C’è un elemento che accomuna molte delle famiglie nelle serie tv più viste e discusse degli ultimi anni, anche se quest’ultime sembrano lontanissime tra loro per genere, pubblico o ambientazione: la disfunzionalità. È assente, violenta, silenziosa, soffocante, o semplicemente incapace di proteggere. Da Succession a Euphoria, da Baby a Summertime, il nucleo familiare non è più il luogo sicuro da cui partire, ma spesso il problema da cui scappare. Non è una coincidenza narrativa, né una moda momentanea; è un riflesso piuttosto fedele del clima emotivo e sociale in cui viviamo.
Famiglie e legami familiari instabili nelle serie tv: un atto di onestà
In Succession, la famiglia Roy è un campo di battaglia permanente, dove l’amore è subordinato al potere e l’affetto diventa merce di scambio. In Euphoria, i genitori sono presenti solo a metà: distratti, fragili, incapaci di capire davvero ciò che accade ai figli. In Baby, le famiglie sono segnate da ipocrisia, silenzi e pressione sociale, e spesso gli adolescenti cercano altrove libertà e identità. In Summertime, i legami familiari fragili, spingono i protagonisti a crescere in fretta e a trovare supporto in amicizie o amori scelti. Cambiano i contesti, ma il messaggio resta lo stesso: crescere, spesso, significa farlo anche senza una una rete familiare stabile alle spalle. Queste serie non stanno “attaccando” la famiglia, stanno raccontando una realtà, quella contemporanea, in cui il modello familiare tradizionale non è più una certezza condivisa, ma al contrario molti giovani spettatori si ritrovano a convivere con separazioni, famiglie ricomposte, genitori emotivamente assenti o schiacciati da problemi economici e psicologici. La serialità contemporanea allora, intercetta questo vissuto e lo porta sullo schermo senza filtri rassicuranti.

C’è anche un altro aspetto centrale: la perdita dell’autorità. I genitori delle serie di oggi raramente sono figure guida, e non perché siano cattivi, ma perché spesso sono persi proprio quanto i figli. In Euphoria gli adulti non hanno risposte; in Succession le risposte esistono ma sono tossiche; in Baby e Summertime la famiglia è vista come un guscio fragile, utile solo a mantenere un’apparenza. Questo rovesciamento riflette una sensazione diffusa: l’idea che chi dovrebbe “sapere”, non sappia più di noi come funziona il mondo. Per questo, nelle serie le relazioni più forti non sono quasi mai quelle di sangue. Amicizie, legami scelti, comunità temporanee diventano il vero spazio di appartenenza. È lì che i personaggi cercano comprensione, lealtà, riconoscimento. Non è un rifiuto della famiglia, ma una sua ridefinizione. Non conta più da dove vieni, ma chi scegli di avere accanto.
Il successo di queste storie dipende anche dal fatto che non offrono soluzioni facili. Non promettono guarigioni definitive, né famiglie “aggiustate” nel finale. Mostrano personaggi che imparano a convivere con le proprie ferite, non a cancellarle, ed è una narrazione che risuona in una generazione cresciuta con l’idea che il benessere non sia uno stato permanente, ma un equilibrio fragile. Le famiglie spezzate delle serie tv più seguite non sono dunque un segno di pessimismo culturale, sono un atto di onestà. Raccontano un mondo in cui l’origine non garantisce protezione e in cui crescere significa spesso rimettere insieme pezzi sparsi. Se queste storie ci parlano così tanto, è perché non stanno inventando niente: stanno semplicemente guardando in faccia il presente.
Fonte immagini: Netflix

