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Eroica Fenice

Falchi contro il crimine

Falchi contro il crimine, oltre la legge

«Buongiorno, Giovanni: due caffè. Giovanni ma vi mettete a coprire i ladri, mò?». Marika aveva abbassato la voce. Giovanni pure. «Dottoressa, ma che dite? Questi qua sono poliziotti… stanno in borghese: sono i falchi. Stanno controllando gli scippi sul marciapiede di fronte, si devono nascondere perché possono arrestare solo con le mani nel sacco, avete capito? E mi danno ’sta scocciatura a me, che i clienti stanno tutti nervosi».

La tana dei falchi, Valeria Parrella

Peppe e Francesco, due Falchi, poliziotti della sezione speciale della Squadra Mobile di Napoli. In sella alla loro moto, senza divisa, portano la legge tra i vicoli più malfamati della città, usando spesso metodi poco convenzionali, in un labile confine tra bene e male. Sono loro i protagonisti di Falchi, lungometraggio di Toni D’Angelo, prodotto da Minerva Pictures, Bronx Film e Rai Cinema, che uscirà nelle sale giovedì 2 marzo, distribuito da Koch Media. Dopo la prima proiezione mondiale a Los Angeles, il film è stato presentato lunedì 27 febbraio, in un’affollata anteprima, al Cinema Modernissimo di Napoli, introdotto in sala dal regista, dai due protagonisti, Fortunato Cerlino e Michele Riondino, dai produttori, Gianluca Curti e Gaetano Di Vaio, e da Nino D’Angelo, papà d’arte e autore della colonna sonora del film.

Falchi di professione, ma prima di tutto uomini, messi a nudo nelle loro debolezze. Francesco, il più giovane e impulsivo, soffre le conseguenze di un terribile errore sul lavoro, cercando sollievo ai suoi sensi di colpa nella droga e nella vendetta. Peppe, lupo solitario, alleva cani da combattimento. Anime dannate che inseguono, nonostante tutto, il sogno di una rinascita, di una seconda possibilità.

Un film noir, ambientato perlopiù in scene notturne e incentrato sull’interiorità dei personaggi, sul loro dolore che li accomuna, rendendoli amici. Che li fa chiudere in se stessi, rendendoli estranei l’uno l’altro. Le vicende si snodano in una Napoli volutamente privata di una precisa connotazione geografica, in quanto considerata un non luogo, un ambiente universale che fa da sfondo a temi esistenziali, un ambiente metropolitano in cui scandagliare la complessa psicologia di due poliziotti, ma prima ancora, di due uomini che più che inseguire la legge, inseguono una giustizia del tutto personale. 

Falchi contro il crimine, contro se stessi

Difficile marcare un confine tra buoni e cattivi. Ma, come dice Cerlino, durante la presentazione: “È così utile ragionare per categorie? Sarebbe utile ragionare per circostanze, e quindi per responsabilità. Nel film ci sono uomini e circostanze, non sempre all’altezza delle regole, non sempre all’altezza della legalità”. Citando Sorrentino e il suo Papa che fuma, ricorda che il narratore vuole raccontare le contraddizioni dell’animo umano senza prendere posizione, senza giudicare i suoi personaggi.

Ispirandosi al filone cinematografico di Honk Hong degli anni ’90, alle atmosfere dei polizieschi di Abel Ferrara, Toni D’Angelo racconta l’amicizia, l’amore, il tradimento, la disperazione di due uomini che vivono in un limbo esistenziale, che cercano una via di fuga, chi tra le braccia di una donna, chi nella fedeltà di un cane. La disperazione di due falchi che, ancorati in quei vicoli stretti e bui che percorrono con le loro moto, non riescono a spiccare il volo, intrappolati nella rete dei loro errori. Intrappolati nella rete della loro dannazione, dalle cui maglie strette, continuano, tuttavia, a guardare l’azzurro del cielo.