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Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 35 articoli

Cinema e Serie tv

Conferenza Stampa Ultras di Francesco Lettieri

Per la regia di Francesco Lettieri, in uscita Ultras, soggetto e sceneggiatura di Peppe Fiore e Francesco Lettieri, musiche di Liberato, in uscita il 9-10-11 marzo nei cinema selezionati mentre su Netflix dal 20. Ecco un breve resoconto della conferenza stampa in streaming tenutasi il 3 marzo. Napoli. A quasi cinquant’anni Sandro è ancora il capo degli “Apache”, il gruppo di ultras con cui ha passato tutta la vita allo stadio: una vita di violenza, scontri, passioni e valori incrollabili. Ma ora che un Daspo gli impedisce di avvicinarsi alla curva, quei valori iniziano a vacillare. Sandro sente per la prima volta il bisogno di una vita normale, di una relazione, magari anche di una famiglia. E ha incontrato Terry che è bellissima e non ha paura di niente. Angelo ha sedici anni e considera gli Apache la sua famiglia, Sandro la sua guida, la persona che ha preso il posto di  suo fratello Sasà, morto anni prima durante gli scontri di una trasferta. Ultras è la storia della loro amicizia, di una fede e di un amore scanditi dalle ultime settimane di un campionato di calcio. E dell’inevitabile incontro di entrambi con il proprio destino. La conferenza stampa del film si è tenuta in streaming live su Youtube, diretta alla quale hanno partecipato da Napoli Francesco Lettieri e Ciro Nacca. Da Roma invece Aniello Arena, Antonia Truppo, il produttore Nicola Giuliano e lo sceneggiatore Peppe Fiore. Francesco Lettieri ha affermato che l’idea del film è “storia nata assieme a Peppe Fiore. Dopo i videoclip mi sono sentito pronto a scrivere un film. Questo film doveva essere un videoclip di Calcutta ma abbiamo ampliato il tutto raccontando la storia del Moicano.” Queste le prime parole del regista del film, che per la prima volta fa il grande salto nel mondo del cinema con una produzione Netflix e Indigo Film. Nicola Giuliano dalla sua ha affermato: “è stato un atto di coraggio esordire con questo film, ma è meraviglioso vedere il percorso di Francesco dai videoclip a questo risultato”. Dopo aver confessato di temere quali sarebbero potute essere le reazioni del pubblico, parla dell’affezione al progetto e della innata capacità di Francesco di mischiare realismo ed epica. Si dilunga a proposito dell’amore, da parte di tutti i membri della produzione, nei confronti dei personaggi e di come sia contento del fatto che siano riusciti a trasmetterlo. Ancora Lettieri parla della città di Napoli e del suo legame con il calcio: “Napoli è unita nel tifo, alimentata da un senso di riscatto del sud. Tema del calcio non è il fulcro, ma quello della tribù e della fede.” Ultras, l’idea registica di Francesco Lettieri Attraverso la narrazione Francesco Lettieri cerca di rendere partecipi gli spettatori anche di una condizione sociale e di un tema molto importante. Con assenza di giudizio morale verso quest’individui, Lettieri racconta la loro storia. Il regista prende a modello “Estranei alla massa” e confessa che senza quell’opera non ci sarebbe stato Ultras. Attraverso lo studio del mondo ultras […]

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Villa Fernandes di Portici: incontro con Alessio Forgione

