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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 40 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Mostra di Vincenzo Gemito al Museo di Capodimonte

Gemito, dalla scultura al disegno. La mostra di Vincenzo Gemito dal 10 settembre al Museo di Capodimonte. Gemito sulla ruota degli esposti dell’Annunziata, Gemito col nome sbagliato. Gemito al Real Istituto di Belle Arti, ma Gemito antiaccademico. Gemito e le impronte espressive sulle terrecotte, Gemito del bronzo. Gemito prima a Napoli, poi a Parigi. Gemito di Mathilde, Gemito di Annina. Gemito e il nuovo secolo, Gemito e la follia. Dal 10 settembre al 15 novembre tutto questo e ancora di più vivificherà lo spazio espositivo del Museo di Capodimonte. Per la curatela di Jean-Loup Champion, Maria Tamajo e Carmine Contarini si inaugura la mostra di Vincenzo Gemito: Gemito, dalla scultura al disegno. Il gemellaggio tra il museo napoletano, guidato dallo storico dell’arte e direttore Sylvain Bellenger, e il Petit Palais di Parigi ha restituito ai visitatori di tutto il mondo la storia dell’artista. La stagione invernale del 2019 lo aveva visto protagonista indiscusso della prima mostra fuori i confini nazionali a lui dedicata proprio presso il noto museo parigino. Oggi, le sculture e i disegni dell’artista sono esposti a Napoli, in una mostra che comprende prestiti illustri: dalla vicina collezione dell’Intesa San Paolo esposta notoriamente al Palazzo Zevallos Stigliano, ai tesori delle gallerie private e dei musei americani come il Getty Museum di Los Angeles. Il percorso diacronico lungo la vita dell’artista napoletano permette di percorrere le tappe fondamentali della formazione dell’uomo e della nascita del genio. L’esposizione, suddivisa in nove sezioni, ricrea la cornice euforica della sua vita, con l’accostamento delle sculture e dei disegni da lui firmati alle opere dei suoi interlocutori, ispiratori e artisti coevi: Antonio Mancini, Achille d’Orsi, Ettore Ximenes, Edgar Degas, Giuseppe De Nittis. Gemito è ben noto per aver insufflato l’anima dei suoi soggetti nei numerosi busti a loro dedicati, restituendo a noi oggi il volto degli amici Domenico Morelli, Mariano Fortuny, Giovanni Boldini. Una coralità che superava i limiti territoriali ritrovando la propria dimensione creativa nel viaggio perpetuo, ragione stessa delle svolte innovative che si susseguono nelle loro opere. L’obiettivo espositivo è stato quello di ricostruire l’ambiente vivace dell’atelier dell’artista, un uomo alla ricerca del contrasto chiaroscurale dei volti e delle figure che una perizia scultorea ha permesso di restituire nella loro più tangibile plasticità emotiva. Si percepisce così la tensione del Pescatorello sullo scoglio, la concentrazione di Giuseppe Verdi piegato sul suo spartito, la speranza di rivoluzione nello sguardo di Francesco Paolo Michetti. Due sezioni sono dedicate ai due grandi amori dell’artista: Mathilde Duffaud, modella francese di nove anni più grande, precocemente scomparsa per una malattia mortale; Anna Cutolo, detta Nannina, moglie e musa eterea prima di Domenico Morelli, e poi amante e compagna dall’inebriante ma terrena sensualità di Gemito. Quasi impietoso è il disegno di Anna morente esposto nella galleria di Capodimonte. Vincenzo Gemito è per la vulgata ‘o scultore pazzo, l’uomo dalle turbe irrisolvibili, sorrette da una tensione al perfezionismo che gli costa un periodo lungo di isolamento volontario dal mondo vivace nel quale prima era totalmente immerso. La sua […]

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Chiara Arturo e Cristina Cusani: Metonimie all’Intragallery

