La casa di sviluppo videoludica Ubisoft sta vivendo una crisi senza precedenti, con un crollo della società in borsa che deriva dalla recente cancellazione di progetti promettenti. Sin dai primi anni 2000 l’azienda si è stabilita di diritto fra le più prestigiose del settore, al pari di Rockstar Games e Konami, facendo sognare i videogiocatori con esperienze uniche e titoli che hanno definito un genere: sono celebri, in questo senso, franchise come Assassin’s Creed e Watch Dogs. Cerchiamo di analizzare le cause che hanno portato al crollo di questo colosso del gaming.
Dati chiave della crisi Ubisoft
| Indicatore | Dettagli |
|---|---|
| Valore di mercato 2018 | Circa 11 miliardi di dollari |
| Valore di mercato attuale | Circa 1 miliardo di dollari |
| Licenziamenti (2020-2025) | Circa 3.000 dipendenti |
| Strategia produttiva | Quantity over quality (quantità sulla qualità) |
| Franchise coinvolti | Assassin’s Creed, Watch Dogs, Prince of Persia |
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La crisi Ubisoft in borsa
Al 2018, l’azienda francese aveva raggiunto un valore di circa 11 miliardi di dollari, affermandosi come una delle più redditizie di sempre. In soli pochi anni il prestigio è crollato e adesso l’azienda vale, secondo le stime, a stento un miliardo. I motivi del crollo si possono individuare sia sul piano qualitativo dei suoi prodotti che su quello economico. Dopo la pubblicazione nel 2014 di Watch Dogs, l’azienda sceglie un approccio che potrebbe essere sintetizzato con l’espressione quantity over quality: da quel momento, infatti, i videogiochi pubblicati avranno gli stessi elementi comuni, ossia mondi vasti ma vuoti, con tantissime attività secondarie ripetitive e inconcludenti che offrono un’esperienza longeva ma carente di autorialità. Di questo soffrono, in particolare, gli ultimi capitoli della saga leggendaria Assassin’s Creed Valhalla e Assassin’s Creed Shadows.
Il taglio dei dipendenti
All’indomani della pandemia Covid-19, Ubisoft sferra un altro colpo che l’avrebbe avvicinata verso la crisi: dal 2020 al 2025, infatti, vengono licenziati circa tremila dipendenti e sono chiuse le filiali che hanno dato vita ai capolavori che l’hanno resa celebre. Si tratta di una mossa aziendale che, pur di puntare al guadagno ottimale, ha comportato la perdita di artisti e lavoratori che avrebbero fatto nascere nuovi progetti.
La crisi Ubisoft adesso
A seguito della cancellazione del remake di Prince of Persia: le Sabbie del Tempo, Ubisoft è avvolta dalla sfiducia sul piano economico e umano. Lo stato in cui versa l’azienda ha portato a diverse proteste da parte dei lavoratori, che chiedono l’interruzione delle politiche sulla riduzione dei costi e condizioni lavorative migliori. La crisi Ubisoft si configura, quindi, come un lungo processo fatto di scelte sbagliate, nate dalla dirigenza con conseguenze sugli utenti che, nonostante i feedback, non sono mai stati realmente ascoltati. Il futuro dell’azienda è attualmente incerto: si ipotizza una divisione delle sue operazioni in borsa o, nel peggiore dei casi, che questa sia la fine della storica società.
Fonte immagine in evidenza: PlayStationStore.com
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