Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online | Recensione

luka magnotta

Siamo ormai abituati al potere di Internet nella vita odierna. Dominati da insulti denigratori visibili sui siti online, fake news, like e condivisione di post. Leggiamo parole di fango in commenti omofobi sotto reel e foto e non ci stanchiamo mai di marcare l’ultima parola sulle bufere gossippare, tanto perché tutto diventa di dominio pubblico. Allo stesso tempo, non sappiamo prendere le distanze dai pasti social che giorno dopo giorno ingurgitiamo senza rendercene conto. Abbiamo fame di novità e di immagini che prendono vita su TikTok, Instagram e Facebook. E ci culliamo di filtri che invece mascherano la nostra salute mentale. Ecco che Internet riserva anche un lato oscuro che sembra non importare a nessuno. Ma c’è una regola zero accettata da tutti su cui è meglio non ironizzare: i gatti non si toccano.

Perché i gatti? Sono loro gli animali che ci scaldano il cuore e ci tengono compagnia quando ne abbiamo bisogno? E se vedessimo un video di un gatto che viene torturato postato sui social network, quale sarebbe la nostra reazione istintiva?

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online ha la risposta: Luka Rocco Magnotta.

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online è la docu-serie Netflix che mette al centro la storia del serial killer Luka Magnotta e gli effetti mediatici di Internet al giorno d’oggi

Disponibile su Netflix, Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online ideata da Mark Lewis è la serie TV a impronta documentaristica che incarna l’espansione dei nuovi media nel lontano 2010. In quell’anno Facebook era arrivato all’apice del suo successo, con migliaia di profili e gruppi creati per interagire tra loro mentre Google Maps metteva piede nella geolocalizzazione. Anche per YouTube, su cui compare un video (1 boy 2 kittens) dove si vede un ragazzo soffocare due gattini dentro un sacchetto di plastica con un’aspirapolvere.

Lo sconcerto riverbera nelle views e non passa inosservato nemmeno agli occhi di Deanna Thompson, analista di un casinò di Las Vegas. La regola zero viene calpestata: Facebook si trasforma in un’indagine sotto copertura per rintracciare il feroce killer dei gattini. Nasce il gruppo Find the Kitten Vacuumer… for great justice, e subito il numero dei membri cresce a dismisura. Tra questi c’è John Green che, insieme a Deanna Thompson, inizia a dare la caccia all’uomo che ha diffuso quel filmato. Le continue visioni, un secondo video pubblicato con un gatto che viene ucciso da un pitone per istinto di sopravvivenza e la ricerca di costante attenzione mediatica trascinano il gruppo a identificare il killer in Luka Magnotta, che non perde tempo a divulgare il video più violento (1 Lunatic 1 Ice Pick) in cui uccide e smembra il corpo dello studente Jun Lin.

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online è la storia di un serial killer che l’ha fatta franca per due anni prima di essere colto in flagrante e arrestato a Berlino mentre cercava informazioni su sé stesso. Divisa in tre atti di quasi un’ora ciascuno, la docu-serie alterna agghiaccianti momenti in cui gli intervistati in primo piano tratteggiano il profilo del folle assassino a immagini di repertorio, nelle quali Luka Magnotta continua a circolare a piede libero tra Montréal, Parigi e Berlino.

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online è un climax ascendente di perversione sadica in un mix di indizi disseminati tra la triade filmica Prova a prendermi (2002), Casablanca (1942) e Basic Instinct (1992) e le immagini dei serial killer più orrorifici che hanno terrorizzato l’immaginario collettivo (Patrick Bateman, Ted Bundy, Jack Lo Squartatore e Jeffrey Dahmer), nella catabasi di uno psicotico omicida che voleva essere protagonista dei film con cui è cresciuto. Mark Lewis si è dimostrato all’altezza delle aspettative: ha saputo bilanciare la maniacale depravazione di una mente oscura senza mostrare del tutto i video dei suoi delitti (non si preoccupino i più deboli di cuore, il senso di inquietudine è ben dosato entro i limiti del ribrezzo) e il forte interesse emotivo del gruppo facebookiano snobbato dalla polizia nonostante avesse scoperto la sua identità grazie alle risorse online. Per capire quanto Internet, allora come oggi, rappresenta una fonte inesauribile di materiale che ha permesso di arrivare così lontano.

E in questo senso Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online riflette da una parte sul rapporto tra universo virtuale che aiuta attraverso indizi efficaci (e il gruppo di Deanna Thompson e John Green ne sono una prova) e dall’altra sull’annientamento psicologico che il web può provocare: ora per Luka Magnotta che, raggiunta la notorietà globale, getta la maschera da eroe egoriferito; ora per gli effetti devastanti di Internet sulle menti fragili che scelgono la via della morte per porre fine a tutti i mali.

Stentiamo a credere quanto il potere di Internet sia tanto spaventoso al giorno d’oggi. Possiamo commisurare le nostre azioni e reazioni per evitare di coltivare le più alte nefandezze? E chi è davvero Luka Magnotta? Siamo stati noi con il nostro circo crossmediale a sfamare la mente di un serial killer che è riuscito ad arrivare dove voleva lui?

Parola allo spettatore.

Voto: 7.5/10

Martina Corvaia

Immagine: Netflix

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