Un racconto toccante, reale. I diritti sono liberi di volare… sul cielo di Gaza di Gerarda Mirra è una storia narrata in versi, attraverso gli occhi innocenti dei bambini. Il libro parla di un territorio in cui le farfalle (i diritti, la libertà, la speranza) non volano più, in cui tutti, specialmente i bambini, non possono più vivere una vita normale. Il racconto, tuttavia, ci offre un messaggio di speranza: un paesaggio in cui le farfalle ritornano a volare libere, così come i diritti, così come i bambini. L’autrice Gerarda Mirra ci illustra più da vicino com’è nato il libro I diritti sono liberi di volare… sul cielo di Gaza, qual è il messaggio che cela e la necessità di educare anche i più piccoli a temi così importanti e complessi.
Dettagli del libro I diritti sono liberi di volare… sul cielo di Gaza
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Autrice | Gerarda Mirra |
| Genere | Narrativa in versi / Poesia educativa |
| Temi principali | Diritti dell’infanzia, pace, speranza, libertà |
| Target | Bambini, educatori, genitori |
| Simbolo chiave | Le farfalle (rappresentazione dei diritti) |
Indice dei contenuti
- La genesi del libro sul cielo di Gaza
- La poesia come strumento di testimonianza
- L’importanza di parlare di diritti ai bambini
- Il ruolo dell’insegnante nell’educazione civile
- Spiegare la sofferenza e la pace agli studenti
- Il significato della memoria della Shoah oggi
- L’esempio di Giovanni Palatucci e la dignità umana

La genesi del libro sul cielo di Gaza
Com’è nata l’idea di scrivere il suo libro I diritti sono liberi di volare… sul cielo di Gaza?
L’idea di scrivere un libro per i bambini di Gaza è nata dal bisogno di dare voce a chi non può farlo e dalla convinzione profonda che il rispetto e la dignità siano valori necessari e fondamentali.
Le immagini di un popolo scacciato dalla propria terra, e di bambini che muoiono di fame e di sete sono per me state terribili e inaccettabili. Di fronte a tutto questo, ho sentito il bisogno di compiere un gesto concreto.
La poesia come strumento di testimonianza
La poesia è il mezzo più potente per arrivare dritti al cuore delle persone e raccontare storie ed emozioni che sarebbero altrimenti difficili da descrivere. In che modo è avvenuta la scrittura delle poesie presenti nel libro?
Scrivere un piccolo libro — che in realtà richiama molti dei miei lavori — inventare una storia, creare rime e poesie, è stato per me un atto di responsabilità e al tempo stesso un’esigenza educativa e umanitaria. Amo scrivere poesie perché danno forza alle parole, danno voce alle emozioni e arrivano direttamente al cuore.
L’importanza di parlare di diritti ai bambini
Il suo è un libro che parla di bambini e parla ai bambini. Quanto crede sia importante sensibilizzare anche i più piccoli in merito a tematiche come i diritti?
È un libro pensato per i bambini e rivolto ai bambini. Dal punto di vista didattico, può aiutare a parlare di diritti e, soprattutto, di diritti negati: quelli dei bambini di Gaza e di tutti i bambini martoriati dalle guerre.
È un libro privo di ideologia e di interessi, ma ricco di messaggi di speranza e di pace.
Il ruolo dell’insegnante nell’educazione civile
Ultimamente si sente spesso parlare di «proteggere i bambini», soprattutto nell’ambito dell’istruzione, e ciò si traduce con l’evitare di trattare determinati argomenti non per reale preoccupazione verso i più piccoli, ma per evitare che acquisiscano conoscenze su argomenti considerati scomodi. Quale dovrebbe essere in questi casi il ruolo dell’insegnante?
Proteggere i bambini non significa evitare di affrontare tematiche sociali e civiche, anzi come insegnante ho sempre cercato di andare oltre e di aprire le finestre sul mondo; dunque, promuovere l’educazione ai valori e alla cittadinanza sono state la mia cornice concettuale durante i miei 45 anni di lavoro nella scuola. Credo che occorra promuovere l’educazione ai valori fin dalla prima infanzia: parlare di diritti attraverso storie, giochi e attività che sollecitino la riflessione, a partire dalla Giornata dedicata ai diritti dell’infanzia; conoscere la Convenzione e la Dichiarazione dei diritti dei bambini, così come la nostra Carta costituzionale.
Per affrontare determinati argomenti è necessario essere preparati e avere conoscenze adeguate. Si tratta di temi complessi e delicati, ma con i più piccoli si può partire dai propri diritti e cercare di comprendere, in alcuni contesti, quali siano i diritti negati.