Incontro a Villa Fernandes di Portici con Alessio Forgione, autore di Napoli mon amour e Giovanissimi, giovedì 5 marzo. Marocco ha quattordici anni e vive con il padre a Soccavo, un quartiere di Napoli. La madre li ha abbandonati qualche anno prima, senza dare più notizie di sé, e lui vive quell’assenza come una ferita aperta, un dolore sordo che non dà pace. Frequenta il liceo con pessimi risultati e le sue giornate ruotano attorno agli allenamenti e alle trasferte: insieme a Gioiello, Fusco e Petrone è infatti una giovane promessa del calcio, ma nemmeno le vittorie sul campo riescono a placare la rabbia e il senso di vuoto che prova. Finché non accadono due cose: l’arrivo di Serena, che gli porta un amore acerbo e magnifico, e la proposta di Lunno, il suo amico più caro, che mette in discussione tutte le sue certezze. Dopo l’esordio di Napoli mon amour, Alessio Forgione torna con Giovanissimi, un romanzo di prime volte, che racconta un mondo di ragazzini che crescono tra desideri di grandezza e delusioni repentine, piccoli crimini e grandi violenze, in attesa di scorgere il varco che condurrà all’età adulta. La presentazione si terrà a Villa Fernandes (Via Armando Diaz, 144, Portici) alle 18.00 nell’ambito della rassegna “Napolidea”, un ciclo di presentazioni dedicate ad autori napoletani, grazie al partenariato della libreria Mondadori Point di Portici, l’associazione B-Lab, il Comune di Portici e il Premio Napoli. Ci sarà una breve introduzione della giornalista Ileana Bonadies. Dialogherà con l’autore la giornalista Marina Finaldi. Il progetto “Villa Fernandes”, sostenuto da Fondazione CON IL SUD in collaborazione con la Fondazione Peppino Vismara, ha l’obiettivo di creare – all’interno di un bene confiscato alla camorra – un Polo di sviluppo locale, apprendimento e innovazione, incrementando la partecipazione dei cittadini alla vita socio-culturale della città e favorendo nuove realtà imprenditoriali, percorsi formativi e posti di lavoro. Frutto del lavoro sinergico di 22 partner unitisi in rete, espressione di realtà associative fortemente radicate al territorio, il progetto mira, in particolare, alla creazione di un hub creativo in cui far dialogare Arte e Scienza, formazione e attività laboratoriali, servizi di assistenza alla persona e di orientamento per le nuove generazioni. Temi di interesse principali, dunque, saranno: l’uso sostenibile delle risorse ambientali, l’attenzione alle fasce più deboli non solo come destinatarie di interventi assistenzialistici ma come risorse da far emergere e valorizzare, il sostenere nuovi scenari integrati di sviluppo locale e sostenibile, il promuovere l’utilizzo di spazi comuni da favorire con la partecipazione e l’impegno dei cittadini, il reimpiego dei ricavi in nuove iniziative a vantaggio di tutti, la diffusione di varie forme d’arte liberandole dai luoghi chiusi e accompagnandole lì dove la società civile si incontra, dialoga e riscopre il senso e il valore del proprio essere comunità. Immagine: Cesare Abbate

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Aladino Di Martino: un ricordo dal Conservatorio di Napoli

Signore dell’arte Artista della vita. Una manifestazione in ricordo di Aladino di Martino il 21 febbraio al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. «Trent’anni che non ci sei». Inizia così la sua narrazione Patrizia Di Martino, figlia del compositore molisano. Eppure, continua, questa assenza è solo della sua fisicità, perché «tu resti nel cuore di tutti». Aladino Di Martino è nelle parole di sua figlia, nello sguardo emozionato di sua moglie, nel ricordo dei tanti alunni dei conservatori di Foggia e di Napoli, di quelli che lo hanno ascoltato a lezione di composizione, e di coloro che, troppo giovani, lo hanno conosciuto attraverso la sua musica, innamorandosi dell’idea intramontabile di arte che tutti oggi associano al suo nome. Aladino Di Martino è stato Signore dell’arte, nobilitato dal suo esserle totalmente devoto, fino a padroneggiarla e a diventare, utilizzando le parole a lui dedicate da Domenico Sapio, «un maestro dalla serena grazia delle persone grandi». Il suo approcciare libero e semplice alla materia e alla didattica è il segno riconoscibile dell’umiltà di questo magnanimo, ricordato ieri, 21 febbraio, attraverso la sua musica. Aladino è poi Artista della vita. Patrizia Di Martino è stata voce narrante degli episodi del percorso del padre. La vita del compositore potrebbe essere scandita in due momenti: dalla Puglia, come direttore dell’“Umberto Giordano”, liceo musicale nel 1932 e poi, grazie a lui, Conservatorio, a Napoli, come maestro e successivamente direttore del Conservatorio “San Pietro a Majella”; dalla prima famiglia, stroncata dalla tragica scomparsa della moglie, alla seconda, da cui nascerà Patrizia Di Martino, cresciuta nella cura consapevole di quell’inestimabile eredità che è stata l’educazione paterna, docente dal 2009 proprio presso il Conservatorio “Umberto Giordano”, nonché attrice dal 1993 di teatro, cinema e fiction, attualmente impegnata ne L’amica geniale. Uno dei più prestigiosi allievi di Aladino Di Martino, Riccardo Muti, dice di lui: «un compositore eccellente, grande insegnante, un uomo di bontà infinita». Aladino Di Martino e la scuola meridionale Adesso il nome di Aladino Di Martino spicca sulla porta di una delle aule del Conservatorio di Napoli, insieme ai grandi della generazione napoletana che ha vivificato la musica in un tempo di pieno rinnovamento. Un periodo vivace nella cultura della città, afferma Paola De Simone, autrice del libro Il signore della musica. Vita ed arte del maestro Aladino Di Martino, un tesoro documentario dell’esperienza artistica del compositore. Ricordare oggi quel tempo senza percepirlo come remoto e distante è chiaro manifesto della consapevolezza di un segno lasciato dalle guide fondamentali, modelli di musica e vita, di cui si ha ancora bisogno per innovare. Aladino Di Martino era attento alle novità del suo tempo, in una spinta verso il modernismo, senza trascurare un lavoro di artigianato costante nei confronti delle opere della tradizione. La scuola di questi pionieri ha rappresentato un serbatoio di storia, che riconosce le sue origini ma vive la rivoluzione, ricercando un linguaggio compositivo nuovo. Nell’opera del nostro, questo si traduce in un suono delicato mai stucchevole, in una linea melodica piena ed elegante. Un […]

