Oltre Caravaggio: la mostra al Museo di Capodimonte

Oltre Caravaggio: la mostra al Museo di Capodimonte

Con Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, si rivaluta la definizione del ‘600 napoletano data dallo studioso Roberto Longhi per la quale quello sarebbe stato il secolo esclusivo di Caravaggio, vera colonna portante dell’arte napoletana. Ma la mostra rivede la definizione di Longhi secondo una realtà ben più complessa, esponendo duecento dipinti, provenienti tutti dalle collezioni permanenti del museo senza alcun prestito esterno, di molteplici e vari artisti anche forestieri, che hanno soggiornato e influenzato a loro modo la pittura napoletana seicentesca.

Ripensare il ‘600 napoletano

Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli, insieme alle associazioni Amici di Capodimonte Ets e American Friends of Capodimonte, è stata realizzata a cura del docente Stefano Causa di Storia dell’arte moderna e contemporanea dell’Università Suor Orsola Benincasa e di Patrizia Piscitello, responsabile Ufficio mostre e prestiti del Museo e Real Bosco di Capodimonte, diretto con cura e sapienza da Sylvain Bellenger, che con i suoi incontri mette in risalto magistralmente il nostro patrimonio culturale. La mostra, articolata in ventiquattro sale al secondo piano, parte proprio dall’opera dalla Flagellazione di Cristo di Caravaggio, realizzata nel 1607, e viaggia fino ad arrivare al più moderno Ottocento Caravaggesco, tra cui si annoverano personalità di spicco come Domenico Morelli, Filippo Palizzi e Michele Cammarano.

Infine, in occasione della mostra Oltre Caravaggio, un nuovo racconto della pittura a Napoli, i Servizi educativi del Museo e Real Bosco di Capodimonte offrono un programma di visite guidate e anche teatralizzate, progettate da Le Nuvole con la Casa del Contemporaneo.

Jusepe de Ribera in Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli

Nel ripensare l’idea di Longhi del ‘600 napoletano come il secolo di Caravaggio, pur senza sminuire l’ingente influenza di un artista di quel calibro, la mostra porta al centro Jusepe de Ribera attraverso le sue opere sacre, mitologiche e le nature morte. L’artista, nato in Spagna nel 1591 e morto nel 1652, arriva a Napoli nel 1616 e lì rimane fino ai suoi ultimi giorni di vita, a differenza di Caravaggio che soggiorna nel territorio partenopeo per solo due anni. La sua presenza stabile nel viceregno ha influenzato in maniera decisiva gli sviluppi della cultura figurativa, attraverso la formazione di botteghe nelle quali gli allievi si potevano esercitare sui modelli del maestro.

Lo stile di Ribera recupera la lezione di Tiziano del Cinquecento con quelle ampie stesure di colori morbidi eppure decisi. A cominciare da uno dei suoi dipinti più importanti, Sileno Ebbro, il pittore dipinge una rappresentazione esasperata della realtà, fatta di colori particolari e persuasivi e di paesaggi luminosi – una reminiscenza caravaggesca? – che squarciano delicatamente la tela, segnando indelebilmente i pittori napoletani delle generazioni successive.

 

Fonte immagine di copertina: Museo di Capodimonte.

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

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