È importante parlare di pace, di libertà e di giustizia, di speranza e di uguaglianza tra i popoli. Noi siamo educati alla pace, siamo costruttori di pace e possiamo diventare operatori di pace partendo dalle piccole cose.
Dobbiamo offrire spiegazioni semplici, rassicurare, ascoltare le loro domande e chiudere sempre con un messaggio costruttivo: una luce di speranza.
Spiegare la sofferenza e la pace agli studenti
In che modo può un insegnante trattare tematiche come quella del genocidio palestinese con i suoi studenti più piccoli?
Con studenti piccoli il punto chiave non è spiegare tutto, ma proteggere, dare senso e coltivare empatia senza traumatizzare. È corretto parlare di pace. Con i più piccoli non si lavora sui dettagli storici o politici, ma su concetti universali:
- diritto alla vita
- diritto alla casa
- diritto a sentirsi al sicuro
- ingiustizia e sofferenza
- solidarietà e aiuto
Il significato della memoria della Shoah oggi
Lei ha effettuato per molto tempo ricerche in merito alla Shoah. Come crede sia possibile che proprio chi è stato vittima di una tragedia così grande stia adesso portando avanti le stesse atrocità?
Con questa domanda si rischia di confondere situazioni e piani storici: le vittime di ieri non sono i responsabili di oggi.
Oggi stiamo parlando di uno Stato, di un governo, di un esercito, che agiscono decenni dopo, in un contesto storico e politico completamente diverso. Mescolare questi piani fa un torto sia alla memoria della Shoah sia alla comprensione di ciò che accade oggi.
Mi considero una studiosa della Shoah e continuo con impegno il mio percorso di studio, formazione e perfezionamento; anche quest’anno partecipo a incontri di approfondimento.
Fare memoria è un atto di grande responsabilità, prima individuale e poi collettiva. Ho sempre ritenuto che la memoria non sia un gesto rituale o meramente simbolico, ma un esercizio critico che ci obbliga a interrogarci sul nostro presente.
La speranza è che l’orrore del passato possa aiutarci a riconoscere e a contrastare l’odio, le discriminazioni e le violenze dell’oggi.
In questo senso, auspico che la politica possa mettere fine alla guerra e che si possa giungere a una soluzione fondata sul riconoscimento di due popoli e due Stati.
L’esempio di Giovanni Palatucci e la dignità umana
Lei da tempo si impegna a far conoscere la figura di Giovanni Palatucci, grande difensore dei diritti, in quanto si adoperò per salvare un numero considerevole di ebrei dai campi di sterminio. Come potremmo noi oggi equiparare il suo operato con la popolazione di Gaza?
La figura di Giovanni Palatucci, la sua vita e il suo operato esprimono l’essenza dell’umanità, la speranza e il bene, l’etica della responsabilità di fronte al male. La tua è una domanda potente ma io posso dire qual è l’esempio che ci lascia:
Palatucci non era un eroe da proclami. Era un funzionario dello Stato che, dentro un sistema violento, scelse di non obbedire al male.
In sintesi, l’insegnamento di Giovanni Palatucci oggi è semplice ma potente:
Mettere l’umanità al centro, agire per salvare vite senza lasciarsi paralizzare dalle regole o dai rischi personali. Mettere la dignità e il rispetto al centro.
Tradotto in pratica:
- Difendere chi è in pericolo, anche se “non fa notizia” o è scomodo.
- Usare qualsiasi mezzo per proteggere gli innocenti.
- Non ridurre le persone a numeri o statistiche: dietro ogni vita c’è dignità da rispettare.
- Coraggio silenzioso: a volte il vero eroismo è fatto di gesti concreti, discreti e rischiosi.
La sua azione ci dice che il bene è sempre possibile.
Il bene possibile significa che ognuno di noi può assumere un argine in questo tempo: dobbiamo essere in grado di pensare in modo autonomo, critico, di ascoltare la propria coscienza; tre sono le cose da tener presente: l’esercizio del pensiero, della capacità critica e dell’empatia.
Al centro di tutto ciò c’è la parola chiave, Dignità, che vuol dire libertà, universalità, il valore dei giusti del passato diventa un valore universale e si moltiplica nel presente e si proietta nel futuro con i nostri comportamenti semplici e concreti facendo piccole cose.
Fonte immagini nel testo e in evidenza: Amazon
Articolo aggiornato il: 5 febbraio 2026