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Alfredo Maiorino in mostra: Giallo camera

La personale di Alfredo Maiorino, Giallo camera, in mostra dal 14 febbraio al 30 marzo presso lo Studio Trisorio di Napoli. Nella sospensione del biancore espositivo della galleria sulla Riviera di Chiaia, Alfredo Maiorino rafferma dietro superfici opache le figure geometriche della mobilità. La tridimensionalità freme nel suo galleggiare lontano nel tempo, resa imprendibile e seducente da tratti di accennato nitore. La provocante evidenza della tensione alla superficie che alcune geometrie anelano in un contatto sempre più ravvicinato con lo spettatore è un viaggio spazio-temporale possibile solo nell’attimo, tra l’oblio eterno del buio e l’ardita messa a fuoco del puntuale. Artista affermatosi nell’ambiente internazionale tra personali e collettive, dalla Biennale di Venezia alle esposizioni di Seoul, Alfredo Maiorino concentra in Giallo camera un’esperienza artistica che vive del nesso tra le rappresentazioni pittorica e architettonica, nella plasticità che uno studio delle forme primarie tanto nell’una quanto nell’altra può rendere evidente e percettibile. Lo spazio è pensato, afferrato in un’esperienza sensoriale poliedrica, agitandosi costantemente nella bidimensionalità della materia. Nel 2015 lo Studio Trisorio aveva accolto il primo stadio della ricerca di Maiorino con la mostra Ri-Velare. Giallo camera è manifesto di un’evoluzione che affonda le sue radici nella prima esposizione presso la galleria d’arte napoletana. Alfredo Maiorino e Giallo camera: qui e altrove Figure geometriche dell’esattezza si piegano in uno spazio di non necessaria flessione, perse in una tridimensionalità atavica che discute vivacemente con i capisaldi del positivismo. La straordinaria tensione immersiva scaturita dall’opera è allo stesso tempo consapevolezza della distanza tra l’ici e l’ailleurs. La scelta cromatica trasmette una luminosità effimera e caduca, autentica solo in un attimo soffiato via dal suo progressivo opacizzarsi. I blocchi materici protetti nelle loro teche sono resi inscalfibili dalla rassicurante lontananza, forme perfette di un evento artistico inquieto. Marcello Francolini, nella sua lettura critica di Giallo camera, scrive che la ricerca artistica di Alfredo Maiorino «mira a colmare quel famoso “Horror Pleni” diagnosticato come ultima malattia da quel medico dell’estetica che era Gillo Dorfles, che ammoniva la necessità di pausare, eletto a strumento di ribellione dell’uomo del Duemila». La lontananza protettiva suggerisce nella sua tensione alla perfettibilità il bisogno di sostare, inibendo la ricerca dell’esperienza per il tramite dell’oggetto artistico, di per sé considerabile l’esperito ante litteram. Riecheggiano in questi intenti le parole di Mark Rothko, tra i massimi esponenti dell’espressionismo astratto. Le teche di Maiorino vivono in rapporto con il pittore statunitense una comunione cromatica quasi perfetta. Comparando l’esposizione delle tele di Rothko, conservate nell’ambiente permanente della Tate Modern di Londra, con le scelte adottate nel percorso narrativo dello Studio Trisorio, si rende evidente il buio delle sale del primo in contrasto con la luminosità della galleria napoletana. Se infatti le forme dell’artista statunitense pretendono un impatto visivo dal nitore lancinante della violenta contingenza, con i loro contorni in dissolvenza tra sfumature coloristiche in aperto contrasto, Alfredo Maiorino necessita della piena luce per proiettare le sue nell’eternità. Ed è lì che siamo ora anche noi. Immagine: Studio Trisorio

