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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 55 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Il Polo del Libro: dove si stringevano alleanze criminali, ora nascono libri

Napoli, 16 settembre. La casa editrice Marotta&Cafiero e la Legatoria Tonti hanno presentato il “Polo del Libro” al teatro Mercadante. All’evento hanno partecipato Rosario Esposito La Rossa, Direttore Editoriale della Marotta&Cafiero, il gen. Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente, Antonio Parlati, presidente della sezione Industria culturale e creativa dell’Unione Industriali di Napoli e Fabrizio Attanasio, project manager della Legatoria Tonti. Il progetto nasce dall’unione di due aziende, che operano sul territorio campano dal 1959: la Marotta&Cafiero, storica casa editrice napoletana, trasferita da Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo a Scampia, e la Legatoria Salvatore Tonti, nata a San Biagio de’ Librai, con la sua storica attività artigianale e trasferitasi a Mugnano, una volta diventata industria manifatturiera. Il legame tra le due realtà campane ha permesso di convogliare energie e idee in un progetto per la diffusione della cultura su un territorio storicamente complesso, dove la malavita la fa da padrona. Dove si stringevano alleanze criminali, ora nascono libri «Dove si stringevano alleanze criminali, ora ci sono aziende che creano nuovi tipi di alleanze per far nascere un polo industriale del libro», spiega Rosario Esposito La Rossa. L’unione delle due attività ha un duplice obiettivo: produrre un catalogo Made in Naples, con materie prime sostenibili, di prima qualità, partendo da carta riciclata e far sì che il libro non sia solo un prodotto destinato all’élite. Un proposito arduo in Campania, considerando che nel 2020 si è classificata tra le ultime regioni per la propensione verso la lettura, con il 28,3% di persone con più di 6 anni che hanno letto un libro negli ultimi 12 mesi. Ed è per questo che l’intento del Polo del Libro è rendere la cultura un deterrente per la comunità e far sì che sia accessibile a tutti, con prezzi modesti e l’iniziativa del “Libro sospeso”, ispirato dalla tradizione napoletana del caffè sospeso, in modo tale da donarli alle famiglie meno abbienti e attuare un cambiamento concreto. Polo del libro: Libri a km 0 Per cambiare l’editoria bisogna distinguersi, il Polo del Libro riesce a farlo in un mercato editoriale che privilegia la delocalizzazione della produzione nazionale e articoli standardizzati. Di fatti, Marotta&Cafiero e la Legatoria Tonti realizzano un proposito che investe nell’economia locale, nella ricercatezza dei materiali e nel patrimonio culturale. I loro volumi sono stampati su carta riciclata al 100%, sono long life e resistono all’obsolescenza programmata e per ogni 1000 copie stampate vengono salvati 7 alberi alti 20 metri, risparmiate oltre 438.200 litri d’acqua (219.100 bottiglie da due litri) ed evitato il consumo di corrente elettrica pari a 4900 kWh. Si tratta di libri a km 0: pensati, sviluppati, prodotti a Napoli e sostenibili. Un progetto che potrebbe dirsi quasi impossibile: d’altronde il cartello della Scugnizzeria recita «Sognare sogni impossibili», che giorno dopo giorno continua a realizzarsi con le pubblicazioni di autori del calibro di Stephen King, Daniel Pennac, Raffaele La Capria e del Premio Nobel per la Letteratura Günter Grass. Foto di Marco Maraniello

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Frida Kahlo a Napoli con la mostra Il Caos Dentro

