Intervista ad Andrea Piretti: Il Prete, il regista e la webserie

Il Prete di Andrea Piretti

Un prete un po’ codardo sta al centro di una corda tesa da due torri. Fa il funambolo senza coraggio, rischiando di cadere. Non capisce che qualsiasi direzione va bene se la prendi. È questo il protagonista della webserie Il Prete, così come me lo ha presentato il suo regista Andrea Piretti. Ho parlato con lui e mi ha subito chiarito alcuni punti sulla sua creatura, una serie tutta nuova, innovativa e mai banale, che sa ben rendere tecnicamente il proprio agio nella presentazione dei fatti. È tutto lineare, nonostante ci sia stasi nella vita del protagonista, il prete interpretato – iconico gioco di parole a spese della psicologia del personaggio stesso – da Luciano Scarpa. Insomma, il fatto che il primo episodio non faccia difetto fa molto ben sperare.

Il regista Andrea mi spiega come quest’uomo, ancor prima che prete, abbia grandi difficoltà a relazionarsi col mondo e ciò che lo circonda. Egli è l’inetto che si trova imbrigliato in scelte del passato e non sa muoversi in sintonia col mutamento di circostanze personali e interpersonali. Di fronte alla perdita di fede, il prete non sa come reagire. Anzi: non sa per niente reagire. È per questo che si trova ad affrontare apaticamente una vita che non gli dà più soddisfazioni ma che anche, ad un certo punto, gli offre una grande opportunità per redimersi. Il suo ‘torpore esistenziale’, come l’ha definito lo stesso regista, ha infatti le occasioni giuste per muoversi in direzioni diverse da quelle ormai consolidate: un incontro quasi divino gli inizia ad indicare la strada, dandogli consapevolezza di ciò che in fondo è diventato come uomo e inaugurando l’evoluzione del personaggio.

Il Prete: un prodotto di Andrea Piretti decisamente per il web

Il movimento del nuovo secolo è quasi tutto nel web, che costituisce una delle vertebre fondamentali della società del secondo millennio ante Christum natum. Come una serie di trappole per topi, la rete ha catturato uno ad uno moltissimi ambiti socio-culturali, anche quelle coi piedi nella fossa, a volte stagnanti e a volte no ma ferme ad ideali ormai plurisecolari: uno di questi ambiti è l’arte cinematografica, che si è evoluta in nuovi generi, con la tivù e poi col web. Il Prete, scritto ed ideato da Simone Salvatore, in questo contesto si pone come un prodotto fatto per il web e non per altri canali di distribuzione. Per il regista Andrea la webserie è webserie. Punto. Non può essere confusa con altri generi: ha un suo minutaggio, un suo stile di ripresa e soprattutto un quid in più per avere fama all’interno del mare magnum della rete.

È facile cadere nell’ingenuità di pensare che il web sia meno impegnativo del cinema o della TV: la risposta altisonante è data dalla cura con cui tutta la troupe de Il Prete ha lavorato ai quattro episodi che verranno distribuiti a cadenza mensile. Se il web infatti dispensa la libertà a chiunque voglia di pubblicare prodotti simili, per Andrea è altresì vero che libertà porta responsabilità, quella di studiare e star lì a “sgobbare” per offrire un buon risultato senza perdere visualizzazioni. Mi dice che Il Prete per lui è una ‘piccola follia’ anche in questo: non vuole somigliare a niente, non vuole essere un format precostruito. Con queste premesse, chi non la vedrà?

About Ciro Piccolo

Nato il 15 ottobre del ’97, fin da piccolo ho sempre mostrato una propensione a mettermi in mostra, in maniere diverse, molto spesso malsane; ad esempio, sparire – paradosso – è annoverato nel repertorio. Però ho sempre ritenuto ci fosse qualcosa di più interessante da scrivere che di me, me, me, me, me; oggi lo faccio spesso, per sembrare un monumento imponente e non il vero me impotente. Sarà anche per quella strana forma giovanile di orgoglio verso il dramma, che accumula in grumi di sangue detriti di finzione per l’accettazione di chi ti sta intorno, come se ti dicessi ‘devo dimostrare d’essere così come dice che non sono’, diventando ciò che appunto non sei, snaturandoti e facendo sì che scoppi il tuo egocentrismo nella forma più sbagliata. È per questo che parlo sempre di me, me, me, me, me. Che egocentrico avrà già detto chi è arrivato fin qui. E ben venga, perché voglio che sia così. Vorrei mi chiamassi Cristo Velato, leggendolo come declamazione. Così: ‘Cristo Vela-to’.

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