Tre ciotole: il film tratto dal romanzo di Michela Murgia

Tre ciotole

Isabel Coixet con Tre ciotole porta sullo schermo una storia delicata, dove la malattia diventa una lente d’ingrandimento per riscoprire il senso dell’esistenza.

Tre ciotole è un film del 2025 diretto da Isabel Coixet, tratto dall’omonimo romanzo di Michela Murgia, pubblicato pochi mesi prima della sua scomparsa. L’opera esplora con grande sensibilità il tema della fine e della consapevolezza del tempo. La vicenda, infatti, non si focalizza esclusivamente sulla malattia, ma esalta il senso e il valore dell’esistenza umana.

Scheda tecnica del film Tre ciotole

Caratteristica Dettaglio
Titolo Tre ciotole
Regia Isabel Coixet
Anno di uscita 2025
Tratto dal romanzo di Michela Murgia
Tematiche principali Malattia, elaborazione della fine, tempo, ridefinizione dei legami

Il cast del film

Il cast della pellicola è composto da attori straordinari e pluripremiati, come Alba Rohrwacher nei panni di Marta, la complessa protagonista che offre allo spettatore una performance incredibilmente intensa e misurata. Accanto a lei troviamo Elio Germano nel ruolo di Antonio, figura maschile centrale e speculare nel difficile percorso emotivo della protagonista.

Chi è Michela Murgia, l’autrice del romanzo

Michela Murgia è stata indiscutibilmente una delle voci più rilevanti e incisive della letteratura italiana contemporanea. Ha raggiunto una grandissima notorietà di pubblico e critica con il romanzo Accabadora, vincitore del prestigioso Premio Campiello nel 2010. La sua vasta produzione letteraria si distingue per l’attenzione quasi chirurgica a temi fondamentali come quello dell’identità personale, della morte, dell’importanza della comunità e del ruolo delle donne nella società odierna. Tre ciotole è stato pubblicato poco prima della sua prematura scomparsa e rappresenta, a tutti gli effetti, una profonda riflessione personale e letteraria sul senso ultimo della fine.

Tre ciotole: la trama

Marta e Antonio vivono insieme a Roma, condividendo una routine e una quotidianità che ben presto viene segnata da una profonda crisi di coppia. Sentendosi molto trascurato dalle attenzioni della compagna, Antonio decide drasticamente di porre fine alla relazione. Subito dopo l’inaspettata rottura, Marta inizia ad avvertire fastidiosi disturbi gastrointestinali e, per questo motivo, decide di rivolgersi a una gastroenterologa. Questo incontro medico segna un primo, apparente tentativo di ristabilire un equilibrio fisico e mentale, ma il punto di non ritorno emotivo si ha quando le viene diagnosticato un tumore metastatico non più operabile. Da quel momento in poi, la narrazione assume un tono decisamente più intimo e introspettivo. Marta si trova a combattere la malattia e, allo stesso tempo, inizia a ridefinire totalmente il proprio rapporto con il tempo che le resta.

Antonio, dal canto suo, si rende conto in ritardo di aver commesso un grave errore lasciandola nel momento del bisogno e tenta disperatamente di riavvicinarsi. Tuttavia, il loro rapporto non torna mai a essere quello di prima, ma si trasforma piuttosto in un legame sospeso e malinconico, fatto esclusivamente di ricordi condivisi. Nel frattempo, Marta costruisce nuove e inaspettate relazioni, come quella intellettuale con il collega di filosofia. Marta è decisa a trovare a tutti i costi un nuovo e definitivo equilibrio nella propria vita in frantumi.

Il film assume così una dimensione sempre più simbolica e onirica: Marta dialoga spesso con un cantante coreano immaginario (inizialmente solo un’immagine bidimensionale di cartone), che diventa per lei una sorta di confidente silenzioso. Questo affascinante elemento surreale si concretizza emotivamente nel finale, quando la figura sembra prendere una forma reale nella sua mente.

L’epilogo commovente si svolge interamente nella casa di Marta, durante una riunione corale voluta esplicitamente da lei: un momento di pura condivisione in cui gli amici più stretti raccolgono oggetti cari come frammenti di una presenza destinata inesorabilmente a scomparire. È una scena magistrale che si focalizza sulla traccia indelebile che l’essere umano lascia negli altri dopo la dipartita. In questo modo poetico, la sua complessa storia si chiude come una vera trasformazione, in cui il confine tra assenza e presenza spirituale rimane dolcemente aperto.

Tre ciotole: le tematiche affrontate

Tre ciotole propone al pubblico una riflessione fondamentale sul tempo che resta, dato che l’improvvisa consapevolezza della fine imminente trasforma radicalmente il modo di vivere il presente. Cambia completamente il modo in cui viene raccontata cinematograficamente la malattia, focalizzandosi sulla condizione umana intesa come parte integrante e naturale della vita stessa. Il delicato rapporto tra amore e morte attraversa tutta la narrazione, così come quello del confine psicologico tra sé e l’altro, reso visivamente attraverso immagini poetiche e scelte registiche fortemente evocative. È molto importante per lo sviluppo narrativo anche la dimensione dell’io bambino nel personaggio di Marta, che si ritrova a rivivere tutto ciò che la circonda con occhi diversi e stupiti, cercando di assorbire il più possibile l’essenza delle cose e di vivere appieno ogni singolo istante concessole.

Produzione, riprese e distribuzione

Il film è stato girato a partire dal mese di marzo 2025 a Roma, in particolar modo nei caratteristici e storici quartieri di Trastevere e Testaccio. La produzione internazionale ha beneficiato del contributo economico del Ministero della Cultura italiano e di un analogo sostegno governativo spagnolo. Tre ciotole è stato presentato in anteprima mondiale l’8 settembre 2025 al prestigioso Toronto International Film Festival, per poi uscire ufficialmente nelle sale cinematografiche italiane e spagnole il 9 ottobre dello stesso anno.

È un’opera toccante che si muove costantemente tra intimità personale e universalità dei sentimenti, offrendo uno sguardo originale, laico e profondo sulla malattia e sulla fine della vita. La sapiente regia di Isabel Coixet traduce alla perfezione il testo letterario di Michela Murgia in immagini evocative, in grado di restituire al pubblico l’intera complessità emotiva della storia. Il film si distingue nettamente per la capacità di interrogare lo spettatore sul reale significato dell’esistenza, proponendo una visione consolatoria in cui la fine del corpo diventa l’occasione ultima di restituzione e comprensione per l’anima.

Immagine in evidenza: screenshot del trailer

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