Frida Kahlo a Napoli con la mostra Il “Caos Dentro” | 11 settembre  – 9 gennaio | Palazzo Fondi “Frida Kahlo – Il Caos dentro” è la mostra che omaggia la figura di una delle più esuberanti e geniali artiste messicane, che ha debuttato a Napoli sabato 11 settembre 2021 e sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022. L’esposizione, realizzata dalla società Navigare, con patrocinio comunale, prende vita negli spazi di Palazzo Fondi, seguendo il progetto di rigenerazione urbana temporanea sviluppato e realizzato nel 2018 da Urban Value srl insieme a Demanio e Comune. Frida Kahlo a Napoli con la sua Casa Azul L’esposizione è organizzata in sezioni tematiche che ricreano fedelmente i tre principali ambienti di Casa Azul, attraverso un viaggio nella caotica e colorata esistenza della pittrice messicana: la camera da letto, che fu a lungo anche il suo studio creativo a causa dei gravi problemi alla spina dorsale, l’atelier che mostra i mobili e il materiale pittorico utilizzato da Frida e, infine, il giardino, popolato da animali, figure azteche immersi nel giallo e nel blu, mentre tra le pareti si scorge la teca blu su cui spicca l’iscrizione bianca “Frida y Diego vivieron en esta casa 1929-1954”. Le stanze sono state riprodotte in ogni minimo dettaglio, dagli arredi tipici della cultura messicana agli oggetti quotidiani – fotografie, quadri, pagine del diario, lettere – di Casa Azul, dove Frida visse sino alla morte, dando così l’opportunità allo spettatore di avvicinarsi con curiosità e sensibilità al mondo pittoresco nel quale visse e si formò. I dipinti della  Kahlo celebrano la forza, la determinazione, il coraggio di una donna che ha trovato nella propria arte il modo per accogliere ed esprimere il proprio dolore. In mostra ci saranno anche alcuni dei dipinti originali mai esposti prima da collezioni private, tra cui il “Ritratto di Frida” che Diego Rivera, marito e compagno della pittrice messicana, disegnò nel 1954, e “Piden aeroplanos y les dan alas de petate”, un olio su cartone del 1938 proveniente da una collezione privata di Madrid. Ad accompagnare la visita 15 celebri autoritratti riprodotti in formato digitale con la tecnica modlight. L’esibizione si conclude con la proiezione del film di animazione tridimensionale “Frida Kahlo – Il Viaggio”, proiettato in una speciale sala cinema 10D, con effetti speciali multisensoriali. Frida Kahlo rappresenta il simbolo dell’avanguardia artistica, culturale e politica messicana, che trovava espressione anche nel suo stile di abbigliamento. Attraverso di esso esprimeva non solo la propria personalità e femminilità, ma anche la storia, la tradizione, i valori messicani. La predilezione per i capi tipici della cultura tehuana messicana trova espressione nella mostra a Palazzo Fondi grazie all’ampia galleria di modelli ispirati al vestiario di Frida, curata dalla fashion designer messicana Milagros Ancheita. La mostra “Il Caos Dentro” propone inoltre un omaggio di sette artisti contemporanei, autori di altrettanti busti in gesso dipinti, quello stesso busto che per tutta la vita usò per sostenere la colonna vertebrale estremamente danneggiata a seguito dell’incidente di cui rimase vittima all’età di 18 anni. L’esposizione è stata anticipata il 10 settembre […]

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Ceci n’est pas un blasphème: al PAN dal 17 al 30 settembre