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Be Green: intervista a Franco Rendano

Lo scorso venerdì 24 gennaio si è tenuta, negli spazi del Lanificio 25 (piazza Enrico De Nicola, 46, a Napoli), la mostra fotografica “Mi rifiuto” e il primo degli incontri d’ecologia e ambiente “Be Green“. Per l’occasione, abbiamo intervistato Franco Rendano, chirurgo e presidente del Lanificio 25. Be Green: intervista al professor Franco Rendano Professor Rendano, il “Lanificio 25” è spesso impegnato in attività e progetti culturali; vuole raccontarci la storia della struttura e del sito ov’è ubicata? Comincia nel 2005: fui affascinato dall’edificio che, come dice Francesca Rigotti (Il pensiero delle cose – Ed. Maggioli), mi disse di avere tante cose da raccontare. Con il tempo queste cose sono venute a galla; un’affascinante storia di oltre 500 anni: nel ‘400 monastero come “Insula Monastica di Santa Caterina a Formiello”, nell”800 fabbrica di lana (Lanificio SAVA), importante industria dove lavoravano oltre seicento operai, poi sede di varie attività artigianali. Oggi rappresenta un edificio storico, tipico reperto di archeologia industriale di epoca borbonica la cui vocazione non è più la produzione di beni materiali ma “immateriali” (cultura, arte, musica, danza…). Porta Capuana si trova accanto al complesso ed identifica tutto il quartiere caratterizzato da antiche tradizioni culturali e culinarie oltre che per la presenza di importanti monumenti. “Be Green” è un progetto sull’ambiente per l’ambiente; vuole offrircene una descrizione in dettaglio? Il quartiere che ho citato è in abbandono e negletto dalle istituzioni. Lo è ancor più oggi che i lavori del progetto UNESCO hanno creato da lunghi mesi notevoli disagi agli abitanti ed alle attività del luogo. In una situazione di tanto degrado con questo progetto vogliamo lanciare un messaggio speciale alle nuove generazioni sull’importanza di una coscienza “GREEN” a partire dalle piccole cose che tutti noi possiamo mettere in pratica. Per questo, in occasione della presentazione del progetto, abbiamo organizzato con l’aiuto della dottoressa Valeria Panella e di Giuseppe Perrini il primo convegno BE GREEN invitando i ragazzi della scuola “Bovio Colletta”, situata a pochi metri, e nomi illustri dell’ecologia nazionale ed internazionale. Circa cento ragazzi dagli 8 ai 15 anni, accompagnati dalle famiglie e dai docenti della scuola, hanno ricevuto dai presidenti di Legambiente Edoardo Zanchini e Maria Teresa Imparato una lezione pratica con dieci consigli “per contrastare i cambiamenti climatici”. In conclusione ho consegnato a ciascun bambino una spilla/stemma da portare con orgoglio sul petto insieme al decalogo e ad una pergamena personalizzata che li diplomava “Ambasciatore Be Green per salvare il Pianeta”. I bambini hanno preso molto sul serio il messaggio del quale si faranno portavoce anche in seno alle famiglie. È stato emozionante. Il tutto seguito poi da un dibattito più “serio” sulle problematiche ambientali. Dopo la presentazione del nostro progetto sono intervenuti Edoardo Zanchini (vicepresidente nazionale di Legambiente), Carmine Maturo (portavoce nazionale di “Green Italia”) con “Essere green a Napoli”, Enzo Russo (Mobility manager Ufficio di presidenza “Green Italia”) con “Politiche, strategie, azioni concrete per una mobilità sostenibile”, Cristina Di Stasio (Quartiere Intelligente) con “Educazione all’ambiente come educazione civica”. Gli incontri di “Be Green” […]

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Magie e illusioni della Ring108 illumina Napoli