Metonimie, doppia personale di Chiara Arturo e Cristina Cusani, per la curatela di Federica Palmer, all’Intragallery dal 14 settembre al 7 novembre. La galleria per le arti contemporanee Intragallery riapre al pubblico con l’esposizione fotografica Metonimie. Lo spazio espositivo di Via Cavallerizza a Chiaia è la cornice delle fotografie di Chiara Arturo e Cristina Cusani. Dopo la formazione presso il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, le due artiste collaborano al progetto Vicinanze, incentrato sullo studio dello spazio come luogo di continuo attraversamento tra realtà di confine, distinte ma dialoganti. La curatrice Federica Palmer pone il percorso sotto il segno della figura retorica di significato della metonimia: la fotografia è concepita come un macrocosmo, visitabile tramite un percorso visivo ed emotivo che dal soggetto ritratto permette di arrivare a un personalissimo ‘altro’, che diventa il secondo termine di paragone della relazione metonimica. Gli ambienti dell’Intragallery consentono al visitatore un’esperienza immersiva nei percorsi di ricerca fotografica maturati parallelamente dalle due artiste: da un lato, Fragmentum di Chiara Arturo, progetto nato dall’esperienza di residenza d’artista in Val di Lozio; dall’altro, Quando la neve di Cristina Cusani, uno spaccato sulla dimensione esistenziale dell’attesa, momento personale e al contempo universalizzato dal medium fotografico. La Val di Lozio non esiste se non nella sua frammentarietà. La località della Val Camonica è un cosiddetto comune sparso, privo di capoluogo e diviso in frazioni. Si aggiunge a questo la presenza sul territorio di una particolare pietra estremamente friabile, che si frantuma al tatto. Chiara Arturo matura in questa cornice Fragmentum, un progetto espositivo che si presenta come un polittico, i cui frammenti sono incastonati come gioielli in una cornice in bronzo. La sequenza narrativa segue l’andamento di una ricostruzione: dalla pietra frantumata alla pietra ricostituita. Per la prima volta nella sua ricerca fotografica, l’Arturo mostra nella sua opera la figura umana, accostata alla materia come memento della sua fragilità ma anche della sua possibilità di rinascita. Il percorso di Quando la neve prende avvio nel 2018. Cristina Cusani si interessa del significato etimologico del verbo ‘attendere’ («avere l’animo preparato, prepararsi all’arrivo di qualcosa»). L’attesa, in apparenza un momento di stasi e inattività, è in realtà occasione di preparazione. «La neve che copre il paesaggio sembra immobilizzare, ma la terra al di sotto intanto si prepara alla primavera.» L’attesa è la preparazione alla nascita e alla fioritura di qualcosa di nuovo. La Cusani sperimenta tecniche diverse, optando per fotografie digitali, analogiche, foto trovate, stampate in camera oscura, un’ecografia. Uno stesso evento fotografico, presentato su supporti diversi, implica esperienze sensoriali sempre nuove (il suo Autoritratto, riproposto in carta poster e fotografica, comunica questo senso di costante metamorfosi). Metonimie si apre con due percorsi autonomi, concludendosi con un dialogo ravvicinato tra le due artiste. Se prima Chiara Arturo e Cristina Cusani percorrevano con le proprie opere la stessa galleria, nel secondo ambiente dell’Intragallery condividono l’intimità dello stesso spazio cornice. Lo studio della materia e della sua plasticità trionfa nei dittici inediti del progetto Vicinanze, nonché in fotografie di grande formato che […]

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Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista a Laura Angiulli

