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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 45 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane al Madre

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane dal 31 ottobre all’1 febbraio in mostra al Madre. Gli ambienti del Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, ospitano oggi le opere di Alessandro Mendini, architetto e designer. Napoli omaggia una delle voci più autorevoli del panorama artistico internazionale con la prima esposizione in un museo pubblico italiano dalla sua scomparsa nel 18 febbraio 2019. Un momento decisivo questo per Napoli, città amata da Mendini, e per il museo stesso, per la prima volta luogo espositivo di una mostra dedicata al design, a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica. L’opera di Alessandro Mendini ha rappresentato fin dagli esordi negli anni ’70 un momento di espressione ideologica dalla funzione sociale (e non solo culturale) vivacemente controcorrente. Il concetto di design per Mendini esce dai severi ranghi imposti dalla logica positivista. Le radici del suo lavoro affondano nella critica al funzionalismo, al quale viene contrapposta la creazione di oggetti disfunzionali. Il manufatto diventa opera d’arte, in quanto luogo possibile in cui vivere un’esperienza straniante. Il design esce dagli spazi chiusi convenzionalmente immaginabili, aprendosi alla dimensione naturale e, ancora, a quella interiore di chi crea e di chi “utilizza”. La performatività degli oggetti è infatti data non solo dalla tridimensionalità che li rende inevitabilmente presenze attive, ma anche dalla richiesta fatta allo spettatore di prendere parte al processo di evenemenzialità dell’opera. Quest’ultima esiste in quanto prodotto (e spesso prodotto collettivo), ma anche in quanto oggetto di fruizione attiva. Alessandro Mendini era, e continua ad essere grazie alle opere oggi esposte al Madre, un animatore culturale e un artista a tutto tondo. La sperimentazione attraverso il corpo diventa momento necessario per la creazione, nonché oggetto di studio cardine insieme allo spazio e al rapporto tra gli elementi presenti in esso. Uno dei luoghi ideali di lavoro è stato per lui il suolo napoletano. Mendini ha collaborato con il progetto Metro Art nella realizzazione delle stazioni di Materdei e Salvator Rosa, e si è occupato del rifacimento della Villa Comunale. Il museo Madre attraverso il suo ultimo progetto espositivo intende ricalcare un legame emotivo forte, che è stato in grado di decorrere l’intera esperienza dell’artista milanese. Napoli velatamente compare in ogni tappa di Mendini: dal primo periodo di Radical design, a quello di Alchimia Futurismo, quando la ripresa di colori dalla solarità mediterranea dimostra la persistenza della suggestione data dalla frequentazione del territorio partenopeo. Alessandro Mendini ha vissuto la creazione come un momento ludico di sperimentazione continua di materiali, dalle stoffe all’oro, con il recupero della dimensione artigianale che il design di fine Novecento aveva sacrificato a favore di un piano funzionalista. Il Madre celebra un artista completo, grazie all’esposizione di alcuni disegni fino a oggi mai presentati al pubblico. Tra le opere principali dell’esposizione, il Mobile infinito: apparente pezzo da mobilio dalla forma bizzarra, il tavolino ospitato oggi negli ambienti museali del Madre rappresentava un punto di ritrovo per artisti diversi. Un aneddoto della vita di Mendini vuole infatti che l’artista avesse deciso di far recapitare questo oggetto-progetto nei […]

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Mathilde Rosier al Madre: Le massacre du printemps

