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Eroica Fenice

la febbre del sabato sera

La febbre del sabato sera. Il Tony Manero di John Travolta in 4k

Tony Manero è tornato, e non pare invecchiato affatto!

In occasione del suo 40° anniversario, La febbre del sabato sera irrompe nelle sale in versione restaurata. A presentarlo lo scorso 1° luglio è la Cineteca di Bologna, in occasione del festival Il Cinema Ritrovato. Nelle sale arriva la versione originale del film, il cui restauro in 4K è stato curato personalmente dal regista Bradham in collaborazione con Paramount, presso i laboratori Technicolor e Deluxe, a partire dal negativo originale 35 mm.

John Travolta e la febbre del sabato sera: le origini del film

La febbre del sabato sera viene distribuito la prima volta nelle sale americane il 16 dicembre 1977 con il titolo originale Saturday Night Fever. Giungerà in Italia il 13 marzo 1978.
La storia del diciannovenne Tony Manero (interpretato da John Travolta), giovane italo-americano della working class di Brooklyn, trae origine da un articolo apparso nel giugno 1976 sul New York Magazine intitolato Tribal Rites of the new Saturday Night, scritto dal critico inglese Nick Cohn. Il giornalista descrisse la vita dei giovani italo-americani di Bay Ridge, lavoratori di giorno e di notte padroni delle piste della discoteca 2001 Odissey. Nick Cohn fu contattato dal produttore Robert Stigwood, già famoso per la realizzazione a Broadway di musical di successo come Jesus Christ Superstar, Hair e Grease. L’idea era quella di trasformare il reportage di Cohn in un film.
Nacque senza dubbio una leggenda, un film cult che fece conquistare a John Travolta la sua prima nomination agli Oscar. Una pellicola entusiasmante e carica di energia, accompagnata dalle note dei Bee Gees e i The Trammps.
Indimenticabile la scena d’apertura, che vede Tony Manero attraversare Bay Ridge a Brooklyn con l’inimitabile passo danzante sulle note di Stayin’ Alive, mentre mangia due tranci di pizza presi da Lenny’s (ancora oggi esistente).

La febbre del sabato sera: le tematiche del film

La febbre del sabato sera sembra proporre come tematica principale la musica. In effetti l’uscita del film segnò la nascita e diffusione della Disco Music, che scalciando riuscì a guadagnare successo su altri generi musicali in voga inizialmente negli anni ’70, come la musica Punk (segnata dall’aggressività e irruenza del malessere giovanile) e la Fusion (nata dall’incontro del jazz contaminato dal rock e dalla musica orientale).

Tuttavia La febbre del sabato sera non è solo musica. La pellicola pone l’accento sulla complessità psicologica del protagonista Tony Manero e sui problemi che sembrano schiacciare e destabilizzare fortemente gli amici e tutti quanti lo circondano. Gli anni ’70 sono gli anni della rivoluzione sessuale giovanile. Gli anni della droga e delle prime amare consapevolezze sulla vita da parte dei giovani. E seppur senza scene esplicite, il film affronta con durezza i temi del razzismo e delle rivalità tra bande. A tal proposito sono ricorrenti gli sprezzi nei confronti dei connazionali portoricani.

Molto sentita è anche la questione religiosa, con l’ossessione morbosa della madre di Tony per il fratello maggiore del protagonista, divenuto prete, deludendo poi i genitori nel momento in cui decide di abbandonare il sacerdozio.
Si raccontano ancora i disagi sociali rappresentati da uno degli amici di Tony, Bobby, che, incapace di sopportare le difficoltà per aver messo incinta la sua ragazza, precipita dal ponte che collega Brooklyn a Manhattan.
Ma sullo sfondo del film c’è anche la storia d’amore tra Tony e Stephanie, sua compagna di ballo. La coppia, danzando sulle note di More than a Woman dei Bee Gees, ci trasporta in un vortice di dolcezza e di un amore mai consumato e che culminerà forse in amicizia.

Tony vive una vita a metà tra la rassegnazione ad un’esistenza mediocre e il desiderio di evasione, prima attraverso il microcosmo della pista su cui regna sovrano; poi maturando l’aspirazione ad una vita migliore, rivolto a Manhattan e lontano da una Brooklyn culla di indifferenze, bigottismo ed ipocrisia.

La febbre del sabato sera: la versione restaurata

Dopo 40 anni dalla prima uscita, La febbre del sabato sera si ripropone non senza differenze e innovazioni.
Innanzitutto il film viene distribuito in lingua originale (in Italia sottotitolato). Ciò rende i dialoghi più essenziali rispetto alle sfumature di linguaggio che ben si coglievano nel doppiaggio italiano della prima versione cinematografica. Inoltre si coglie una particolarità in due scene del film, in cui i personaggi si esprimono in lingua italiana (sottolineando il loro status italo-americano): nella scena iniziale della cena di famiglia, in cui la nonnina si esprime con «Zitti, mangiate»; e nella scena di presentazione tra Tony e Stephanie, in cui entrambi si esprimono con una colorita frase a metà tra lingua italiana e dialetto.

Interessante, infine, l’inserzione e recupero di alcune scene non presenti nella prima versione. Quella tenera e pacata, in cui Tony, dopo il sabato sera trascorso alla 2001 Odissey, amareggiato dai discorsi degli amici sulla disillusione per la realtà, decide di scendere dall’auto e fermarsi su una panchina ad osservare il ponte di Brooklyn, simbolo per lui di evasione e riflessione; questo sulle note di How deep is your love dei Bee Gees in versione strumentale. Se questa scena incarna la tenerezza, un’altra esprime l’euforia provata dal padre in seguito ad un telegramma che gli comunica il ritrovato lavoro, ma che si scontra con la durezza di Tony, deciso ora a non contribuire oltre al mantenimento della famiglia.

Un film che ha fatto sognare e brillare gli occhi, grazie all’icona indiscussa rappresentata da John Travolta e alle splendide musiche, dolci ed energiche, che fanno da sfondo. Un grande e atteso ritorno.

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