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista alla direttrice Laura Angiulli La ripartenza di una rassegna teatrale dà un forte segnale di voler ritornare alla normalità. Se poi a ripartire è Galleria Toledo, allora napoletani e non saranno ancora più felici di vedere le loro sere d’estate piene di ottima cultura. Galleria Toledo riparte da Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia, storica location di rara eleganza e di molto affetto per gli abitanti di Napoli, con la ventesima edizione di “Doppio Sogno”, la rassegna estiva di cinema, musica e teatro in programma dal 25 giugno al 6 luglio; l’edizione 2020, dieci serate con film d’autore, concerti, incontri e azioni performative, è organizzata dal Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo con la direzione artistica di Laura Angiulli, Titolo di quest’anno è “Doppio Sogno – Remote Control, oltre la delimitazione” sui temi del confinamento, della costrizione coatta e della sofferenza del cambiamento: un titolo quanto mai pregnante in un periodo dove abbiamo dovuto modificare molto delle nostre vite. In attesa degli appuntamenti della rassegna, abbiamo intervistato la direttrice artistica Laura Angiulli: regista, insegnante, direttrice. Laura Angiulli è una donna che non ha bisogno di presentazioni: protagonista della vita culturale napoletana da oltre tre decenni, una vita non semplice, che lei affronta con l’arma più forte che ci sia: la conoscenza e la cultura. Nel 1991 apre un teatro ai Quartieri Spagnoli: una sala dove la parte migliore di Napoli si è incontrata, ha discusso ed incantato il pubblico. Il resto, è storia conosciuta per gli amanti e non. L’intervista a Laura Angiulli e la rassegna Doppio Sogno Buonasera Laura, grazie per averci concesso questa intervista. Come si sente il team di Galleria Toledo a far ripartire la rassegna? Emozionato? Siamo molto, molto emozionati: è il primo vero segno di normalità per noi far ripartire il tabellone, da Villa Pignatelli poi… un posto al quale siamo molto legati. Siamo sicuri che la rassegna sarà capace di incuriosire ed invogliare le persone. Come ha impiegato il tempo del lockdown? Io? Io non mi sono mai fermata! La cultura non si ferma, la scrittura degli spettacoli nemmeno. Devo dire che ci siamo fermati davvero sul più bello, stavamo per mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare… quindi, puoi capire quanta amarezza c’è stata. Ma non è mancato il lavoro da fare. Inoltre, insegno Regia in un corso di laurea magistrale all’Accademia delle Belle Arti e quindi le mie lezioni sono andate avanti. Ho dovuto calcolare e studiare la modalità di lezione ancor meglio del solito, ma devo dire che c’è stata molta soddisfazione. E’ stato singolare e bello poter entrare nelle camere dei miei studenti attraverso le loro webcam, ci siamo ripromessi di incontrarci dopo il corso per poter condividere una pizza, finalmente dal vivo. Quindi, Lei cosa ne pensa? Ci sarà ancora spazio per fruire di didattica ed arte a distanza? Io penso decisamente di sì: va da sè che non potrà mai essere l’unico metodo, però ritengo che “misto” ad altre forme di fruizione della didattica sia un metodo […]

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Attualità

Ischia Film Festival, a fine giugno la diciottesima edizione

L’Ischia Film Festival riparte per la sua diciottesima edizione nella cornice della meravigliosa isola del Golfo di Napoli. Un Festival ormai di respiro internazionale, dedicato alle location cinematografiche, e che ha selezionato, negli anni, film da tutto il mondo per valorizzare, attraverso il racconto, l’identità culturale e paesaggistica di un territorio. Durante la conferenza stampa di lancio dell’Ischia Film Festival 2020 (svoltasi online a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19), l’ideatore e Direttore Artistico, Michelangelo Messina, ha illustrato il programma e i diversi ospiti che si avvicenderanno durante l’evento. Si tratterà di un’edizione “ibrida”, in parte anche online, che esplorerà il legame tra cinema e location secondo il format della rassegna, e che vedrà uno o più ospiti per serata raccontarsi al pubblico introducendo la visione dei film in programmazione nella sezione “Best of” (non competitiva). Il tutto nello splendido scenario del Castello Aragonese, su un isolotto di roccia nel limpido mare di Ischia. La manifestazione si svolgerà dal 27 giugno al 4 luglio, con la presenza di Marco D’Amore (il 4 luglio con il suo esordio da regista “L’immortale”), Giampaolo Morelli (il 2 luglio con il suo esordio da regista “7 ore per farti innamorare”), il cast dell’Amica Geniale, Francesco Di Leva (il 27 giugno con “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone), Lillo Petrolo (il 28 giugno con “D.N.A. – Decisamente non adatti” che ha diretto con Claudio Gregori), Nando Paone (il 29 giugno con “Il ladro di Cardellini” di Carlo Luglio), Alessandro Roia (il 3 luglio con “Si muore solo da vivi” di Alberto Rizzi), Susy Laude (il 1 luglio con “Gli uomini d’oro” di Vincenzo Alfieri) e molti altri. Il premio alla carriera (andato, tra gli altri, a Ken Adam, Vittorio Storaro, Abel Ferrara, Pupi Avati, Amos Gitai, Pasquale Squitieri, John Turturro, Michele Placido) sarà assegnato durante la serata inaugurale del Festival a Sergio Rubini, attore, regista e sceneggiatore, che ha avuto il privilegio di lavorare con Fellini, Tornatore, Salvatores, Monicelli, Scola. «Siamo orgogliosi di poter annunciare la presenza dal vivo dei nostri ospiti di quest’anno, va a loro un sentito ringraziamento. – dichiara Michelangelo Messina – Come un ringraziamento va a tutta la macchina organizzativa che non si è fermata in periodo di Covid ed ha potuto completare la valutazione delle 700 opere giunte da tutto il mondo. Diamo così un bel segnale per la ripartenza del comparto cinema, partendo dallo straordinario osservatorio privilegiato dell’isola d’Ischia». Le proiezioni saranno gratuite, con un massimo di 100 ingressi (a differenza dei 300 abituali per rispettare l’obbligo del distanziamento) e si terranno nella Piazza d’Armi del Castello. Per accedere occorrerà prenotarsi sul portale. Il concorso, invece, si svolgerà interamente online e per visionare le opere (arricchite da video-interviste ai registi) basterà registrarsi sul sito dell’Ischia Film Festival. Su circa 700 opere pervenute alla Direzione, 79 sono le selezionate tra finzione e documentario, di cui 55 in concorso e provenienti da 31 Paesi in tutti il mondo, tra cui alcuni a bassissima produzione audiovisiva (come Bangladesh, Kirghizistan e […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Kaos 48: intervista al collettivo che ha ideato la mostra pandemica