Le massacre du printemps, opera di Mathilde Rosier, in esposizione presso il Museo Madre dal 24 ottobre al 16 novembre. Danzano sui residui dei Cantieri del Mediterraneo. Danzano sulle serre di Pompei. Danzano sulla bellezza seducente, ma ormai abbandonata, della baia di Pozzuoli. Danzano sul brusio costante di clacson che stona Napoli. Danzano inesorabilmente su di noi. Gli artisti riflettono sul cambiamento, sono in grado di percepirlo prematuramente, ed è per questo che vivono ciò che decidono di esporre come un’urgenza. L’opera d’arte diventa così la riproposizione di una storia esistente, ancora invisibile ai più. Ad animare il progetto video Le massacre du printemps di Mathilde Rosier è la bellezza del pensiero ecologico, nonché il risultato di una conoscenza profonda del luogo prescelto non solo come cornice, ma anche come protagonista dell’opera d’arte. L’artista parigina Mathilde Rosier ha edificato la sua ricerca artistica sulla ricostruzione delle radici, universalizzando le origini di un popolo a quelle dell’intera umanità. L’opera video Le massacre du printemps, prodotta dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e curata da Andrea Viliani, in collaborazione con Residency 80121, eleva Napoli a esempio eloquente del progressivo inaridimento vissuto inconsapevolmente dal mondo intero. Cosa è stato della Campania Felix? Attraverso un video ‘povero’, Mathilde Rosier invita a guardare oltre la superficie usuale del nostro quotidiano, riportando le immagini abitualmente davanti ai nostri occhi e proponendo così la loro risemantizzazione. La scelta di un’opera visuale e performativa implica il desiderio di contatto costante tra il suo realizzatore e lo spettatore. Ovunque siano i due poli della comunicazione, quest’ultima potrà dirsi trionfante. Mathilde Rosier non è al momento a Napoli, ma lascia sul territorio campano il suo personale patrimonio di conoscenza profonda di questa terra, raccontata attraverso un obbiettivo e rivisitata con passo di danza. Il linguaggio artistico della Rosier unisce infatti pittura, cinema e teatro, uscendo fuori dalla bidimensionalità convenzionale, e persistendo nella memoria di chi osserva attivamente. L’opera d’arte di Mathilde Rosier è un’opera politica. Il massacro è la fine del mondo che si consuma quotidianamente davanti ai nostri occhi. Mathilde Rosier trae ispirazione da Le sagre du printemps (La sagra della primavera), un balletto di Vaslav Nijinsky del 1913 su musiche di Igor Stravinsky. La prospettiva dello scenografo e costumista del balletto originario, Nicholas Roerich, ispira la stessa Rosier, la quale condivide l’intento di mettere in scena un disastro nella prospettiva della risoluzione e di una possibile rinascita. Le figure danzanti che incombono sui luoghi citati di Napoli, con l’ossessione di movimenti rituali e propiziatori, danno voce a una fertilità perduta. Se però di essa restano pochi residui, questi ultimi non perdono l’occasione di palesarsi e di chiedere ancora una volta di essere cercati, e trovati nei luoghi simbolo della Campania industrializzata. «Forse quelle creature sovrumane vanno ritrovate nelle forme della natura» afferma Mathilde Rosier, «negli alberi e nelle foreste che abiteranno il nostro petto. Dobbiamo ri-ossigenare il nostro petto con questa foresta, sentirne la pienezza dentro di noi, lasciare che ci riempia il cuore e i polmoni». […]

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Il tempo del vino e delle rose presenta Gianni Rodari a colazione e a merenda

