Soft skill: competenze trasversali nel mondo del lavoro

Ci sono termini che sono entrati a far parte del lessico professionale e che vengono utilizzati ormai da tutti in ambito lavorativo. Tra questi, Soft Skill è quello che si sente nominare più spesso, soprattutto durante i colloqui di lavoro, per indicare quelle specifiche abilità personali o competenze trasversali che risultano fondamentali per operare al meglio nel nuovo mondo del lavoro. Rispetto alle Hard Skill, che esprimono le competenze acquisite, cioè quelle conoscenze specifiche e dimostrabili tramite esperienza e titoli di studio, le Soft Skill riflettono maggiormente la personalità e l’attitudine. Ciò nonostante, la maggior parte delle Aziende oggi le considera cruciali e molto preziose e le tiene fortemente in considerazione durante la scelta dei candidati per un nuovo impiego. Vediamo quali sono le soft skill più richieste nel 2024 e come sfruttarle a proprio vantaggio per ottenere un lavoro.

Quali sono le soft skill fondamentali

Nonostante spesso le abilità personali richieste cambiano a seconda del settore in cui si opera e del ruolo specifico che si svolge, ci sono alcune soft skill ormai considerate indispensabili sempre e ovunque. La prima riguarda la comunicazione, quindi l’essere in grado di parlare in modo chiaro e diretto, ma anche il saper ascoltare apertamente, interagire efficacemente e gestire al meglio il linguaggio non verbale. Altra soft skill a cui le Aziende non rinunciano è la capacità di leadership: che si rivesta un ruolo importante o si svolga un semplice compito secondario, possedere l’abilità di lavorare in modo indipendente, saper collaborare, risolvere problemi e prendere decisioni quando serve è un valore ad oggi cruciale. C’è poi il pensiero critico, che contribuisce a una maggiore efficienza e produttività e per questo motivo è tenuto in forte considerazione, così come l’atteggiamento positivo, valutato tramite l’educazione, la pazienza, il rispetto e la capacità di essere resilienti in ogni occasione, anche quando si è sotto stress. Infine, da non dimenticare l’etica del lavoro, che si traduce in una professionalità che paga sempre.

Quali sono le soft skill più richieste nel 2024

In un mondo del lavoro che cambia costantemente, tra le soft skill più richieste nel 2024 al primo posto c’è sicuramente la capacità di sapersi adattare, che significa saper accogliere ogni grande o piccola trasformazione con rapidità, entusiasmo e flessibilità, senza stress e timore. Tra i primi posti continuano ad avere un posto d’onore anche le skill comunicative, rese ormai fondamentali dalle nuove modalità di lavoro ibrido, così come l’abilità di pianificare e organizzare, così da essere in grado di gestire al meglio il proprio tempo lavorativo anche quando si opera in smart working. In un’epoca in cui digitalizzazione, tecnologia e specializzazione, anche le soft skill legate all’attitudine allo studio e all’aggiornamento diventano un plus da esaltare per dimostrare di saper rimanere al passo con i tempi e con le novità. Subito sotto queste, abilità come il teamwork, l’orientamento al risultato, la proattività e il mentoring sono tutte informazioni da aggiungere come Soft Skill sul Curriculum.

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Partite Iva, i regimi agevolati conquistano sempre più professionisti
Il dipartimento delle Finanze ha diffuso i dati sulla diffusione dei regimi agevolati scelti dalle persone fisiche nel corso del 2017, da cui si nota un forte incremento di aperture di regime forfettario al posto di quello ordinario. Il "popolo" delle partite Iva in Italia ha deciso: il regime forfettario è il sistema migliore per la gestione delle propria (piccola) attività. È questo il messaggio più chiaro che arriva dal puntuale aggiornamento realizzato dall’Osservatorio insediato presso il dipartimento delle Finanze, che ha diffuso un report con le informazioni definitive sulle decisioni assunte nel corso dello scorso anno. Le adesioni al regime forfettario I numeri parlano chiaro: più di 182 mila soggetti, su un totale di 512 mila nuove aperture in proprio sia a livello imprenditoriale che professionale registrate nel Paese, hanno optato per il sistema "forfettario", vale a dire più del 35 per cento del totale, a conferma di come il metodo abbia un appeal crescente. Per fare un paragone, nel 2016 questa tipologia rappresentava "solo" il 27 per cento delle nuove posizioni, con un dato quantitativo stimato in 165 mila soggetti. I requisiti L'analisi si sposta dal piano quantitativo a quello qualitativo quando prova a chiarire le motivazioni del successo di questo regime, individuate innanzitutto nelle imposte ridotte di cui beneficia chi è in possesso dei requisiti per beneficiare del sistema agevolato. Come spiega anche l'approfondimento del blog di Danea, tra i requisiti per il regime forfettario 2018, validi dunque anche per questo anno fiscale, c'è innanzitutto il vincolo dei ricavi e compensi, che a seconda della attività esercitata può andare da una soglia di 25 mila fino ai 50 mila euro. Vantaggi e semplificazione In termini pratici, poi, il grande vantaggio principale che funge da calamita per accedere al regime agevolato sono le imposte ridotte, ma non bisogna trascurare gli aspetti legati alla semplificazione degli adempimenti fiscali e burocratici: giusto come citazione veloce, si deve ricordare che i professionisti rientranti in minimi e forfettari non devono compilare gli studi di settore né inviare lo spesometro, né tanto meno sono soggetti allo split payment. Niente obbligo di fatturazione elettronica Proprio nelle ultime settimane, inoltre, durante l'evento Telefisco (organizzato dal Gruppo 24 Ore) è stato possibile appurare che i sistemi agevolati saranno esclusi anche dall’obbligo di fatturazione elettronica tra privati che prende il via nel 2019, anche se invece sono sottoposti regolarmente alle norme che regolano l’e-fattura verso le Pa (e, allo stesso modo, sono obbligati a ricevere il documento digitale in scambi tra privati in qualità di fornitori). Una flat tax Insomma, il sistema si poggia su leve che attraggono i soggetti con Partita Iva, al punto che nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore si è spinto a parlare di "flat tax sui redditi delle persone fisiche", descrivendo i risultati del regime forfettario e, soprattutto, mettendo in relazione il sistema con la sua caratteristica di base, ovvero la presenza di un’imposta sostitutiva del 15 per cento. Un appeal crescente Sempre nello stesso articolo, poi, si invita a non misurare l’appeal del regime forfettario soltanto con le nuove aperture, segnalando le distinzioni con il vecchio regime dei minimi (in quest'ultima tipologia la flat tax è ancora più bassa, fissata al 5 per cento, ma le adesioni sono terminate nel 2016): con il forfettario è infatti possibile anche il "cambio in corsa", ovvero il passaggio durante l'anno da un regime ordinario e semplificato, "in cui comunque si applica l’Irpef ad aliquota progressiva con tanto di addizionali locali, ma anche l’Irap (se c’è il requisito dell’autonoma organizzazione) e l’Iva".

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