Intervista al collettivo Kaos 48, ideatore della “mostra pandemica”. La fruizione classica delle arti, in questo momento, è in serio pericolo: la pandemia generata dal Coronavirus ha letteralmente mandato all’aria centinaia e centinaia di mostre, installazioni, espressioni artistiche che prevedevano l’afflusso e la presenza di persone. È un fattore che ci impoverisce un po’ di più, giorno dopo giorno. Ma l’arte è una di quelle cose che non si può fermare: non si può fermare il flusso degli artisti, ma nemmeno il nostro nutrimento e la nostra crescita. Il collettivo Kaos 48 – dal nome emblematico, che riprende i fatti della rivoluzione del 1848 – ha ideato Diciann9ve – mostra pandemica: artisti di tutto il mondo hanno inviato le proprie opere per “allestire” uno spazio web dove l’arte possa trovare un minimo di respiro. Abbiamo intervistato il collettivo Kaos 48, per due chiacchiere su Diciann9ve: mostra pandemica e sul presente e sul futuro della fruizione dell’arte. Ciao! Grazie per averci reso partecipi di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48. Presentatevi per il pubblico di Eroica Fenice, in tre righe. Kaos 48 è una realtà che si sta consolidando nel mondo degli eventi artistici, nata con il preciso intento di mostrare che Napoli non solo accoglie cultura, ma la restituisce arricchendola di un tocco personale. Kaos48 è un movimento nato da un’idea di Fabrizio Scomparin e sostenuto da Stefano Nasti e Paola Cimmino. Com’è nata l’idea di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48, che è a tutti gli effetti una mostra online? L’idea “Diciann9ve” come mostra “pandemica” poteva essere sviluppata solo online viste le attuali restrizioni, invece il web ci ha consentito di abbattere i confini e allargare la partecipazione al di fuori del territorio campano e italiano. Come e quando sarà fruibile dal pubblico Diciann9ve? La mostra “Diciann9ve” sarà fruibile al pubblico, con 19 opere, il 19 maggio alle ore 19:00 attraverso un link condiviso sulle nostre piattaforme social (Facebook, Instagram, Youtube) Con quali criteri sono state selezionate le opere? Abbiamo spiegato il nostro progetto a vari artisti cercando di comprendere le emozioni che hanno provato, che siano state positive o negative, durante questi giorni di quarantena e abbiamo chiesto di potercele esprimere attraverso la loro arte. Come cambierà, secondo voi il modo di approcciarsi all’arte? Secondo alcuni studi, attraverso lo schermo l’attenzione è in qualche modo “distorta”… L’arte visiva ne soffrirà? Indubbiamente non si può sostituire l’esperienza e il pathos che un evento culturale dal vivo può generare in ognuno di noi, tanto è vero che è nelle nostre previsioni di proporre questo Evento anche dal vivo, ma riteniamo il web un elemento importante, aggiuntivo per la divulgazione dell’arte e della cultura in tutto il mondo, continueremo ad utilizzarlo, affiancandolo al metodo tradizionale, anche quando tutto sarà tornato “normale”. Come potrebbe contribuire il pubblico a fare in modo che si diffondano queste nuove forme di fruizione dell’arte visiva? Parlandone e condividendo! Immagine: Kaos 48