A Il tempo del vino e delle rose a Napoli, appuntamento da non perdere col grande Gianni Rodari, scrittore, pedagogista, poeta, giornalista e partigiano, autore di tante opere letterarie destinate ai bambini. Durerà tutto il weekend, a partire da domani 23 ottobre e fino a domenica 25, l’evento “Gianni Rodari a colazione e a merenda” organizzato dal caffè e bistrot letterario “Il tempo del vino e delle rose” di Piazza Dante, nel cuore di Napoli. Il locale, nato dall’amore della proprietaria Rosanna Bazzano per la cultura, è diventato in pochi mesi il Caffè letterario più ricercato della città, con tantissimi eventi di grande rilievo. Il nome del bistrot è tratto dai versi del poeta, matematico, filosofo e astronomo persiano Omar Khayyam: “Bevete il vino, questa è la vita eterna, questo è ciò che vi darà la giovinezza. Questo è il tempo del vino, delle rose e degli amici ubriachi. Siate felici di questo momento. Questo momento è la vostra vita “. Il credo su cui si basa il lavoro di tutto lo staff è non usare la cultura per fare business, ma fare business per poter fare cultura. E proprio dalla voglia di valorizzare lo sterminato patrimonio letterario mondiale, nascono le iniziative di questo importante punto di riferimento per una città come Napoli, così ricca dal punto di vista culturale. Vediamo quindi in cosa consiste l’appuntamento di questo weekend con uno dei personaggi più amati della letteratura italiana. Un buongiorno con le filastrocche del grande autore italiano In un periodo complesso come questo, dove le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria hanno inevitabilmente inciso sulla socialità, è importantissimo sforzarsi di far sì che non spariscano le occasioni di scambio e dibattito culturale: ne è fermamente convinta la proprietaria e organizzatrice dell’evento, Rosanna Bazzano. “Gianni Rodari colazione ea merenda” è dedicato ai 100 anni dalla nascita del grande autore: da domani 23 ottobre e per tutto il weekend a “Il tempo del vino e delle rose”, accanto alla classica colazione composta da cappuccino e pane tostato con burro e marmellata, sarà possibile avere in regalo una poesia dello scrittore. Inoltre, si potranno acquistare i libri di Rodari col 10% di sconto. A sua volta autrice di filastrocche per l’infanzia, Rosanna Bazzano, poetessa vincitrice di molti premi letterari, ha scritto tre libri per bambini: Il “Mangiarime”, ricco di illustrazioni, che vuole avvicinare i più piccoli alla cucina e al cibo sano facendoli divertire con l’aiuto musicale del ritmo della filastrocca in ottava rima a rima baciata; il “Nuovo Mangiarime”, che con parole e ricette propone il cibo come un universo da esplorare; la favola poetica “Gelsomina e il pupazzo di neve”. Tantissimi gli incontri letterari svoltisi al locale di Piazza Dante, con autori italiani e stranieri di prestigio mondiale, tra cui: il grande poeta italiano Maurizio Cucchi; il poeta, scrittore e traduttore dei maggiori poeti inglesi Silvio Raffo; Victor Nunez, poeta cubano docente universitario di letteratura ispano americana in Florida; Luigi Fontanella, poeta e scrittore docente ad Harvard. Rosanna Bazzano e il suo staff […]

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Christiane Löhr, incontri sensibili a Capodimonte

Il ciclo Incontri sensibili regala ai visitatori del Museo di Capodimonte una nuova ed intensa esperienza attraverso la mostra Christiane Löhr incontra Capodimonte, inaugurata lo scorso 26 settembre. L’esposizione, curata dal direttore del museo Sylvain Bellenger e da Laura Trisorio di Studio Trisorio in collaborazione con Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, porta per la prima volta a Capodimonte le opere dell’artista tedesca replicando il fortunato esperimento artistico di incontro tra artisti contemporanei e la collezione storica del Museo che da tre anni anima la sala degli incontri sensibili. L’incantevole vista del Belvedere di Capodimonte a fare da scenario e una luce candida e diffusa, che irrompe insolitamente nella sala 82 nonostante la giornata uggiosa, creano l’alchimia perfetta per l’esperienza di conoscenza e consapevolezza della Natura che la Löhr propone attraverso le sue installazioni. La semplicità delle forme geometriche, riprodotte attraverso essenziali elementi naturali, evocano il delicato equilibrio tra complessità e fragilità che scandisce il ritmo naturale del mondo vegetale. L’esuberanza e la vivacità della natura sono rese attraverso elementi organici fragilissimi, esili fili d’erba che sfidano la gravità ergendosi a comporre complesse cupole e virtuosi archi. Le fa eco, in questa poetica descrizione della vitalità del mondo naturale, l’opera “Ipomee e boules de neige sull’acqua” di Andrea Belvedere, apprezzato esponente del barocco napoletano. Il quadro del Belvedere cattura un fugace attimo al volgere della sera ritraendo un ramo fiorito che pende, spezzato, su di uno specchio d’acqua. Nella sua semplicità, la scena esalta e celebra la magia della natura attraverso l’intensità di luci e colori e la purezza delle forme. Protagonista assoluta di questo dialogo attraverso i secoli è un mondo che affascina attraverso la spontaneità e semplicità delle sue forme, un mondo che custodisce nei suoi equilibri un potere suggestivo. Ma è anche un mondo del quale si riconosce l’estrema fragilità, una natura che, come suggerisce Bellenger, è oggi più minacciata dall’uomo di quanto l’uomo sia mai stato da essa minacciato nel corso dei secoli. Il messaggio di consapevolezza che l’artista vuole trasmettere è dunque chiarissimo, il delicato equilibrio vitale della Natura è evidente davanti ai nostri occhi ed è in nostro potere decidere se preservarlo dai pericoli che lo minacciano. Le opere della Löhr comunicano la magia e l’incanto della natura tentando di catturarne la delicata essenza affinchè chi le ammira ne comprenda il valore e senta l’obbligo e l’urgenza di proteggerla. Per chi ha desiderio di immergersi in sensibili incontri, la mostra sarà visitabile al museo di Capodimonte fino al 10 gennaio 2021, negli stessi giorni e fino al 4 dicembre 2020 sarà possibile approfondire la conoscenza di Christiane Löhr alla mostra personale allestita presso lo Studio Trisorio.

