HORSES è un videogioco indie sviluppato dallo studio italiano Santa Ragione, da un’idea del designer e filmmaker Andrea Lucco Borlera, e distribuito sulle piattaforme digitali a partire dal 2 dicembre 2025. All’apparenza un semplice e tranquillo simulatore, si rivela poi costruito come un moderno cavallo di Troia, che rivendica a spada tratta il diritto del medium videoludico di non intrattenere.
Scheda tecnica e dettagli del videogioco HORSES
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Sviluppatore | Santa Ragione (Italia) |
| Data di uscita | 2 dicembre 2025 |
| Temi principali | Potere, abuso, obbedienza forzata, complicità |
| Disponibilità | GOG.com, Itch.io, Humble Store |
| Censura | Bannato da Steam ed Epic Games |
Indice dei contenuti
Disclaimer: HORSES include immagini e situazioni forti, tra cui violenza, nudità implicita e dinamiche disturbanti. La visione del trailer è consigliata ad un pubblico adulto e consapevole.
La trama di HORSES: la Cascina Barot e la fattoria degli animali
HORSES apre le porte alla Cascina Barot, un luogo in cui il terreno è coltivabile e l’altra principale mansione consiste nell’allevamento di cavalli. Il giocatore impersonifica Anselmo, un giovane ragazzo di città che, durante le vacanze estive, per due settimane assisterà diligentemente il proprietario della fattoria nei suoi compiti. Ad attenderlo al suo arrivo l’accoglienza cordiale e garbata del fattore – un vecchio amico di suo padre, che dopo una breve chiacchierata lo invita a entrare in casa e gli mostra la camera in cui dormirà per i successivi quattordici giorni. Anselmo si mette comodo e disfa le valigie, dopodiché il fattore procede a indicargli le sue mansioni: ogni giorno bisogna dare da mangiare al cane, portare il fieno ai cavalli e prendersi cura dell’orto. In cambio, Anselmo non dovrà mai preoccuparsi della preparazione dei pasti, fin tanto che si impegni inoltre a non infrangere mai tre regole: la stanza del fattore è inaccessibile, la baita sul fianco della casa non è oggetto di visite e ogni atto fornicatorio dei cavalli deve essere immediatamente riportato. Accanto alla porta d’ingresso della casa è presente una bacheca con l’elenco dei lavoretti da svolgere – in caso il giocatore non ricordi cosa fare – e una lista di nomi affissa che tiene nota della disobbedienza dei cavalli – e, in progressione, di Anselmo.
I cavalli sono l’orgoglio e la gioia del fattore, ma c’è una discrepanza macabra tra il linguaggio utilizzato dal proprietario della cascina e ciò che il giocatore osserva: gli animali che abitano la fattoria, in realtà, sono esseri umani. Fido vive in una cuccia di legno posizionata all’esterno, abbaia e mangia da una ciotola, sebbene sia solo un uomo con una maschera da cane calata sulla testa. La stessa dinamica è riservata ai cavalli, stipati in un piccolo recinto dietro la casa, di fronte al capanno degli attrezzi: sono nudi, marchiati a fuoco, sporchi dei loro stessi escrementi e visibilmente scarni, benché ugualmente utilizzati come cavalcature e forza lavoro nei campi. Anselmo avrà la possibilità di premiarli con le carote raccolte nell’orto, a patto che gli ordini vengano eseguiti correttamente, e talvolta dovrà occuparsi di ricucire le ferite causate dagli abusi sistematici del fattore – o sbarazzarsi dei loro corpi. In questo contesto, c’è una costante ricorrente che attraversa l’intera narrativa: nonostante il giocatore abbia la possibilità di esprimersi attraverso determinate dinamiche di dialogo, Anselmo non ha vero potere decisionale e verrà sempre costretto a fare e subire ciò che le circostanze comandano.
La poetica di Santa Ragione: stile visivo e temi sociali
HORSES è pensato appositamente per disturbare, riuscendo nel suo intento di risultare sgradevole attraverso un comparto sonoro destabilizzante e una grafica che rifiuta qualsiasi forma di compiacimento estetico. La personalità del titolo si configura in una visuale in prima persona che riprende i codici del cinema muto in bianco e nero, ridefinendo le interazioni dei personaggi a cartelli di dialogo. Alle inquadrature ravvicinate, responsabili di disagio e costrizione e volte a sottolineare determinate microespressioni, si alternano sequenze più o meno brevi in full-motion video, che accentuano nella percezione del giocatore un’alienante sensazione di inquietudine. L’intera narrazione monocromatica di HORSES è scandita dal ronzio ossessivo di una cinepresa che gira in sottofondo, in cui talvolta si insinuano nitriti nervosi, rumori di passi e bocche che masticano e deglutiscono. Nonostante l’angosciante peso emotivo, il gioco si auto-calibra tramite l’imposizione di una censura permanente del nudo. Inoltre, ad eccezione di un paio di episodi forti, le scene violente o esplicite vengono rappresentate in maniera grottesca o dietro porte chiuse, rafforzando il senso di straniamento del titolo e, al contempo, la sua satira implicita.