Lo spettacolo, organizzato da Ring108, “Magie e illusioni” ha colorato il Teatro Salvo D’Acquisto. Nella notte del 31 gennaio le stelle sono scese da cielo per un attimo ed hanno portato la loro magia dietro il sipario del teatro napoletano, coinvolgendo il pubblico in una serie di incredibili esibizioni. Tante le personalità e i campioni (di contest anche europei) nel mondo dell’illusionismo che si sono alternate nel corso della serata. Ma andiamo con ordine. Saykon e Giuliana hanno fatto del loro meglio per presentare con verve i differenti artisti in sala e, tra uno scherzo e un occhiolino agli spettatori, hanno fatto in modo di dare risalto ai diversi numeri di magia. A catturare l’attenzione e lo stupore dei presenti: Dario Adiletta, Francesco Della Bona, Francesco Meraviglia, Franky Mattew, Gabriele D’Angiò, Luca Costa, Luca Lombardo, Marco Critelli e Riccardo Emma. “Magie e illusioni” di Ring108 con le performance più emozionanti Tra le esibizioni che sono state più apprezzate dal pubblico, la “magia” di Luca Costa. Dopo svariati giochi di prese e scomparse di carte che fluivano da una mano all’altra come un rivolo d’acqua, il prestigiatore ha liberato le colombe. O meglio. Ha trasformato in colombe le carte che maneggiava, suscitando il clamore generale. Un numero degno di nota che celava i trucchi del mestiere e non permetteva agli occhi inesperti dello spettatore di scovare il trucco. Con Dario Adiletta, invece, protagonista è stata una sorta di magia dell’acqua. Una serie di movimenti dai rimandi tribali (come anche il costume di scena) ha dato vita ad un gioco di controllo dell’acqua. Una piccola fontana in sala funzionava secondo il volere dell’illusionista, in grado anche di rilasciare acqua dalle mani e di controllare (apparentemente) a distanza un oggetto inanimato. Una danza in blu, apprezzata in special modo dai più piccoli. Con Francesco Meraviglia, invece, si è fatti un salto nel passato. Entra in scena in completo, lui, con note di pianoforte che lo accompagnano e un racconto nostalgico sulle labbra. Si porta in scena una storia che sa di sigaretta e di risse da bar, eppure durante il racconto prende vita il trucco del prestigiatore, raccontando così la magia. Franky Mattew è entrato in scena vestito da pittore. Sul palco delle tele e un macchinario in legno in stile vinciano lo hanno aiutato nella sua performance. Con lui il disegno diventa realtà. Sbuca una colomba da un quadro, una gabbia da un disegno ed uccellini di diversi colori e razze. Non c’è un momento di noia e tante sorprese a catena. In chiusura è salito sul palco Luca Lombardo. Con lui tutto il mondo del teatro è diventato magico e gli spettatori hanno perso la consapevolezza di cosa era reale e cosa fosse trucco, ritrovandosi a seguire i suoi movimenti e le sue storie come se fossero reali. Con un cambio di vestiario di pochi secondi, ha impersonato alcuni dei personaggi più noti alla cultura di massa, da Super Mario allo Spazzacamino e Mery Poppins ad ET. Il clou è arrivato […]

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Villa Pignatelli saluta la mostra fotografica OpenHeArt

