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Ballando il Blues – La danza dell’eroe | Recensione

Ballando il Blues è un’opera illuminante. Uscito nel 1976 con il titolo originale di Stomping the Blues e frutto dell’appassionata ed autorevole penna di Albert Murray (1916-2013), in poco più di cento pagine il volume sovverte senza cedimenti la prospettiva immobilista, polverosa e a tratti stucchevole entro la quale l’immaginario pop ha costretto il genere musicale più influente della storia fin tanto da ridurlo a custode di una mitologia maledetta e talvolta grottesca, costellata di parabole esistenziali in discesa libera, tra distratte e frettolose sintetizzazioni intorno ad origini, temi, strutture e significati del suo complesso universo.

Laddove si fa inesorabilmente largo l’ombra minacciosa dei blue devils – spettri della tristezza inconsolabile, tradizionalmente associata a vita ed opere di ogni bluesman -, insiste e resiste nel cantore-strumentista una luce che travalica il presunto e fin troppo decantato processo terapeutico della sua catarsi, irradiando anzi le convenzionali dodici battute con una forza dionisiaca, inarrestabile di fronte al senso del passato e del futuro – accantonati istantaneamente in un angolo remoto della coscienza -, e profondamente viva nel suo pieno e pulsante presente.
La battaglia dell’esistenza è dolorosa e fitta di ostacoli. Di fronte ad essi, il blues non solo non arretra né ripiega su sé stesso in cerca di pronto e artefatto conforto, ma reagisce aggirando dolore e malinconia con passi di danza a un tempo ebbri e coscienti, tra spinta interiore e autocontrollo, parodiando il suo stesso male, secondo istinto ed eleganza. Ballando il blues, appunto. L’immagine/metafora del ballo, anima del volume e presente sin dal suo titolo, appalesa la mistificazione sulla quale si fonda la tradizionale ricostruzione dell’immaginario blues quale popolato esclusivamente da anime perdute, figlie dell’esoterismo di origine africana, delle catene imposte dall’uomo bianco, del sudore nei campi di cotone e, infine, del disagio sociale con tutte le sue derivazioni melanconiche, psicotrope e sciamaniche. Attraverso un vivace incrociarsi tra riflessioni e aneddoti sui generi musicali maggiormente rappresentativi del Nuovo Mondo, blues e jazz, Murray ci avverte: intendere il blues come un’espressione puramente istintiva, un talento originario privo di passato e di coscienza formale, equivale a limitare il genio e lo sforzo di ricerca dei suoi interpreti.

Artisti puri, essi, creatori di composizioni vissute e non solo e semplicemente improvvisate, nelle quali la musica, ricca di elementi destinati a lasciare molto più che un segno sui generi a venire, è elemento preminente rispetto alla parola. Più correttamente – spiega ancora l’autore – nel blues la voce e gli strumenti si emulano vicendevolmente, tessendo un’atmosfera traboccante di sensuale energia che, con percettibile naturalezza, scuote il corpo di colui che ascolta, fino a farlo danzare; “Un esercizio di comportamento eroico”, come lo descrive Murray. Ballando e facendo ballare, il blues esprime infatti la propria perseveranza nel riaffermare la vita contro le sue oscurità, sfuggendo dunque alle comuni definizioni di musica “negativa” e “sentimentale”, in lampante contrasto con tutto ciò che, negli anni, ha contribuito al culto della Musica del Diavolo quale sinonimo di malinconia, oggetto di idolatrie fuorvianti e di astute commercializzazioni.
Interessante è anche la struttura dell’opera: il blues viene “accerchiato”, osservato e analizzato da più punti di vista – e di ascolto, dati i suggerimenti discografici pure proposti dall’autore, attraverso brevi capitoli ove si incontrano e confrontano storia, linguistica, tecnica musicale, letteratura e filosofia; eppur eludendo specifiche categorizzazioni. Il tutto, come già detto, sorretto dalla danza, elemento primordiale che precede storicamente la musica stessa e che, verosimilmente innato nell’essere umano, doma con grazia manifestazioni malevoli della natura, viltà e nefandezze: i demoni, irriducibili nel loro eterno ed ossessivo ritorno; contro i quali il blues, ogni volta, eroicamente, batte il piede e schiocca le dita.

 

Ballando il Blues, di Albert Murray, Ed. Clueb, Collana Heuresis - Musica del Novecento
Ballando il Blues, di Albert Murray, Ed. Clueb, Collana Heuresis – Musica del Novecento

Fonte immagine di copertina: ©Marion Post Wolcott

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A proposito di Mirko Ambrosio

Nato a Napoli per fortuna, laureato in legge per caso, appassionato di musica per scelta.

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