Harajuku style: l’arte di esprimersi attraverso la moda

Harajuku style: l’arte di esprimersi attraverso la moda

Harajuku è un nome che ormai è diventato sinonimo dei più creativi e colorati stili. Ma cosa ha di speciale questo angolo di Tokyo tanto da averlo reso la mecca della moda d’avanguardia e come ha fatto Harajuku a raggiungere la fama internazionale. Per comprendere l’ascesa, la caduta e la rinascita di questo quartiere bisogna esplorare la storia, la guerra, la ribellione, la creazione e la commercializzazione del Giappone durante l’epoca Meiji. Oggi Harajuku è un fiorente centro commerciale, e per molti turisti, una meta obbligata. Ma il quartiere aveva avuto origini molto più tranquille e abbottonate. In realtà era una zona piuttosto elegante e tranquilla. Tutto ebbe inizio proprio qui, negli ampi viali e nelle strette vie secondarie di Harajuku.

Tappe fondamentali della storia di Harajuku

Periodo storico Impatto sulla cultura e moda
Anni ’20 – Dopoguerra Quartiere militare e residenziale statunitense (Washington Heights).
Olimpiadi 1964 Internazionalizzazione e apertura culturale giovanile.
Anni ’80 Nascita dei Takenoko-zoku e uso di abiti di seconda mano.
1996 – Anni 2000 Esplosione della rivista Fruits e del fenomeno Lolita.

Origini dell’Harajuku style: dalla guerra alle Olimpiadi

Negli anni ’20, era di fatto un quartiere della classe alta con qualche presenza militare. Non c’era molto oltre il santuario Meiji e l’apertura di una stazione ferroviaria, ma la gente non veniva davvero ad Harajuku, se non per la prima visita al santuario di Capodanno.

Dopo la guerra, lo spazio aperto offerto dal parco Yoyogi spinse l’esercito statunitense a stabilirvi la propria presenza. Alcuni di loro riuscirono a portare le loro famiglie e anche persone che lavoravano per l’esercito o per luoghi più internazionali come le ambasciate. Per questo ci fu un afflusso di massa nella zona.

Tokyo ospitò le olimpiadi nel 1964 e il legame con la moda nasce anche da ciò che va oltre quel grande evento. Le Olimpiadi del 1964 furono ampiamente viste come un modo per il Giappone di mostrare tutto ciò che Tokyo era diventata, in quanto solo un decennio prima, era stata una città segnata dalla distruzione della guerra.

Le Olimpiadi hanno anche accelerato l’internazionalizzazione della cultura giovanile in alcune zone di Shinjuku e Shibuya. Harajuku era uno dei posti in cui potevi andare se eri alla moda. Negli anni ’80, ai margini di Harajuku, nel parco Yoyogi, gli adolescenti creavano i propri look colorati utilizzando abiti di seconda mano a basso costo. Ogni domenica, un flusso di ragazzi e ragazze si dirigeva verso i cespugli e gli alberi del parco per indossare i loro abiti audacemente alla moda. Giocavano con qualsiasi indumento riuscissero a trovare a poco prezzo e ne creavano di nuovi, uscendo dalla monotonia dell’uniforme scolastica, l’obiettivo era apparire vistosi e, si spera, addirittura sbalorditivi.

Una grande svolta fu data grazie al Takenoko-zoku negli anni ’80. Si trattava fondamentalmente di un gruppo di adolescenti che si riunivano per ballare. Indossavano abiti colorati e ballavano in uno stile distintivo sul marciapiede, con la musica proveniente dagli stereo, perché non riuscivano ad entrare nelle discoteche. In un certo senso, hanno creato i propri abiti e il proprio look da una boutique chiamata Takenoko proprio in fondo a Takeshita-dori, ancora oggi molto centrale, comprando semplicemente tutto quello che avevano in offerta e rielaborandolo, lo indossavano portandosi dietro dei fischietti in cui soffiavano dentro per completare il look, ma contribuiva anche alla performance.

Intorno al 1996, poco prima dell’inizio della rivista Fruits, la moda di Harajuku è cambiata all’improvviso. Fu allora che la moda, come la Fruits, esplose all’improvviso. La rivista è diventata la bibbia della nuova generazione di icone della moda. È stato pubblicato per quasi 20 anni, con 233 numeri che documentavano l’evoluzione della moda di strada in un’epoca in cui i marciapiedi di Harajuku erano una fucina di creatività e di sfrenata espressione di sé. Per molti stranieri, le foto pubblicate sulle pagine di Fruits furono il primo contatto con gli stili più selvaggi dell’epoca. Lo stile Harajuku, quindi è sempre stato un modo per esprimere la propria individualità e creatività.

Evoluzione degli stili: Lolita e le sottoculture di Harajuku

Dai takenoko-zoku fino ad oggi si sono formati in totale tredici stili di abbigliamento raggruppabili in cinque tipologie distinte. Per esempio, i giovani che vestono stili più tendenti al dark e gotico si trovano generalmente a LaForet, un centro commerciale famoso per la varietà di boutique di moda alternativa. Infine, per gli amanti dello stile kawaii, Kiddy Land è il negozio perfetto, dato che offre una vasta gamma di gadget tutti in stile kawaii.

Fotografo: Joe Mabel

Primo per fama all’estero è sicuramente lo stile lolita: uno stile di abbigliamento ispirato alla moda vittoriana e rococò che ha iniziato a diffondersi dagli anni Ottanta. È facile trovare le lolita a Takeshita street per via dei negozi di accessori e di abbigliamento economico. Solitamente portano fra i capelli un fiocco o cerchietto decorato e indossano un vestito dalla ampia gonna a campana sovrapponendoci una blusa che può avere un ulteriore fiocco sulla scollatura. Tipiche di questo stile sono inoltre le calze che arrivano al ginocchio, dai colori più semplici a quelli più appariscenti, talvolta decorate di pizzo o con ulteriori fiocchi. In base alla sottotipologia di lolita poi possono variare i modelli e i colori degli indumenti, andando dai classici toni del rosa a quelli più gotici del viola scuro o nero.

Fotografo: N509FZ

Fonte immagini: Wikicommons

Fotografo immagine copertina: Jacob Ehnmark

Articolo aggiornato il: 04/01/2026

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