Ceci n’est pas un blasphème è autofinanziato tramite donazioni e crowfunding; l’importante progetto si terrà al PAN di Napoli dal 17 al 30 settembre. Una iniziativa di notevole spessore culturale, durante la quale sarà possibile interrogarsi e quindi dibattere (in maniera pacifica ovviamente) su quella serie di domande esistenziali, religiose, sociali, artistiche e culturali che attanagliano l’esistenza, spesso senza una risposta vera e propria. Oltre, alla mostra d’arte allestita presso il Palazzo delle Arti Napoli in via dei Mille, saranno moltissimi gli spunti di riflessione che prenderanno vita attraverso: talk, concerti, performance, stand-up comedy show e tanto altro, in diversi luoghi della città. Il Festival, diretto da Emanuela Marmo, evolve dalla campagna Dioscotto, con cui l’Associazione Ciurma Pastafariana chiede l’abolizione dei reati di blasfemia. Molte organizzazioni supportano l’iniziativa. L’Assessorato all’Istruzione, Cultura e Turismo di Napoli, come co-promotore dell’iniziativa, ha concesso i locali del primo piano del Pan all’evento patrocinato dal Comune di Napoli: “Questo festival dovrebbe essere presente in maniera permanente, è importante che soprattutto le nuove generazioni capiscano la differenza esistente tra morale e moralismo – ha dichiarato l’assessora Annamaria Palmieri nel corso della conferenza stampa di presentazione tenutasi al Pan – Il pensiero laico che caratterizza la nostra amministrazione difende la libertà d’espressione facendone un principio morale fondamentale per la civiltà e per tutte le nostre scelte. Non c’è niente di più sbagliato del ritenere laicità e libertà d’espressione artistica come materie sanzionabili in modo moralistico. Più si è laici e più si ha rispetto per la dignità morale. L’arte sempre libera è per Napoli punto di partenza e di arrivo, e la nostra amministrazione è orgogliosa della creatività d’espressione e della capacità di comprensione e di apertura all’altro dei nostri artisti e della nostra cultura. Da qui, l’incontro tra assessorato e questo festival”. Ceci n’est pas un blasphème: obiettivi e fulcro dell’iniziativa Lo scopo primario è quello di abolire le tante leggi antiblasfemia, non opporsi alla religione vera e propria, ma perché intese come bavaglio a quanti si oppongono, in maniera proficua, documentando ed intervenendo, criticando con cognizione di causa, proprio a quei principi dettati dalla religione stessa. Ognuno ha il proprio credo ed è libero di professarlo, ma le numerose leggi esistenti attualmente in Italia, spesso fanno in modo da evitare qualsivoglia questione legata alla chiesa, come se fosse un tabù del quale non bisogna parlare. Ovviamente ciò non riguarda esclusivamente l’Italia, dove, si riescono ad organizzare eventi o talk show incentrati sulle questioni e/o diatribe a sfondo religioso. A tal proposito ricordiamo che in alcuni paesi, le sanzioni per chi infrange tali norme prevedono addirittura tortura e pena di morte, come bene evidenziato dall’appello  #EndBlasphemyLaws a cui Ceci n’est pas un blasphème si unisce. Esprimere la propria opinione oppure prendere le distanze da una certa visione (in questo caso riguardante la religione) non deve essere motivo di violenza; chi sceglie di non uniformarsi, di non credere a determinati dogmi, deve sentirsi libero di farlo, senza rischiare la vita, come accade purtroppo in molti paesi. Ecco dunque […]

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Giacomo Pietoso al PAN: Blind Art (20 agosto-1 settembre)

La mostra Blind Art dell’artista Giacomo Pietoso al PAN (20 agosto-1 settembre), a cura di Anna Esposito e Monica Picardi. «Per creare arte non c’è bisogno della vista, è sufficiente una visione». L’artista non vedente Giacomo Pietoso concentra in un aforisma lo spirito della sua opera. Dal 20 agosto il PAN (Palazzo delle Arti Napoli) ospita i suoi quadri, ma Pietoso non si dedica solo alle arti figurative. Gli acrilici intrattengono un rapporto imprescindibile con la scrittura. Poesia e pittura trovano la comune origine nello stato d’animo dell’artista: Pietoso definisce la sua arte distintiva, emozionale. I due linguaggi, poetico e pittorico, sono un mezzo di rappresentazione della bellezza che lo circonda. Giacomo Pietoso ha perso la vista in un incidente. L’artista descrive l’evento traumatico come un momento necessario di svolta: «benedico quel giorno, quando ho preso in mano la mia vita». L’incidente e la disabilità hanno portato con sé un insegnamento necessario: bisogna vivere, non sopravvivere. L’artista acerrano è diventato così un esempio di forza e uno dei talenti di cui la sua città continua con fierezza a testimoniare l’opera. L’esposizione temporanea al PAN raccoglie quarantadue opere di Giacomo Pietoso provenienti da dodici collezioni: Mrs. Dream ha per protagonista una figura femminile libera, che vaga leggera in campi di grano e in sottoboschi; Vita raccoglie le rappresentazioni di una natura fresca, i cui elementi perdono i loro contorni definiti, confondendosi con i sottofondi colorati; nella collezione Primavera prevale il glicine, che viene associato ai suoni stagionali in un’armonia sinestetica. Di maggiore complessità la collezione Musica, nella quale sono raccolti alcuni ritratti di strumentisti. Come per Primavera, la pittura è associata al suono: uno dei quadri è dedicato alla canzone Ehi Joe. A ogni strumento è associato un suono, e a ogni suono è associato uno specifica tecnica compositiva: si passa dal caos ispirato dai toni jazz de La trombettista e de La sassofonista con il turbante, allo sfondo monocromatico che contorna La flautista e L’uomo che suonava il violino. La seconda sala è dedicata alle opere di gusto partenopeo. Alla collezione Massimo Troisi, che ha per oggetto il film Il postino, si associano le collezioni Presepe, Colori di Napoli, Il caffè, Pulcinella, Vele al mare. La seconda sala è anche sede delle figure dai toni carnevaleschi delle Ninfe e della collezione Alberi della vita. L’opera di Giacomo Pietoso è oggi raccolta in un catalogo già acquistabile in libreria, edito da Giorgio Mondadori per la collana di arte e letteratura. Ai quaranta dipinti si affiancano quaranta poesie e aforismi dell’artista. Il titolo del libro, L’albero della vita, riprende un soggetto ricorrente nella pittura di Pietoso: la natura. Lia Bronzi, a proposito di tale immagine, ricorda che l’albero, come l’uomo, attraversa le diverse stagioni della vita. Nel canto XVIII del Paradiso di Dante, l’albero di cui parla Cacciaguida si nutre dalla cima e non dalle radici, producendo frutti e non perdendo mai le foglie. Allo stesso modo l’albero di Pietoso simboleggia la spiritualità e la forza estensiva verso l’alto che continua ad […]