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Cinema e Serie tv

Conferenza Stampa Ultras di Francesco Lettieri

Per la regia di Francesco Lettieri, in uscita Ultras, soggetto e sceneggiatura di Peppe Fiore e Francesco Lettieri, musiche di Liberato, in uscita il 9-10-11 marzo nei cinema selezionati mentre su Netflix dal 20. Ecco un breve resoconto della conferenza stampa in streaming tenutasi il 3 marzo. Napoli. A quasi cinquant’anni Sandro è ancora il capo degli “Apache”, il gruppo di ultras con cui ha passato tutta la vita allo stadio: una vita di violenza, scontri, passioni e valori incrollabili. Ma ora che un Daspo gli impedisce di avvicinarsi alla curva, quei valori iniziano a vacillare. Sandro sente per la prima volta il bisogno di una vita normale, di una relazione, magari anche di una famiglia. E ha incontrato Terry che è bellissima e non ha paura di niente. Angelo ha sedici anni e considera gli Apache la sua famiglia, Sandro la sua guida, la persona che ha preso il posto di  suo fratello Sasà, morto anni prima durante gli scontri di una trasferta. Ultras è la storia della loro amicizia, di una fede e di un amore scanditi dalle ultime settimane di un campionato di calcio. E dell’inevitabile incontro di entrambi con il proprio destino. La conferenza stampa del film si è tenuta in streaming live su Youtube, diretta alla quale hanno partecipato da Napoli Francesco Lettieri e Ciro Nacca. Da Roma invece Aniello Arena, Antonia Truppo, il produttore Nicola Giuliano e lo sceneggiatore Peppe Fiore. Francesco Lettieri ha affermato che l’idea del film è “storia nata assieme a Peppe Fiore. Dopo i videoclip mi sono sentito pronto a scrivere un film. Questo film doveva essere un videoclip di Calcutta ma abbiamo ampliato il tutto raccontando la storia del Moicano.” Queste le prime parole del regista del film, che per la prima volta fa il grande salto nel mondo del cinema con una produzione Netflix e Indigo Film. Nicola Giuliano dalla sua ha affermato: “è stato un atto di coraggio esordire con questo film, ma è meraviglioso vedere il percorso di Francesco dai videoclip a questo risultato”. Dopo aver confessato di temere quali sarebbero potute essere le reazioni del pubblico, parla dell’affezione al progetto e della innata capacità di Francesco di mischiare realismo ed epica. Si dilunga a proposito dell’amore, da parte di tutti i membri della produzione, nei confronti dei personaggi e di come sia contento del fatto che siano riusciti a trasmetterlo. Ancora Lettieri parla della città di Napoli e del suo legame con il calcio: “Napoli è unita nel tifo, alimentata da un senso di riscatto del sud. Tema del calcio non è il fulcro, ma quello della tribù e della fede.” Ultras, l’idea registica di Francesco Lettieri Attraverso la narrazione Francesco Lettieri cerca di rendere partecipi gli spettatori anche di una condizione sociale e di un tema molto importante. Con assenza di giudizio morale verso quest’individui, Lettieri racconta la loro storia. Il regista prende a modello “Estranei alla massa” e confessa che senza quell’opera non ci sarebbe stato Ultras. Attraverso lo studio del mondo ultras […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Villa Fernandes di Portici: incontro con Alessio Forgione