Con la giornata del 2 febbraio termina l’esposizione OpenHeArt, dal 7 dicembre ospite della Casa della Fotografia di Villa Pignatelli. La fotografia è uno strumento autoptico. Se da un lato infatti il filtro della lente crea il profondo scarto semiotico tra l’oggetto e la sua riproduzione, mutano insieme all’occhio dell’osservatore la scelta dell’osservato e il modo dell’osservante. L’evento in sé è di invidiabile unicità, un dono da custodire. Questa la parola che Antonio Biasiucci, artista della memoria vesuviana, associa alla fotografia. Memore degli insegnamenti del maestro e amico, l’attore e regista di teatro Antonio Neiwiller, Biasiucci è sensibile allo strenuo scavo del viaggio nell’io, e al potere dell’arte quale sonda. Ed è per questo che afferma: «capii che la fotografia era un mezzo senza limiti e al tempo stesso una pratica esistenziale capace di stare perfettamente in sintonia con il mio mondo interiore». Biasiucci antepone alla concezione della fotografia-documento umano quella di fotografia-journal intime, valorizzando il brulicare della vita impressa su lastra, «rivelazione di qualcosa che è già dentro di te e che in quel momento riconosci come tuo». OpenHeArt a Villa Pignatelli La mostra fotografica OpenHeArt (Villa Pignatelli, 7 dicembre – 6 gennaio, prorogata al 2 febbraio) nasce da queste consapevolezze. Il laboratorio sorge dal contatto di quelli che Biasiucci definisce «ventisette sguardi autonomi». Giovani artisti ed emergenti nel settore museale si sono uniti per un progetto corale che si è nutrito dell’eterogenea dimostrazione di una spontanea veridicità. Una delle gravosità della pratica espositiva, rivela Federica Palmer, tra i membri dei quattro laboratori convogliati nel progetto, è stata infatti quella di equilibrare la potenza emotiva profusa dagli artisti nelle proprie opere, accompagnando il visitatore talvolta con delicatezza, altre con una spinta energica, nelle menti dei fotografi. Il dialogo si è instaurato tra talenti nascenti e affermati, nella consapevolezza da parte di Antonio Biasiucci della necessità di un laboratorio per i giovani. Sarebbero loro i più inconstanti in materia di continuità nel medesimo soggetto considerato. L’esposizione collettiva costringe alla selezione di un numero ridotto di opere tratte da progetti più ampi, il che se da un lato risulta gratificante per i responsabili dell’esposizione nel momento dell’effettiva riuscita del percorso, dall’altro costringe tanto queste figure quanto quelle dei fotografi a un lavoro di concentrazione di energia nello spazio vitale di poche cornici. OpenHeArt è il risultato di un’organicità schizofrenica, che vede come unico filo conduttore la tematizzazione della personalissima percezione di cosa voglia dire intimità: dallo studio ravvicinato e meticoloso del microcosmo anatomico (in comparazione spesso con la grande potenza del macrocosmo natura), agli spaccati quotidiani di vita familiare. La ricerca dell’intimo non comporta il destino ermetico di un respiro strozzato. Ognuno ha ricercato la propria dimensione, per elevarla su un piano universale, sul quale ogni visitatore ha potuto seguire i passi dell’artista per accorgersi poi di calpestare impronte perfettamente corrispondenti alle proprie. La manipolazione della materia trattata arriva spesso a un’astrazione dalla stessa. C’è stato dunque chi si è avvicinato così tanto all’osservato da renderlo irriconoscibile (come Fulvio Ambrosio e […]

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La pizza è pizza – Quattro chiacchiere con Alessandro Condurro

La pizza è pizza! Dall’Antica Pizzeria di via Cesare Sersale di Napoli a Michele in the World. A firmare il racconto dell’internazionalizzazione della famosa pizzeria di Forcella è Davide Ippolito. Martedì 28 gennaio l’Antica Pizzeria da Michele Flaminio a Roma, prima filiale italiana della pizzeria di Forcella, ha ospitato la presentazione del nuovo libro-intervista che vede protagonista la famiglia Condurro. La pizza è pizza – Quattro chiacchiere con Alessandro Condurro Dopo la prima presentazione a Verona, il libro La pizza è pizza arriva da Michele Flaminio, nel cuore di Roma, con ambasciatori l’autore e il protagonista del libro, in un dialogo moderato dal giornalista Luciano Pignataro. In questo libro non si parla di storia, di tradizione e di cucina – il tema è stato già trattato, del resto, nel libro di Laura Condurro L’Antica Pizzeria da Michele. Dal 1870 la Pizza di Napoli – bensì dell’evoluzione del brand Da Michele e della sua espansione nel mondo. Il protagonista del nuovo libro è Alessandro Condurro (in copertina), pronipote di Michele e fondatore della MITW, la società che si occupa del brand della pizzeria e della sua internazionalizzazione, avvenuta tramite le sue filiali ormai sparse in tutto il mondo. «Il libro non parla di pizza ma è un saggio di marketing», questa la premessa di Alessandro Condurro che racconta della nascita di una società che in breve tempo ha dato vita a un brand internazionale. Compresa la casa madre a Napoli L’Antica Pizzeria Da Michele conta quattordici pizzerie nel mondo: Tokyo, Fukuoka e Yokohama in Giappone, Londra, Dubai, Los Angeles, Barcellona, Bologna, Milano, Verona, Firenze e due sedi a Roma. Le aperture previste del 2020 interesseranno la Spagna e finalmente ci sarà l’approdo anche in Germania mentre, per quanto riguarda l’talia, si prevede l’apertura della prima filiale nel Sud Italia, a Palermo. Un’espansione a macchia d’olio caratterizza la società Michele In The World ed è proprio questo che ha portato Daniele Ippolito a scrivere un libro sull’espansione del brand: qual è il suo segreto? Michele in The World: un brand firmato Condurro Edito da Book4Business, il libro è stato scritto da Davide Ippolito, CEO di Zwan e noto consulente di aziende e organizzazioni italiane, specializzato in Reputation Marketing. L’Antica Pizzeria Da Michele, come spiega Davide, è stato scritto per raccontare il case-study della costruzione di un brand di successo basato su radici secolari. L’episodio di nascita e sviluppo di MITW mette in risalto l’impatto che la reputazione, intesa come un insieme di fattori, ha sulla costruzione di un brand. Davide Ippolito ha scelto proprio Da Michele per l’esperienza che contraddistingue il brand sul mercato e per la sua strategia di marketing, iniziata dalla creazione di un mercato di nicchia basato sulla genuinità e l’unicità che contraddistingue la tradizionale pizzeria. Le quattro chiacchiere con Alessandro Condurro sono introdotte da un breve percorso storico sulla pizza e sulle cinque generazioni Condurro, presupposto necessario per comprendere lo sviluppo del brand e la sua espansione mondiale. Anche la presentazione del libro ha del resto visto il […]