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Christiane Löhr allo Studio Trisorio di Napoli

Dal 25 settembre al 4 dicembre, la personale di Christiane Löhr in esposizione presso lo Studio Trisorio. Christiane Löhr, l’artista tedesca della mostra Trasparenze, ospitata presso il museo Madre, torna nella cornice napoletana con un doppio appuntamento. Dal 25 settembre lo Studio Trisorio, galleria d’arte napoletana in via Riviera di Chiaia, ospita la mostra personale Christiane Löhr. L’artista sarà inoltre presente in una doppia personale per il ciclo Incontri sensibili a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Il suo percorso in Italia ha visto tappe illustri nelle mostre collettive della Biennale di Venezia nel 2001, per mostre al MAMbo Museo d’Arte contemporanea di Bologna nel 2013, presso l’HangarBicocca di Milano e nella futura installazione permanente nella Chiesa di San Fedele della stessa città. Una fama internazionale che si irradia da Berlino, dove la casa editrice Hatje Cantz pubblica nell’estate 2020 una corposa monografia sull’artista tedesca. Lo studio dello spazio e del movimento perseguito da Christiane Löhr anima il percorso espositivo dello Studio Trisorio. La convergenza materica di semi, piante e crini di cavallo, costituisce la struttura primaria di composizioni che, pur nella loro apparente fragilità, si radicano con forza nelle teche che le preservano. La tensione verticale percepibile nelle venature frementi delle opere pittoriche, dal tratto nero ora sottile, ora marcato, dal fondo carta fino all’estremità opposta, è la riproduzione della direzione di crescita delle piante. Queste, come volte gotiche, si toccano in un punto, formando ambienti raccolti e inviolabili come spazi di culto, rendendo, pur nell’artificio, l’immagine pura e delicata del rigoglio della natura. Le opere di Christiane Löhr partono dal punto fermo della nascita alla leggerezza dell’estensione, creando un intimo e inviolabile spazio vitale. Lo Studio Trisorio è invaso dalla forza espressiva di questo reticolato, che si estende in un’installazione tridimensionale. Strutture cilindriche realizzate dall’intreccio continuo e ininterrotto di fili, da parete a parete, invadono la seconda stanza della galleria. Lo spettatore si potrà muovere intorno a fasci sottili ma saldi, senza poter mai davvero penetrare il mistero che li sottende. Queste strutture sembrano attraversare lo spazio e il tempo, forti dei legamenti che le sostengono, presentandosi allo spettatore come momento superficiale di un percorso più lungo e irriproducibile. Uno spazio di percorrenza, dunque, che è segnato da una zona sensibile e da una zona inespressa. Da ricordare a questo proposito un’ulteriore esperienza espositiva italiana, a Varese, dove il nome di Chistiane Löhr veniva associato alla capacità delle sue opere di dividere il vuoto, ad amplificare una distanza tra l’opera e chi la osserva. Il candore della galleria dello Studio Trisorio avvolge con cura e dedizione la delicatezza delle opere della Löhr. Un’aura protettrice le proietta in una dimensione altra, sacra, e per questo degna di devozione. Immagine: Studio Trisorio

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Mostra di Vincenzo Gemito al Museo di Capodimonte

