Trucco nel cinema in bianco e nero: tecniche e segreti

Trucco nel bianco e nero: l’illusione di luce e colori

Il trucco nel cinema in bianco e nero ha creato storie e personaggi iconici passati alla storia per le loro caratteristiche stilistiche. Nel cinema tutti gli elementi parlano, quindi anche il colore gioca un ruolo importantissimo. Quindi cosa succedeva nelle prime produzioni cinematografiche quando non era possibile catturare il colore di oggetti e personaggi? Cos’è che ha reso il bianco e nero così iconico?

Differenze di trucco tra pellicola ortocromatica e pancromatica

Caratteristica Pellicola ortocromatica (fine ‘800) Pellicola pancromatica (dal 1906)
Sensibilità spettrale Reattiva solo a blu e verde. Sensibile a rosso, arancione e giallo.
Resa cromatica del rosso Appariva nero o estremamente scuro. Reso in tonalità di grigio realistiche.
Tonalità fondotinta Verde, grigio o giallognolo. Toni naturali della pelle.
Make-up labbra Viola o arancione (per simulare il rosso). Rosso classico.

Adattamento del trucco nel bianco e nero in base alle pellicole

Senza l’aiuto del colore il trucco doveva settorializzarsi per diventare, insieme alla luce, all’ombra e alla texture, espressione psicologica del personaggio; questo doveva diventare un vero e proprio linguaggio visivo. Prima dell’avvento del Technicolor, la gestione dei contrasti era l’unica arma a disposizione dei cineasti.

La pellicola ortocromatica: limiti e soluzioni

La prima pellicola in grado di riprendere le immagini in movimento venne introdotta per la prima volta nel 1873 ed era quella ortocromatica. La pellicola ortocromatica era sensibile solo alla luce blu e verde, ed escludeva completamente i colori rosso, rosa e arancione, dunque la resa dell’immagine era pressoché innaturale perché il rosso appariva nero (o comunque molto scuro), il blu appariva bianco (o molto chiaro) e tutti i toni intermedi che, ad esempio, la pelle umana poteva avere, venivano resi un po’ distorti o estremamente cupi. Ad esempio, brufoli, lentiggini e altre possibili discromie della pelle potevano rendere il volto di una persona innaturalmente macchiato.

Dunque i truccatori, che prima facevano delle prove scattando delle foto per studiare la resa del trucco, facevano utilizzare fondotinta dai colori verdi, grigi o giallognoli per uniformare l’incarnato e renderlo più chiaro sullo schermo. Fondotinta naturali che potevano essere nel range di beige e rosati, sarebbero risultati troppo scuri. Similmente accadeva con i rossetti che si immaginavano come rossi, ma che in realtà erano su toni violacei o arancioni. Queste tecniche furono fondamentali per movimenti come l’espressionismo tedesco, dove il contrasto era esasperato.

Per contrastare le luci dei set e creare rilievi e contrasti nella caratterizzazione del personaggio, si utilizzavano polveri colorate (ad esempio grigio o marrone freddo) sulle guance, sugli zigomi, sul naso e sulla fronte. Era un po’ come il contouring che conosciamo e facciamo noi oggi, solo che seguiva esigenze di luce e pellicole diverse! Anche gli occhi, essendo una parte fondamentale dell’espressività del personaggio, venivano truccati sia sopra che sotto con colori che spaziavano dal nero, al grigio e al blu.

La pellicola pancromatica e la naturalezza

Nel 1906, invece, entrò in uso la pellicola pancromatica che rispetto a quella ortocromatica era sensibile al rosso, all’arancione e al giallo ed era in grado di rendere le tonalità e i contrasti molto più naturali e simili alla percezione umana. Dunque, per quanto i truccatori dovessero sempre adattarsi a una resa visiva in bianco e nero, hanno potuto iniziare ad utilizzare colori più naturali e reali per i fondotinta e il rosso vero e proprio per le labbra. Questa evoluzione tecnica permise una maggiore verosimiglianza, elemento cardine del futuro cinema neorealista italiano.

Uno dei direttori della fotografia più influenti del periodo della Hollywood classica, John Alton, ribadisce proprio: «It’s not what you light – it’s what you DON’T light.» E infatti, nel suo libro Painting with Light dimostra come trucco, luce e ombra siano arti che lavorano insieme e che danno forma a quello che si vuole rappresentare. Molti dei concetti sulla manipolazione della luce furono poi ripresi e destrutturati da registi come Jean-Luc Godard.

Il trucco maschile nel cinema in bianco e nero

Anche gli uomini venivano truccati, seppur in modo diverso. Per loro si tendeva a realizzare un trucco quanto più naturale possibile per evitare che all’occhio ne risultasse la presenza. Il passaggio dalla pellicola ortocromatica a quella pancromatica ha trasformato l’approccio al trucco maschile allo stesso modo: si passò da colori biancastri e giallastri del fondotinta, dal marrone freddo del contouring, e dal blu acciaio per barba e sopracciglia, rispettivamente a colori sabbia, grigio e nero diluito. Per approfondire la storia tecnica del mezzo, è possibile consultare la voce pellicola cinematografica su Wikipedia.

Caratterizzazione dei personaggi attraverso il trucco

Trucco, luci, ombre e contrasti dovevano essere elementi caratterizzanti per i personaggi, non tutti dovevano essere truccati allo stesso modo solo per avere una resa visiva sulla pellicola. Attraverso questi elementi bisognava mettere in risalto le differenze tra:

  • personaggi positivi;
  • personaggi negativi;
  • personaggi messi in primo piano rispetto a quelli in secondo piano o anche di sfondo.

Solitamente i personaggi positivi erano truccati in modo tale da avere una pelle uniforme e luminosa, il contouring era leggero perché doveva scolpire solo delicatamente e l’utilizzo della soft light serviva a ridurre le ombre e ad ammorbidire i tratti del volto.

I personaggi negativi, di solito, usavano colori di fondotinta molto più forti e spesso più scuri della loro pelle reale, il contouring era puiù drammatico in modo tale da rendere i lineamenti più scolpiti e duri e l’illuminazione veniva più dal basso o dal lato per creare delle ombre più presenti.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 05/02/2026

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