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Conclave | Recensione

Conclave recensione film di Edward Berger con Ralph Fiennes, Stanley Tucci, Sergio Castellitto e Isabella Rossellini (Credits: Eagle Pictures)

Conclave, la recensione film di Edward Berger con Ralph Fiennes, Stanley Tucci, Sergio Castellitto, Isabella Rossellini, John Lithgow, Lucian Msamati, Brian F. O’Byrne, Carlos Diehz, Merab Ninidze e Thomas Loibl

Non sarà Conclave a sollevare un sopracciglio sugli scandali ecclesiastici che gravitano intorno alla Chiesa, specie se si fa riferimento a cardinali esperti nell’arte della persuasione viziosa. Tanti pensieri occulti e subdoli intrighi finemente manipolati si nascondono dietro la tonaca rossa. E Paolo Sorrentino ci ha più che deliziato su questo aspetto con la storia sul suo nuovo e giovane Papa nella serie televisiva The Young Pope (2016) e The New Pope (2020).

Per non parlare, addirittura, del film che ha lasciato un’impronta cupa sul ceto del clero, quasi a farsi beffa della norma rigida che domina le azioni: La papessa (2009), pellicola del tedesco Sönke Wortmann basata sulla storia della papessa Giovanna tratta dall’omonimo romanzo di Donna Woolfolk Cross. Anche Conclave è l’adattamento cinematografico di un romanzo omonimo, quello di Robert Harris. E di scalpore che da secoli lega il sacro al profano se ne parla eccome.

Conclave: i segreti dietro il vestito clericale

Conclave non si distacca poi tanto da La papessa. Il fine ultimo è uno soltanto: l’elezione del nuovo Papa. Tuttavia, la narrazione in Conclave è diversa. Non serve raccontare il passato e il presente di ogni cardinale candidato a diventare il Sommo Pontefice per inquadrare le varie personalità che si nascondono sotto la croce in bella vista. In Conclave, i segreti plasmano l’uomo dietro il vestito clericale. L’ignoto diventa noto. Le maschere cadono come tanti burattini senza fili sul pavimento. I complotti, i tradimenti, il non detto si allontana dal potere. E l’uomo si rivela per ciò che è: spergiuro, ipocrita, ignobile. Solo uno riesce a salvarsi, l’unico che prende in mano il conclave nelle sale del Vaticano e confessa tutti i peccati: il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes), allibito da cotanta malafede e ancor di più dalla tenebrosa confidenza a conti fatti. Nessuno deve sapere. Dopotutto, si può velare con un sorriso di speranza sulla fumata bianca. Basta solo tacere per far andare bene il nuovo Papato. Conclave e La papessa sembrano camminare sulla stessa strada maestra. Eppure, il primo lascia che i pensieri siano appesi alla luce di quella fumata; il secondo attende un destino più brusco, intollerabile per certi versi.

Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale, 2022) mette in scena i segreti indicibili su uno sfondo maestoso, sfarzoso, di un colore bianco come il marmo che illumina il colonnato della Basilica di San Pietro e le mura del Vaticano. Accurato nel suo modus operandi con la camera fissa sulla bella ambientazione della Caput mundi che ravviva di un bagliore ambiguo l’espressione visiva di tutti i cardinali. Su tutti, il lume rimane acceso sul camaleontico Ralph Fiennes, a suo agio nel ruolo del Cardinale-Inquisitore nelle atmosfere a tratti ansiogene accentuate dalla colonna sonora dal ritmo prevaricante.

Conclave non è certo un thriller unico nel suo genere: chi è avvezzo a vedere l’immoralità non rimarrà esterrefatto, anche se non manca qualche presa di posizione femminista inattesa. La sorpresa si nasconde nelle ultime parole del finale, sospeso nella riflessione di una minaccia tesa a sconvolgere i capisaldi della Chiesa e la consapevolezza di chi sa che non è più possibile tornare indietro. E forse, è meglio non (ri)tornarci.

VOTO: 7.5/10

Martina Corvaia

Immagine: Fosforo Press

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