Incontro a Villa Fernandes di Portici con Alessio Forgione, autore di Napoli mon amour e Giovanissimi, giovedì 5 marzo. Marocco ha quattordici anni e vive con il padre a Soccavo, un quartiere di Napoli. La madre li ha abbandonati qualche anno prima, senza dare più notizie di sé, e lui vive quell’assenza come una ferita aperta, un dolore sordo che non dà pace. Frequenta il liceo con pessimi risultati e le sue giornate ruotano attorno agli allenamenti e alle trasferte: insieme a Gioiello, Fusco e Petrone è infatti una giovane promessa del calcio, ma nemmeno le vittorie sul campo riescono a placare la rabbia e il senso di vuoto che prova. Finché non accadono due cose: l’arrivo di Serena, che gli porta un amore acerbo e magnifico, e la proposta di Lunno, il suo amico più caro, che mette in discussione tutte le sue certezze. Dopo l’esordio di Napoli mon amour, Alessio Forgione torna con Giovanissimi, un romanzo di prime volte, che racconta un mondo di ragazzini che crescono tra desideri di grandezza e delusioni repentine, piccoli crimini e grandi violenze, in attesa di scorgere il varco che condurrà all’età adulta. La presentazione si terrà a Villa Fernandes (Via Armando Diaz, 144, Portici) alle 18.00 nell’ambito della rassegna “Napolidea”, un ciclo di presentazioni dedicate ad autori napoletani, grazie al partenariato della libreria Mondadori Point di Portici, l’associazione B-Lab, il Comune di Portici e il Premio Napoli. Ci sarà una breve introduzione della giornalista Ileana Bonadies. Dialogherà con l’autore la giornalista Marina Finaldi. Il progetto “Villa Fernandes”, sostenuto da Fondazione CON IL SUD in collaborazione con la Fondazione Peppino Vismara, ha l’obiettivo di creare – all’interno di un bene confiscato alla camorra – un Polo di sviluppo locale, apprendimento e innovazione, incrementando la partecipazione dei cittadini alla vita socio-culturale della città e favorendo nuove realtà imprenditoriali, percorsi formativi e posti di lavoro. Frutto del lavoro sinergico di 22 partner unitisi in rete, espressione di realtà associative fortemente radicate al territorio, il progetto mira, in particolare, alla creazione di un hub creativo in cui far dialogare Arte e Scienza, formazione e attività laboratoriali, servizi di assistenza alla persona e di orientamento per le nuove generazioni. Temi di interesse principali, dunque, saranno: l’uso sostenibile delle risorse ambientali, l’attenzione alle fasce più deboli non solo come destinatarie di interventi assistenzialistici ma come risorse da far emergere e valorizzare, il sostenere nuovi scenari integrati di sviluppo locale e sostenibile, il promuovere l’utilizzo di spazi comuni da favorire con la partecipazione e l’impegno dei cittadini, il reimpiego dei ricavi in nuove iniziative a vantaggio di tutti, la diffusione di varie forme d’arte liberandole dai luoghi chiusi e accompagnandole lì dove la società civile si incontra, dialoga e riscopre il senso e il valore del proprio essere comunità. Immagine: Cesare Abbate

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Aladino Di Martino: un ricordo dal Conservatorio di Napoli

Signore dell’arte Artista della vita. Una manifestazione in ricordo di Aladino di Martino il 21 febbraio al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. «Trent’anni che non ci sei». Inizia così la sua narrazione Patrizia Di Martino, figlia del compositore molisano. Eppure, continua, questa assenza è solo della sua fisicità, perché «tu resti nel cuore di tutti». Aladino Di Martino è nelle parole di sua figlia, nello sguardo emozionato di sua moglie, nel ricordo dei tanti alunni dei conservatori di Foggia e di Napoli, di quelli che lo hanno ascoltato a lezione di composizione, e di coloro che, troppo giovani, lo hanno conosciuto attraverso la sua musica, innamorandosi dell’idea intramontabile di arte che tutti oggi associano al suo nome. Aladino Di Martino è stato Signore dell’arte, nobilitato dal suo esserle totalmente devoto, fino a padroneggiarla e a diventare, utilizzando le parole a lui dedicate da Domenico Sapio, «un maestro dalla serena grazia delle persone grandi». Il suo approcciare libero e semplice alla materia e alla didattica è il segno riconoscibile dell’umiltà di questo magnanimo, ricordato ieri, 21 febbraio, attraverso la sua musica. Aladino è poi Artista della vita. Patrizia Di Martino è stata voce narrante degli episodi del percorso del padre. La vita del compositore potrebbe essere scandita in due momenti: dalla Puglia, come direttore dell’“Umberto Giordano”, liceo musicale nel 1932 e poi, grazie a lui, Conservatorio, a Napoli, come maestro e successivamente direttore del Conservatorio “San Pietro a Majella”; dalla prima famiglia, stroncata dalla tragica scomparsa della moglie, alla seconda, da cui nascerà Patrizia Di Martino, cresciuta nella cura consapevole di quell’inestimabile eredità che è stata l’educazione paterna, docente dal 2009 proprio presso il Conservatorio “Umberto Giordano”, nonché attrice dal 1993 di teatro, cinema e fiction, attualmente impegnata ne L’amica geniale. Uno dei più prestigiosi allievi di Aladino Di Martino, Riccardo Muti, dice di lui: «un compositore eccellente, grande insegnante, un uomo di bontà infinita». Aladino Di Martino e la scuola meridionale Adesso il nome di Aladino Di Martino spicca sulla porta di una delle aule del Conservatorio di Napoli, insieme ai grandi della generazione napoletana che ha vivificato la musica in un tempo di pieno rinnovamento. Un periodo vivace nella cultura della città, afferma Paola De Simone, autrice del libro Il signore della musica. Vita ed arte del maestro Aladino Di Martino, un tesoro documentario dell’esperienza artistica del compositore. Ricordare oggi quel tempo senza percepirlo come remoto e distante è chiaro manifesto della consapevolezza di un segno lasciato dalle guide fondamentali, modelli di musica e vita, di cui si ha ancora bisogno per innovare. Aladino Di Martino era attento alle novità del suo tempo, in una spinta verso il modernismo, senza trascurare un lavoro di artigianato costante nei confronti delle opere della tradizione. La scuola di questi pionieri ha rappresentato un serbatoio di storia, che riconosce le sue origini ma vive la rivoluzione, ricercando un linguaggio compositivo nuovo. Nell’opera del nostro, questo si traduce in un suono delicato mai stucchevole, in una linea melodica piena ed elegante. Un […]