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Raffaele Messina presenta due libri ambientati nella Napoli secentesca

Raffaele Messina presenta “Masaniello Innamorato” e “Nella Bottega di Caravaggio”, alla scoperta della Napoli del Seicento tra arte e letteratura Lo scrittore Raffaele Messina ha presentato i due libri “Masaniello Innamorato” e “Nella bottega di Caravaggio” presso la Feltrinelli Point del comune napoletano di Pomigliano d’Arco. La presentazione della coppia di volumi, editi da Colonnese Editore, è avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 23 giugno assieme al primo cittadino pomiglianese Gianluca del Mastro. I due libri, secondo il progetto dell’autore, sono i primi due volumi di una trilogia ambientata nella Napoli del 1600, per il terzo volume bisognerà aspettare la pubblicazione nella primavera del 2022. Gianluca del Mastro, sindaco di Pomigliano d’Arco, introduce gli spettatori alla presentazione dei due volumi “Finalmente siamo dal vivo e questa è una bella testimonianza da parte degli spettatori”. Così il sindaco del Mastro ha introdotto il tema dell’incontro e gli argomenti trattati nei due libri di Messina. “In questi due libricini l’autore ci fa una proposta letteraria molto interessante, che è quella di […] focalizzarsi sul Seicento, un Seicento formalmente napoletano. […] Si tratta di una Napoli molto affascinante, è una Napoli un po’ che ci sfugge. Perché voi dovete pensare che noi conosciamo, nel nostro immaginario, […] una Napoli un po’ più tarda, quella borbonica e pre-borbonica, cioè la Napoli settecentesca, quella di Basile. La conosciamo bene perché gli autori ce ne parlano a lungo.” Un altro aspetto interessante di questi due volumi sono le traduzione in lingua inglese, nonostante il sindaco sostenga l’idea che la traduzione sia un tradimento del testo, ma stavolta le due traduttrici sono riuscite a trovare dei termini inglesi che riescono a rendere l’idea delle parole originali in dialetto: “Per un traduttore […] è geneticamente impossibile riuscire a rendere delle cose, delle espressione come vi dimostrerò. [….] piennello ‘e pummarole è intraducibile, la traduttrice ha preferito piennolo of tomatoes. […] starving in inglese significa affamato, è un qualcosa diverso da hungry, […] tutta a’Maronn e’fame […] vi saluto con have a nice day ossia stat buon”. Raffaele Messina e la Napoli del volume “Masaniello Innamorato” Successivamente, è intervenuto l’autore Raffaele Messina affermando che “il raccontare veloce e facile è lo scopo della collana” e lo stesso Messina ha immaginato che il suo “libro potesse accompagnare i lettori in luoghi comuni come il mare oppure il parco pubblico”. Il tentativo è quello di rendere “leggeri”, seguendo l’idea proposta dallo scrittore Italo Calvino, e “dare un’idea, un significato e un momento di riflessione.” “Masaniello innamorato e altri racconti” presenta tre narrazioni accomunate dal tema della fame. La fame come privazione, fame di cibo, fame d’amore se vogliamo il primo racconto, mentre il secondo è una riscrittura di un racconto popolare che ho appreso da una mia bisnonna [in riferimento alle origini siciliane dell’autore], la cultura araba mi è arrivata in modo genetico assieme al latte e alla pastina della mia bisnonna che mi faceva mangiare raccontando le storie. [….]”. In Masaniello Innamorato ci sono il tema della fame di cibo e quella di amore, infatti la […]

