Era Ora, di Alessandro Aronadio | Recensione

Era Ora

Era Ora di Aronadio è tra i film più visti su Netflix: Edoardo Leo nella storia di una vita, come tante, che si perde nel tempo non vissuto.

Che fine fa il tempo quando ci sfugge?

Che fine facciamo tutti noi quando corriamo dietro al tempo e non lo viviamo più?

In un mondo in cui il tempo è denaro – e non è più un modo di dire – il regista Alessandro Aronadio, nella sua ultima creatura Era Ora, prova a mettere tutti in guardia, suggerendo con molta discrezione un ricalcolo delle priorità. Il film è tra i più visti al mondo su Netflix, probabilmente perché fa lo stesso effetto del fischio del treno che riporta alla realtà Belluca nella famosa novella di Pirandello, mentre questi sopravvive – come tutti – in una non vita inconsapevole e nebbiosa.

Come già nel suo Orecchie, lungometraggio del 2016 candidato al Nastro d’Argento, anche in Era Ora il protagonista si ritrova di punto in bianco in una condizione esistenziale che ha un po’ di kafkiano un po’ di pirandelliano, a metà strada tra il reale e il surreale.

Era Ora: il contrappasso di Dante

Dante è un uomo in carriera, un amante fedele, un amico leale, ma ha un problema evidente con il tempo. Anzi, è convinto che se lavora abbastanza qui e ora, a cinquant’anni il tempo potrà addirittura comprarlo. La giornata non gli basta mai, gli impegni sono troppi e il lavoro inizia a diventare esclusivo, finché la sua fino ad allora invidiabile relazione con Alice inizia a subire qualche contraccolpo. Lui, che vive correndo e che assegna al tempo valore solo nella misura in cui è sufficiente a spuntare la lista degli obiettivi quotidiani, all’indomani del quarantesimo compleanno si sveglia in una dimensione spazio-temporale allucinante, scoprendosi ogni giorno più vecchio di un anno. Il suo “l’anno scorso” inizia a coincidere con il suo “ieri”. Lui, che non si è mai goduto i pancake perché non ha mai trovato il tempo di contare fino a dieci prima di mangiarli, ogni mattina osserva intorno a sé una vita che nel frattempo cambia e sulla quale non ha più alcun controllo. L’unico giorno dell’anno che continua a vivere coscientemente è il suo compleanno, probabilmente perché è l’unica occasione in cui ogni anno, per volontà più di Alice che sua, si concede il lusso di rallentare.

Come se fosse un nuovo Dante, nome non casuale, intrappolato in una realtà ultraterrena, il personaggio creato da Aronadio vive un doloroso contrappasso: più cerca di guadagnare tempo, meno ne ha a disposizione.

Il tragico nella commedia della vita

Il film è stato girato tra Torrino Mezzocammino e il parco di Villa Doria Pamphilj ed è tratto dell’australiano Long Story Short, di Josh Lawson (2021).

Guai però a chiamarlo remake. Aronadio preferisce definirlo un make, in quanto ha scelto di riscrivere tutta la sceneggiatura per creare una commedia romantica ma anche malinconica. Una sorta di tragicommedia che ha quasi nulla di comico, ma tanto di umoristico, sempre pirandellianamente parlando, al punto da squarciare il velo di Maya e rivelare quel fondo di tragico che c’è nel ridicolo. Occhio, però, perché il bersaglio di questo umorismo siamo tutti noi; quella del tempo, e di Dante, è la tragedia di tutti, così tanto bene nascosta dietro alla ridicola corsa di ogni giorno; lo spaesamento è quello di tutti coloro che arrivano a fine giornata con lo stomaco chiuso, senza avere contezza delle ore che sono trascorse e di dov’è finito il sole che c’era quando sono usciti di casa.

La leggerezza è soltanto il modo che Aronadio ha scelto per raccontare il dramma dei nostri giorni.

Edoardo Leo e Barbara Ronchi fanno la differenza e dipingono, nella cornice di una Roma accogliente come sempre, il giro di giostra di due innamorati che hanno tutto ciò che occorre per stare bene, ad eccezione del tempo per accorgersene. Due personaggi agli antipodi nel modo di intendere la vita, che infatti finiscono per non capirsi più, per allontanarsi irrimediabilmente mentre il tempo scorre sopra di loro. E se Dante sa farsi trascinare da questa corrente e cavalcare l’onda della carriera, inconsapevole di quello che sta perdendo per strada, Alice resta sotto, in apnea, e quel flusso inarrestabile di tempo e distanza lo porta sulle spalle e ne resta soffocata, mentre tra le braccia stringe Galadriel, il frutto di un amore che ormai Dante dà per scontato.

Era Ora non punta il dito, non predica, non pontifica dall’alto con monologhi lunghi e saccenti ai limiti del nonsense, come molti prodotti italiani degli ultimi anni. È esistenzialistica, ma familiare; profonda, ma romantica; dolorosa e al tempo stesso delicata. Ricorda, a chi sa cogliere oltre la superficie, che la vita è nella capacità di scegliere e di aver cura; è giorno dopo giorno, uno alla volta, poco per volta.

Perché se si tratta di correre, è inutile provare a sfidarla. Lei, senza dubbio, sa farlo meglio di tutti.

Immagine di copertina: Netflix

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