Il Signore degli Anelli e L’Ulisse: l’epica in prosa del Novecento

Il Signore degli Anelli

Il Signore degli Anelli e L’Ulisse, quando James Joyce e J. R. R. Tolkien riscrissero l’epica per il nuovo secolo

L’epica è quel genere narrativo destinato all’immortalità, nato agli albori della civiltà per cantare le gesta di eroi e di popoli. Che si tratti di Ulisse, Giasone, Enea, Gilgamesh oppure di Beowulf, ogni vicenda epica vanta un protagonista leggendario.

Questo genere letterario non è morto e lo scorso secolo aveva visto due opere epiche in prosa, seppur diverse tra loro: L’Ulisse di James Joyce e Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. Da un lato abbiamo l’avventura, avvenuta il 16 giugno 1904, del borghese ebraico Leopold Bloom tra le strade di Dublino; dall’altra parte la vicenda di Frodo, Aragorn e Gandalf con l’anello del potere e la battaglia definitiva tra il Bene e il  Male.                                                    Cosa accomuna e divide queste due opere?

La nuova epica del primo Novecento

L’epica può dividersi in due filoni diversi: quella bellica (storie di battaglie, è il caso dell’Iliade di Omero) e quella avventurosa (l’Odissea dello stesso autore). Spesso i due modelli sono combinati tra loro, dando vita a risultati originali; è il caso delle Argonautiche di Apollonio  Rodio (e il corrispondente poema latino di Valerio Flacco), l’Eneide di Virgilio oppure L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Il romanzo di Tolkien,  bestseller epic-fantasy,  si ricollega alla tradizione europea: in esso  è possibile notare una parte avventurosa (il viaggio di Frodo e Sam al Monte Fato) e una dedicata alla guerra (l’episodio della battaglia del Fosso di Helm dove gli umani e gli elfi si alleano contro gli orchi di Sauron). Il Signore degli Anelli cita la tradizione epica sia del mondo grecolatino che di quello germanico. D’altronde Tolkien, da buon filologo, cercò di costruire un «mondo che ricordasse il Medioevo europeo con i suoi castelli, i boschi, le locande e le brughiere.»

Invece lo scrittore irlandese scelse una strada diversa. Joyce voleva creare una nuova epica che raccontasse l’uomo del Novecento, non c’era l’interesse di “creare un mondo dal sapore medievale” piuttosto di “scomporre la realtà e le sue leggi”. Leopold Bloom è il nuovo Ulisse, non ha niente di eroico e la sua “impresa” avviene in quella che potrebbe sembrare una qualsiasi giornata di giugno. Così come anche i due comprimari: Stephen Dedalus è meno più sicuro del suo corrispettivo omerico (ossia Telemaco) mentre Molly Bloom si dimostra una donna irrispettosa e poco fedele nei confronti del marito (molto diversa dalla buona Penelope che tesse la tela per ingannare i Proci). La vicenda è ambientata nella Dublino primonovecentesca con le sue strade strette, i bus affollati, i pub chiassosi, il mercato mattutino e un vivace bordello, sostituendo il Mediterraneo roccioso e tempestoso di Omero.

Il Signore degli anelli e L’Ulisse, lo scontro sulla modernità

Altro tema particolare è il rapporto con la modernità: il XX secolo vide cambiamenti epocali come l’arrivo della radio, l’aeroplano, le insegne luminose notturne, i grandi cartelloni pubblicitari, il cinema come nuovo luogo di svago ma anche la nascita della società di massa, l’incremento eccessivo dei consumi e l’industrializzazione con l’inquinamento ambientale.

Qui, il filologo Tolkien dimostrò un diverso atteggiamento rispetto a quello del giornalista Joyce.
Tolkien temeva la modernità e in particolar modo l’industrializzazione, infatti i paesaggi tetri e fuligginosi di Mordor (il luogo di residenza di Sauron) ricordano quelli delle fabbriche inglesi, diametralmente opposti alla Contea degli Hobbit, luogo idilliaco che si ricollega all’antico topos del “locus amoenus”.

«Non esiste una maledizione in elfico, entese o nelle lingue degli Uomini per una tale perfidia. Non mi resta che vedermela con Isengard stanotte, con sassi e pietre». Queste sono le tristi parole di Barbalbero (un Ent, una specie di albero antropomorfo che popola la Terra di Mezzo) dopo aver visto un’intera foresta abbattuta da Saruman per costruire la seconda torre. In seguito, gli Ent decidono di distruggere la seconda torre per vendicarsi della morte dei propri simili. Così il filologo e glottologo britannico vuole cercare di ricreare, tra le righe, quell’arcano legame tra l’uomo e la Natura, oramai scomparso con l’avvento del “mondo moderno”.

Invece Joyce aveva un rapporto diverso con la modernità, il suo mondo è “una rappresentazione della (futura) realtà informatica”, dove, proprio come un sito web, le pagine dell’Ulisse raccolgono forme di comunicazione diverse, suoni e strutture del testo che ci ricordano una pièce teatrale, un programma radiofonico oppure una lunga riflessione di un personaggio. Così lo scrittore irlandese affrontò la nuova realtà multimediale e industriale, c’era lo shock che aveva “reso nevrotico l’uomo”. D’altronde, a parte la descrizione della spiaggia, nell’opera di Joyce non abbiamo alcun interesse nel mondo naturale. Gli alberi o altri elementi del paesaggio naturale lasciano il posto alla città con i suoi palazzi e i suoi veicoli, un luogo perfetto per studiare le nevrosi di un cittadino.

Lo shock del mondo moderno, tra il cambiamento tecnologico e i nuovi eventi bellici 

Infine, sia Il Signore degli Anelli che l’Ulisse condividono la propria natura di “rappresentare una nuova era per il genere umano”.

Gli scritti di Tolkien nascono dall’amore che costui nutriva per il passato, per le saghe celtiche, quelle vichinghe e per i poemi epici del mondo classico; purtroppo, l’orrore di due guerre mondiali cambiò tutto. Sauron è il potere tirannico, è il dittatore che cerca il massimo potere (si potrebbe configurare sia come Hitler che come Stalin) mentre Aragorn è il potere monarchico costituzionale (il sovrano Giorgio VI) e l’anello del potere è l’imminente minaccia della bomba atomica. Così come anche il finale che preannuncia la fine del mondo fantastico e l’esilio degli elfi segna la fine dell’era in cui gli uomini condividevano il proprio mondo con le creature fatate.

Anche nell’opera di Joyce c’è l’amara riflessione che l’uomo è cambiato con la modernità, la nevrosi ha mutato la nostra psiche e oramai siamo bombardati dalla pubblicità e dalle informazioni; la realtà non può essere conosciuta a causa della scoperta della Teoria della Relatività di Albert Einstein mentre non possiamo trovare conforto in noi stessi per colpa degli studi di Sigmund Freud sull’Io, l’Es e il Super-Io.

Fonte immagine di copertina: Pixabay (immagine senza copyright)

A proposito di Salvatore Iaconis

Laureato in Lettere Moderne presso l'Universitá Federico II di Napoli il 23 febbraio 2022 e giornalista iscritto all'ordine regionale dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

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