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Alfredo Maiorino in mostra: Giallo camera

La personale di Alfredo Maiorino, Giallo camera, in mostra dal 14 febbraio al 30 marzo presso lo Studio Trisorio di Napoli. Nella sospensione del biancore espositivo della galleria sulla Riviera di Chiaia, Alfredo Maiorino rafferma dietro superfici opache le figure geometriche della mobilità. La tridimensionalità freme nel suo galleggiare lontano nel tempo, resa imprendibile e seducente da tratti di accennato nitore. La provocante evidenza della tensione alla superficie che alcune geometrie anelano in un contatto sempre più ravvicinato con lo spettatore è un viaggio spazio-temporale possibile solo nell’attimo, tra l’oblio eterno del buio e l’ardita messa a fuoco del puntuale. Artista affermatosi nell’ambiente internazionale tra personali e collettive, dalla Biennale di Venezia alle esposizioni di Seoul, Alfredo Maiorino concentra in Giallo camera un’esperienza artistica che vive del nesso tra le rappresentazioni pittorica e architettonica, nella plasticità che uno studio delle forme primarie tanto nell’una quanto nell’altra può rendere evidente e percettibile. Lo spazio è pensato, afferrato in un’esperienza sensoriale poliedrica, agitandosi costantemente nella bidimensionalità della materia. Nel 2015 lo Studio Trisorio aveva accolto il primo stadio della ricerca di Maiorino con la mostra Ri-Velare. Giallo camera è manifesto di un’evoluzione che affonda le sue radici nella prima esposizione presso la galleria d’arte napoletana. Alfredo Maiorino e Giallo camera: qui e altrove Figure geometriche dell’esattezza si piegano in uno spazio di non necessaria flessione, perse in una tridimensionalità atavica che discute vivacemente con i capisaldi del positivismo. La straordinaria tensione immersiva scaturita dall’opera è allo stesso tempo consapevolezza della distanza tra l’ici e l’ailleurs. La scelta cromatica trasmette una luminosità effimera e caduca, autentica solo in un attimo soffiato via dal suo progressivo opacizzarsi. I blocchi materici protetti nelle loro teche sono resi inscalfibili dalla rassicurante lontananza, forme perfette di un evento artistico inquieto. Marcello Francolini, nella sua lettura critica di Giallo camera, scrive che la ricerca artistica di Alfredo Maiorino «mira a colmare quel famoso “Horror Pleni” diagnosticato come ultima malattia da quel medico dell’estetica che era Gillo Dorfles, che ammoniva la necessità di pausare, eletto a strumento di ribellione dell’uomo del Duemila». La lontananza protettiva suggerisce nella sua tensione alla perfettibilità il bisogno di sostare, inibendo la ricerca dell’esperienza per il tramite dell’oggetto artistico, di per sé considerabile l’esperito ante litteram. Riecheggiano in questi intenti le parole di Mark Rothko, tra i massimi esponenti dell’espressionismo astratto. Le teche di Maiorino vivono in rapporto con il pittore statunitense una comunione cromatica quasi perfetta. Comparando l’esposizione delle tele di Rothko, conservate nell’ambiente permanente della Tate Modern di Londra, con le scelte adottate nel percorso narrativo dello Studio Trisorio, si rende evidente il buio delle sale del primo in contrasto con la luminosità della galleria napoletana. Se infatti le forme dell’artista statunitense pretendono un impatto visivo dal nitore lancinante della violenta contingenza, con i loro contorni in dissolvenza tra sfumature coloristiche in aperto contrasto, Alfredo Maiorino necessita della piena luce per proiettare le sue nell’eternità. Ed è lì che siamo ora anche noi. Immagine: Studio Trisorio