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Le Operette morali prendono vita a Villa delle Ginestre

Il teatro prende un respiro profondo e riparte, il palco si prepara ad essere calcato, gli spettatori in religioso silenzio, la trepidazione degli inizi è accompagnata da uno scenario che non può non lasciare a bocca aperta; Villa delle Ginestre è arroccata su di una collina, lo Sterminator Veseveo le guarda le spalle e lo sguardo può naufragar poi verso il mare e dolcemente approdare sull’Isola di Capri e sulle sorelle Ischia e Procida. Qui Giacomo Leopardi visse i suoi giorni estremi, al riparo dalla pandemia di colera che affliggeva Napoli negli anni ’30 dell’ottocento, e in questa quiete riflettere sul conflitti che continuano ancora oggi ad affliggere gli uomini. Sempre a Napoli decide di pubblicare le sue Operette morali, brevi componimenti che raccolgono in battute sagaci le riflessioni che, sparse, erano già racchiuse nel suo Zibaldone.  Il demiurgo, in collaborazione con il Teatro Tram, decide di mettere in scena il 20 giugno scorso queste satire, così come le intendeva il poeta recanatese, nel luogo che accolse il poeta nei suoi ultimi giorni, lo stesso che ispirò la composizione del poema La Ginestra, sfruttando però delle satire l’efficacia performativa come ben riassume Mirko De Martino che, assistito da Angela Rosa D’Auria, dirige lo spettacolo. In scena Antonio D’Avino e Nello Provenzano che in abiti consunti e stinti, come quelli di chi la vita l’ha attraversata e ne porta i segni visibili, danno vita a dieci delle ventiquattro operette. Le Operette morali: il sorriso amaro e l’incanto leopardiano Sempre due i protagonisti dei conflitti proposti ne Le Operette Morali leopardiane, e gli attori D’Avino e Provenzano, nelle stesse vesti, riescono magnificamente a calarsi in corpi e anime distinte; duelli a suon di contrasti, che bene gli attori riescono a rendere vivi, enfatizzando le parole, qualche volta adattandole al contesto attuale, rendendo evidente quanto Leopardi abbia ancora da insegnare al nostro tempo e a quelli futuri. Come non tremare di fronte all’interpretazione del Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere, che sembra narrare del tempo presente, dove ciò che spinge gli uomini è quasi esclusivamente la speranza in un futuro migliore, contro ogni previsione rivelatasi puntualmente fallace.  Lo gnomo e il folletto di D’Avino e Provenzano restano nei cuori; il loro dialogo è appassionante e sagace, oltre che spaventosamente attuale; nella narrazione leopardiana che li vede protagonisti, gli uomini sono tutti scomparsi dalla Terra, non a causa di una pandemia, bensì perché si sono uccisi a vicenda; la loro scomparsa però non ha comportato la fine della vita sulla terra; il sole continua a splendere, i mari non si sono prosciugati, la natura vive beatamente anche senza l’uomo. Questa una delle tematiche che prepotentemente ritorna nel pensiero leopardiano; la natura è indifferente alle sorti dell’uomo, e l’errore di quest’ultimo è credere che invece ella sia al suo servizio. Nel dialogo tra la Natura e un islandese, vediamo come proprio l’uomo che maggiormente fuggiva la Natura, si ritrova ad incontrarla in uno dei suoi viaggi nel cuore dell’Africa; l’intensità delle parole del […]

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Monet celebrato in una mostra a Torino

