Jean Paul Gaultier: l’enfant terrible della moda francese

Jean Paul Gaultier: l’enfant terrible della moda francese

Eccentrico e provocatorio, Jean Paul Gaultier ha scritto una delle pagine più importanti della storia del costume, utilizzando la moda come un palcoscenico teatrale. Non a caso è stato definito l’enfant terrible della moda francese: fin dai primi anni di carriera rompeva la sacralità delle passerelle presentando uomini con minigonne e trasformando tessuti e simboli popolari in creazioni haute couture. L’estetica sovversiva di Jean Paul Gaultier ha influenzato generazioni di stilisti e regalato una ventata di novità al fashion system, dimostrando che andare controcorrente vuol dire essere liberi: «Per me la parola diversità rappresenta un atto di ribellione. Ritengo sia un’inclinazione naturale, oltre che una necessità nel campo creativo, quella di desiderare di creare e innovare sfidando le regole e aprendo nuovi orizzonti. Seguire ciecamente una linea predefinita significa limitarsi.»

Momenti chiave e collaborazioni iconiche

Anno / Evento Significato nella moda
1976 Debutto della prima collezione prêt-à-porter
1982 Fondazione del marchio e introduzione della gonna maschile
1990 (Madonna) Creazione dell’iconico corsetto a coni per il Blond Ambition Tour
2020 (Ritiro) Passaggio al format delle “collaborazioni ospiti”

Se sei interessato a come la moda possa celebrare l’individualità in modi unici, ti consigliamo di leggere l’articolo sulla Chaotic Customisation, un trend che condivide lo spirito ribelle di Gaultier.

Le origini di Jean Paul Gaultier e l’inizio della sua carriera

Lo stilista è nato nel 1952 ad Arcueil a soli 2 km da Parigi ed ha iniziato ad appassionarsi alla moda sin da piccolo grazie a sua nonna. Crescendo nella Francia degli anni ’50 – un’epoca di vero cambiamento per la moda – nella stanza della nonna poteva trovare di tutto: macchine da cucire, corsetti, nastri, accessori antichi e riviste di moda moderne. A differenza di molti altri, Gaultier non ha una formazione accademica: la vera formazione dello stilista avveniva sfogliando le riviste femminili degli anni ’60, come Marie Claire o L’officiel.

Non essendo diplomato in fashion design, Gaultier si inventò un modo per emergere: iniziò ad inviare migliaia di bozzetti a stilisti affermati nella speranza di attirare l’attenzione di qualcuno. E ci riuscì perché Pierre Cardin rimase folgorato e lo assunse come assistente nel 1970: in questi primi anni conobbe da vicino le case di moda più innovative dell’epoca, lavorando anche con Jean Patou. Nel 1976 presenta la sua prima collezione di prêt-à-porter femminile, ma il suo marchio verrà fondato solo nel 1982: è proprio negli anni ’80 che introduce l’audace linea maschile proponendo, tra i vari capi, delle gonne per uomini.

Il decennio d’oro di Gaultier

Jean Paul Gaultier consolida la sua immagine da stilista innovativo negli anni ’90. Il decennio fu segnato dall’iconica collaborazione con Madonna: in occasione del Blond Ambition Tour del 1990, Gaultier realizzò il celebre corsetto con i coni, divenuto subito simbolo di empowerment femminile. Il corsetto per lo stilista era molto più di un capo: nell’epoca moderna post-femminista, il corsetto è diventato un emblema di emancipazione, rivendicando con orgoglio un capo che un tempo le donne erano costrette ad indossare. Negli anni ’90 Gaultier fa del corsetto il marchio di fabbrica della sua maison, sfidando le convenzioni di genere e proponendolo anche per gli uomini, un approccio rivoluzionario quanto lo stile di Thierry Mugler.

Il culmine di questo florido periodo fu il debutto nell’haute couture nel 1997 con la collezione Atmosphere of a Couture Salon. In questa speciale occasione, Gaultier ribaltò i canoni della couture – tradizionalmente legata all’opulenza e all’arte – introducendo elementi streetwear e pop. Tessuti come il denim e silhouette che sfidavano le norme di genere, erano del tutto inusuali nella couture e lanciarono Gaultier come uno dei migliori stilisti contemporanei.

Il teatro fashion di Jean Paul Gaultier

Jean Paul Gaultier è sempre stato profondamente legato a due città, Parigi e Londra: l’estetica da marinaretto parigina e le tendenze punk alla Vivienne Westwood sono alla base di moltissime collezioni dello stilista. Lo stile di Gaultier si basa su un continuo rovesciamento di generi: fin dal 1976 ha saputo fondere maschile e femminile creando un abbigliamento ibrido fatto di giacche doppiopetto strutturate, corsetti, trench e reggicalze, reinventando la lingerie come un capo da giorno. Uomini in gonne e donne in smoking erano i protagonisti delle sfilate dello stilista, che più che altro possono essere definite degli show teatrali.

Un esempio emblematico è stata la sfilata di Haute Couture P/E del 2020, con cui Jean Paul Gaultier ha salutato per sempre le passerelle. Lo show si è aperto con Boy George che cantava Back to Black di Amy Winehouse, seguito da una bara – decorata con i coni del celebre corsetto di Madonna – da cui usciva una sposa in bianco. La sfilata comprendeva oltre 200 look indossati non solo da modelli, ma anche da cantanti, attori di musical e amici dello stilista: una vera e propria festa celebrativa della vita e carriera di Jean Paul Gaultier.

L’eredità di Jean Paul Gaultier

Ancora oggi, all’età di 73 anni, Jean Paul Gaultier rappresenta uno dei maggiori innovatori dell’industria dell’Alta Moda. Infatti, dopo il suo ritiro nel 2020, lo stilista ha inaugurato un nuovo modo per portare avanti la haute couture del suo marchio: ogni stagione viene affidata ad un designer ospite che ha il compito di creare una collezione fondendo il proprio stile con l’heritage della maison.

Prima di lui solo Jean Patou sperimentò con un modello simile, affidando alcune collezioni a diversi stilisti, tra cui Lacroix e Lagerfeld. Questa strategia non solo ha permesso al marchio di essere ancora rilevante, ma ha anche offerto una piattaforma a talenti emergenti e a stilisti poco conosciuti. Tra i designer che hanno partecipato fino ad ora, compaiono sia nomi importanti come Glenn Martens di Diesel, sia voci nuove come Nicolas Di Felice di Courrèges e Simone Rocha.

Nonostante non ci siano più collezioni dello stilista, l’anima della maison Jean Paul Gaultier continua a vivere, influenzando anche le nuove generazioni, dalla moda bambini (spesso ispirata all’estetica marinara) allo stile old money e classico che Gaultier amava stravolgere.

Per chi ama completare il proprio look con tocchi di stile, consigliamo anche la nostra guida su come scegliere gli stivali giusti, perfetti da abbinare anche alle creazioni più audaci.

Fonte immagine: copertina del documentario Jean Paul Gaultier Travaille.

Articolo aggiornato il: 14 Gennaio 2026

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