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Il coraggio di essere Frida: moda e fotografia al Filangieri di Napoli

Il coraggio di essere Frida, il fashion project della designer di moda Susi Sposito, ispirata alla mostra Todos podem ser Frida Frida Kahlo, una donna fragile ma forte, un’icona di coraggio, che ha ispirato e continua ad ispirare intere generazioni di donne: simbolo di una bellezza fuori dagli schemi, la pittrice messicana è stata un’eroina passionale, dalla vita intensa e difficile, la cui grandezza ha superato la malattia riuscendo a trasformare la sua condizione in un’opportunità per esprimere la propria arte. Accettare la propria unicità e farne un punto di forza, rifiutando l’omologazione imposta da una società che ci vuole tutti uguali: tutto questo è Il coraggio di essere Frida, il fashion project della designer di moda Susi Sposito, ispirata alla mostra Todos podem ser Frida della fotografa brasiliana Camila Fontanele de Miranda, incentrata sul tema della diversità. Inaugurata sabato 25 gennaio al Museo Civico Filangieri di Napoli, la mostra che unisce moda e fotografia d’autore, celebra e valorizza l’identità di ognuno di noi, incoraggiando il coraggio di difenderla sempre e comunque. «La moda industriale a cui siamo abituati ci ha un po’ snaturati: siamo diventati tutti uguali. Ed è sempre più difficile esprimersi. Questo progetto nasce proprio dall’esigenza di porre l’attenzione sull’identità e farla diventare un’esperienza estetica. È nato così un circolo virtuoso e un team che ha lavorato in perfetta sintonia», spiega Susi Sposito. «Ho subito abbracciato il progetto, – racconta il fotografo Alessandro Tarantino – che ha permesso di far uscire fuori il vissuto di tutte le persone che abbiamo coinvolto finora. Per valorizzare l’immagine reale ho preferito uno schema di luci elementare, con un punto luce soltanto. Questo è un progetto aperto: potenzialmente può continuare all’infinito». Il coraggio di essere Frida: il progetto Nato nel 2016, il progetto ha coinvolto persone di ogni età, sesso e cultura che si sono messe in gioco accettando di posare per Tarantino, indossando i capi firmati dalla stilista Susi Sposito, per realizzare scatti di grande espressività. Make up e hair styling sono a cura di Marina Caragallo, giovane make up artist di grande talento. La collezione di abiti è ispirata al mondo esteriore ed interiore di Frida Kahlo: fiori e animali che subito riportano alla mente gli autoritratti della celebre pittrice messicana, ma anche “gabbie”, bustini steccati e vaporose gonne che raccontano lo splendore dell’unicità di ogni essere umano. Gli abiti riprendono fedelmente i motivi delle foto dell’artista: una natura lussureggiante che decora le stoffe, materiali all’apparenza grezzi ma preziosi come la seta buretta, e ancora scialli, frange, corpetti e gonne vaporose ispirati alla moda messicana di inizio novecento. Anche la danza ha avuto il suo spazio durante il vernissage dell’esposizione, con l’esibizione del corpo di ballo del centro studi Artedanza in una coreografia poetica sulle note del brano Historia de un amor di Carlos Almaran, attraverso la quale lo spettatore può scoprire i due volti di Frida, tra la forza d’animo e l’energia vitale della sua terra natìa. La mostra è aperta al pubblico al Museo Civico Filangieri in Via Duomo, […]