Organizzata alla Gam di Torino una mostra su Monet  Dal 2 Ottobre 2015 al 31 Gennaio 2016 si è tenuta la mostra del pittore impressionista Claude Monet alla Galleria di Arte Moderna di Torino (GAM), dove sono stati esposti 40 capolavori, messi a disposizione direttamente dalle collezioni del Musée d’Orsay, di cui 5 mai presentati prima in Italia. La mostra, rappresentata da quadri di eccezionale bellezza, ha seguito il percorso artistico del pittore. La straordinaria magnificenza della manifestazione è stata prodotta dalla possibilità di osservare alcune opere mai ospitate prima sul suolo Italiano tra cui Déjeuner sur l’herbe; Champ des tulipes en Hollande; Essai de figure en plein air; Femme à l’ombrelle tournée vers droite; La rue Montergueil, à Paris; Fête du 30 juin 1878; Cattedrale di Rouen. Le portail, temps gris e Le portail et la tour Saint-Romain; plein soleil, Londres; le Parlement. La cura della mostra è stata affidata a Xavier Rey, Conservatore presso il Musée d’Orsay e specialista di Monet, e a Virginia Bertone, Conservatrice della GAM di Torino. Monet e alcune delle sue opere esposte nella mostra a Torino Monet e la sua Déjeuner sur l’herbe Nella mostra è stato esposto un quadro molto raro “Déjeuner sur l’herbe”, che riprende quello dell’artista francese Manet “Colazione sull’erba”. Particolarità dell’opera è che si tratta di un solo frammento del quadro in quanto l’artista lo ha abbandonato lasciandolo in pegno al proprietario di casa per il mancato pagamento dell’affitto: questi la terrà in un luogo umido dove ammuffirà parzialmente. Per questo motivo quando Monet riuscirà a recuperarlo nel 1884 la taglierà e ne conserverà soltanto tre frammenti, il terzo dei quali è oggi scomparso. Femme à l’ombrelle tournée vers droite Spettacolare quadro di immensa bellezza esposto al GAM, è un’opera particolare che rappresenta uno studio sulla luminosità. Nel 1886 Monet diede vita a due importanti Saggi di figura en plein air, i quali rappresentano rispettivamente una Donna con parasole rivolta verso sinistra e una Donna con parasole rivolta verso destra: le due tele sono quasi speculari e di dimensioni quasi sovrapponibili. Entrambe le opere mostrano lo stile inconfondibile dell’artista e la donna raffigurata è luminosa e circondata dalla bellezza del paesaggio erboso e ventoso. La fine della mostra Nella parte finale della mostra, che rappresenta l’ultima porzione di produzione dell’artista, sono state esposte le due straordinarie versioni della Cattedrale di Rouen: Le portail, temps gris e Le portail et la tour Saint-Romain, plein soleil. L’esposizione ha messo così a fuoco l’evoluzione della storia artistica di Monet, la sua complessità, il suo genio, e ha reso unica questa mostra, evidenziando la qualità della tecnica pittorica di Monet, che ne fa il padre indiscusso dell’arte moderna.   Fonte immagine: https://www.fulltravel.it/mostra-monet-a-torino-informazioni/42429/

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Raffaello torna in vita a Capodimonte