Gemito, dalla scultura al disegno. La mostra di Vincenzo Gemito dal 10 settembre al Museo di Capodimonte. Gemito sulla ruota degli esposti dell’Annunziata, Gemito col nome sbagliato. Gemito al Real Istituto di Belle Arti, ma Gemito antiaccademico. Gemito e le impronte espressive sulle terrecotte, Gemito del bronzo. Gemito prima a Napoli, poi a Parigi. Gemito di Mathilde, Gemito di Annina. Gemito e il nuovo secolo, Gemito e la follia. Dal 10 settembre al 15 novembre tutto questo e ancora di più vivificherà lo spazio espositivo del Museo di Capodimonte. Per la curatela di Jean-Loup Champion, Maria Tamajo e Carmine Contarini si inaugura la mostra di Vincenzo Gemito: Gemito, dalla scultura al disegno. Il gemellaggio tra il museo napoletano, guidato dallo storico dell’arte e direttore Sylvain Bellenger, e il Petit Palais di Parigi ha restituito ai visitatori di tutto il mondo la storia dell’artista. La stagione invernale del 2019 lo aveva visto protagonista indiscusso della prima mostra fuori i confini nazionali a lui dedicata proprio presso il noto museo parigino. Oggi, le sculture e i disegni dell’artista sono esposti a Napoli, in una mostra che comprende prestiti illustri: dalla vicina collezione dell’Intesa San Paolo esposta notoriamente al Palazzo Zevallos Stigliano, ai tesori delle gallerie private e dei musei americani come il Getty Museum di Los Angeles. Il percorso diacronico lungo la vita dell’artista napoletano permette di percorrere le tappe fondamentali della formazione dell’uomo e della nascita del genio. L’esposizione, suddivisa in nove sezioni, ricrea la cornice euforica della sua vita, con l’accostamento delle sculture e dei disegni da lui firmati alle opere dei suoi interlocutori, ispiratori e artisti coevi: Antonio Mancini, Achille d’Orsi, Ettore Ximenes, Edgar Degas, Giuseppe De Nittis. Gemito è ben noto per aver insufflato l’anima dei suoi soggetti nei numerosi busti a loro dedicati, restituendo a noi oggi il volto degli amici Domenico Morelli, Mariano Fortuny, Giovanni Boldini. Una coralità che superava i limiti territoriali ritrovando la propria dimensione creativa nel viaggio perpetuo, ragione stessa delle svolte innovative che si susseguono nelle loro opere. L’obiettivo espositivo è stato quello di ricostruire l’ambiente vivace dell’atelier dell’artista, un uomo alla ricerca del contrasto chiaroscurale dei volti e delle figure che una perizia scultorea ha permesso di restituire nella loro più tangibile plasticità emotiva. Si percepisce così la tensione del Pescatorello sullo scoglio, la concentrazione di Giuseppe Verdi piegato sul suo spartito, la speranza di rivoluzione nello sguardo di Francesco Paolo Michetti. Due sezioni sono dedicate ai due grandi amori dell’artista: Mathilde Duffaud, modella francese di nove anni più grande, precocemente scomparsa per una malattia mortale; Anna Cutolo, detta Nannina, moglie e musa eterea prima di Domenico Morelli, e poi amante e compagna dall’inebriante ma terrena sensualità di Gemito. Quasi impietoso è il disegno di Anna morente esposto nella galleria di Capodimonte. Vincenzo Gemito è per la vulgata ‘o scultore pazzo, l’uomo dalle turbe irrisolvibili, sorrette da una tensione al perfezionismo che gli costa un periodo lungo di isolamento volontario dal mondo vivace nel quale prima era totalmente immerso. La sua […]

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Chiara Arturo e Cristina Cusani: Metonimie all’Intragallery

