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Eroica Fenice

The Circle: il lato oscuro del mondo social

The Circle: il lato oscuro del mondo social

“Cosa ti fa più paura?” “Il potenziale inespresso”.

Una frase, pronunciata nelle prime scene di The Circle, che rientra nella nostra rubrica “I migliori film del 2017”.

The Circle, arrivato nelle sale italiane lo scorso 27 aprile, è l’adattamento cinematografico, realizzato dal regista James Ponsoldt, dell’omonimo romanzo di Dave Eggers pubblicato nel 2013, che racconta le derive della moderna ossessione per la condivisione social. Il cast ha come protagonisti Emma Watson (reduce da La Bella e La Bestia) e Tom Hanks.

The Circle, trama e considerazioni

Mae Holland (Emma Watson) è una giovane laureata, figlia unica in una famiglia di condizioni economiche modeste. Suo padre (Bill Paxton, qui alla sua ultima interpretazione prima della prematura scomparsa il 25 febbraio scorso) è affetto da sclerosi multipla e non può permettersi le cure costose che gli sarebbero necessarie. Mae lavora presso un call center e sembra rassegnata a una vita di precarietà e invisibilità sociale. A sorpresa, la sua amica Annie (Karen Gillan) riesce invece ad assicurarle un colloquio con l’azienda per la quale lavora, The Circle.
The Circle è l’azienda più importante al mondo, responsabile della creazione di un sistema di autenticazione online che permette agli utenti di usare un unico account universale per qualunque attività su InternetTrueYou, ed in procinto di lanciare un nuovo rivoluzionario sistema di telecamere wireless di dimensioni ridottissime, che promettono di mostrare tutto a tutti, le SeeChange.

Mae supera il colloquio, viene assunta come Customer Server ed entra in un campus popolato da migliaia di giovani che lavorano insieme e frequentano attività ludiche e sportive. Mae, in breve tempo, si innamora delle attività del campus in cui vive e lavora, e ad affascinarla più di ogni altra cosa sono i bei discorsi di Eamon Bailey (Tom Hanks), fondatore e capo della società, convinto che la condivisione sia la chiave per risolvere i problemi del mondo. Abbindolata da slogan fanatici come: “Conoscere è bene, conoscere tutto è meglio”, o “I segreti sono bugie”, Mae accetta di prendere parte a un esperimento e diventare trasparente, cioè dare a tutti gli utenti del Cerchio la possibilità di spiarla 24 ore su 24, come una moderna partecipante al Grande Fratello Orwelliano.

Una trasparenza, quella professata da Bailey, che promette di abbattere i reati e le illegalità in un mondo in cui tutti possono vedere tutto. Sapendo di essere osservati, tutti noi ci sentiamo obbligati a comportarci meglio. Ma è realmente così? Siamo veramente tutti più sicuri se ognuno può guardare (o spiare) costantemente il prossimo?

Si tratta di una questione che da un punto di vista etico e morale l’audiovisivo cerca di esplorare da tempo, basti pensare alla serie Black Mirror.

C’è un persistente effetto di déjà vu nel film, nel suo mostrare un’azienda innovativa con i suoi guru in jeans e scarpe da tennis e i suoi uffici friendly e pieni di gadget, ma soprattutto nel suo immaginare l’idillio tecnologico che si trasforma in incubo.

The Circle è un po’ Facebook, perché la sua applicazione TrueYou è il social network più popolare al mondo, che conta miliardi di iscritti come il mostro di Zuckerberg; è un po’ Google, per via della sua onnipresenza/onniscienza in tutto ciò che riguarda Internet; infine Apple, perché la sede centrale è un gigantesco cerchio proprio come il Loop di Cupertino, e portano il logo The Circle anche tutti i dispositivi, dal cellulare all’orologio. Insomma, The Circle è tutto ciò che già conosciamo presentato però come qualcosa di distopico e Tom Hanks, ovvero Eamon Bailey, è il suo numero uno, il suo Zuckerberg-Gates-Jobs, con tanto di tazza durante le presentazioni.

Nel caso della protagonista e dell’interpretazione rigida della Watson, certi limiti appaiono quasi funzionali alla rappresentazione di Mae come una sorta di automa, di un organismo colonizzato da una tecnologia e da un’ansia di successo e popolarità che la trasforma in soldatino digitale della compagnia per cui lavora, capace di alternare la faccetta contrita a quella vagamente esaltata nell’arco di pochi nanosecondi.

Un cerchio chiuso in cui rischiamo di cadere tutti. Un film che fa riflettere.

Nunzia Serino

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