Pensare a Raffaello vuol dire immergersi in un mare di armonia, delicatezza e intimità. Non a caso il pittore rappresenta un profilo unico e iconico all’interno della storia dell’arte italiana e mondiale. In occasione dei cinquecento anni dalla sua morte, prenderà vita dal 10 giugno al 13 settembre una mostra, con lo scopo di valorizzare il patrimonio raffaellesco del Museo, intitolata: “Raffaello a Capodimonte: l’officina dell’artista”. Essa è a cura di Angela Cerasuolo e Andrea Zezza a cui, com’è stato più volte ricordato alla conferenza stampa del 10 giugno, va integrato un valore aggiunto: si tratta del lavoro interdisciplinare e intersettoriale che ha accompagnato, e accompagna tutt’ora, la mostra. L’evento, infatti, ha coinvolto numerosi profili lavorativi, tra cui ricordiamo storici, chimici e restauratori. Per quanto riguarda l’intersettorialità, invece, sottolineiamo la presenza di diversi enti, come musei e università. Così facendo il Museo di Capodimonte risulta essere un laboratorio, una fucina sempre accesa e dinamica. E in effetti anche l’aria che si respira già all’interno del cortile ne risente positivamente, assumendo una sfumatura che sa di ritorno, seppur parziale, alla normalità. La piccola grande mostra, come l’ha definita il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger, si articola in tre sale, ciascuna delle quali rappresenta una sfumatura diversa del genio Raffaellesco. Si parte, nella prima sala, dai maestri a cui un diciassettenne Raffaello guarda con attenzione e, a tal proposito, citiamo le parole che Giorgio Vasari, pittore e storico dell’arte, gli dedica: “Raffaello da Urbino, il quale studiando le fatiche de’ maestri vecchi e quelle de’ moderni, prese da tutti il meglio, e fattone raccolta, arricchì l’arte della pittura di quella intera perfezzione, che ebbero anticamente le figure di Apelle e di Zeusi e più”. Passando poi alla seconda sala, vero nucleo delle opere raffaellesche del Museo di Capodimonte, si entra in contatto con la straordinaria versatilità dell’artista, col suo continuo sperimentare e con il lungo cammino percorso nella sua breve e folgorante carriera. A pochi metri l’uno dall’altra, dunque, si possono ammirare i frammenti di una pala d’altare (la Pala di San Nicola da Tolentino), il Ritratto di Alessandro Farnese, un quadro da stanza (la Madonna del Divino Amore) e, infine, il cartone preparatorio del Mosè e il roveto ardente. L’ultima sala si snoda fra opere e falsi. In particolare ricordiamo la Madonna della gatta, attribuita inizialmente a Raffaello per poi essere considerata il capolavoro di Giulio Romano, suo allievo alla bottega. Le indagini diagnostiche, altro valore aggiunto della mostra, hanno portato alla luce la particolare stratificazione dell’opera e le diverse tappe del complesso iter compositivo: radiografie, riflettografie e MA-XRF ci mostrano l’evoluzione del quadro. Un esempio è dato dai volti dei personaggi principali, già dipinti negli strati inferiori per poi essere completamente trasformati nella stesura finale. C’è inoltre un dettaglio nella Madonna della gatta che ci fa capire l’elevata preparazione di Giulio Romano e la sua meticolosità nella cura dei dettagli. Non ve lo sveliamo, perché siamo sicuri che lo troverete osservando l’opera! Vi lasciamo con […]

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Claude Monet: the Immersive Experience arriva a Napoli

A partire dal 20 maggio, nella Chiesa di San Potito in via Tommasi 1, a Napoli, arriva la grande mostra internazionale “Claude Monet: the Immersive Experience”. Prodotta da Hamza El Azhar con la sua società di Bruxelles Exhibition Hub, specializzata nella progettazione e produzione di mostre immersive, si ha la possibilità di viaggiare tra i capolavori del maestro dell’Impressionismo. Con un connubio avvincente tra cultura e tecnologia, si consente ai visitatori di immergersi nello spirito creativo dell’artista insieme alle visite guidate, su richiesta, a cura dell’Associazione “L’Arte nel Tempo”. Filo conduttore di questo viaggio immersivo è il lavoro sulla luce, che tanto ha ossessionato l’artista. Con la ricreazione nella Galleria Immersiva del Giardino dei fiori di Giverny, si può percorrere la magnifica proprietà, attraversando i ponti protagonisti di numerosi quadri di Claude Monet. L’esperienza si arricchisce con le proiezioni a 360 gradi delle straordinarie pennellate (grazie a Dirty Monitor, specialista in mappatura e produzioni audiovisive, vari squarci artistici prendono vita sulle pareti e sul pavimento) e la realtà virtuale (VR), in cui ci si profonda nelle otto regioni geografiche che sono state d’ispirazione per l’artista. Ma c’è di più: un’area interattiva permette anche ai più piccoli di essere per un momento Monet e ricreare alcune sue opere da proiettare e portare a casa come ricordo. Qualche ora fatta di colori e sogni tra capolavori eterni e la riproduzione di alcuni luoghi iconici sono l’ingrediente segreto di un commovente momento di condivisione ed infatti «lungi dal voler sostituire i musei, il cui ruolo di trasportatori di storia e di cultura rimane essenziale, questa mostra intende riunire un pubblico più ampio, non necessariamente avvezzo a questi luoghi, e offrire così un metodo nuovo e complementare per avvicinare chiunque all’arte» così spiega Mario Iacampo, creatore dell’evento. La mostra di Claude Monet arriva a Napoli La mostra ha anche lo scopo di sostenere il restauro della Chiesa, la cui costruzione risale al XVII secolo, nonché quello di ricreare attività sociali rivolte principalmente ai giovani: «l’allestimento ha una valenza sociale significativa, in quanto consente alla mia associazione non solo di fronteggiare il robusto impegno di restauro della monumentale Chiesa di San Potito, ma nel contempo di riprendere le attività di carattere sociale con i giovani che vivono il degrado e l’abbrutimento delle periferie» sostiene Carlo Morelli, presidente di “Ad Alta Voce”. Infatti, contemporaneamente a questo coinvolgimento nell’Impressionismo, i visitatori possono ammirare anche le meraviglie della Chiesa, con altrettante opere di grandi artisti. Insomma, una full immersion nella cultura, che arricchisce l’anima ed amplia la mente, mantenendo viva la curiosità con la scelta di un linguaggio comunicativo moderno e vicino agli interessi attuali, perciò consigliata a tutte le fasce d’età: grandi, piccini e ragazzi.   Francesca Hasson