Metonimie, doppia personale di Chiara Arturo e Cristina Cusani, per la curatela di Federica Palmer, all’Intragallery dal 14 settembre al 7 novembre. La galleria per le arti contemporanee Intragallery riapre al pubblico con l’esposizione fotografica Metonimie. Lo spazio espositivo di Via Cavallerizza a Chiaia è la cornice delle fotografie di Chiara Arturo e Cristina Cusani. Dopo la formazione presso il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, le due artiste collaborano al progetto Vicinanze, incentrato sullo studio dello spazio come luogo di continuo attraversamento tra realtà di confine, distinte ma dialoganti. La curatrice Federica Palmer pone il percorso sotto il segno della figura retorica di significato della metonimia: la fotografia è concepita come un macrocosmo, visitabile tramite un percorso visivo ed emotivo che dal soggetto ritratto permette di arrivare a un personalissimo ‘altro’, che diventa il secondo termine di paragone della relazione metonimica. Gli ambienti dell’Intragallery consentono al visitatore un’esperienza immersiva nei percorsi di ricerca fotografica maturati parallelamente dalle due artiste: da un lato, Fragmentum di Chiara Arturo, progetto nato dall’esperienza di residenza d’artista in Val di Lozio; dall’altro, Quando la neve di Cristina Cusani, uno spaccato sulla dimensione esistenziale dell’attesa, momento personale e al contempo universalizzato dal medium fotografico. La Val di Lozio non esiste se non nella sua frammentarietà. La località della Val Camonica è un cosiddetto comune sparso, privo di capoluogo e diviso in frazioni. Si aggiunge a questo la presenza sul territorio di una particolare pietra estremamente friabile, che si frantuma al tatto. Chiara Arturo matura in questa cornice Fragmentum, un progetto espositivo che si presenta come un polittico, i cui frammenti sono incastonati come gioielli in una cornice in bronzo. La sequenza narrativa segue l’andamento di una ricostruzione: dalla pietra frantumata alla pietra ricostituita. Per la prima volta nella sua ricerca fotografica, l’Arturo mostra nella sua opera la figura umana, accostata alla materia come memento della sua fragilità ma anche della sua possibilità di rinascita. Il percorso di Quando la neve prende avvio nel 2018. Cristina Cusani si interessa del significato etimologico del verbo ‘attendere’ («avere l’animo preparato, prepararsi all’arrivo di qualcosa»). L’attesa, in apparenza un momento di stasi e inattività, è in realtà occasione di preparazione. «La neve che copre il paesaggio sembra immobilizzare, ma la terra al di sotto intanto si prepara alla primavera.» L’attesa è la preparazione alla nascita e alla fioritura di qualcosa di nuovo. La Cusani sperimenta tecniche diverse, optando per fotografie digitali, analogiche, foto trovate, stampate in camera oscura, un’ecografia. Uno stesso evento fotografico, presentato su supporti diversi, implica esperienze sensoriali sempre nuove (il suo Autoritratto, riproposto in carta poster e fotografica, comunica questo senso di costante metamorfosi). Metonimie si apre con due percorsi autonomi, concludendosi con un dialogo ravvicinato tra le due artiste. Se prima Chiara Arturo e Cristina Cusani percorrevano con le proprie opere la stessa galleria, nel secondo ambiente dell’Intragallery condividono l’intimità dello stesso spazio cornice. Lo studio della materia e della sua plasticità trionfa nei dittici inediti del progetto Vicinanze, nonché in fotografie di grande formato che […]

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Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista a Laura Angiulli