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Be Green: intervista a Franco Rendano

Lo scorso venerdì 24 gennaio si è tenuta, negli spazi del Lanificio 25 (piazza Enrico De Nicola, 46, a Napoli), la mostra fotografica “Mi rifiuto” e il primo degli incontri d’ecologia e ambiente “Be Green“. Per l’occasione, abbiamo intervistato Franco Rendano, chirurgo e presidente del Lanificio 25. Be Green: intervista al professor Franco Rendano Professor Rendano, il “Lanificio 25” è spesso impegnato in attività e progetti culturali; vuole raccontarci la storia della struttura e del sito ov’è ubicata? Comincia nel 2005: fui affascinato dall’edificio che, come dice Francesca Rigotti (Il pensiero delle cose – Ed. Maggioli), mi disse di avere tante cose da raccontare. Con il tempo queste cose sono venute a galla; un’affascinante storia di oltre 500 anni: nel ‘400 monastero come “Insula Monastica di Santa Caterina a Formiello”, nell”800 fabbrica di lana (Lanificio SAVA), importante industria dove lavoravano oltre seicento operai, poi sede di varie attività artigianali. Oggi rappresenta un edificio storico, tipico reperto di archeologia industriale di epoca borbonica la cui vocazione non è più la produzione di beni materiali ma “immateriali” (cultura, arte, musica, danza…). Porta Capuana si trova accanto al complesso ed identifica tutto il quartiere caratterizzato da antiche tradizioni culturali e culinarie oltre che per la presenza di importanti monumenti. “Be Green” è un progetto sull’ambiente per l’ambiente; vuole offrircene una descrizione in dettaglio? Il quartiere che ho citato è in abbandono e negletto dalle istituzioni. Lo è ancor più oggi che i lavori del progetto UNESCO hanno creato da lunghi mesi notevoli disagi agli abitanti ed alle attività del luogo. In una situazione di tanto degrado con questo progetto vogliamo lanciare un messaggio speciale alle nuove generazioni sull’importanza di una coscienza “GREEN” a partire dalle piccole cose che tutti noi possiamo mettere in pratica. Per questo, in occasione della presentazione del progetto, abbiamo organizzato con l’aiuto della dottoressa Valeria Panella e di Giuseppe Perrini il primo convegno BE GREEN invitando i ragazzi della scuola “Bovio Colletta”, situata a pochi metri, e nomi illustri dell’ecologia nazionale ed internazionale. Circa cento ragazzi dagli 8 ai 15 anni, accompagnati dalle famiglie e dai docenti della scuola, hanno ricevuto dai presidenti di Legambiente Edoardo Zanchini e Maria Teresa Imparato una lezione pratica con dieci consigli “per contrastare i cambiamenti climatici”. In conclusione ho consegnato a ciascun bambino una spilla/stemma da portare con orgoglio sul petto insieme al decalogo e ad una pergamena personalizzata che li diplomava “Ambasciatore Be Green per salvare il Pianeta”. I bambini hanno preso molto sul serio il messaggio del quale si faranno portavoce anche in seno alle famiglie. È stato emozionante. Il tutto seguito poi da un dibattito più “serio” sulle problematiche ambientali. Dopo la presentazione del nostro progetto sono intervenuti Edoardo Zanchini (vicepresidente nazionale di Legambiente), Carmine Maturo (portavoce nazionale di “Green Italia”) con “Essere green a Napoli”, Enzo Russo (Mobility manager Ufficio di presidenza “Green Italia”) con “Politiche, strategie, azioni concrete per una mobilità sostenibile”, Cristina Di Stasio (Quartiere Intelligente) con “Educazione all’ambiente come educazione civica”. Gli incontri di “Be Green” […]

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