HORSES si presenta al mondo videoludico come un’esperienza i cui temi principali sono il potere correlato all’abuso e l’obbedienza forzata che si trasforma in complicità. Tramite Anselmo, il giocatore vede testata la propria moralità nella partecipazione attiva a forme di aggressione e coercizione, in un sistema in cui la mercificazione dell’uomo è intrinseca alla sua sudditanza. Sotto tale punto di vista, il gioco sembra radicalizzare in maniera esponenziale la critica marxiana dell’individuo ridotto a funzione, in quanto la perdita di soggettività, in HORSES, si traduce in un’istituzionalizzata schiavitù letterale. Le opzioni di dialogo di Anselmo sono un preciso espediente narrativo volto a creare nel giocatore una parvenza di controllo decisionale, che smette molto presto di definirlo come soggetto agente e lo ricondiziona a ingranaggio di un sistema che si fonda sull’abuso. Contro ogni valore e credenza personale, il giocatore è costretto a perpetuare la violenza vissuta come dinamica normalizzante, permettendo così il passaggio da obbedienza a complicità. Questo titolo si inserisce perfettamente nel dibattito sulle controversie nei videogiochi.
HORSES sottolinea l’esercizio del potere regolamentato attraverso i corpi e l’abitudine, configurandosi come il veicolo attraverso il quale produrre una critica che sia politica e, al tempo stesso, sociale. Facendo eco ai discorsi foucaultiani, il meccanismo disciplinante passa attraverso una rigida routine quotidiana, che mira ad addestrare progressivamente il corpo a essere utile e docile. Ogni giorno, il fattore lascia ad Anselmo l’elenco dei lavoretti da svolgere affissi in bacheca, esattamente accanto alla lista dei nomi dei cavalli maschi, nella quale x e linee fungono da promemoria: adeguati o finisci nel recinto. Funzionali solo in base alla loro utilità nella Cascina Barot, gli animali ammaestrati rappresentano il risultato ultimo del soggiogamento, in cui la sorveglianza di Anselmo fa da garante per il corretto funzionamento.
Censura e dibattito: il caso HORSES su Steam ed Epic Games
L’attenzione che HORSES ha attirato all’uscita non deriva interamente dalla complessità di ciò che mette in scena e da come decide di mostrarlo, ma anche e soprattutto dal paradosso che lo vede protagonista: un titolo che denuncia un sistema disciplinante viene esso stesso disciplinato dalle piattaforme di distribuzione. Attualmente, il gioco è disponibile per l’acquisto solo tramite GOG.com, Itch.io e Humble Store, mentre all’appello mancano Epic Games e Steam, che detiene il monopolio del mercato videoludico su PC.
Nel giugno del 2023, Santa Ragione riceve una comunicazione da parte di Steam in cui si legge che, in seguito alla fase di revisione, HORSES non può essere accettato sulla piattaforma e qualsiasi nuovo tentativo di invio non sarà preso in considerazione. Nella sezione FAQ del loro sito web, Santa Ragione specifica che Steam non ha fornito ulteriori motivazioni o dettagli, di fatto rendendo il ban una decisione permanente senza diritto di appello. In maniera analoga, circa 24 ore prima della pubblicazione, Epic Games decreta di aver trovato delle violazioni delle sue linee guida nell’ultima build di HORSES – inviata e revisionata dal team di Epic Games nei precedenti due mesi, ritirando il titolo dal mercato in maniera definitiva.
Decisioni di questo calibro hanno generato forti ripercussioni economiche su Santa Ragione. Dato lo status di piccolo studio di produzione indipendente e la mancanza delle due principali piattaforme di distribuzione digitale, ad oggi HORSES ha venduto meno di quanto è costato produrlo e se l’incasso non vedrà una crescita in tempi brevi, il team sarà costretto a dichiarare bancarotta.
La reazione del pubblico ha sollevato un acceso dibattito sulla regolamentazione dei contenuti videoludici, in quanto sembra più stupire il ritiro irrevocabile del gioco che il titolo in sé. La domanda, dunque, sorge spontanea: entro quali parametri si stabilisce la legittimità di un’opera? Ai più, la risposta è ovvia e si configura come la predilezione di ciò che è mainstream nel panorama, mantenendo appositamente linee guida e criteri opachi per scartare ciò che non si conforma. Secondo questa lettura, supportata dalla presenza abbondante di contenuti in cui la violenza è estrema e la sessualità spettacolarizzata, la censura agirebbe come dispositivo che scinde fruibilità e accettabilità dal puro valore critico dell’opera. Nel caso di HORSES, che rivendica il diritto del medium a non intrattenere, la libertà di espressione è amministrata entro parametri specifici e condizionata dalla persistente difficoltà di riconoscere al videogioco il suo legittimo spazio artistico. Il titolo di Santa Ragione si inserisce quindi in un discorso più ampio, che sebbene guardi al medium come la decima forma d’arte, in teoria ancora fatica a ritagliarsi una reputazione come tale. HORSES diventa così il caso di studio perfetto per indagare il limite del riconoscimento culturale del videogioco, tuttora strettamente ancorato al piacere e all’intrattenimento. In un’intervista, Andrea Lucco Borlera dichiara che HORSES nasce come un esperimento che deliberatamente mette il giocatore in una posizione scomoda, costringendolo alla riflessione sulle dinamiche di potere legate alla responsabilità personale, anziché offrire catarsi ed evasione. In questo caso, la censura da parte di Steam ed Epic Games sembra suggerire una cosa ben precisa: nel momento in cui il medium si configura come strumento critico capace di indagare e mettere in discussione, la sua legittimità diventa oggetto di regolamentazione.
Fonte immagine di copertina: www.horses.wtf