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista alla direttrice Laura Angiulli La ripartenza di una rassegna teatrale dà un forte segnale di voler ritornare alla normalità. Se poi a ripartire è Galleria Toledo, allora napoletani e non saranno ancora più felici di vedere le loro sere d’estate piene di ottima cultura. Galleria Toledo riparte da Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia, storica location di rara eleganza e di molto affetto per gli abitanti di Napoli, con la ventesima edizione di “Doppio Sogno”, la rassegna estiva di cinema, musica e teatro in programma dal 25 giugno al 6 luglio; l’edizione 2020, dieci serate con film d’autore, concerti, incontri e azioni performative, è organizzata dal Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo con la direzione artistica di Laura Angiulli, Titolo di quest’anno è “Doppio Sogno – Remote Control, oltre la delimitazione” sui temi del confinamento, della costrizione coatta e della sofferenza del cambiamento: un titolo quanto mai pregnante in un periodo dove abbiamo dovuto modificare molto delle nostre vite. In attesa degli appuntamenti della rassegna, abbiamo intervistato la direttrice artistica Laura Angiulli: regista, insegnante, direttrice. Laura Angiulli è una donna che non ha bisogno di presentazioni: protagonista della vita culturale napoletana da oltre tre decenni, una vita non semplice, che lei affronta con l’arma più forte che ci sia: la conoscenza e la cultura. Nel 1991 apre un teatro ai Quartieri Spagnoli: una sala dove la parte migliore di Napoli si è incontrata, ha discusso ed incantato il pubblico. Il resto, è storia conosciuta per gli amanti e non. L’intervista a Laura Angiulli e la rassegna Doppio Sogno Buonasera Laura, grazie per averci concesso questa intervista. Come si sente il team di Galleria Toledo a far ripartire la rassegna? Emozionato? Siamo molto, molto emozionati: è il primo vero segno di normalità per noi far ripartire il tabellone, da Villa Pignatelli poi… un posto al quale siamo molto legati. Siamo sicuri che la rassegna sarà capace di incuriosire ed invogliare le persone. Come ha impiegato il tempo del lockdown? Io? Io non mi sono mai fermata! La cultura non si ferma, la scrittura degli spettacoli nemmeno. Devo dire che ci siamo fermati davvero sul più bello, stavamo per mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare… quindi, puoi capire quanta amarezza c’è stata. Ma non è mancato il lavoro da fare. Inoltre, insegno Regia in un corso di laurea magistrale all’Accademia delle Belle Arti e quindi le mie lezioni sono andate avanti. Ho dovuto calcolare e studiare la modalità di lezione ancor meglio del solito, ma devo dire che c’è stata molta soddisfazione. E’ stato singolare e bello poter entrare nelle camere dei miei studenti attraverso le loro webcam, ci siamo ripromessi di incontrarci dopo il corso per poter condividere una pizza, finalmente dal vivo. Quindi, Lei cosa ne pensa? Ci sarà ancora spazio per fruire di didattica ed arte a distanza? Io penso decisamente di sì: va da sè che non potrà mai essere l’unico metodo, però ritengo che “misto” ad altre forme di fruizione della didattica sia un metodo […]

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Ischia Film Festival, a fine giugno la diciottesima edizione

L’Ischia Film Festival riparte per la sua diciottesima edizione nella cornice della meravigliosa isola del Golfo di Napoli. Un Festival ormai di respiro internazionale, dedicato alle location cinematografiche, e che ha selezionato, negli anni, film da tutto il mondo per valorizzare, attraverso il racconto, l’identità culturale e paesaggistica di un territorio. Durante la conferenza stampa di lancio dell’Ischia Film Festival 2020 (svoltasi online a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19), l’ideatore e Direttore Artistico, Michelangelo Messina, ha illustrato il programma e i diversi ospiti che si avvicenderanno durante l’evento. Si tratterà di un’edizione “ibrida”, in parte anche online, che esplorerà il legame tra cinema e location secondo il format della rassegna, e che vedrà uno o più ospiti per serata raccontarsi al pubblico introducendo la visione dei film in programmazione nella sezione “Best of” (non competitiva). Il tutto nello splendido scenario del Castello Aragonese, su un isolotto di roccia nel limpido mare di Ischia. La manifestazione si svolgerà dal 27 giugno al 4 luglio, con la presenza di Marco D’Amore (il 4 luglio con il suo esordio da regista “L’immortale”), Giampaolo Morelli (il 2 luglio con il suo esordio da regista “7 ore per farti innamorare”), il cast dell’Amica Geniale, Francesco Di Leva (il 27 giugno con “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone), Lillo Petrolo (il 28 giugno con “D.N.A. – Decisamente non adatti” che ha diretto con Claudio Gregori), Nando Paone (il 29 giugno con “Il ladro di Cardellini” di Carlo Luglio), Alessandro Roia (il 3 luglio con “Si muore solo da vivi” di Alberto Rizzi), Susy Laude (il 1 luglio con “Gli uomini d’oro” di Vincenzo Alfieri) e molti altri. Il premio alla carriera (andato, tra gli altri, a Ken Adam, Vittorio Storaro, Abel Ferrara, Pupi Avati, Amos Gitai, Pasquale Squitieri, John Turturro, Michele Placido) sarà assegnato durante la serata inaugurale del Festival a Sergio Rubini, attore, regista e sceneggiatore, che ha avuto il privilegio di lavorare con Fellini, Tornatore, Salvatores, Monicelli, Scola. «Siamo orgogliosi di poter annunciare la presenza dal vivo dei nostri ospiti di quest’anno, va a loro un sentito ringraziamento. – dichiara Michelangelo Messina – Come un ringraziamento va a tutta la macchina organizzativa che non si è fermata in periodo di Covid ed ha potuto completare la valutazione delle 700 opere giunte da tutto il mondo. Diamo così un bel segnale per la ripartenza del comparto cinema, partendo dallo straordinario osservatorio privilegiato dell’isola d’Ischia». Le proiezioni saranno gratuite, con un massimo di 100 ingressi (a differenza dei 300 abituali per rispettare l’obbligo del distanziamento) e si terranno nella Piazza d’Armi del Castello. Per accedere occorrerà prenotarsi sul portale. Il concorso, invece, si svolgerà interamente online e per visionare le opere (arricchite da video-interviste ai registi) basterà registrarsi sul sito dell’Ischia Film Festival. Su circa 700 opere pervenute alla Direzione, 79 sono le selezionate tra finzione e documentario, di cui 55 in concorso e provenienti da 31 Paesi in tutti il mondo, tra cui alcuni a bassissima produzione audiovisiva (come Bangladesh, Kirghizistan e […]

