinas da La voce a te dovuta. Il poetry slam nasce come rottura verso l’accademismo polveroso e le “celle dorate” della poesia tradizionale. Oggi c’è un forte interesse: sono stato invitato dalle università di Salerno e Foggia per parlare di poesia orale, e il Corriere della Sera ha pubblicato con Solferino il volume Arrivano i barbari, dedicato proprio agli slammer. Questo formato garantisce eventi dinamici, dove l’aspetto performativo è curato tanto quanto il testo.

Un viaggio fra poesia e musica: i maestri invisibili e i consigli di lettura
Tra i tuoi interessi abbiamo la letteratura e la musica. Quali scrittori o musicisti consideri i “maestri invisibili” che ti hanno formato artisticamente?
Più che singoli maestri, ho dei libri di riferimento: Poesie 1974-1992 di Patrizia Cavalli, Cento poesie d’amore e Ladyhawke di Michele Mari, Cartoline ai morti di Franco Arminio e L’amore è un cane che viene dall’Inferno di Bukowski. Fondamentali anche Vita di un uomo di Ungaretti e le opere di Pedro Salinas. Per quanto riguarda la musica, mi ispiro all’hip-hop, al rap e al cantautorato, dove la parola è centrale: Mecna, Willie Peyote, Brunori SAS, fino ai classici come Fabrizio De André e Guccini.
Per chiudere: quali sono tre libri di poesia che, secondo te, non dovrebbero mai mancare in una libreria?
Considero imprescindibili queste tre antologie: Poesie 1974-1992 di Patrizia Cavalli (Einaudi), Vita di un uomo di Giuseppe Ungaretti e l’Antologia personale di Giorgio Caproni. Sono raccolte che abbracciano anni di produzione e rappresentano tappe fondamentali per ogni lettore.
Fonte immagine di copertina: si ringrazia Gennaro Madera per la fotografia