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Andamento Lento alla Spot Home Gallery

Apre da domani, 4 febbraio 2021, nel cuore di Napoli, in via Toledo 66, la nuova galleria Spot home gallery con l’intento di diffondere e promuovere la fotografia contemporanea e le sue contaminazioni con altri linguaggi espressivi attraverso mostre, proiezioni, incontri e workshops. La galleria, nata da un’idea e a cura di Cristina Ferraiuolo, fotografa napoletana, inaugura con la mostra collettiva Andamento Lento, dedicata a Napoli, scenario e pretesto di una fotografia che si colloca in quel magico spazio tra realtà e finzione. (Opening: 4 – 5 – 6 – 7 febbraio 2021 prenotazione obbligatoria su www.spothomegallery.com) Otto artisti, provenienti da diverse parti del mondo, esporranno, per la prima volta a Napoli, una selezione di immagini realizzate nella città partenopea, appartenenti a più estesi lavori di ricerca o anche a progetti puntuali. Otto piccole mostre in un’unica esposizione composta da oltre 100 immagini e da un’installazione audiovisiva in uno spazio dedicato. Fotografi con linguaggi e scritture differenti tra loro ma accomunati da un approccio alla fotografia intesa come espressione soggettiva ed emotiva del proprio modo di essere e di vivere il mondo. Il fotografo americano Michael Ackerman si immerge nel ventre più oscuro di Napoli, svelando una umanità dolente ritratta con la sincerità di chi sente di appartenervi. Per il norvegese Morten Andersen Napoli diventa una delle sue Untitled.Cities, progetto ispirato alla fantascienza, nel quale egli, trasfigurando la realtà, crea nuove metropoli di fantasia. Il napoletano Luca Anzani nelle sue immagini stranianti della serie Amartema fa dell’aleatorio un elemento chiave della sua sperimentazione in camera oscura provocando sistematicamente l’errore attraverso l’uso di supporti di scarto e chimici esausti o impropri. Lo svedese Martin Bogren tra le tappe del suo progetto Italia ritorna più volte a Napoli, restituendone immagini oniriche e senza tempo, che evocano la dimensione interiore del suo viaggio. Lorenzo Castore, fotografo fiorentino, presenta l’installazione audiovisiva Sogno 5#, progetto realizzato insieme ad Irene Alison, un racconto di amore e di scoperta, di ricerca e di memoria di un luogo dimenticato di Napoli, l’Ospedale Psichiatrico Leonardo Bianchi, a oltre trent’anni dalla sua chiusura ufficiale. Stone butterfly di Cristina Ferraiuolo è un lungo lavoro di ricerca personale sull’incandescente universo femminile che abita le strade della sua Napoli. Il newyorkese Adam Grossman Cohen, sfocando i confini tra fotografia e film, tra passato e presente, sceglie di fermare singoli fotogrammi di filmati Super 8 girati a Napoli molti anni addietro, restituendoci fotografie che abitano un tempo fluido. Il francese Richard Pak con la sue serie Les Fiancés (I Promessi Sposi), fotografa le auto parcheggiate in fila sui marciapiedi e ci invita ad immaginare gli amanti di via Alessandro Manzoni nascosti dietro le loro tende di fortuna. “Andamento lento è una storia di amicizia e di fotografia, di cui faccio parte – racconta Cristina Ferraiuolo -. Ho scelto di presentare una ‘famiglia’ di fotografi nella quale i legami affettivi si intrecciano a corrispondenze artistiche, a un modo di immergersi nel mondo con occhi e cuore aperti. Lavori realizzati nell’arco di oltre vent’anni a Napoli […]

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