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Kaos 48: intervista al collettivo che ha ideato la mostra pandemica

Intervista al collettivo Kaos 48, ideatore della “mostra pandemica”. La fruizione classica delle arti, in questo momento, è in serio pericolo: la pandemia generata dal Coronavirus ha letteralmente mandato all’aria centinaia e centinaia di mostre, installazioni, espressioni artistiche che prevedevano l’afflusso e la presenza di persone. È un fattore che ci impoverisce un po’ di più, giorno dopo giorno. Ma l’arte è una di quelle cose che non si può fermare: non si può fermare il flusso degli artisti, ma nemmeno il nostro nutrimento e la nostra crescita. Il collettivo Kaos 48 – dal nome emblematico, che riprende i fatti della rivoluzione del 1848 – ha ideato Diciann9ve – mostra pandemica: artisti di tutto il mondo hanno inviato le proprie opere per “allestire” uno spazio web dove l’arte possa trovare un minimo di respiro. Abbiamo intervistato il collettivo Kaos 48, per due chiacchiere su Diciann9ve: mostra pandemica e sul presente e sul futuro della fruizione dell’arte. Ciao! Grazie per averci reso partecipi di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48. Presentatevi per il pubblico di Eroica Fenice, in tre righe. Kaos 48 è una realtà che si sta consolidando nel mondo degli eventi artistici, nata con il preciso intento di mostrare che Napoli non solo accoglie cultura, ma la restituisce arricchendola di un tocco personale. Kaos48 è un movimento nato da un’idea di Fabrizio Scomparin e sostenuto da Stefano Nasti e Paola Cimmino. Com’è nata l’idea di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48, che è a tutti gli effetti una mostra online? L’idea “Diciann9ve” come mostra “pandemica” poteva essere sviluppata solo online viste le attuali restrizioni, invece il web ci ha consentito di abbattere i confini e allargare la partecipazione al di fuori del territorio campano e italiano. Come e quando sarà fruibile dal pubblico Diciann9ve? La mostra “Diciann9ve” sarà fruibile al pubblico, con 19 opere, il 19 maggio alle ore 19:00 attraverso un link condiviso sulle nostre piattaforme social (Facebook, Instagram, Youtube) Con quali criteri sono state selezionate le opere? Abbiamo spiegato il nostro progetto a vari artisti cercando di comprendere le emozioni che hanno provato, che siano state positive o negative, durante questi giorni di quarantena e abbiamo chiesto di potercele esprimere attraverso la loro arte. Come cambierà, secondo voi il modo di approcciarsi all’arte? Secondo alcuni studi, attraverso lo schermo l’attenzione è in qualche modo “distorta”… L’arte visiva ne soffrirà? Indubbiamente non si può sostituire l’esperienza e il pathos che un evento culturale dal vivo può generare in ognuno di noi, tanto è vero che è nelle nostre previsioni di proporre questo Evento anche dal vivo, ma riteniamo il web un elemento importante, aggiuntivo per la divulgazione dell’arte e della cultura in tutto il mondo, continueremo ad utilizzarlo, affiancandolo al metodo tradizionale, anche quando tutto sarà tornato “normale”. Come potrebbe contribuire il pubblico a fare in modo che si diffondano queste nuove forme di fruizione dell’arte visiva? Parlandone e condividendo! Immagine: Kaos 48

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