Un mare distante appena qualche ora da casa può trasformarsi in qualcosa di irraggiungibile. È da questo paradosso che prende forma il film drammatico del 2025 “The Sea”, proiettato presso il Cinema Barberini il 10 maggio 2026. Diretto da Shai Carmeli-Pollak, il lungometraggio è presentato come un racconto, ancor prima che politico, umano.
Attraverso il viaggio del piccolo Khaled, infatti, il film riesce a costruire una narrazione estremamente intensa e, allo stesso tempo, angosciante. Affronta il tema della libertà all’interno dei territori palestinesi occupati, senza però mai trasformarsi in un manifesto esplicito ma, anzi, lasciando che siano i silenzi, la costante tensione e i volti a parlare.
La scheda del film The Sea
| Dettaglio film | Informazioni |
|---|---|
| Titolo | The Sea |
| Anno di uscita | 2025 |
| Regista | Shai Carmeli-Pollak |
| Protagonisti | Khaled (il bambino), Ribhi (il padre) |
| Tematiche centrali | Libertà, territori palestinesi, speranza, famiglia |
Indice dei contenuti
La trama del film The Sea
Khaled ha dodici anni e vive vicino a Ramallah. Il Mediterraneo è vicino ma, allo stesso tempo, impossibile da raggiungere: posti di blocco, controlli e permessi trasformano il mare in un sogno proibito. Quando, durante una gita scolastica, il bambino viene fermato ad un checkpoint e costretto a tornare indietro, decide di scappare da solo per raggiungere Tel Aviv e vedere finalmente il mare.
Da qui prende forma un viaggio carico di tensione, in cui Khaled attraversa città sconosciute senza conoscere davvero la lingua o la strada da seguire. Parallelamente, il padre Ribhi si mette alla sua ricerca, rischiando a sua volta l’arresto ed il lavoro, pur di ritrovare il figlio. Il film costruisce così due percorsi che si intrecciano continuamente: quello del bambino verso la libertà e quello del padre verso il tentativo disperato di proteggerlo.

Un racconto realistico ed emotivo
Tra gli aspetti più riusciti del film, possiamo sottolineare sicuramente la sua capacità di mantenere un tono estremamente realistico. “The Sea” evita la spettacolarizzazione dell’intero conflitto, preferendo invece concentrarsi sulla quotidianità vissuta dai personaggi e mostrando come la paura influenzi anche i gesti più semplici. L’intero ritmo della pellicola rimane costantemente teso, quasi soffocante.
Infatti, pur non essendo un film d’azione, riesce a lasciare lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio del lungometraggio fino all’ultimo istante: ogni controllo, ogni incontro casuale, ogni autobus preso da Khaled sembra poter cambiare radicalmente il destino del nostro protagonista.

La regia, inoltre, tende a lavorare molto sugli scambi di sguardi e sui silenzi: il bambino è un personaggio estremamente introverso e silenzioso; la sua paura riesce a trasparire soltanto attraverso il suo linguaggio corporeo e le sue espressioni. Egli appare fragile ma, allo stesso tempo, incredibilmente determinato e consapevole dei rischi che ha deciso di correre. Ciò, però, non lo ferma dal continuare il proprio viaggio.
La fotografia e il contrasto tra quiete e tensione
Dal punto di vista visivo, il film sceglie una fotografia naturale e documentaristica. I colori sono desaturati e freddi nelle scene di maggior tensione; mentre, nelle scene in cui appaiono interni domestici, troviamo tonalità più morbide e calde che restituiscono un fragile senso di normalità.
Molti dei primi piani, poi, insistono sui volti dei personaggi, in particolar modo su quello di Khaled. Ciò permette allo spettatore di percepire la sua ansia ed il senso di smarrimento. Anche gli ambienti circostanti contribuiscono a costruire questa tensione: autobus, stanze strette, periferie e checkpoint diventano, man mano che si avanza con la visione, luoghi sempre più opprimenti da cui sembra impossibile fuggire.

In netto contrasto con questa atmosfera, il mare assume invece una dimensione quasi simbolica. Diventa infatti sinonimo di pace, di speranza e libertà. Proprio per questo, più il film avanza, più il mare sembra trasformarsi in qualcosa di irraggiungibile.
Oltre la narrazione dell’odio
Uno degli elementi più interessanti del film è la maniera in cui vengono affrontati i rapporti umani. All’interno del lungometraggio non viene costruita una visione semplicistica stereotipata del conflitto ma, anzi, vengono mostrati una serie di momenti di solidarietà inaspettata. Durante il viaggio, infatti, il protagonista incontra diverse persone che cercano di aiutarlo pur intuendo, molto probabilmente, le sue origini palestinesi.
Tra le scene più significative di tutta la pellicola vi è sicuramente quella di un’anziana signora che prova persino a parlargli in arabo per metterlo a proprio agio. Sono piccoli gesti, certo, ma sono di fondamentale importanza all’interno della narrazione, proprio perché rompono con l’idea di un odio assoluto e generalizzato tra le due popolazioni.
Il film sceglie quindi di concentrarsi in particolar modo sull’esperienza umana dei personaggi, più che sul discorso geopolitico diretto. La politica rimane sempre sullo sfondo, pur essendo percepibile in ogni momento attraverso controlli, paura e limitazione della libertà individuale.
La spiegazione del finale duro e drammatico (spoiler)
Il finale di “The Sea” è probabilmente la parte più devastante dell’intero film. L’epilogo evita qualunque possibilità di consolazione lasciando lo spettatore, difatti, di fronte a un senso di impotenza profonda. La sequenza di chiusura trasforma in definitiva il mare nel simbolo di qualcosa che non può essere raggiunto, impossibile da afferrare.

La scelta poi di chiudere, dopo i titoli di coda, con una dedica “in memoria” contribuisce in maniera ancor più devastante al peso emotivo che lo spettatore darà alla storia, lasciando intendere che la tragedia raccontata sullo schermo non sia soltanto finzione ma, anzi, affondi le proprie radici in una realtà concreta e dolorosa.
The Sea è un film intenso, emotivamente pesante ma necessario, capace di raccontare il conflitto attraverso gli occhi di un bambino senza mai cedere alla retorica. Una pellicola che riesce a trasformare un viaggio di pochi chilometri in una vera e propria odissea contemporanea.
Dove vedere The Sea: cinema e streaming
The Sea è stato proiettato a Roma al Cinema Barberini il 10 maggio. Ma ha avuto una distribuzione molto limitata. Nei prossimi giorni sono previste alcune ulteriori proiezioni romane presso Intrastevere e Tibur. Al momento non risultano annunci ufficiali riguardo ad un’uscita streaming sulle principali piattaforme; ma il film dispone di un sito dedicato attraverso cui è possibile controllare eventuali nuove proiezioni o aggiornamenti sulla distribuzione futura.
Fonte dell’immagine: screenshot presi dal trailer ufficiale e locandina del film al cinema.

