Avere un piercing è una forma di espressione personale, ma nel mondo del lavoro può diventare un tema delicato. Anche se non esistono divieti universali, codici aziendali, aspettative professionali e contesto culturale incidono sulla possibilità di mostrare apertamente un piercing durante l’orario lavorativo. Spesso si crea un conflitto tra la libertà individuale e l’immagine che l’azienda vuole proiettare all’esterno.
Molte persone si chiedono se un piercing possa compromettere un colloquio, un’assunzione o il rapporto con il datore di lavoro. La risposta dipende dal tipo di impiego, dal settore e dalle regole interne dell’azienda, ma esistono soluzioni e normative che tutelano entrambe le parti.
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Tabella di sintesi: tolleranza per contesto e Paese
| Contesto / settore | Livello di tolleranza e regole |
|---|---|
| Alimentare (Ristorazione) | Vietati (HACCP): Rischio contaminazione fisica. |
| Sanitario | Molto Basso: Rischi igienici e sicurezza paziente. |
| Uffici Corporate / Banche | Medio-Basso: Spesso richiesti gioielli minimali o invisibili. |
| Creativo / IT / Moda | Alto: Considerati espressione di personalità. |
| Forze dell’Ordine | Vietati: Regolamenti rigidi su uniforme e decoro. |
Cosa prevede (e non prevede) la legge in Italia
In Italia non esiste una legge statale che vieti esplicitamente piercing o tatuaggi sul luogo di lavoro in senso assoluto. Il rapporto è regolato dal principio della libertà di iniziativa economica (Art. 41 Costituzione), che permette al datore di lavoro di stabilire un dress code. Tuttavia, questo potere non è illimitato: deve essere giustificato da reali esigenze organizzative, di sicurezza o di tutela dell’immagine aziendale (“decoro”).
Un piercing non può essere, da solo, motivo automatico di licenziamento o mancata assunzione se non interferisce con la prestazione lavorativa. Le limitazioni devono essere proporzionate e, soprattutto, comunicate in modo chiaro (spesso tramite regolamento aziendale), evitando trattamenti discriminatori tra dipendenti.
Piercing e dress code lavorativo: i limiti del decoro
Il dress code è lo strumento principale con cui le aziende regolano l’aspetto dei dipendenti. La discriminante è spesso la visibilità. In molti contesti è tollerato un piercing orecchio classico (lobi o helix discreto), mentre possono essere imposti limiti per piercing facciali (septum, eyebrow, bridge) considerati troppo informali.
Nei ruoli front-office o a contatto diretto con il pubblico, l’azienda ha più margine legale per chiedere di coprire il piercing o di sostituirlo temporaneamente con un gioiello più neutro, appellandosi alla coerenza con il brand aziendale.
Settori rigorosi: HACCP e sicurezza
Alcuni settori applicano divieti non per estetica, ma per obblighi di legge o sicurezza:
- Settore Alimentare (HACCP): Chi manipola cibo deve rispettare norme igieniche severe. I piercing (così come anelli e bracciali) sono vietati perché potrebbero staccarsi e finire negli alimenti (contaminazione fisica) o accumulare batteri.
- Settore Sanitario: Oltre al rischio igienico, gioielli sporgenti possono rappresentare un pericolo se un paziente confuso tenta di afferrarli, causando lesioni all’operatore.
- Settore Industriale: In fabbrica, qualsiasi oggetto metallico conduttivo o pendente può costituire un rischio di impigliamento nei macchinari o conduzione elettrica.
Piercing e colloquio di lavoro: strategie
Durante un colloquio di lavoro, la prima impressione conta. La gestione del piercing dipende dal contesto: in una startup creativa potrebbe essere un vantaggio, in uno studio legale un ostacolo. In caso di dubbio, per il primo incontro, può essere strategico scegliere un gioiello minimale o rimuoverlo temporaneamente, soprattutto se si tratta di un piercing naso molto vistoso.
Tuttavia, la trasparenza paga: chiedere informazioni sulle policy aziendali alla fine del colloquio dimostra professionalità e rispetto per le regole, aiutando anche a capire se l’ambiente è tossico o inclusivo.
Trucchi pratici: come nascondere un piercing
Se il lavoro dei sogni richiede un look “pulito” ma non vuoi rinunciare al tuo stile, esistono soluzioni tecniche:
- Retainers in Bioplast o Vetro: Sono gioielli trasparenti o color carne, praticamente invisibili, che mantengono il buco aperto senza attirare l’attenzione. Ottimi per septum e nostril.
- Flip del Septum: Il piercing al setto nasale è l’unico che può essere “nascosto” ruotandolo verso l’interno del naso (se si usa un gioiello a ferro di cavallo), rendendolo invisibile durante l’orario di lavoro.
- Cerotti: In ambito sportivo o industriale, coprire il piercing con un cerotto è spesso accettato come misura di sicurezza temporanea.
Piercing e lavoro: come funziona nel mondo
Il rapporto tra piercing e lavoro varia notevolmente da Paese a Paese. Spesso non è la legge a fare la differenza, ma la cultura lavorativa.
Stati Uniti e Regno Unito
Negli USA e in UK vige una certa flessibilità, ma il datore di lavoro ha ampia libertà nel definire il dress code. Tuttavia, la discriminazione basata su piercing che hanno valenza religiosa o culturale è severamente punita.
Germania e Paesi Nordici
L’attenzione è rivolta all’efficienza e alla sostanza più che alla forma. L’approccio è flessibile, salvo nei settori in cui contano igiene e sicurezza.
Giappone
Qui la cultura del lavoro è molto conservatrice. I piercing visibili (e i tatuaggi) sono spesso mal tollerati e associati a stereotipi negativi, rendendo difficile l’assunzione in aziende tradizionali.
Diritti del lavoratore e buon senso
Un datore di lavoro può chiedere di limitare un piercing solo se esiste una motivazione concreta e dimostrabile. Se il divieto appare arbitrario o discriminatorio (ad esempio, permesso alle donne ma vietato agli uomini), può essere contestato. In molti casi, però, il dialogo e il buon senso permettono di trovare un compromesso accettabile per entrambe le parti.
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