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Divagazioni, la rassegna presentata al Mc Donald’s da Salerno Vittoria Spazio Cultura

Vi aspetta anche quest’anno Divagazioni, la rassegna promossa da “Salerno Vittoria Spazio Cultura”, che torna allo storico Palazzo Natella, attuale sede del ristorante Mc Donald’s di Salerno “Contemporaneità”, nei diversi linguaggi artistici e culturali, in un’ottica di impegno sociale e territoriale, è la parola chiave di questo nuovo ciclo di incontri: “Ospiteremo scrittori e intellettuali di caratura nazionale, con aperture a tutta la Campania. Forse parlare di cultura è eccessivo, non abbiamo questa pretesa, il nostro desiderio è fare divulgazione. Anzi, questo nuovo ciclo si contraddistingue per l’approccio sociale e per l’impegno territoriale, che caratterizza ogni nostra attività – sottolinea il dottor Luigi Snichelotto, partner McDonald’s per le province di Salerno e Potenza – Una sfida che abbiamo accolto dopo gli stimoli che ci sono arrivati dal mondo della stampa e delle istituzioni, un’iniziativa che ci sta arricchendo molto. Il tentativo è lanciare un segnale, è tendere ad un pensiero critico e, se necessario, divergente, incentivando nuovi luoghi di aggregazione”. Come in moderno “cafè chantant”, come a rievocare l’impronta originaria di Palazzo Natella, tra le affascinanti architetture che fanno da sfondo si alterneranno ospiti la cui fama oltrepassa i confini regionali: scrittori, musicisti, intellettuali riuniti con l’intento di favorire lo sviluppo di un pensiero critico tramite l’aggregazione. Tutto ciò reso possibile anche grazie al contributo volontario del Comitato SVSC e delle maestranze che dietro le quinte svolgono un lavoro prezioso. Membri del comitato organizzatore un gruppo di intellettuali, giornalisti ed esperti del mondo dell’impresa: Gabriele Bojano, Laura Patrizia Cagnazzo, Francesco Saverio Coppola, Fiorentino De Luca, Stefano Giuliano, Agostino Ingenito, Barbara Landi, Maria Rosaria Zinno. Il calendario degli appuntamenti di Divagazioni 2020 Come annunciato in conferenza stampa, il programma del ciclo “Divagazioni” 2020 prevede 10 appuntamenti scanditi durante tutto l’anno: fino a maggio avranno luogo i primi 6 e poi si riprenderà in autunno dopo l’intervallo estivo. Il comune denominatore della prima tranche di eventi saranno l’arte, la poesia, la musica, il giornalismo, la comunicazione, il sud. Dopo il primo evento di giovedì 23 gennaio, costituito da un convegno sul “tempo nella scienza e nella vita dell’umanità” del professore Massimo Squillante, già prorettore dell’Università del Sannio, attualmente direttore del Dipartimento di Diritto, Economia, Management e Metodi Quantitativi DEEM, il 13 febbraio sarà la volta dell’incontro con la professoressa Anna Bisogno, docente, giornalista e saggista di origini salernitane. Argomenti centrali saranno la storia e i linguaggi della radio e della televisione, con un focus sul Carosello. “Sud che vogliamo” sarà il dibattito con il giornalista e scrittore Marco Esposito previsto il 5 marzo. Presentato in moltissime comunità meridionali ma anche nel Nord Italia, il suo ultimo libro “Zero al Sud” del 2018, edizioni Rubettino, ha portato alla luce sperequazioni nella distribuzione dei fondi per le politiche sociali a danno di molte comunità del Mezzogiorno. Protagonista dell’incontro del 26 marzo Donatella Schisa, scrittrice meridionale emergente, autrice de “Il posto giusto”, uscito per L’ Erudita di Giulio Perrone nel 2017, che ha ricevuto una Menzione d’onore al Premio Quasimodo 2017, una Menzione di Merito […]

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